close




13 giorni di gara, 11 tappe completate, più di 8500 km percorsi tra la partenza da Asunciòn e l’arrivo a Buenos Aires. In mezzo tanti colpi di scena, tanti ritiri illustri, tante cadute, tante penalità, tanta pioggia, tanto sudore, tanti sacrifici e tanta fatica. La Dakar 2017, 39esima edizione del Rally Raid più famoso del mondo, pubblicizzata come “l’edizione più dura di sempre”, è stata all’altezza delle aspettative create alla vigilia. Come – o forse più – degli altri anni abbiamo apprezzato lo spirito di sacrificio di piloti e membri dei team, il loro non voler arrendersi mai, il loro voler correre contro tutto, contro tutti e a volte anche contro sé stessi. La Dakar 2017 è stata un inno al Motorsport. A quello vero, a quello puro, a quello che si vive anche quando non si corre. 

Ed è stato un inno che, come ogni anno, ha celebrato dei vincitori. Non è bastata neppure la quinta vittoria di questa edizione, a Sebastien Loeb, per raggiungere il suo primo successo nella Dakar. La tappa di ieri, l’ultima vera Speciale prima dei soli 64 km cronometrati di oggi, aveva già sancito il verdetto: 5’32” di distacco da Stephane Peterhansel, semplicemente, in meno di 70 km sono praticamente impossibili da recuperare. Perché è proprio lui, “Mister Dakar”, ad incidere ancora una volta il suo nome nell’albo d’oro della corsa: sono 13 ormai le vittorie del 51enne pilota francese, che ha trionfato 6 volte in moto e 7 in auto, vantando un palmarès ineguagliabile. Peterhansel trionfa dunque in 28:49’30”, con 5’13” di vantaggio su un Loeb in netto miglioramento rispetto allo scorso anno, ed il trionfo dell’armata Peugeot – rimasta orfana di Carlos Sainz dopo pochi giorni – si completa con il terzo posto di Cyril Despres, a bordo della terza 3008 DKR che si è piazzata a 33’28” dal tempo di “Mister Dakar”.

Dietro le tre Peugeot si piazzano poi le due Toyota Hilux superstiti, quella di Nani Roma (+1:16’43”) e di Giniel De Villiers (+1:49’48”). Dopo una prima parte di Dakar in cui sembravano poter reggere il ritmo delle 3008 DKR, le vetture nipponiche hanno visto pian piano aumentare il loro distacco dalle efficientissime auto francesi, contro le quali si è arreso molto prima del tempo Nasser Al-Attiyah, la punta di diamante del Team Gazoo, costretto al ritiro nelle primissime fasi della corsa. Sesta è invece la prima delle MINI, quella di Orlando Terranova (+1:52’31”), che precede la vettura gemella di Jakub Przygonski (+4:14’47”). Dietro di loro troviamo poi un ottimo Romain Dumas che, abbandonato il volante della Porsche 919 Hybrid, è salito a bordo di una vecchia Peugeot 2008 DKR portandola in ottava posizione assoluta, a 4:14’01” dal tempo di Peterhansel. A chiudere la Top Ten della classifica generale, infine, ci sono Conrad Rautenbach a bordo della sua Toyota Hilux (+4:40’13”) e Mohammed Abu-Issa con la sua MINI (+4:53’30”).

Chiude poi in 42esima posizione assoluta, tenendosi dietro parecchi piloti normodotati, l’eroico Gianluca Tassi, il 56enne pilota perugino disabile che, sul suo Ford Raptor T2, è riuscito a completare un’impresa che ha del sovrumano. Tassi ha infatti preceduto il suo compagno di team nella classifica generale, ed è giunto al traguardo con 40:08’05” di ritardo dal crono di Peterhansel, diventando così non solo il primo italiano disabile ad aver preso parte alla Dakar, ma anche il primo italiano disabile ad averla completata, per un’impresa che lo consegna di diritto alla Storia del Rally Raid più famoso del mondo. E l’appuntamento con la Storia della Dakar non lo manca neppure lei, non lo manca neppure la PanDAKAR. Verzeletti e Cabini portano infatti la piccola Panda al traguardo anche dell’ultima Speciale dell’edizione 2017, e lo fanno consegnando alla creazione del Team Orobica Raid uno straordinario 50esimo posto (+77:29’51”) in una delle gare più massacranti del pianeta, per un risultato che ripaga di anni di infruttuosi tentativi. Stavolta, i problemi tecnici che hanno anche quest’anno attanagliato la derivata di casa Fiat non hanno avuto la meglio: la PanDAKAR ce l’ha fatta, contro ogni aspettativa e, per la prima volta nella sua storia, raggiunge il traguardo della Dakar. Inutile dire che per questi due successi motoristici italiani, da noi supportati dall’inizio alla fine, non possiamo che essere estremamente contenti.

