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F1, GP del Brasile: ecco le pagelle di tutti i protagonisti





E’ stata una vittoria perentoria, quella conquistata da Sebastian Vettel sull’asfalto dell’Autodromo Josè Carlos Pace di San Paolo. Il ferrarista, che partiva 2°, una volta conquistata la testa della corsa ha imposto un ritmo che gli ha consentito di tenere a distanza Bottas, a sua volta capace di non farsi impensierire da Raikkonen. Alle loro spalle, grandissimo show di Hamilton e Ricciardo. Sarà stato uno di questi piloti l’MVP del GP del Brasile?

© Foto Colombo
© Foto Colombo

SEBASTIAN VETTEL – 9,5. La sua è una gara perfetta: parte bene, si infila con decisione nel varco lasciato aperto da Bottas in Curva 1, una volta in testa impone il suo ritmo stando ben attento a non stressare troppo le gomme e vince gestendo bene il ritorno di Bottas sia subito dopo il Pit sia nelle fasi finali della corsa. Con la Pole Position – che per sua stessa ammissione era alla portata – si sarebbe meritato un “10” pieno, ma vedendo correre così sia lui che la Ferrari il rammarico più grande è che il Mondiale sia già finito.

VALTTERI BOTTAS – 6,5. Parte del voto è dato dalla Pole Position che conquista con perentorietà al sabato, altrimenti in gara il finlandese fa vedere davvero ben poco. Non scatta malissimo, ma permette a Vettel di affiancarsi all’ingresso della “S do Senna” e decide di chiudere la porta quando ormai è troppo tardi. A quel punto si piazza in 2^ posizione, ma nonostante l’undercut non ha mai, concretamente, il ritmo per impensierire il tedesco. Resiste bene al ritorno di Raikkonen, ma c’è da dire che il #7 non ne aveva per stare con lui.

KIMI RAIKKONEN – 6,5. Alla fine, dopo attente e ponderate riflessioni, ho optato per lo stesso voto di Bottas. Perché è vero, è dietro a Vettel sia in qualifica che in gara, ma dal compagno di squadra a fine GP prende 4″6, non si vede recuperare mezzo minuto come accade invece nella coppia Mercedes. In più, guida in maniera impeccabile quando Hamilton piomba su di lui nelle fasi finali della corsa, resistendo alla pressione ed agguantando il 3° podio consecutivo. Anche se il compagno di squadra, con la stessa macchina, va a vincere…

LEWIS HAMILTON – 9,5. Inarrestabile. Forte di una W08 equipaggiata con diverse nuove componenti del propulsore, il #44 semina il panico per tutta la gara, sbarazzandosi di chiunque gli si pari davanti nell’arco di pochissimi secondi. Partiva dai Box, ha chiuso 4° a 5″4 dal leader: credo sia sufficiente questo dato per capire la grandezza della gara di Hamilton in Brasile. Come dite, perché non “10” allora? Perché la gara è imperiosa, ma gli va fatto pagare in qualche modo l’errore grossolano in qualifica, senza il quale ad Interlagos – visto il ritmo messo in mostra anche utilizzando i pezzi vecchi della PU – avrebbe vinto in scioltezza.

MAX VERSTAPPEN – 7,5. Il clima tra Renault e l’universo RedBull è tornato a farsi arroventato, e tra i tanti risultati c’è il fatto che i motori transalpini non possano essere “spremuti” troppo perché non ci sarebbero pezzi di ricambio a sufficienza in caso di rottura. Il giovane olandese si ritrova quindi a combattere con le armi spuntate, e non riesce ad essere sportivamente mortifero come suo solito. Termina 5°, in preda ad un blistering cronico che lo costringe ad una sosta aggiuntiva, e forse dopo le ultime gare sperava decisamente in qualcosa di più.

