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Siamo saliti sulla Fiesta WRC Plus di Sebastien Ogier. Ed è stata l’esperienza più assurda della nostra vita





Sobbalzo. Dosso. Buca. Sasso. Solco. Appollaiato sul sedile posteriore della nostra Fiat a noleggio, li stavo avvertendo tutti in maniera piuttosto chiara mentre vedevo la polvere sollevarsi sulla strada dopo il nostro passaggio. Le sospensioni della nerissima Punto non sono di certo fatte per le strade sterrate della Sardegna dopotutto, dunque non gliene stavo facendo troppo una colpa. D’altronde, il pensiero che i km che ci separavano dalla nostra destinazione stessero pian piano diminuendo mi avrebbe fatto sopportare ben altre sofferenze e quindi, mentre Pietro si preparava ad affrontare una salita piuttosto ripida spremendo fin sulla soglia dei 5.000 rpm il piccolo motore aspirato della Punto, mi sono messo l’anima in pace e ho cercato senza troppo successo una posizione più comoda sul divanetto posteriore. Sobbalzo, dosso, buca, sasso, solco…

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Di preciso non so quanti km avessimo già percorso, sperduti sulle stradine dell’entroterra di Olbia, quando abbiamo iniziato ad intravedere tra gli alberi quei camion bianchi che sapevamo essere la nostra destinazione. Nonostante infatti le loro auto non scendano sulle PS del Mondiale Rally con quella candida colorazione, i bilici di Ford M-Sport erano praticamente inconfondibili, intrappolati com’erano nel verde della macchia mediterranea. Perché sì, era la base dei test sardi della squadra Campione del Mondo in carica del World Rally Championship la nostra destinazione. Lì, su quelle stradine dissestate e polverose, il team di Malcolm Wilson stava mettendo a punto le proprie Fiesta WRC + in vista della sempre più imminente tappa italiana del Mondiale WRC e, grazie a Red Bull Italia, eravamo stati invitati a seguire le due giornate di prova che avrebbe svolto l’equipaggio di punta dello squadrone Ford: quello formato da Sebastien Ogier e Julien Ingrassia.

Equipaggio che, per assurdo, abbiamo quasi rischiato di non raggiungere affatto. Con lo sguardo già fisso sulle tende ed i camion di M-Sport, infatti, né io né Pietro che era alla guida ci eravamo resi conto del Ford Ranger Blu che di gran carriera percorreva la nostra stessa strada in senso contrario. Fortuna ha voluto che ci fosse spazio per la frenata di entrambi e così, dopo un brusco arresto seguito da un rapido cenno d’intesa con i volti degli occupanti del Ranger – irriconoscibili per via della polvere -, la nostra marcia di avvicinamento verso il quartier generale del team di Wilson ha potuto riprendere indisturbata.

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Una volta trovato parcheggio, muniti dei galloni di Red Bull Italia è stato piuttosto semplice superare il cordone dei controlli che impediva ai tifosi accorsi lì, tra le montagne attorno a Sant’Antonio di Gallura, di gironzolare impunemente tra le tende ed i camion di M-Sport. Ad accoglierci c’èra Adam, un mastodontico britannico che con uno schiaffo avrebbe potuto spedirci oltremanica, che con addosso i segni evidenti di due giorni trascorsi sotto il sole già cocente della sardegna – la famigerata “abbronzatura da muratore” ci fa gli onori di casa. E’ però troppo tardi: sia io che Pietro, infatti, a quel punto già non eravamo più di fronte ad Adam. Eravamo qualche metro più in là, ai margini della tenda dalla quale avevamo visto fare capolino un alettone. Quell’alettone. Il suo alettone.

