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Come oramai tutti sappiamo, Alexander Albon dal prossimo GP del Belgio a Spa sostituirà Pierre Gasly in Red Bull, con il pilota francese che andrà invece ad affiancare Daniil Kvyat (che di queste sostituzioni ne sa qualcosa) nel suo vecchio team, la Toro Rosso. Il pilota thailandese si unisce quindi a quel non ristretto club di piloti che hanno cambiato casacca a stagione in corso, pratica molto frequente nella storia della F1. Tuttavia, sono stati in pochi i grandi nomi ad averlo fatto e ad averci guadagnato, e con questo articolo vi elencheremo i cinque nomi più illustri ad aver indossato una tuta diversa da quella con cui avevano iniziato l’anno.

Juan Manuel Fangio, 1954.

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L’asso argentino, allora con un solo titolo in bacheca, per il 1954 aveva un contratto firmato con la debuttante Mercedes, forte del cambio regolamentare che prevedeva il ritorno dei motori da 2500 cc aspirati o da 750 cc con compressore. Tuttavia, la casa di Stoccarda non era pronta per la gara inaugurale in Argentina, e Fangio ottenne quindi di correre le prime due gare con la Maserati per non perdere preziosi punti in ottica iridata. Con la squadra italiana il pilota di Balcarce ottenne due vittorie a Buenos Aires e a Spa, e quando le Frecce d’Argento (che per la prima e unica volta nella storia della categoria erano a ruote coperte!) furono pronte per la terza tappa stagionale a Rouen in Francia, la musica non cambiò, ottenendo così la terza vittoria stagionale. Il matrimonio fu decisamente felice per entrambi le parti, e per il 1954 e il 1955 Mercedes e Fangio dominarono la scena, conquistando in entrambi gli anni il titolo piloti.

Gilles Villeneuve, 1977.

Dopo una buona gavetta nelle formule minori nordamericane e sulle motoslitte, il futuro Aviatore ebbe la possibilità di esordire in F1 durante il GP di Gran Bretagna al volante di una terza McLaren messa a disposizione dal team. Nonostante si trattasse dell’obsoleta M23 che aveva permesso a Hunt di laurearsi campione l’anno precedente, Villeneuve ben figurò, ottenendo un undicesimo posto nonostante un problema sulla sua monoposto, girando comunque sul livello dei primi. Nonostante questa notevole prestazione, il Patron Teddy Meyer decise di non confermarlo, e il canadese si ritrovò a piedi. Incredibilmente però, accadde che, ottenuto matematicamente il titolo piloti, Niki Lauda divorziò dalla Ferrari, e, contro ogni previsione, Villeneuve approdò a Maranello, voluto proprio da Enzo Ferrari in persona. Tuttavia, le prime due gare (le ultime due della stagione) corse sotto l’egida del Cavallino sembrarono confermare le tante critiche mosse al Drake, con due ritiri in Canada e in Giappone, questo per un terribile incidente con Ronnie Peterson in cui due persone persero la vita. Dopo un inverno in cui piovevano da ogni parte richieste di un suo licenziamento, la stagione 1978 iniziò decisamente meglio, e il pilota nordamericano iniziò a macinare buoni risultati, che culminarono nella vittoria in casa a Montreal. Come sappiamo, il resto della carriera di Villeneuve fu positiva, e anche se la sua morte giunse prima che potesse conquistare un titolo iridato, è tutt’oggi ricordato con affetto come uno dei piloti più amati della storia del motorsport.

Michael Schumacher, 1991.