DANIEL RICCIARDO – 9. L’unica cosa per cui può recriminare è di esser finito dietro a Verstappen in qualifica, altrimenti l’australiano porta a casa un altro weekend positivo dal punto di vista prestazionale. Catapultato in ultimissima posizione dall’errore di Magnussen che innesca Vandoorne, risale la china quasi con lo stesso passo di Hamilton pur avendo tra le mani una RB, lanciandosi a vita persa e da qualsiasi distanza in qualunque spiraglio gli si palesi davanti, infiammando la Torcida brasiliana più di una volta. Inoltre è più gentile del compagno nella gestione delle gomme, ed arrivare alle sue spalle staccato di 16″ non è così male viste le differenti posizioni di partenza.

FELIPE MASSA – 10. Ebbene sì, il titolo di MVP della giornata lo consegno a lui. Galvanizzato ancora una volta dall’asfalto di Casa, Felipe saluta degnamente il proprio pubblico con un grandissimo weekend, corso con un’intensità ed una velocità che non metteva in mostra da tempo. Annichilisce Stroll sin dalle FP1, tiene a bada Alonso e Perez e finisce appena dietro a chi ha macchine decisamente fuori portata per la sua Williams nonostante una qualifica passata più a bisticciare con Sainz che non a cercare il crono. Dimostra che l’abbandono alla F1 è più una scelta imposta che non una necessità propria.

FERNANDO ALONSO – 8,5. Annulla Vandoorne in qualifica artigliando una splendida 6^ posizione e poi in gara, con una macchina che paga quasi 20 km/h di velocità massima in meno rispetto alle motorizzate…non Honda, si gioca con Massa e Perez un discreto quantitativo di punti, più utili per il morale degli uomini McLaren che non per la classifica iridata. Attendiamo con trepidazione il 2018: se l’auto dovesse supportarlo, con gare come questa dimostra che lui c’è ancora. Eccome se c’è ancora.

SERGIO PEREZ – 7. Niente da dire, stavolta i galloni del caposquadra in Force India se li è presi lui. E’ davanti ad Ocon dal momento in cui riesce a prendere confidenza con la sua VJM10, in gara tiene un buon ritmo sfruttando anche la sua ormai notoria capacità di gestire bene le gomme ed è uno dei pochi a tentare un accenno di resistenza al ritorno di Hamilton. L’unica macchia sulla sua gara è quella partenza poco felice, che gli fa perdere qualche posizione di troppo e lo allontana nelle prime fasi dalla coppia Massa – Alonso. Che forse, senza quell’errore al via, avrebbe anche potuto arrivargli dietro.

NICO HULKENBERG – 7. Anche lui alle prese con la gestione dell’emergenza energetica in casa Renault, si toglie la soddisfazione di vincere il duello interno con Sainz arraffando anche un punticino. Ad Interlagos però la R.S. 17 era meno efficace di quanto non lo sia stata su altri circuiti, ed il confronto velocistico non appena si è ritrovato al fianco di Ricciardo, che a parità di motore lo ha superato e lasciato sul posto, ne è la prova. Però nel complesso non ha corso male.

CARLOS SAINZ – 6,5. Nemmeno lui ha corso in maniera vergognosa, anzi, ma è dietro al compagno di team per tutto il weekend. E questo è sufficiente per dargli mezzo voto in meno, visto anche il fatto che lui di punti non ne prende.

PIERRE GASLY – 6. Arretrato in ultimissima posizione per via delle 25 posizioni di penalità racimolate qua e là grazie alla sua PU Renault, anche il giovane francese corre nel terrore di veder esplodere in una nuvola di fumo il suo propulsore. Esce indenne dal caos della prima curva, ma poi la sua STR12 non ne ha davvero per stare con nessuno e si ritrova di poco davanti alle Sauber, riuscendo a lambire la zona punti solamente per via della strategia, che lo porta a percorrere con le Soft addirittura un giro in più rispetto a quanto fatto da Hamilton. Una gara senza infamia e senza lode.

MARCUS ERICSSON – 6,5. Partiva dietro a Wehrlein, gli è finito davanti. Il tutto riuscendo anche a tenersi alle spalle una Haas – seppur danneggiata – e una Williams – seppure in palese difficoltà. E’ sempre il solito discorso: con una C36, di più, cosa si può fare?