E’ magnifica, non c’è molto altro da dire. Persino per un “pistaiolo” come il sottoscritto, più affascinato dai cordoli e dall’asfalto che non dal fango e dallo sterrato, la Fiesta WRC + è semplicemente magnifica. Ruba lo sguardo, cattura l’attenzione, imprigiona l’immaginazione con ogni suo dettaglio: l’enorme ala, le appendici, l’estrattore, lo scarico, le prese d’aria, tutto. Tutto di quell’auto ha come un fascino magnetico, un qualcosa che ti impedisce di concentrarti su qualsiasi cosa le ruoti attorno. E’ una vettura che fa capire persino da ferma, persino da spenta, di essere spaventosamente veloce. Sembra quasi che sappia lei stessa di essere una delle auto più rapide della Storia dei Rally, e che ve lo ricordi con ogni singolo cm della sua scocca così ostentatamente ed orgogliosamente votata alla prestazione. Ammaliati dalle forme sinuosamente combattive della Fiesta WRC +, io e Pietro veniamo bruscamente riportati alla realtà da un rumore di portiere che si chiudono. Sì, neanche lì ci eravamo resi conto dell’arrivo del famigerato Ford Ranger Blu. Solo che stavolta, vista l’assenza della polvere, è stato piuttosto semplice identificare chi fossero i suoi occupanti.

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“Stè, vuoi dirmi che prima abbiamo rischiato di fare un frontale con Ogier e Ingrassia?, mi dice a bocca spalancata Pietro. Già, proprio così. I due passeggeri del Ford Ranger Blu non erano nient’altro che loro, Sebastien Ogier e Julien Ingrassia. Che, dopo aver effettuato una veloce ispezione di una delle stradine attorno al campo di M-Sport, erano rientrati alla base. E che, dopo aver raccolto le proprie cose dal pick up, si avvicinavano sorridenti verso di noi, evidentemente avvertiti anticipatamente del nostro arrivo ed abbastanza attenti da notare la presenza di due facce nuove nell’accampamento. Pochi secondi dopo sono davanti a noi, le mani tese ed un sorriso solare, di quelli che non ti aspetti da chi ha corso così tanto, ha rischiato così tanto, ha vinto così tanto. “Nice to meet you!”, ci dicono con una semplicità disarmante.

Catalessi.

Improvvisa, totale, profonda catalessi.

Il secondo equipaggio più vincente della storia dei Rally, l’equipaggio che ha dominato la scena delle ultime 5 stagioni del WRC, che dice di essere felice di conoscerci. E’ assurdo anche solo scriverlo, pensate un po’ quanto lo sia viverlo.

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Ricambiamo il saluto, biascicando qualcosa in una lingua che a causa dell’emozione è diventata solamente una lontana parente dell’inglese, quando all’improvviso, da sotto la tenda, decide di presentarsi a noi anche lei, anche la Fiesta WRC +. Che, con un ringhio roco, inizia a far sentire la propria voce sovrastando qualsiasi altro rumore e catturando di nuovo la nostra attenzione. Il 4 cilindri in linea turbo da 1.600 cc ha un suono unico, diretto, vero: sembra quasi rispecchiare la categoria, dura e senza filtri a diminuirne il realismo ed il fascino. “Abbiamo avuto qualche problema oggi pomeriggio” – ci spiega Ogier, mentre inizia a calcarsi in testa il sottocasco – “Quindi adesso faremo quest’ultimo run anche se siamo un po’ fuori orario”. “Lo faremo su quel tratto di strada che sale verso sinistra” – prosegue mentre si allaccia il casco – “Che è poi la strada che affronteremo con voi in macchina domani. E’ la stessa su cui è salito Dovizioso, e lui è uscito dall’auto dicendo che era stata la cosa più folle che avesse mai fatto…”, conclude con un sorriso divertito che sottintende un “Domani vi farò vedere i sorci verdi” prima di scomparire nell’abitacolo della sua Fiesta e lanciarsi per l’ultimo run.

Esattamente, avete capito bene. Il giorno dopo, al fianco di Sebastien Ogier, non sarebbe rimasto sempre il fido Julien Ingrassia: in due PS simulate – i team del WRC per Regolamento non possono effettuare test sul percorso di gara – sul sedile del navigatore ci saremmo piazzati io e Pietro. Prima di tornare verso Olbia c’è il tempo per assistere alla partenza dell’ultimo test della giornata: giri motore che salgono, rombo che diventa man mano sempre più violento, il rumore delle gomme che grattano via sassi e terra ed una nuvola di polvere che fagocita la Fiesta WRC + mentre i suoi 380 CV la lanciano a velocità pazzesca sulla stradina sterrata che si inabissa nella macchia mediterranea. Pensare che di lì a poche ore saremmo stati noi a bordo di quel mostro su quattro ruote è un qualcosa che ci lascia inebetiti. E chi riuscirà a dormire?

