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Si è chiuso con la vittoria di Lewis Hamilton il GP della Cina, 1000° appuntamento nella storia della F1. Il #44 – diventato peraltro il primo pilota a trionfare in due gare “centenarie” consecutive, avendo l’inglese vinto anche il GP numero 900 -, con il successo conquistato sull’asfalto di Shanghai è riuscito non solo a regolare nuovamente la concorrenza di Valtteri Bottas, ma anche a prendersi per la prima volta in stagione la leadership della classifica piloti. Sarà quindi stato l’inglese il migliore? Oppure ci sarà stato qualcuno che, almeno nelle nostre pagelle, gli avrà sottratto lo scettro?

© Zak Mauger / LAT Images / Pirelli F1 Press Area
© Zak Mauger / LAT Images / Pirelli F1 Press Area

LEWIS HAMILTON – 9,5. Pronti, partenza e quando il sole tramonta sul venerdì di Shanghai l’inglese, tra I Fantastici 4, sembra essere quello che ci ha capito di meno. Poi, come spesso accade, non appena il cronometro inizia a contare davvero il #44 torna prepotentemente in lizza per tutto ciò che valga qualcosa: con una partenza perfetta mette una pezza alla Pole sfuggitagli per un nulla, dopodiché impone il proprio ritmo incessante e non lo vede più nessuno. In altri tempi un weekend nato allo stesso modo lo avrebbe demoralizzato, ora sembra quasi che nelle difficoltà si esalti.

VALTTERI BOTTAS – 6,5. Il suo weekend nel complesso è migliore rispetto a quello abulico del Bahrain, ma in Cina una buona prestazione non gli è sufficiente per avere la meglio sul compagno di squadra. Magistrale la Pole, non irresistibile il suo passo gara dopo che il #44 in partenza gli aveva restituito il favore dell’Australia. Chiude 2°, perdendo la leadership provvisoria del Mondiale ma promettendo comunque battaglia: vedremo.

SEBASTIAN VETTEL – 7. Il primo podio stagionale potrà sicuramente fare morale, ma la prestazione di Seb è ancora un po’ insipida. Chiude 3° in qualifica tirando probabilmente fuori il massimo dalla sua SF90, ma al via si fa sopravanzare da Leclerc ed a proposito del suo passo gara più rapido in tanti hanno già sollevato più di un’obiezione. Si difende bene con Verstappen, ma dopo 3 GP non è ancora riuscito ad assestare una zampata degna dei 4 Titoli che porta.

MAX VERSTAPPEN – 8. Castroneria della Q3 a parte, il giovane olandese mette pezze dove e come può ad una Red Bull a cui manca ancora qualcosa per potersi sedere al tavolo dei grandi. Mastino nel rimanere a portata di undercut delle due Ferrari, spregiudicato quando si lancia a vita persa nell’attacco su Vettel, costante e lucido nel mantenere il proprio passo e preservare così le gomme: in una gara così lineare e monocorde se fosse riuscito a fare di più si sarebbe dovuto gridare al miracolo.

CHARLES LECLERC – 7. Sì, il monegasco ha meritato lo stesso voto di Vettel nonostante gli sia finito dietro sia in qualifica che in gara. Il suo ottimo spunto al via gli consegna tra le mani la 3^ piazza, ma la sua gara sostanzialmente termina dopo pochi giri: l’invito a far passare Vettel causa un effetto domino che, complice una strategia a dir poco rivedibile, lo consegna prima in pasto all’undercut di Verstappen e poi alle prese con il tentativo di contenimento su Bottas. A fine gara dice di non essersi sentito “sacrificato”, ma probabilmente non ci crede fino in fondo neanche lui.

PIERRE GASLY – 6. E’ vero, rispetto al Bahrain i miglioramenti ci sono, ma nonostante ciò il giovane francese prima dell’ultima sosta era comunque a circa 40″ di ritardo dal proprio compagno di squadra. Chiude 6°, ultimo tra i piloti a pieni giri, e con la soddisfazione di portarsi a casa almeno il punto per il giro più veloce. In attesa di tempi migliori che, a suo dire, arriveranno molto presto.

DANIEL RICCIARDO – 7. Quella del #3 è una gara senza infamia e senza lode, condotta nel silenzioso anonimato di chi è troppo lento per poter rimanere con i primi delle classe ma troppo veloce per essere davvero impensierito da chi insegue. Termina 7° e doppiato, ma vede la prima bandiera a scacchi della sua stagione ed incamera anche qualche punticino iridato: guidando la Renault attuale ci si può anche accontentare di questo.

