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Mattia Pasini di nuovo in sella a Jerez: riflessioni sul rapporto tra talento e soldi nel motomondiale





Il riminese sarà di nuovo in sella nel weekend di Jerez, valido come quarta prova del motomondiale 2019. L’italiano, dopo lo straordinario 4° posto finale ad Austin in sostituzione dell’infortunato Fernandez sulla Kalex del team Pons (lo stesso del leader del mondiale Baldassarri), si troverà tra le mani la KTM del team di Angel Nieto al posto di Jake Dixon: il #96 ha dovuto dare forfait per infortunio.

La notizia è ancora una volta una di quelle buone. Mattia Pasini torna nuovamente in sella per il weekend di Jerez dopo l’entusiasmante esperienza americana di due settimane fa, in cui il riminese aveva chiuso al quarto posto sfiorando addirittura il podio. In terra spagnola Pasini sostituirà il rookie ventitreenne inglese Jake Dixon, infortunatosi ad Austin ed ancora impossibilitato a correre a Jerez. La moto a disposizione sarà una KTM del team Angel Nieto, che fino ad ora non ha brillato né con Dixon nè con Xavi Cardelus, entrambi ancora alla caccia dei loro primi punti iridati. L’incognita maggiore è quella relativa al telaio, in quanto Pasini nei suoi numerosi anni di Moto2 non ha mai corso con il telaio KTM. L’incognita telaio viene comunque resa meno preoccupante dal fatto che il riminese conosce già molti uomini del team Nieto, che lo avevano affiancato nel 2006 in 125 con Aspar Martinez: quell’anno Pasini vinse 2 volte e ottenne 6 podi.

Sono molto felice di poter correre a Jerez. Per me sarà una gara diversa da quella di Austin, perché cambio di nuovo la moto e perchè non ho esperienza con il telaio KTM. Spero di avere subito delle buone sensazioni in sella e lavorare subito fianco a fianco con il team per vedere quali risultati possiamo ottenere. Penso che possiamo fare bene, ma avremo risposte solo durante il fine settimana. Voglio ringraziare Jorge Aspar Martínez e KTM per questa possibilità. Darò il massimo durante il fine settimana per vedere quali risultati possiamo ottenere tra tutti. (Mattia Pasini)

Così per la seconda volta in meno di un mese uno dei più grandi talenti del motociclismo moderno si trova a fare da rimpiazzo. Sono contentissimo per il ritorno di Pasini, non fraintendetemi. Il fatto che tra Austin e Jerez già tre team (Pons, Forward e ora Nieto) abbiano pensato al #54 come pilota da far correre “in caso di necessità” è implicitamente la riprova del grande valore di Pasini. 12 vittorie in carriera e 30 podi tra 125, 250 e Moto2 sono un biglietto da visita estremamente significativo, non contando le sue maggiori difficoltà nella guida dovute ad una menomazione del braccio destro. Quello che è certo è che Mattia Pasini abbia collezionato risultati nonostante difficoltà fisiche e personali non indifferenti. Quello che non è certo è come mai un pilota del suo calibro, della sua velocità e della sua esperienza (34 anni) non sia riuscito a trovare una sella per il 2019 dopo una carriera del genere e dopo un 2018 molto positivo in cui era riuscito a vincere in Argentina. Quello che si sa è che Mattia abbia avuto lunghi contatti e trattative con il team Forward/MV Agusta, che aveva pensato a lui dopo aver scaricato Romano Fenati per i fatti di Misano. Trattative che non hanno portato ad un contratto anche per le rassicurazioni tecniche che Pasini aveva chiesto ad MV e che MV, ancora all’inizio di un progetto di sviluppo, non avrebbe potuto dargli per la stagione 2019. Tuttavia, svanita la pista Forward/MV, sembra paradossale che nessun altro team si sia fatto avanti nei confronti del riminese, constatando che gran parte della griglia non ha nè la sua esperienza nè la sua velocità e nè il suo palmares.

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Tutto questo ci porta a riflettere su un mondo, quello delle due ruote, in cui l’aspetto economico sta sempre più diventando la parte preponderante e fondamentale per potere correre un campionato. È vero, è sempre stato così, non raccontiamoci balle. Ma è ancora più vero che in questi ultimi anni, visto l’enorme esborso di soldi dovuto a sviluppo della moto e logistica dei team e del personale, il circus del motomondiale – e non solo – si sia progressivamente avvicinato ai livelli della Formula1. Non si è ai livelli della vicenda Stroll-Ocon-Force India/Racing Point, fortunatamente. Non si è ai livelli degli sponsor mega galattici dei finanziatori di Perez o Magnussen per intenderci (che, lasciatemelo dire, se si candidassero alle primarie presidenziali americane riuscirebbero facilmente a trovare finanziamenti maggiori della gran parte dei veri candidati politici). Tuttavia è innegabile che i soldi contano quasi più del talento se non ti chiami Valentino Rossi, Marc Marquez, Andrea Dovizioso, Jorge Lorenzo, Maverick Vinales o Lewis Hamilton: e una prova evidente ce la fornisce il buon Karel Abraham, talento discreto ma non da mondiale, che è riuscito a galleggiare per anni tra MotoGP e SBK grazie ai soldi propri. Nulla di male o di eticamente scorretto, sia chiaro, ma Abraham è la prova lampante che anche nelle retrovie delle categorie mondiali i soldi contano forse più della velocità.

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A riguardo mi vengono in mente le dichiarazioni di Juanfran Guevara, promettente pilota Moto3 che a fine 2017 decise di dire basta al mondo delle corse a soli 22 anni per mettere a frutto gli studi che aveva fatto negli anni. Il motivo? Era che la vita del pilota comune, senza soldi o mega sponsor, è di “puta madre”. Non penso ci siano bisogno di traduzioni. Perchè come disse lui stesso:

La vita di un pilota è di “puta madre”. Quando torni a casa devi pensare a trovare sponsor, studiare, allenarti. Quando a 22 anni ti si annebbia la vista e ti viene diagnosticato lo stress, a quel punto dici a te stesso che devi cambiare qualcosa. La cosa peggiore, per me, è la doppia faccia della gente, tutto è falsato dagli interessi e ci sono pochissime persone, ma molto poche, che sono sincere. La parole che ti dicono in faccia, non sono poi quelle che ti dicono dietro la schiena. Sono le regole del circus. E tu sei lì: se le accetti, giochi, e se non le accetti, non giochi. Penso che, forse, quello che ho fatto potrebbe servire come un precedente, in modo che io sia il primo tassello, quello che cambia un po’ la storia. Di certo cambiare non sarà facile, perché diciamo pure che le squadre puntano tanto a prendere un pilota, ma quello che cercano maggiormente sono gli sponsor che porta il pilota. Nel mio caso, mi sono fermato nel mondiale quattro o cinque anni, ma ci sono piloti che hanno un sacco di talento e che non hanno nemmeno avuto l’opportunità di arrivare. E al contrario, ci sono piloti che forse non hanno talento e sono stati in Coppa del mondo per dieci anni. Quindi occorre trovare un compromesso. (Juanfran Guevara)

Jerez è alle porte e fortunatamente Mattia Pasini può correre di nuovo. Speriamo che come ad Austin riesca in un’impresa d’altri tempi e lotti per le posizioni di vertice. Non per il campionato, non per soldi, non per sponsor ma per dimostrare che, nonostante tutto, il talento conta ancora qualcosa.





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Luca Castoldi

The author Luca Castoldi

Brianzolo, classe 1996. Nato e cresciuto a 100 metri dall'Autodromo di Monza, non potevo non appassionarmi al mondo del motorsport.