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Nessuno, ve lo confermo io. Anche perché Ogier ed Ingrassia ci avevano consigliato di arrivare al loro quartier generale abbastanza presto, la mattina del secondo giorno. A condizione che sia io che Pietro tacessimo nella maniera più assoluta, infatti, entrambi ci avevano proposto di salire sull’auto stradale utilizzata in quei giorni durante le ricognizioni per vedere più da vicino come un equipaggio del WRC prende le note di una PS in vista di una gara. E come poter rifiutare una simile proposta?

Una volta salito a bordo ho però come un flashback. Sobbalzo. Dosso. Buca. Sasso. Solco. Neppure le sospensioni – ed i cerchi da 17″ – della loro auto stradale sono stati progettati per andare a spasso sulle stradine butterate della Sardegna, in questo caso specifico ancor più dissestate rispetto a quelle percorse da noi il giorno prima. Davanti a noi si aprono voragini, non buche, e più di un solco avrebbe potuto fare da letto ad un piccolo ruscello se solo ci fosse stata l’acqua. Per non parlare poi dei sassi, enormi e presenti in un numero apparentemente improponibile per poter essere evitati – o colpiti – a più di quei 30 km/h a cui sta procedendo Ogier. Che, nel frattempo, aveva iniziato a dettare le note ad Ingrassia. Indicazioni sintetiche, rapide, precise, senza avere mai incertezze o ripensamenti: si vede che tra i due c’è un feeling basato sulla reciproca fiducia e sull’esperienza accumulata in anni di corse, ed il prendere le note assume quasi i contorni di una cerimonia solenne. I sorrisi e i volti rilassati visti prima dell’ingresso in macchina sono solamente un vago ricordo: entrambi sono concentrati, sanno che stanno svolgendo un compito cruciale per la buona riuscita di un test importante e nessuno dei due ha voglia di commettere errori che potrebbero costargli cari.

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La ricognizione prosegue al passo lemme che le condizioni della strada impongono – raramente abbiamo infatti superato i 50 km/h, per l’estrema gioia delle cigolanti e sofferenti sospensioni -, e dopo una buona mezz’ora torniamo al campo di M-Sport, ora circondato da un discreto drappello di tifosi che richiama a gran voce l’attenzione di Ogier. Il campione di Gap non si fa pregare, e anzi si dimostra di una disponibilità disarmante: concede foto, firma autografi, scambia battute in un francesissimo italiano stentato, tiene in braccio i bambini…Il tutto sempre con un sorriso rassicurante sul viso, che sembra quasi appartenere ad un’altra persona rispetto a quell’animale da gara che da molti viene criticato per il suo cinismo, per la sua antipatia, per la sua puntigliosità. E così, mentre Ogier viene braccato dai suoi tifosi, noi decidiamo di fare lo stesso con Julien Ingrassia, chiedendogli qualche info in più sulle note prese poco prima: anche lui si dimostra molto disponibile, facendoci dare un’occhiata al suo quaderno e dandoci persino dei consigli su come allenarci per provare a prendere delle note nella vita di tutti i giorni pur non essendo musicisti o scolari indisciplinati. Ma per sapere quello che ci ha raccontato Julien dovrete attendere ancora un po’: ora c’è il campo di M-Sport che ci attende.

