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E’ il day after lo splendido trionfo di Max Verstappen in quel dell’Hermanos Rodriguez di Città del Messico. Il #33 è stato autore di una splendida gara che sicuramente gli è valsa un voto alto, ma sarà stato il giovane olandese il migliore in pista nel weekend messicano? Scopriamolo insieme.

© Mark Thompson / Getty Images / Red Bull Content Pool
© Mark Thompson / Getty Images / Red Bull Content Pool

MAX VERSTAPPEN – 9,5. Il mezzo voto in meno è solo per via dei 26 millesimi che gli impediscono al sabato di diventare il più giovane poleman nella storia della F1, altrimenti il suo weekend è perfetto. Scatta bene, resiste ad Hamilton in partenza, impone il proprio ritmo e si invola solitario verso la bandiera a scacchi: quando la RB lo supporta e lui corre così è imprendibile. Fortuna per gli avversari che le due condizioni non si verifichino in contemporanea troppo spesso.

SEBASTIAN VETTEL – 8,5. Rimasto imbottigliato nel traffico della partenza, è costretto a sgomitare più di quanto sperasse per portarsi a ridosso delle posizioni che contano, riuscendoci quando ormai Verstappen è solo un puntino lontano. Gentile con le gomme, costante nel ritmo e finalmente concreto nei sorpassi: peccato che tutto ciò accada quando ormai, sostanzialmente, serva a ben poco. Vede Hamilton sopravanzarlo per numero di Mondiali vinti, ma in Messico ha poco da recriminare: è in altri paesi del calendario che Seb avrà lasciato più di qualche rimpianto.

KIMI RAIKKONEN – 8. Iceman conquista un altro podio, e lo fa essendo l’unico tra i Top Driver a sfruttare la strategia ad una sosta. Quasi invisibile nelle prime fasi della corsa, si dedica alla gestione delle gomme imponendo un ritmo veloce ma non troppo aggressivo che gli permette di arrivare in fondo precedendo le due Mercedes che gli partivano davanti. A fine GP dice che non avrebbe potuto fare molto di più e, sinceramente, viene proprio da credergli.

LEWIS HAMILTON – 6,5. Partenza a fionda, ritmo in linea con l’australiano della Red Bull nella prima fase dopodiché il buio: in crisi di gomme, con vibrazioni ovunque ed in difficoltà nella difesa sullo stesso Ricciardo, il #44 si limita a portare al traguardo la sua W09 in una delle tante posizioni che gli consentono di conquistare il 5° titolo iridato. Chiude ad oltre 1′ di ritardo quello che sicuramente non è il miglior GP del Messico della sua carriera, ma poco importa: il Mondiale lo ha strameritato nel corso delle altre 18 gare disputate quest’anno.

VALTTERI BOTTAS – 5,5. Un voto pieno in meno rispetto ad Hamilton perché il #44, a differenza sua, dà quantomeno l’impressione di provare a metterci una pezza. Indietro in qualifica, indietro e doppiato in gara, lo si nota solamente quando in partenza sfrutta la moltitudine di scie per affiancare Ricciardo prima e Vettel poi e quando finisce lungo in Curva 1 nel tentativo di difendersi da Raikkonen. Decisamente troppo poco per arrivare alla sufficienza, quando tra le mani si ha una Mercedes.

NICO HULKENBERG – 7,5. Con una Renault che ancora non ne ha per stare al livello delle prime della classe, il #27 mette in mostra una prestazione solida tra i cordoli del Messico: 7° in qualifica e 6° in gara per via del ritiro del suo futuro compagno di squadra, il tedesco non commette sbavature, non strapazza le gomme e gestisce il proprio ritmo in solitaria, troppo lento per mettere il sale sulla coda di chi lo precede e troppo veloce per farsi prendere da chi lo segue. Un leitmotiv andato in scena spesso nel corso di questo 2018, in attesa di tempi – cronometrati e figurati – migliori.

CHARLES LECLERC – 8,5. Il Messico è portatore di una buona prestazione e di punti pesanti per il giovane monegasco. Scattato 9°, il #9 chiude 7° grazie ai forfait anticipati di Ricciardo e Sainz, esibendosi in un’intensa e corretta lotta con Sergio Perez e gestendo le proprie gomme con l’esperienza del veterano che non è. Viene sempre più da chiedersi cosa sarà in grado di fare l’anno prossimo, quando sarà dietro al volante di una Ferrari.

STOFFEL VANDOORNE – 8. Dopo una stagione costellata di prestazioni opache, ritiri e confronti impietosi con Fernando Alonso, Stoffel Vandoorne si prende rivincita – parziale – e punti al termine di un GP in cui ha messo in mostra una discreta prestazione. Costante nel ritmo e non troppo aggressivo con le gomme, il belga ha saputo tener testa ad auto sulla carta messe molto meglio di quanto non lo sia la sua McLaren. Peccato che abbia deciso di farsi vedere di nuovo nella top ten quando sia ormai troppo tardi.

MARCUS ERICSSON – 7,5. Come per Leclerc, anche per lo svedese il GP del Messico è stata una gara positiva. Ostico oltre l’inverosimile nei confronti di Sergio Perez, il #16 mette a frutto il buon potenziale espresso dalla sua Alfa Romeo Sauber per prendersi qualche altro punticino iridato. E’ vero, Leclerc lo ha battuto anche questa volta, ma nel complesso non si può certo dire che abbia sfigurato.

