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Ma sì dai, per il GP di Casa era giusto farle tornare. Tanto lo so che un po’ vi sono mancate, non serve che me lo diciate. Buona lettura, come sempre.

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MARC MARQUEZ – 9,3. Come ogni anno, si presenta in circuito di buonissimo umore perché nessuno riesce ancora a convincerlo del fatto che nonostante sia considerato il GP di casa per uno che viene da Tavullia il GP non si corra in quella regione che lui crede sia intitolata in suo onore, le Marchez. Trascorre tutta la gara nascondendosi tra i nuvoloni di acqua nebulizzata sollevati dal Petrux e poi riappare all’ultimo giro dopo averlo costretto, con un tocchettino sulla spalla, a girarsi dal lato opposto a quello dell’attacco. Vince con merito, ma è evidente come anche la sua squadra sia migliorata. Si dice che il merito di tale miglioramento risieda nel modo con cui MM è arrivato al debriefing tecnico in quel di Silverstone, GP in cui la fumata bianca della sua Honda RC213-V pare gli abbia fornito l’ispirazione per presentarsi con due armi davanti ai suoi ingegneri. CON CLAVE

DANILO PETRUCCI – H2O. Una persona dispersa nel deserto da una settimana accoglierebbe l’arrivo della pioggia con meno gioia di quanto non faccia il Petrux nazionale. Dal giovedì lo si vede andare in giro per il paddock agghindato con strani piumaggi e segni colorati sul viso intonando una strana danza della pioggia, e nessuno ha capito con chi avesse litigato nonostante il suo ripetitivo “Voglio fare lapache!”. Solamente dopo la gara, che conclude con un ottimo 2° posto, decide di rivelare il perché del suo grandioso feeling con l’asfalto bagnato. Sembra infatti che il suo non sia un nome dato a caso, ma un nome che starebbe ad indicare la provenienza di Petrux da un posto molto famoso per il suo strettissimo ed ottimo rapporto con l’acqua. DA NILO

ANDREA DOVIZIOSO – 3. E’ una gara un po’ incolore quella del Dovi, ma c’è da capirlo: sin dal primo giro il #04 è stato infatti distratto dalla grossa nuvola bianca emessa dalla Honda di Marquez, con il forlivese che per tutto il GP si è chiesto se il #93 avesse di nuovo rotto il motore o fosse solamente acqua nebulizzata. E’ un peccato, perché si era mostrato lungimirante quando ha deciso di esercitarsi con gli acquascooter al giovedì in vista del diluvio di domenica, ma quando ha cercato di montare uno scafo sotto le ruote della GP17 è stato fermato dai commissari. Dice di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma la realtà è che il risultato finale non lo soddisfa del tutto. Prova ne è il fatto che pare abbia cercato di aggredire un meccanico, che per dire che forse, viste le prestazioni della Ducati, sarebbe stato meglio avere un cielo sereno ha fatto capire al Dovi che per lui era meglio quella posizione che non le prime due. “E’ MEGLIO TERSO” 

MICHELE PIRRO – 115. E’ rosso, si trova a proprio agio con l’acqua e ha “chele” nel proprio nome. La notizia è che non è un’aragosta ma Mi chele Pirro, uno che ormai ha passato talmente tanto tempo in sella alle Ducati da sviluppare la strabiliante capacità di riuscirci a dormire in equilibrio, come i cavalli. A chi si chiede come abbia fatto un collaudatore ad andare così forte sul bagnato, il buon Michele ha rivelato un trucchetto nel post-gara. Pare infatti che avesse munito di lanciafiamme frontali la sua GP17, che una volta azionati consentivano di asciugare istantaneamente l’asfalto davanti alla moto. Tattica efficace, che però, per questa sua tendenza a dare fuoco a tutto, ha consegnato al buon Michele un nuovo soprannome esemplificativo di questa sua attitudine. PIRROMANE

DANI PEDROSA – 9 3/4. Sale in moto portando sulle spalle lo zaino della scuola, un sacco di sabbia bagnata, 2 grossi matti – i mattoni – e la prima puntata del Grande Fratello VIP, ma nonostante tutta questa pesantezza a bordo si ritrova comunque con l’attrito di una saponetta che scende da una cascata d’olio. Pronti, partenza, via, nel senso che il povero #26 scompare e non si capisce più che fine abbia fatto. Alcuni dicono che per evitare di essere bersagliato troppo dalle critiche abbia sfruttato un vecchio mantello che rende invisibili, e lo si sentiva vaneggiare nel paddock a proposito di un qualcosa di sambuco e di un qualcos’altro della resurrezione che, a suo dire, una volta riuniti lo avrebbero reso il pilota più forte del mondo. I DANI DELLA MORTE