Una volta accontentati tutti i fan, infatti, Ogier ed Ingrassia si dirigono verso la loro auto per il primo dei tanti run in programma nel corso della giornata. La Ford Fiesta WRC +, come a rispondere ad un richiamo del padrone, mentre i due si avvicinano torna a ruggire, pronta per essere lanciata nuovamente sugli sterrati sardi come se non ci fosse un domani. Si ripete la scena vista il giorno prima: il rumore del motore che man mano che aumentano i giri diventa sempre più assordante, le gomme che si aggrappano a terra e sassi e l’auto che, con un balzo in avanti, viene inghiottita dalla polvere sollevata dai suoi pneumatici. Io e Pietro, sapendo che di lì a poco saremmo saliti a bordo di quel missile da 380 CV, non riusciamo a fare a meno di seguire con lo sguardo, in un misto di eccitazione e fifa vera, il tremendo polverone sollevato dalla Fiesta mentre si inoltra lungo il percorso della speciale. Il grido rabbioso del 4 cilindri turbo della piccola Ford si fa sentire praticamente da qualsiasi distanza, ed è in quel momento che, per cercare di rincuorarmi un po’, mi giro verso Pietro con un falsamente rassicurante “Dai Piè, qualche giro su macchine di una certa potenza l’abbiamo fatto ormai. Non sarà poi così tanto diverso, salire su una WRC +…”. Una frase che tutto sommato avrebbe anche potuto essere credibile, se non fosse stato per Ogier. Che, in quel preciso istante, decide di scardinare tutte le mie certezze e convinzioni arrivando ad oltre 180 km/h su un dosso, divorando un sinistra veloce con tutte e 4 le ruote sollevate da terra prima di atterrare in un turbinio di polvere e sassi. Sostanzialmente, aveva appena fatto una curva volando. “Sei proprio sicuro che non sarà così diverso Stè?“, mi risponde Pietro aiutandomi a raccogliere la mia mascella, caduta da qualche parte dopo essere rimasto a bocca spalancata per quel passaggio.

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Le ore scorrono, i run si susseguono e noi, tra un cambio d’assetto e l’altro, decidiamo di disturbare ancora una volta Sebastien e Julien per strappare loro un’intervista. Entrambi disponibili, entrambi gentilissimi – come direbbe qualcuno di mia conoscenza – rispondono a tutte le nostre domande riuscendo a regalarci anche qualche sorpresa, in ottica sia passata che futura. Ma così come per le note, anche per sentire il racconto di quest’intervista dovrete attendere un po’: ora i run del pomeriggio chiamano.

E chiamano non solo Ogier ed Ingrassia, ma anche Pietro. Che, munito di una tuta totalmente nera che ben s’intona con i 30° della Sardegna, prende posto sul sedile del navigatore mentre lo stesso Ingrassia ed i meccanici di M-Sport si occupano di allacciare cinture e collegare interfoni. Intravedo un sorrisetto sardonico sul viso di Ogier, già pronto a mantenere le tacite promesse fatte nel corso del pomeriggio precedente e deciso più che mai a farci capire cosa voglia dire salire a bordo di una WRC +. Un ultimo check alla Fiesta, un breve tratto su asfalto per scaldare le gomme e l’equipaggio Ogier-Manfrin è schierato sulla linea di partenza della SS1 “Sant’Antonio di Gallura”. “Chissà come ne uscirà Pietro… mi chiedo ridacchiando mentre guardo la Ford scomparire di nuovo tra la polvere.

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Decisamente più divertito che sconvolto, ecco come ne è uscito Pietro a prima vista. “Abbiamo fatto un tratto nuovo questo pomeriggio, quindi all’inizio andavamo ad un ritmo blando, da ricognizione: appena ha capito il grip il cambio di passo è stato incredibile, mi racconta appena sceso dall’auto mentre Ingrassia lo aiuta a sfilarsi casco e sottocasco. E quella, ve lo dico sinceramente, è l’unica descrizione compiuta che Pietro sia riuscito a darmi: il resto è un insieme di frasi sconnesse, che magari non dicono nulla a livello sintattico e linguistico ma che, fidatevi, mi hanno fatto capire benissimo quanto sia assurda, quanto sia inconcepibile, quanto sia indescrivibile un’esperienza simile a bordo di una macchina di quel genere. Ed è per questo che, quando qualche ora dopo sono io a trovarmi sul sedile del navigatore, sono sinceramente troppo curioso di vedere cosa significhi disputare una PS a bordo di una WRC + per essere preoccupato o spaventato.

“We are ready, let’s go for it!”, mi dice sorridendo Ogier. “Tommà, vedi che si scivola da morire qua sotto”, rispondo io.