Ecco la Top Ten al termine della Dakar 2017: 

cattura7

Così come nelle auto, neppure nelle moto i 64 km dell’ultima Prova Speciale sono serviti per modificare qualcosa nella classifica generale, troppo “lunga” a seguito delle varie penalità che hanno falcidiato numerosi dei favoriti alla vittoria finale. A trionfare nell’ultima speciale della Dakar 2017 è il centauro della Yamaha Adrien Van Beveren, che ha ottenuto al termine dei 64 km cronometrati lo stesso identico tempo (30’29”) fatto segnare da Gerard Farres Guell, quest’ultimo su KTM. Un duello sul filo dei secondi che è stato però ininfluente in termini di classifica generale, che era apparsa già ampiamente “congelata” da ieri. Ad iscrivere il proprio nome sull’albo d’oro dei vincitori della Dakar, nelle due ruote, è dunque Sam Sunderland, in sella alla sua KTM ufficiale. Il rider britannico ha chiuso in 32:06’22” ed ha consegnato alla Casa austriaca il sedicesimo trionfo consecutivo nella storia della Dakar, a suggello di un dominio che ha pochi – se non pochissimi – precedenti nella Storia del Motorsport, e che è così riuscito a non far patire troppo la mancanza di Toby Price, caduto nel corso della prima settimana di gara.

Dietro Sunderland si è piazzata un’altra KTM ufficiale, quella di Matthias Walkner (+32’00”), che ha a sua volta preceduto l’altra KTM di Gerard Farres Guell (+35’40”). Primo degli “altri”, alla fine, è stato Adrien Van Beveren, che con la sua Yamaha ha chiuso in quarta piazza a 36’28” da Sunderland, riuscendo a tenersi dietro Joan Barreda Bort e la sua Honda (+43’08”), con lo spagnolo carico di rimpianti per una penalità di un’ora inflittagli nelle prime fasi di gara che ha indubbiamente rovinato la sua Dakar. Dietro Barreda c’è un’altra delle Honda penalizzate di un’ora, quella di Paulo Goncalves (+52’29”), che ha chiuso davanti alla Husqvarna di Alexandre Renet Pierre (+57’35”) ed all’altra Honda di Franco Caimi (+1:42’18”). A chiudere la Top Ten, infine, ci sono i due portoghesi Helder e Joaquim Rodrigues, giunti al traguardo rispettivamente con 2:03’06” e 2:19’37” di ritardo rispetto al tempo di Sunderland.

Ottimo 16° posto assoluto poi per Laia Sainz, la ragazza spagnola che in sella alla sua KTM ha accusato 3:01’54” di distacco dalla cima della classifica, con il primo portacolori italiano che è invece Simone Agazzi (+7:03’37”), che con la sua Honda ha chiuso in 36esima posizione assoluta. Rimane il rammarico per aver visto uscire già nel corso della prima settimana di gara sia Botturi che Cerutti, ma la Dakar, purtroppo o per fortuna, è anche questo…

Ecco la Top Ten al termine della Dakar 2017: 

cattura8

Ora gli uomini e i mezzi della Dakar stanno percorrendo gli ultimi 700 km di trasferimento che separano Rio Cuarto da Buenos Aires. Poi la sabbia si poserà e le pietre smetteranno di sobbalzare, ed il deserto sudamericano tornerà ad essere silenzioso in attesa di accogliere nuovamente, tra 12 mesi, quegli eroi con tuta e casco che, molto banalmente, il mondo chiama “piloti”. 





Tags : DakarDakar 2017day 13 dakar 2017sam sunderlandStephane Peterhansel
Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", addetto stampa di Tsunami RT nel Carrera Cup Italia, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam, sono partner di RedBull.com e accreditato F1. Ho fondato FuoriTraiettoria.com perché mi annoiavo a studiare giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.