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Negli ultimi anni stanno facendo capolino nel mondo dei motorsport un bel po’ di ragazze. Come tutti i piloti, anche loro spesso hanno belle storie da raccontare, ma forse ancora più interessante è il punto di vista, che a volte può risultare un po’ diverso, di quella che è ancora una minoranza nel mondo dei motori. Qui non si vogliono esaltare oltre misura le atlete donne, si vogliono solo raccontare le loro storie, spesso sconosciute, e le loro esperienze. Iniziamo, quindi, con la Campionessa del Mondo 2018 della Supersport 300, Ana Carrasco.

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Spagnola, classe ’97, Ana inizia ad andare in moto all’età di tre anni e a gareggiare con le minimoto a 4; dieci anni dopo approda nel CEV, dove diventa la prima donna a conquistare punti nella classe 125. Nell’aprile 2013 debutta nel Motomondiale, in Moto3, ma la sua permanenza nel campionato viene interrotta da mancanza di copertura economica. Nel 2017 prende parte al Campionato Mondiale Supersport 300 con Kawasaki e sul circuito di Portimao conquista la sua prima vittoria: ma è il 2018 l’anno della sua proclamazione, quando diventa Campionessa del Mondo all’ultima gara della stagione.

L’abbiamo intervistata prima del Round di Aragon, a fine agosto, quando la stagione sembrava andare per il meglio, ma, purtroppo, come spesso accade nel motociclismo, le cose hanno preso una piega inaspettata. Durante un allenamento all’Estoril, la Carrasco ha riportato la frattura di due vertebre a seguito di una caduta che, ovviamente, ha messo fine al suo 2020 in anticipo. Qui l’annuncio e le dichiarazioni della pilota, da parte nostra tutti gli auguri di una pronta guarigione.

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FUORITRAIETTORIA – Ciao Ana e grazie mille per il tuo tempo. Vorrei iniziare parlando di questa stagione e delle doppie gare che sono state inserite anche in Supersport: ti piacciono? Ti piacerebbe averle anche nei prossimi anni?

ANA CARRASCO: Ciao! Le prime due sono andate molto bene, in entrambe abbiamo lottato per la vittoria. Penso che le doppie gare siano un’ottima cosa per noi, di solito non abbiamo tantissimo tempo da spendere in pista, quindi è buono avere un’altra gara nel weekend. Ed è utile anche per il campionato perché ovviamente hai più opportunità, soprattutto in caso di problemi. Nella scorsa stagione è stato difficile per me recuperare punti persi in alcuni Round: avrei avuto meno problemi se avessi avuto le doppie gare.

FT – Per quanto riguarda la tua crescita, invece, possiamo dire che Jonathan Rea stia diventando il tuo mentore. Cosa si può imparare da un campione come lui?

AC – Cerco di ascoltare tanto, tutto!! Penso che lui sappia come essere il migliore in ogni condizione ed è molto importante per me vedere come lavora e come gestisce tutto, sia squadra che moto, soprattutto quando le cose non vanno come lui vuole… come riesce a trovare il modo di vincere in tutte le situazioni. Per me è importante stargli vicino ed osservarlo perché lo considero uno dei migliori al mondo, non solo in Superbike, quindi davvero vorrei imparare da lui il più possibile.

FT – Ma c’è da dire che anche tu sei una campionessa! Dopo aver vinto il titolo Mondiale due anni fa, nel 2018, ti senti un esempio per le altre ragazze che vogliono iniziare a correre?

AC – Penso che dopo la mia vittoria sia cambiato qualcosa in questo mondo… all’inizio era difficile trovare qualcuno che potesse credere che una ragazza potesse essere capace di vincere una gara o addirittura un campionato. Quindi ora è più semplice per me, ma anche per le prossime che vogliono approcciarsi al motociclismo. In Spagna, per esempio, ci sono sempre più ragazze che stanno iniziando a praticare questo sport ed è importante aiutarle a crescere perché sarebbe davvero bello vedere più donne nei campionati.

FT – In Italia è nata la Women’s European Cup: pensi sia utile o controproducente dividere ragazze e ragazzi in griglia?

AC – Penso che come inizio sia ottimo perché hai un’opportunità che potresti non avere, poi puoi noleggiare e provare circuiti grandi ed importanti come il Mugello e Misano… quindi è decisamente un’ottima cosa! Ma per quanto riguarda un campionato bisogna comunque correre insieme, altrimenti sembra che uomini e donne non possano essere allo stesso livello. Pensando alla mia carriera, posso dire che sono riuscita a dimostrare di essere alla pari dei ragazzi solo essendo sempre in pista con loro.

FT – E tu hai provato sia la Supersport 300 che la Moto3: quali sono le differenze, sia fra moto che campionati, e quale ti piace di più?

AC – Mi piace di più il Campionato Superbike perché fin dall’inizio l’ho sentito come “casa”, ho avuto molte opportunità, una cosa che non mi è successa in Moto3. Qui ho avuto tutte le opportunità che mi hanno portata dove sono ora! Le moto, invece, sono simili, soprattutto per quanto riguarda la velocità. Anche le categorie hanno molte somiglianze, penso che la Supersport sia un po’ più pericolosa, ma solo perché siamo TANTI! Le moto sono molto simili l’un l’altra e noi siamo un gruppo di giovani ragazzi “selvaggi” che vogliono mostrare le loro capacità al meglio, quindi a volte la pista può risultare… affollata! È questo che intendo per “pericoloso”, ma è assolutamente normale.

FT – Se, invece, dovessi descrivere te stessa, descriveresti Ana come una ragazza-pilota o semplicemente una pilota?

AC – Una pilota, sempre!

FT – In altre interviste hai sempre dichiarato “non mi interessa se sono l’unica ragazza in mezzo a tanti ragazzi, se vinco è perché sono la più veloce!” e penso sia importante ribadirlo perché è l’unica cosa che conta una volta che tutti hanno il casco in testa.

AC – SI!! Dico sempre la stessa cosa: fuori dalla pista sono una donna, ma in pista sono esattamente come gli altri. Pratichiamo tutti lo stesso sport, abbiamo tutti lo stesso obiettivo, quindi non riesco proprio a vedere la differenza fra me e gli altri.

FT – Hai qualche consiglio per chi vuole iniziare a gareggiare e inseguire il tuo stesso sogno?

AC – Quando si inizia è facile divertirsi, ma quando si comincia lentamente a raggiungere la vetta, diventa sempre più difficile perché ci sono un sacco di pressioni esterne e tante persone attorno a te, ma è importante godersi il viaggio e non scoraggiarsi. Sei hai un sogno, devi sempre tenerlo ben chiaro in mente e devi lavorare per realizzarlo, anche e soprattutto quando sembra difficile o impossibile. Se sono riuscita a vincere il Campionato Mondiale e raggiungere il mio obiettivo, vuol dire che chiunque col mio stesso sogno e il mio stesso impegno può farcela, devi, però, volerlo davvero.

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Tags : ana carrascoknowyourgirlsSBKsupersport300
Maria Grazia Spinelli

The author Maria Grazia Spinelli

Classe 1994, molisana. Da piccola vedevo mio padre seguire la Formula 1 e mi chiedevo cosa lo appassionasse così tanto, poi ho avuto un colpo di fulmine con le due ruote in un pomeriggio d'estate ed ho capito. Qui vi racconto il Mondiale Superbike.