Dopodiché i giri motore si alzano, lui molla il freno e tutto il mondo inizia ad andare ad una velocità tripla rispetto a prima. I 450 NM di coppia del piccolo 1.6 fanno schizzare via la Fiesta che, equipaggiata con gomme da terra, sfoggia una trazione semplicemente irreale per quel fondo così scivoloso e irregolare: lo 0-100 km/h viene divorato nel tempo di un amen, con Ogier che con movimenti veloci ma mai bruschi controlla la sua fluttuante Ford mentre si lancia lungo la parte veloce della PS. “Fluttuante” è un termine che non ho utilizzato a caso, anzi: è forse proprio il verbo “fluttuare” quello che riesce a trasmettere meglio la sensazione che si ha una volta saliti a bordo di una WRC + con assetto da terra. E’ impressionante infatti come il telaio riesca a mantenere un movimento lineare e mai bizzoso mentre l’auto affronta sconnessioni, dossi, sassi a velocità impossibili, con il corpo macchina che resta sempre il più piatto possibile – sul fronte del rollio – mentre sospensioni, ammortizzatori e gomme pompano (più di una volta fino a fondo corsa) per assorbire qualsiasi ostacolo si pari davanti alla Fiesta.

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Ci lasciamo alle spalle la parte veloce della PS per entrare in una sezione più guidata, quella con il fondo più disastrato, ed è lì che mi rendo conto di quanto le WRC + siano mezzi eccezionali. La velocità con cui una Plus è in grado di affrontare le curve è impressionante già in senso assoluto, non c’è dubbio, ma è quando si ha il riferimento di un’auto stradale che la cosa diventa incredibile: in quel tratto, solamente poche ore prima, non eravamo riusciti a superare i 35 km/h. In quel momento, incuranti di tutto ciò che si parasse di fronte al muso della Fiesta, eravamo ad oltre 140 km/h. Vale a dire al quadruplo della velocità. Ogier continua con la sua calma concentrazione a pennellare traiettorie sulla tela di polvere sarda, giocando continuamente con pedali, volante e leva in una danza ipnotica, di una pulizia e di una linearità disarmanti, e ci ritroviamo a fare inversione a U dopo aver affrontato anche gli ultimi due tornantoni qua sotto. “Siete matti!”, dico a quel punto ad Ogier nell’interfono. E la risposta è una di quelle che un po’ fa riflettere: “Sembriamo matti, ma non lo siamo così tanto: come hai visto c’è pochissimo spazio per gli errori, quindi se fossimo matti nessuno di noi sarebbe vivo ora. Devi essere un po’ matto, quello è vero, ma è con l’allenamento e l’esperienza che si riesce ad andare in questo modo!. E come dargli torto?

Polverone che si posa, giri motore che salgono di nuovo, rumore lacerante che penetra fin dentro le ossa e si riparte per divorare la PS in senso contrario, con la parte guidata da affrontare in salita e quella veloce da percorrere in discesa. La Fiesta schizza via in uscita dai tornanti, è velocissima nel misto stretto e io mi sto divertendo troppo. Dev’essere proprio per questo che al buon Sebastien viene in mente di farmi prendere un discreto spavento facendo un numero totalmente gratuito. Davanti a noi, nella parte finale della PS, si para un destra veloce subito seguito da una sinistra molto rotonda ma altrettanto veloce. Probabilmente influenzato da tutti gli anni trascorsi a guardare onboard di auto in pista, nella mia mente avevo già immaginato quale avrebbe potuto – o dovuto – essere la traiettoria ideale. Peccato che la mia, di traiettoria ideale, non avesse nulla da spartire con quella di Sebastien Ogier.  Che, in un lasso di tempo incredibilmente breve, tira a sé la leva del freno a mano ere geologiche prima del punto di corda della destra, intraversa la Fiesta per affrontare la curva in derapata, sfrutta l’effetto pendolo per inserirsi nella sinistra con il muso che punta dritto verso la collina e che fa praticamente scomparire del tutto la strada dal mio campo visivo e si ritrova con le ruote già dritte per uscire come un proiettile dalla veloce e lunga curva sinistrorsa. Il tutto, apparentemente, con la stessa tranquillità con cui sto scrivendo questo articolo. DEVASTANTE.

"Sterza a destra per andare a sinistra" (Cit.)
“Sterza a destra per andare a sinistra” (Cit.)