SERGIO PEREZ – 8. 12° in griglia, 8° al traguardo: in una gara estremamente avara di azione e di sorpassi basterebbe questo per giustificare il voto alto che spetta a “Checo” al termine del GP cinese. Spietato in partenza ed oculato nella gestione delle gomme nonostante la pressione di Raikkonen, il messicano porta a casa punticini importanti. E ora si va a Baku, circuito in cui detiene un record piuttosto benaugurante

KIMI RAIKKONEN – 7,5. Rallentato in qualifica da un problema tecnico, Iceman in gara si rimbocca le maniche e si rende protagonista di una gara solida e convincente, impreziosita da alcuni duelli rusticani con i Bravi di Gunther Steiner. Chiude 9°, doppiato, ma tiene alto l’onore e la classifica dell’Alfa Romeo Racing ancora una volta.

ALEXANDER ALBON – 9. E’ partito dai Box ed è arrivato nella zona punti, il tutto guidando una Toro Rosso – mica una Mercedes – e risalendo pian piano la china anche a suon di bei sorpassi. Frega davvero poco dell’incidente nelle FP3 che lo ha costretto a saltare le qualifiche: una gara del genere è più che sufficiente per farsi perdonare.

ROMAIN GROSJEAN – 6,5. Quelle del GP cinese sono scene di un film che purtroppo in Haas hanno già visto: veloci in qualifica, in crisi con le gomme in gara e dunque fagocitati dal gruppone nonostante l’approdo nella Q3. Il francese le tenta davvero tutte – compreso cambiare strategia da una a due soste -, ma con questa VF-19 per centrare i punti a quanto pare non basta.

LANCE STROLL – 5. Battuto da Perez in qualifica, battuto da Perez in gara. Non combina chissà quali e chissà quanti disastri, ma stavolta nei punti – a suo dire anche per demerito del proprio muretto box – ci finisce il compagno di squadra: per bollare un weekend come negativo a volte basta anche questo.

KEVIN MAGNUSSEN – 5,5. Vedasi Grosjean, ma con l’aggravante che gli parte davanti e gli finisce ben dietro. Anche lui come il #8 non riesce a spiegarsi l’involuzione che la monoposto statunitense subisce dal sabato alla domenica, e non gli si fa certo fatica a credere quando definisce la situazione “frustrante”.

CARLOS SAINZ – S.V. La sua gara sostanzialmente dura poche centinaia di metri, giusto quelli che gli occorrono per trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato. Dopodiché, nonostante il discreto passo messo in mostra seppur con una MCL34 incidentata, il suo GP della Cina si trasforma in un girare in tondo senza alcun tipo di pretesa.

ANTONIO GIOVINAZZI – 6. Sulla fiducia, perché la Cina sembra davvero portar male al buon Antonio. Costretto a dare forfait in una sessione di FP e nelle qualifiche, prende il via con ben pochi dati e certezze a disposizione, riuscendo tra l’altro anche a cavarsela bene nella fasi della partenza prima che il gruppone non lo risucchi nuovamente indietro. E’ vero, il suo inizio di stagione non è finora stato dei migliori, ma il #99 a Shanghai di colpe ne ha davvero poche.

GEORGE RUSSELL – 6. Fa quel che può con quello che ha. Il problema è che quel che ha è una Williams, quindi quel che può è davvero molto poco. Continua a tenersi dietro Kubica, ma di certo non è un motivo per cui essere allegri.

ROBERT KUBICA – 5,5. Vedasi quanto detto per Russell. Che però, standogli davanti anche in Cina, si merita di nuovo mezzo voto in più.

LANDO NORRIS – S.V. Per il giovane britannico vale lo stesso discorso fatto per Carlos Sainz. Scattato bene al via, era intento a farsi strada in mezzo al gruppo quando per poco non viene spedito nella stratosfera dal contatto con il #55. Peccato che la sua gara sia finita così e così presto: veder correre questo ragazzo è davvero un piacere.

DANIIL KVYAT – S.V. Per carità, il russo potrà anche avere una buona parte di responsabilità nel caos che si scatena dopo il via, ma la penalizzazione con il Drive Through è parsa quantomeno eccessiva dopo anni di permissivismo su manovre molto più pericolose. Per quel che riguarda la sua gara c’è molto poco da dire: è vero, si ritira molti giri dopo il contatto, ma tra i danni riportati ed il tempo perso con il DT il suo è un semplice gironzolare attorno al Paddock di Shanghai.

NICO HULKENBERG – 6. La sua solita gara da onesto mestierante il buon Nico stava anche cercando di portarla a casa, dopodiché – ancora una volta – la sua Renault decide per lui e lo costringe al ritiro per via di noie tecniche. Peccato, perché vedendo dov’è finito Ricciardo (che lo precedeva di poco) anche in Cina il potenziale per portare a casa dei punticini iridati c’era.

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Tags : f1f1 2019formula 1gp cinapagelleshanghai
Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", addetto stampa di Tsunami RT ed Enrico Fulgenzi nel Carrera Cup Italia 2019, di Enrico Fulgenzi Racing nel Porsche Sports Cup Suisse 2019, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam, sono partner di RedBull.com e accreditato F1, FE e WRC. Ho fondato FuoriTraiettoria.com perché mi annoiavo a studiare giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.