PIERRE GASLY – 7,5. Per un pilota che partiva dal fondo dello schieramento conquistare la zona punti non è mai una cattiva notizia, e soprattutto non è mai sintomo di una brutta prestazione. Il giovane francese risale la china con ritmo e caparbietà copiando la strategia del vincitore Verstappen, ed alla fine del GP raccoglie un punticino che, date le premesse, vale quasi quanto una vittoria. Anche lui promette faville per il prossimo anno.

ESTEBAN OCON – 6,5. 11° in qualifica, 11° in gara: non proprio quello che si definirebbe un weekend esaltante, per il francese di Casa Force India. Il suo GP cambia al primo giro, quando in Curva 1 rompe l’ala anteriore in un contatto con una Renault che lo precede venendo così costretto ad una sosta aggiuntiva ai box. A quel punto tenta di reinventarsi una strategia che possa condurlo in top ten, ma nonostante tenti la rimonta – anche prendendosi dei rischi, come il contatto con Hartley dimostra – non riesce nell’impresa. Peccato, perché il potenziale sembrava esserci anche stavolta.

LANCE STROLL – 6. Inquadrato forse un paio di volte nel corso del GP, ha il merito di lasciare invariate le gerarchie che in Casa Williams si erano delineate nel corso del sabato. Per il resto la sua è una gara senza infamia e senza lode, vincolato alla pochezza tecnica di un progetto che non vede l’ora di abbandonare.

SERGEY SIROTKIN – 5,5. Idem come sopra, dato che anche la sua è una gara da onesto mestierante. Potrebbe meritare la sufficienza, ma l’esser finito alle spalle di Stroll sia in qualifica che in gara qualcosa dovrà pur valere, non credete?

BRENDON HARTLEY – 4. Quello messicano è un weekend da dimenticare per il kiwi. Vede svanire la possibilità di trovarsi in una migliore posizione in griglia per via di un errore nel corso del giro buono in Q2, rimane invischiato nel traffico nel corso delle prime fasi della gara e non riesce più a riemergere dal gruppone. L’aver terminato il GP alle spalle del compagno di team che gli partiva ben dietro è la chiara misura di quanto poco positiva sia stata la trasferta messicane per il neozelandese.

KEVIN MAGNUSSEN – 5. Ok, che gli americani a sud del Rio Grande non si trovino del tutto a proprio agio è cosa nota, ma sinceramente un naufragio simile da parte delle Haas non se lo aspettava nessuno. 18° in qualifica e 16° in gara solamente grazie a drammi sportivi altrui, il danese non ha concretamente modo di esibirsi in una buona gara. Rotta in fretta verso il Brasile, ché qui c’è un GP da incubo da dimenticare in fretta.

ROMAIN GROSJEAN – 4,5. Mezzo voto in meno solamente per via del fatto che, pur partendo davanti a Magnussen, sia dietro al danese allo sventolare della bandiera a scacchi. Anche lui, come il #20, è imbrigliato dal calo prestazionale che inspiegabilmente colpisce la Haas, ma il francese in gara non sembra neanche provare a metterci del suo.

DANIEL RICCIARDO – 8. Era riuscito a raddrizzare una gara che sembrava essersi incanalata su binari morti, dopo che una brutta partenza aveva vanificato la magnifica Pole messa a segno sabato, issandosi fino alla seconda posizione grazie ad una strategia diversa rispetto a Vettel. Dopodiché, come troppe volte è accaduto nel corso di questa stagione, la sua Red Bull ha deciso di farlo diventare spettatore impotente di un ritiro improvviso. Prima di puntare verso Viry-Chatillon serve una capatina a Lourdes, che diamine.

SERGIO PEREZ – 8. Strategia differenziata rispetto al resto della griglia, tifo indiavolato sugli spalti, coltello tra i denti ed il buon Checo si esibisce in un’ottima prestazione. Era ampiamente in zona punti anche lui prima che la sua VJM11 gli tirasse un brutto tiro mancino costringendolo al ritiro: un vero peccato, perché data la prestazione avrebbe davvero meritato l’abbraccio del pubblico a fine GP.

CARLOS SAINZ – 7. Battagliero nelle prime fasi del GP, costante nel seguire a ruota il ritmo imposto da Hulkenberg e compagnia, il #55 mette improvvisamente la freccia a destra verso una delle vie di fuga dello Stadio quando la sua R.S. 18 decide di piantarlo bellamente in asso. Epilogo amaro, anche perché visto dove ha concluso la gara Hulkenberg di potenziale per fare bene ce n’era eccome, in Casa Renault.

FERNANDO ALONSO – S.V. Se in F1 assegnassero un titolo anche al pilota più sfortunato della griglia, l’asturiano sarebbe in lizza per il titolo 2018 assieme a Daniel Ricciardo. Nelle concitate fasi iniziali viene colpito da un detrito volato via dall’ala anteriore di Ocon, e nell’arco di pochi giri quello che sembrava un impatto innocuo si trasforma in un colpo mortifero per la sua McLaren. Freccia a destra nella via di fuga e GP del Messico finito: dispiace, anche perché pure stavolta il buon Nando era partito con la voglia di menare le mani.

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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", addetto stampa di Tsunami RT nel Carrera Cup Italia, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam, sono partner di RedBull.com e accreditato F1. Ho fondato FuoriTraiettoria.com perché mi annoiavo a studiare giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.