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Nella giungla delle formule minori: perché ce ne sono così tante





Nella giungle delle formule minori: perché ce ne sono così tante

Nico Rosberg ha sfatato un mito. È riuscito a vincere sia il Campionato del Mondo di Formula 1, sia la coppa della serie propedeutica. Rosberg ha vinto la prima edizione della GP2 Series, quella del 2005. Nessun Campione europeo di Formula 2, e nessun Campione europeo di F3000 era riuscito in quell’impresa. Soltanto un pilota era riuscito a vincere sia la serie minore sia la serie maggiore. E quel campione si chiama Lewis Hamilton.

Ma non facciamoci tirare in inganno. Le serie minori non sono diventate più indicative e formative tutte in una volta. E teniamo presente che in passato i grandi talenti (come Schumacher, ad esempio) a volte saltavano il passaggio intermedio. Il problema di oggi, però è che le serie minori stanno diventando sempre più complicate. E in crisi. Anche perché è in corso una guerra furibonda.

Torniamo indietro di qualche anno. Diventato Presidente FIA, Jean Todt ha provato fin da subito a semplificare il percorso che porta i giovani piloti dal karting alla F1. Un percorso prima denso di ostacoli e di insidie, di ramificazioni che impedivano ai ragazzi di formare curriculum comparabili.

L’atroce guerra che Parigi ha dichiarato al resto d’Europa ha avuto un vincitore. Si chiama, appunto, Jean Todt. Nel giro di pochi anni sono morte le serie nazionali di F3: hanno capitolato i due campionati storici, quello italiano e quello inglese, e poi si è arreso quello tedesco. Unico superstite quello spagnolo, ribattezzato EuroFormula Open per sfuggire alle stringenti (e costose) regole sull’utilizzo del marchio F3.

Le F3 dell'EuroFIA

Altre vittime? L’AutoGP, il campionato gestito da Coloni che offriva il miglior rapporto qualità (cioè competitività dell’automobile) prezzo. Ma che era poco visibile. E che ha subito una morte lenta e dolorosa. Anche la Formula Renault 3.5 ha perso l’appoggio di Viry-Chatillon ed è regredita a Formula V8 3.5. Soprattutto perché, c’è da dirlo, i francesi sono tornati in F1 a tempo pieno.

Risultato? Il più prestigioso campionato d’Europa è proprio il Campionato europeo FIA di Formula 3, con il fratello minore EuroFormula Openpirata») che raccoglie i piloti meno zeppi di soldi. Ma a quale prezzo? Anzitutto, una lunga serie di piloti privi di sedile. E una lunga serie di macchine ormai in sovrappiù.

Per le macchine le serie nazionali hanno organizzato una serie di coppe-serbatoi dedicate ai piloti gentleman, o ai ragazzi che si sono «bloccati». Tipo l’F2 Italian Trophy. In cui corrono in tante classi diverse, pur di fare qualche gara.

I ragazzi invece sono stati convogliati in formule meno competitive, le Formula 4. Una rete capillare di campionati nazionali tesa a svezzare i più giovani talenti del karting per prepararli all’EuroF3 (ufficiale od open che sia). Un modo per tenere impegnati tanti ragazzi e per unificare tutte le normative che stavano proliferando a livello nazionale. Eh già. Le Federazioni nazionali avevano già previsto serie cadette alle rispettive F3. Ma creare un unico regolamento internazionale crea un mercato internazionale. Buone notizie per la Tatuus, la Dallara e le altre Case costruttrici. E per la comparazione dei curriculum dei giovani rampanti.

Le GP2 ad Abu Dhabi

Fatta piazza pulita dei campionati nazionali minori, Todt ha voluto fare il passo successivo. La commissione monoposto, prima presieduta da Gerhard Berger, è passata a Stefano Domenicali. Ed è scattata la guerra con le serie propedeutiche alla F1.

Il debutto di Max Verstappen ha portato alla nascita della Superlicenza F1 «a punti». Per entrare nella massima serie ci vogliono almeno due anni di militanza nelle serie minori, 18 anni e… 40 punti in tre anni. Punti che si assegnano sulla base delle classifiche finale dei diversi tornei. Che vengono pesati in modo diverso. E la lotta politica sta tutta in quel modo diverso.