YOHANN ZARCO – 100 M PIANO. “Mi raccomando, se vedi di non poter arrivare a podio, l’ultima parte del GP dedicala a provare i passi!”, gli hanno detto prima del via. Forse avrebbero dovuto specificare che tipo di passi avrebbe dovuto provare il buon Yohann, che in buona fede prende a calci la sua M1 pur di farla spegnere e provare così tantissimi passi uno di seguito all’altro. Sperava quantomeno che questo suo gesto potesse aprirgli le porte per la Yamaha ufficiale lasciata orfana dal #46, ma la marca del nuovo paio di mutande regalatogli da Poncharal gli ha fatto capire che il patron del team Tech3 lo farebbe andare in Ducati, in Aprilia, in Suzuki, in Honda, in KTM, ovunque, ma non di certo su un’altra M1. YAMAHAMAI

ANDREA IANNONE – 69. La sua prestazione, nell’economia della corsa, è utile come gli scarponi da montagna sul bagnasciuga di Rimini nel giorno di Ferragosto. Continua a lamentarsi con così tanta insistenza del telaio che persino la Bella Addormentata Nel Bosco, che con un telaio è rimasta a dormire per una vita, gli ha scritto in segno di solidarietà. Si ritira con largo anticipo dalla gara, ma sembra che il suo forfait anticipato sia dovuto ad un’incomprensione. Andveino infatti ha frainteso una comunicazione mostratagli al pit board: i suoi box lo stavano avvertendo di fare attenzione all’acqua che avrebbe potuto far gonfiare la tuta, mentre il #29 ha pensato che quella frase si riferisse a com’era Belen nel suo motorhome ed ha deciso di fiondarsi nel garage per raggiungerla quanto prima. “TUTA BAGNATA”

JORGE LORENZO – 9.5/8.0/8.5/9.0/9.5. Il CERN di Ginevra si sta ancora chiedendo quale varco spaziotemporale abbia attraversato il Porfuera per riuscire a ritrovarsi, sul bagnato, primo con addirittura diversi secondi – una tagliata di manzo ed un arrosto misto – di vantaggio su quei mandriani che rincorrono i bovini, gli inseguitori. Convinto ormai della propria onnipotenza decide all’improvviso di aumentare il coefficiente di difficoltà della sua gara, tentando in curva di cambiare mappatura, grattarsi l’alluce, toccarsi il gomito con la lingua e dire “Supercalifragilistichespiralidoso” al contrario. Il risultato è che viene catapultato nella stratosfera, ed a nulla serve il “Mi sono distratto” con cui tenta di giustificarsi con il team. Si dice che per evitare un nuova dormita in sella alla GP17 la Ducati abbia deciso di montare sulla sua moto un nuovo prototipo di motore, il cui suono dello scarico ricorda molto il trillo di una sveglia. DESMODORMICO

VALENTINO ROSSI – 118. Non può mancare una menzione d’onore al Vale nazionale. Nel pre-gara dimostra quanto in realtà gli manchi Jorge Lorenzo, visto che si fa riprendere con al fianco un suo alter ego, anche lui colorato di rosso e indispettito dall’acqua: il gatto Rossano. Nel mentre, invece, sembra lo abbiano dovuto trattenere con la camicia di forza al divano di casa, visto che ad un tratto ha iniziato a pretendere di essere portato immediatamente in circuito. I medici, accorsi sul posto, hanno compreso la gravita della situazione quando, alla domanda “Ma perché vuoi andare in circuito?”, Valentino rispondesse con il nome del tracciato sostenendo che fosse d’aiuto alla sua guarigione. “PERCHE’ MI SANO”





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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", ho creato FuoriTraiettoria per dirvi la mia sul mondo dei motori in totale indipendenza. Addetto Stampa per la Force India nel GP di Monza 2015 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam ed Addetto Stampa per Honda HRC nel GP di Misano 2016 e nel GP del Mugello 2017.