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Moto3 e Moto2: le verità che ci lascia il Giappone





Il Trittico Giappone, Australia e Malesia è appena partito questo fine settimane da Motegi con innumerevoli colpi di scena. Ci si appresta infatti alle magiche curve di Philip Island con un Lorenzo Dalla Porta saldamente al comando del mondiale Moto3 ma con un Alex Marquez sempre braccato dai suoi inseguitori. Ecco qui le verità che il Gran Premio del Giappone ci ha lasciato questo week end.

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Moto3. 1° Lorenzo Dalla Porta (Leopard Racing – Honda); 2° Albert Arenas (Gaviota Angel Nieto Team – KTM); 3° Celestino Vietti (Sky Racing Team – KTM).

Colpaccio mondiale. Lorenzo Dalla Porta vince la seconda gara della stagione – la terza in carriera – ma la sensazione è che questa vittoria non sia come le precedenti. Il #48 dopo un warm-up difficilissimo conduce una gara perfetta, non prendendosi rischi eccessivi e sfruttando il doppio ko di Aron Canet e Tony Arbolino, i suoi inseguitori in classifica. Dalla Porta tiene duro agli attacchi finali di Albert Arenas e porta a casa una vittoria che pesa sia per i punti guadagnati nel mondiale sia per il morale: Lorenzo ha dimostrato di avere fame e di volere questa vittoria nonostante avrebbe potuto accontentarsi del 2° posto. È questa fame, più che la sua velocità, a proiettarlo più che mai alla conquista del titolo iridato: a tre gare dalla fine ci sono 48 punti da gestire su Canet.

Sorpassi da campione. La gara di Motegi sorride agli italiani. Dopo la pole del rientrante Niccolò Antonelli e la vittoria di Lorenzo Dalla Porta, il circuito di proprietà della Honda è sfondo di uno dei sorpassi più belli dell’anno: quello di Celestino Vietti ai danni di Tatsuki Suzuki all’ultima esse del circuito. Chiunque conosca il layout di Motegi è ben consapevole dell’impossibilità – per lo meno in MotoGP – di un attacco all’ultima esse: ci aveva provato Marquez nel 2017 su Dovizioso con esito negativo. Celestino Vietti deve aver rimosso quel momento dalla sua memoria e, anche complice la cilindrata ridotta e la maggiore agilità della Moto3, infila un incredulo Suzuki proprio lì dove nessuno avrebbe mai pensato. Il #13 è forte, ha talento, spensieratezza e quella follia che, soprattutto nei sorpassi, ricorda il giovane Valentino. Già a Barcellona Vietti aveva fregato Alonso Lopez con un sorpasso di “rossiana memoria” all’ultima curva – quella del sorpasso su Lorenzo. La strada per emulare il #46 è ancora lunga, ma Celestino è al suo primo anno di mondiale e una carriera ancora da costruire con calma. Noi lo aspettiamo e non vediamo l’ora che ci regali altri momenti così.

Riabilitazione. Il week-end giapponese ha visto il rientro di Romano Fenati e Niccolò Antonelli dai rispettivi infortuni. I due esperti piloti italiani tornano in pista a macinare chilometri dopo avere saltato gli appuntamenti di Aragon e Buriram (il #55 non aveva corso a Misano mentre il #23 si era infortunato proprio tra le curve di casa) e concludono i tre giorni con una gara di sofferenza fisica non indifferente. Per lo meno, Antonelli si porta a casa la soddisfazione della pole position. La forma fisica non sorride neppure a Tony Arbolino, che non al top per colpa di un problema al braccio destro, cade rovinosamente e butta al vento gara e corsa al mondiale. La situazione è che la testa ormai debba essere rivolta al 2020, un anno decisivo per tutti e tre i piloti.

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Moto2. 1° Luca Marini (Sky Racing Team VR46 – Kalex); 2° Thomas Luthi (Dynavolt Intact GP – Kalex); Jorge Martin (Red Bull KTM Ajo – KTM).

Rodeo. L’asfalto del Motegi regala enormi brividi tra sabato e domenica: protagonisti Alex Marquez e Brad Binder. Il sabato lo spagnolo è protagonista di uno dei salvataggi più incredibili della storia del motomondiale. Non contento, il #73 concede il bis la domenica in gara sempre alla stessa curva – anche se in maniera meno violenta e scenica. Stupore a parte, questi salvataggi sono la fotografia di una difficoltà di messa a punto e gestione della moto che ha perseguitato Marquez per tutto il weekend giapponese: la moto era nervosa e brusca e non ha permesso allo spagnolo di condurre una gara all’attacco. Non è da meno Brad Binder: il pilota KTM ufficiale mette entrambe le ruote sula terra e riesce controllare una moto che vorrebbe andare da tutte le parti ma men che meno sull’asfalto. Brad è un gran manico e anche oggi lo ha dimostrato a modo suo: in maniera spettacolare.

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Matricole. Che quest’anno sia un anno di transizione si era capito già da tempo. Tuttavia, a Motegi si è avuta la sensazione di un cambio generazionale che negli anni a seguire cambierà i nomi dei protagonisti della classe di mezzo. Jorge Martin conquista il suo primo podio stagionale dopo un inizio di stagione difficile. Il campione del mondo uscente della Moto3 è probabilmente il talento più cristallino del motociclismo mondiale e quest’anno è stato fermato solo dalle difficoltà di sviluppo di KTM. Enea Bastianini finisce la sua ennesima gara in top e sembra appurato che senza l’infortunio in Austria il #33 avrebbe potuto già giocarsi la vittoria in queste ultime gare della stagione. Fabio Di Giannantonio chiude 11° e porta a casa un’altra buona prestazione con una moto, la Speed Up, molto più particolare di Kalex e KTM. Infine, nota di merito per Marco Bezzecchi: il #72 si è dovuto ritirare mentre era saldamente in top ten. La stagione di Bezzecchi è stata, come per tutti i piloti KTM, difficilissima e questo risultato avrebbe dato morale per concludere al meglio la stagione con Tech3: l’anno prossimo Marco correrà con lo Sky Racing Team VR46 al fianco di Marini e in sella ad una Kalex. Vedremo come andrà a finire ma le aspettative sono alte.

1-2. Luca Marini si è svegliato. Forse troppo tardi ma si è svegliato. Il #10 incasella la seconda vittoria stagionale di fila e mostra al mondo motociclismo di meritarsi il posto che molto spesso gli è stato contestato. Certo, ci si aspettava questi risultati ad inizio di questa stagione dopo la vittoria in Malesia dell’anno scorso ma, come si dice, meglio tardi che mai.





Tags : giapponeMoto2moto3
Luca Castoldi

The author Luca Castoldi

Brianzolo, classe 1996. Nato e cresciuto a 100 metri dall'Autodromo di Monza, non potevo non appassionarmi al mondo del motorsport.