PASCAL WEHRLEIN – 5,5. Ovviamente, voto dato per la motivazione opposta a quella dello svedese. Quindi perché il giovane tedesco partiva davanti al compagno di scuderia, eppure gli è finito dietro, complice anche l’essere rimasto un po’ più coinvolto nel caos di Curva 1. E non lo salva neppure il fatto di mettersi alle spalle una claudicante VF-17 ed un altrettanto zoppicante FW40.

ROMAIN GROSJEAN – 3,5. L’errore in Curva 7 con cui perde il posteriore e che gli fa centrare la VJM10 di Ocon, rovinando la gara di entrambi, è piuttosto grave per un pilota come lui, che dovrebbe avere una certa esperienza. Con una VF-17 in condizioni non perfette ed una penalità di 10″ affibbiatagli, si limita a portare a spasso la sua Haas sull’asfalto di Interlagos, non avendo molto da chiedere al GP del Brasile sin dalla metà del primo giro.

LANCE STROLL – 4. Il suo weekend, a volerla dir tutta, non era partito così male. Poi però, dopo la rottura del cambio sulla sua FW40, succede qualcosa a bordo della Williams ed il giovane canadese non riesce più a ritrovare il bandolo dell’ingegnere della Toro Rosso, Matassa. Esce distrutto dal confronto diretto con Massa, ma soprattutto esce distrutto dal confronto diretto con qualsiasi altro pilota presente in pista. In più, come se non bastasse, ad aggravare il suo ritardo ci si mette anche un’anteriore sinistra che decide di rovinarsi a pochi passaggi dal termine. Decisamente un weekend da dimenticare.

BRENDON HARTLEY – 6,5. Centra la Q2 per la seconda volta consecutiva, così come per la seconda volta consecutiva viene tradito dalla sua PU Renault in gara. Spedito anche lui nelle retrovie dello schieramento dalle posizioni di penalità accumulate, si tiene fuori dal caos delle prime curve, ma non basta. Va detto però che in termini di guida non sta demeritando – ha battuto Gasly in qualifica, non dimentichiamolo -, ed ora una sua candidatura per il sedile della Toro Rosso nel 2018 non sembra essere così assurda.

ESTEBAN OCON – S.V. Si potrebbe dare un voto al suo weekend, che lo vede fuori nel Q2 anche ad una certa distanza da Perez, ma non voglio infierire. Viene sbattuto fuori dalla corsa da Grosjean mentre cercava di chiudere quello che sarebbe stato uno splendido sorpasso all’esterno, e finisce mestamente a guardare la gara da bordo pista. Viene da dire peccato, perché visto il ritmo di Perez forse si poteva aspirare a prendere qualche punticino anche questa volta.

KEVIN MAGNUSSEN – 3. Voto praticamente condiviso con il compagno di squadra, ma abbassato di mezzo voto perché lui, con una manovra, di monoposto altrui riesce a farne fuori addirittura due. Innesca l’incidente in Curva 2 perdendo per un attimo il posteriore della sua auto, ed è costretto al ritiro pochi metri dopo essersi assicurato di aver definitivamente messo fuori gioco almeno Vandoorne. Dice che se tutti gli altri piloti ce l’hanno con lui è perché è un grande campione, ma forse bisognerebbe smetterla di chiedere interviste ai piloti appena hanno finito di fare serata.

STOFFEL VANDOORNE – S.V. Che non è “Senza Voto”, bensì “Sono Verstappen” visto come anche lui si sia trovato in mezzo a due auto che lo stavano affiancando. Era partito molto bene, poi commette il gravissimo errore di transitare troppo vicino a Magnussen e a quel punto non ha scampo. Incolpevolmente manda in testacoda Ricciardo, ed i danni subiti dalla sua MCL32 nel doppio contatto sono troppi per permettergli di continuare. E forse, in termini di voti, gli è anche andata bene così: fino a quel momento il confronto con Alonso era stato impari.

Ecco l’ordine di arrivo al termine dei 71 giri di gara:

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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", ho creato FuoriTraiettoria per dirvi la mia sul mondo dei motori in totale indipendenza. Addetto Stampa per la Force India nel GP di Monza 2015 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam ed Addetto Stampa per Honda HRC nel GP di Misano 2016 e nel GP del Mugello 2017.