Michael Schumacher Story

Dopo che il belga Bertrand Gachot venne arrestato proprio in concomitanza della gara di casa, Eddie Jordan fu costretto a piazzare in fretta e furia sulla vettura numero 32 un semisconosciuto pilota tedesco che non aveva mai girato sul circuito di Spa, la pista più difficile del mondiale (anche se questo Jordan non lo sapeva). Tuttavia però, il nome di Schumacher venne subito appreso dagli addetti ai lavori dopo un’incredibile prestazione in qualifica, in cui fu in grado di posizionarsi sulla settima casella della griglia. Nonostante l’errore da principiante (quale effettivamente era) commesso in gara, quando ruppe la frizione dopo nemmeno un chilometro, più di una persona si rese conto di avere davanti un futuro asso, ma quello che più se ne rese conto fu Flavio Briatore, il capo della Benetton. Aiutato dal fatto che il contratto di Schumacher con il team irlandese fosse scritto non proprio in maniera precisa, il team manager italiano, dopo una complessa trattativa che terminò solo poche ore prima dell’inizio delle prove del GP d’Italia a Monza, due settimane dopo, riuscì a far approdare il futuro Kaiser nel team di Enstone. Già all’Autodromo Nazionale il tedesco dimostrò la bontà della scelta, ottenendo un buon quinto posto, e nelle quattro gare rimanenti arrivò altre due volte a punti, giocandosi anche la vittoria per buona parte del GP di Spagna. Il matrimonio con la Benetton fu senza dubbio positivo, con diciannove vittorie e due titoli tra il 1994 e il 1995, anno che vide anche il titolo costruttori arrivare per la prima volta alla corte di Briatore.

Sebastian Vettel, 2007.

Dopo circa un anno come terzo pilota per la Sauber-BMW, il giovane pilota di Heppenheim ebbe la possibilità di esordire nella categoria maggiore durante il GP degli Stati Uniti ad Indianapolis in sostituzione di Robert Kubica, in convalescenza dopo il terribile incidente di Montreal. Il tedesco impressionò fin da subito, concludendo la gara all’ottavo posto e divenendo il più giovane pilota di sempre a marcare punti (fino a quel momento). Tornato Kubica, la Red Bull, che possedeva il suo cartellino, decise di non farselo scappare, schierandolo in Ungheria al posto di Scott Speed in Toro Rosso. Nella seconda parte di stagione il giovane esordiente ottenne buone prestazioni, specie sotto la pioggia, condizione che gli permise di giocarsi il podio in Giappone (prima di un contatto con il futuro compagno Mark Webber che lo costrinse al ritiro) e di giungere splendidamente quarto in Cina, miglior risultato del team fino a quel momento. Confermato nella squadra faentina per il 2008, Seb fece un’ottima stagione, confermando un buon feeling nelle gare bagnate, in cui ottenne i migliori risultati, come un quinto posto a Monaco, un altro in Belgio, un sesto in Giappone, un quarto in Brasile e, soprattutto, la stupenda vittoria a Monza, condita dalla pole del sabato, in entrambi i casi un risultato rimasto ancora oggi unico per il team italiano.

Max Verstappen, 2016.

Chiudiamo questa carrellata proprio con quello che dalla prossima gara sarà il compagno di box di Albon. Dopo una buona stagione d’esordio in Toro Rosso, in cui ancora da minorenne divenne il pilota più giovane di sempre a marcare punti già dalla seconda gara in Malesia, il giovane olandese iniziò la stagione 2016 ancora nel team erede della Minardi, macinando buone prestazioni. Tuttavia, dopo il GP della Russia, in cui il padrone di casa Kvyat si rese protagonista di un incidente con Vettel, il pilota russo della Red Bull fu retrocesso proprio nella “sorella minore” a vantaggio del figlio di Jos, che debuttò quindi in un team di prima fascia nel GP di Spagna. GP di Spagna che, incredibilmente, lo vide già vincitore, divenendo il più giovane di sempre ad ottenere tale risultato. La stagione proseguì tra alti e bassi, e si può decisamente dire che il pilota orange sia diventato, nel corso di queste stagioni, uno dei piloti più interessanti sul palcoscenico motoristico mondiale. La sua avventura in Red Bull finora gli ha fruttato sette vittorie, nonché una serie di prestazioni d’alto livello che l’hanno reso, agli occhi di tutti, un probabile futuro campione del mondo. Non è detto, tuttavia, che possa essere proprio Albon a rubargli la scena, magari già da Spa. Solo il tempo saprà dircelo.





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Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999 (sono il più giovane e immaturo della squadra), sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1.