Ma nella sezione veloce della PS non c’è tempo per rifiatare e rendersi conto di essere appena usciti vivi – e ad oltre 110 km/h – da una manovra simile: Ogier affonda di nuovo il suo piede destro sul pedale dell’acceleratore, e mentre la Fiesta affronta in sequenza delle lunghe curve a destra e a sinistra vedo le cifre sul tachimetro digitale aumentare in maniera vertiginosa. 150. 160. 170. 180. Siamo a 182 km/h quando distolgo lo sguardo dalla piccola console affogata alla base dell’abitacolo e, improvvisamente, lo vedo. Ci stiamo avvicinando, ad una velocità totalmente folle, al dosso dal quale la Ford, solamente poche ore prima, era uscita con tutte e 4 le ruote sollevate da terra. Non c’è tempo per pensare ai paletti all’interno della curva, non è il momento per rimuginare sulla presenza di un muretto di massi all’esterno: tutto avviene con una rapidità spaventosa. Ogier solleva leggermente il piede dal gas, punta in maniera decisa verso sinistra per anticipare il punto di corda e tagliare così la leggera piega a sinistra, e in un attimo mi ritrovo con lo stomaco in gola. La Fiesta si solleva completamente da terra, rimane sospesa per qualche lunghissima frazione di secondo nell’aria e poi, affidandosi alle infaticabili sospensioni, atterra violentemente mentre un grido che è un mix tra isteria, terrore e divertimento esce dalla mia bocca prima di esplodere in una risata liberatoria e piena di adrenalina.

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Mentre trovo la lucidità per articolare un ringraziamento a Sebastien Ogier, che ricambia – come al solito – sorridendo, il 5 volte Campione del Mondo WRC finalmente alza il piede e lascia che la Fiesta prosegua per inerzia la propria corsa verso il campo di M-Sport, dove un check da parte dei meccanici l’attende prima di tornare sugli sterrati sardi per altri run. Le mani di Ingrassia, che è già pronto per riprendere nuovamente il proprio posto a bordo della Fiesta, e degli uomini di M-Sport stringono in sequenza la mia senza che io realmente me ne accorga, preso come sono dalle mie riflessioni. Non guarderò più i Rally con gli stessi occhi, mentre la Fiesta si prepara per un altro run la mia frequenza cardiaca smette di essere così simile agli rpm del 1.6 turbo che ci ha spinto in un polveroso iperspazio fino a quel momento. Non potrò più farlo perché un’esperienza come quella vissuta al fianco di Ogier squarcia qualsiasi velo di Maya che Schopenauer ci propini davanti: ti fa capire quanta precisione di guida sia necessaria, quanta concentrazione serva, quanto sia fondamentale l’alchimia di un equipaggio, quanto sia importante il perfetto set up del mezzo, quanto siano insostituibilmente coraggiosi i navigatori, quanto siano spaventosamente talentuosi i piloti e quanto tremendamente, incredibilmente, indescrivibilmente veloci siano le auto. Ti proietta in un mondo che si pensa di conoscere ma che in realtà, una volta vissuto sulla propria pelle, ti dimostra quanto poco di sé faccia percepire all’esterno e quanto invece ci sia da scoprire una volta che lo si è iniziato a comprendere.

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Saluto e ringrazio tutti mentre raccolgo le mie cose nel tentativo di non perdere il volo quando, proprio prima di dirigermi verso il parcheggio, torno a sentire una sequenza di suoni che ho ormai imparato a conoscere. Giri motore che salgono, rombo che diventa man mano sempre più violento, il rumore delle gomme che grattano via sassi e terra. Sorrido, mentre la solita nuvola di pulviscolo si solleva dal retrotreno della Fiesta, e mi stupisco di come, nonostante sia sceso da diversi minuti, l’esperienza vissuta me la senta addosso, sulla pelle. Un po’ come la polvere della Sardegna.

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Polvere che però, una volta tornato a casa, andrà via con una banale doccia. Mentre quest’esperienza, semplicemente, dalla mia pelle non andrà via mai.

Il Vlog della nostra esperienza in Sardegna con Sebastien Ogier, Julien Ingrassia, M-Sport e Red Bull Italia: 

 





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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", ho creato FuoriTraiettoria per dirvi la mia sul mondo dei motori in totale indipendenza. Addetto Stampa per la Force India nel GP di Monza 2015 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam ed Addetto Stampa per Honda HRC nel GP di Misano 2016 e nel GP del Mugello 2017.