La serie vertice del cursus honorum dei ragazzi è la Formula 2. Peccato che non esista ancora. Ma Todt ci tiene a neutralizzare la GP2 Series e a riportarla sotto l’egida della FIA. La vecchia Formula 2 morì per concorrenza di campionati diversi e decollo dei costi. Fu soppiantata dalla F3000 che morì per gli stessi motivi. Adesso però la FIA vuole riprendere in mano il controllo della situazione.

A fine 2015 la guerra sembrava vinta. La GP2 Series affrontava un periodo di grande crisi e sembrava sul punto di collassare. Parecchie squadre versavano in difficoltà economica e il campionato sembrava diventato obsoleto a confronto delle serie concorrenti e della stessa F1. Il vero problema è che molti dei recenti vincitori della coppa (Valsecchi dopo il 2012, Leimer dopo il 2013, e lo stesso Palmer subito dopo il 2014) non erano riusciti a fare il salto nella massima serie.

Così finalmente gli organizzatori della GP2 Series, anziché farsi buttare fuori dalla FIA, sotterrano l’ascia di guerra e si offrono di organizzare la F2. A dicembre 2015 il Consiglio mondiale degli sport motoristici dà mandato a Jean Todt di stipulare il contratto. Ma qualcosa va storto. E questo qualcosa risponde al nome di Bernie Ecclestone.

Il magnate della F1 è comproprietario (con Flavio Briatore) della GP2 Series. Bruno Michel è invece il comproprietario della GP3 Series, sorella minore della GP2 che sfrutta i riflettori dei weekend F1. Ecclestone pensa che far rientrare l’organizzazione GP2 sotto l’egida regolamentare FIA non sia un buon affare.

Una F3 del Team Mucke

Ci ha visto giusto. Renault Sport abbassa l’impegno nell’organizzare la WSR e trasforma la Formula Renault 3.5 in Formula 3.5 V8. Risultato: nuovo fiato per la GP2. Che adesso si avvia tranquilla verso il 2017 (Hilmer Motorsport rientrerà dopo un anno sabbatico, tra l’altro). Di fatto, rimane la strada maestra per il Circus.

Ce la farà per sempre a sfuggire all’abbraccio mortale di Jean Todt? Non è detto. Vero che «il Pinguino» ha sempre detto di non volarsi ricandidare per un terzo mandato da Presidente FIA. Ma mai dire mai. E il francese è molto tenace.

Il suo progetto è portare Formula 4, Formula 3, Formula 2 e Formula 1 a correre nello stesso weekend di gara. Un po’ come avviene nel Motomondiale. Con una differenza sostanziale: il weekend di gara è già stracolmo e le serie che lo compongono non riescono a reggere il ritmo (tanto serrato quanto costoso) della categoria regina.

Rottamare la GP2 Series per trasformarla in Formula 2, poi, avrebbe pure un senso. Ma come soppiantare la GP3? Un interrogativo non da poco: o sposti tutto il Campionato europeo nei weekend di F1 oppure ne crei uno nuovo che gli faccia concorrenza. Con tutti i rischi economici che ne conseguono (specie se non uccidi anche la Formula V8, per ridurre l’offerta di sedili e costringere i ragazzi a correre in uno dei due campionati – il che è difficile, grazie al recente accordo col WEC). E se sposti l’EuroF3 nei weekend F1, allora rischi che il prezzo salga. E nascano altri Campionati F3 low-cost. A meno che la FIA non sappia governare il fenomeno creando un clone dell’EuroFormula Open (che magari serva le regioni della Mitteleuropa) il rischio del punto-a-capo è altino. E facciamo i conti senza l’oste. Ovvero la GP3 stessa: un campionato sempre più in ascesa grazie alla sua visibilità e alla sua diretta connessione con la GP2. Riuscirà il Pinguino nel suo nobile intento?





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Marco Di Geronimo

The author Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo di IndyCar e Formula E. Collaboro anche per Talenti Lucani-Passaggio a Sud (www.talentilucani.it). Ho scritto pure per Onda Lucana e per Leukòs.