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E’ stata la mia maglietta bianca con su stampato il vistoso logo di “Andare a pesca con un’Audi R18” a far nascere il tutto. Ero infatti nell’hospitality di Lamborghini Squadra Corse, durante il round monzese del Lamborghini Super Trofeo e del Blancpain Endurance Series, quando un ragazzo con diversi anni meno di me ed altrettanti cm di altezza in più mi si è avvicinato tendendomi la mano con un gran sorriso stampato sul viso.

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“Tu sei Stefano? Io sono Jonathan Cecotto, seguo la pagina e il gruppo!”. E diciamo che Jonatahan non si limita a fare solo questo, nella vita. Il giovanissimo pilota venezuelano (classe ’99) è infatti – assieme al suo compagno di team, Vito Postiglione – attuale leader della classifica del Lamborghini Super Trofeo Europa, serie affrontata a bordo della Huracàn Super Trofeo #23 di Imperiale Racing. Potevo quindi lasciarmi sfuggire l’occasione di intervistare un pilota veloce, giovane, simpatico e per di più “Pescatore”? Nemmeno per sogno. E quindi, nei giorni scorsi, abbiamo raggiunto Jonathan via mail per farci raccontare un po’ di cose…

FUORI TRAIETTORIA: Ciao Jonathan! Allora, partiamo da una sorta di presentazione: attualmente sei leader della classifica europea del Lamborghini SuperTrofeo, ma nel tuo passato non ci sono solamente ruote coperte. Qual è stato il percorso che ti ha portato lì dove sei ora?

JONATHAN CECOTTO: Ciao a tutti! Beh, la mia carriera è iniziata molto presto: sul primo kart, un 50 cc, ci sono salito quando avevo appena 4 anni! E’ stato però nel 2006, dopo averci preso un po’ la mano, che ho iniziato a fare le mie prime gare a bordo di kart da 60 cc. Una costante della mia carriera è stato il passaggio alla categoria superiore non appena ne avessi la possibilità, e questo mi ha portato ad essere sempre tra i più piccoli (se non addirittura il più piccolo delle varie serie, come mi è capitato ad esempio in 100 cc ed in 125 cc). Non appena ho avuto l’età per correre in monoposto ho iniziato a correre nel Campionato tedesco di Formula 4, con l’obiettivo nel 2016 di spostarmi in Formula 3 e proseguire quindi la mia carriera a ruote scoperte, puntando – come tanti altri ragazzi – alla F1 come meta finale. Per diversi motivi però, tra cui anche la mancanza di sponsor, ho deciso di “trasferirmi” nel mondo del Turismo. Quindi nel 2016 ho corso nel Campionato Italiano con la Porsche Cayman GT4 e poi, quest’anno, sono approdato nel Lamborghini SuperTrofeo.

FT: Tu sei un classe ’99, un giovanissimo insomma. Il fatto di essere un pilota, spesso impegnato in lunghe trasferte anche a parecchi km da casa, come influisce su aspetti della vita tipici dei ragazzi della tua età? Che so, scuola, amici…

JC: Inizio con il dire un’ovvietà: il motorsport non è uno sport che molti ragazzi praticano, diciamo che non è proprio comune. Quindi, per fare un esempio, i miei amici magari il pomeriggio andavano agli allenamenti di calcio, basket o tennis, mentre io non potevo fare lo stesso perché era impossibile raggiungere in una giornata un qualche circuito, mettere assieme qualche giro e provare. Poi i miei amici avevano ritmi diversi: facevano tardi la sera, andavano a feste…per me invece è sempre stata questione di andare a letto presto e di svegliarsi presto. Quindi non credo proprio di avere una vita “tipica” per un ragazzo della mia età. Però non ho alcun tipo di rimpianto, resto sempre concentrato sul mio lavoro. E’ la mia passione! La scuola invece l’ho finita quest’anno, quindi diciamo che l’incombenza è scomparsa proprio nel momento in cui mi trovo a dover affrontare le trasferte più lunghe.

FT: Corri in una serie dove non si gareggia da soli, ma in coppia con un compagno di equipaggio. Com’è dividere l’abitacolo con un altro pilota? E come ci si sente quando si aspetta il proprio turno per salire in auto? 

JC: Ho iniziato nel 2016 a gareggiare in coppia, e ti dico che bisogna abituarsi. Ovviamente quando si vince si vorrebbe aver vinto da soli, ma quando sbagli l’errore ha una gravità doppia perché ti rendi conto di aver rovinato anche la gara del tuo compagno di squadra. Prima di salire in macchina sono piuttosto tranquillo, soprattutto quest’anno che ho un ottimo compagno, Vito Postiglione. Generalmente prima di salire in auto mi informo sul nostro ritmo, sulla nostra posizione in gara, calcolo mentalmente quanto vantaggio o svantaggio abbuiamo dagli avversari. Poi l’ansia arriva tutta di colpo quando sei in Pit Lane ad aspettare il tuo compagno: sei completamente vestito, con il casco e la visiera calati, e lo vedi arrivare dal fondo. Lo vedi avvicinarsi, ma quei momenti in cui è costretto ad inserire il Pit Limiter sembrano non passare mai. Poi, una volta salito in auto, arriva la parte veramente difficile: quando sei tu infatti a partire dai Box devi dare da subito il 100%. Non esiste il giro di riscaldamento, sei in gara! Magari esci dai box e ti ritrovi l’avversario proprio dietro o subito davanti, e 3 minuti prima eri a guardare la gara dal muretto box. E’ una sensazione particolare. 

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FT: Raccontaci qualcosa sulle differenze che si notano quando si passa da un’auto a ruote scoperte ad una a ruote coperte. Com’è cambiato il tuo stile di guida?

JC: Nel 2015, l’anno in cui ho finito di correre in F4, avevo iniziato a fare qualche test con una monoposto di F3, che ho trovato subito molto più performante per via della maggiore aerodinamica. Il grip che offre quell’auto in curva alle alte velocità è incredibile, quasi inimmaginabile. Però a fine 2015 ho anche fatto un test con un’auto del Porsche Carrera Cup, e da quel momento mi sono spostato sulle macchine GT. Mi era bastato il primo test per “prenderci la mano”, anche se bisogna dire che le differenze sono enormi, al punto da farti avere tutto un altro stile di guida. Con le auto GT puoi letteralmente volare sopra quasi tutti i cordoli, un qualcosa che non puoi assolutamente con auto a ruote scoperte, e quindi puoi avere una guida un po’ più aggressiva. Non hai però il carico aerodinamico elevato tipico di una monoposto, e quindi la percorrenza di curva ed il punto di staccata sono parecchio diversi. Di conseguenza, anche il modo di correre in gara è diverso: con le vetture Formula si fa fatica a stare molto tempo in scia per via della perdita del carico aerodinamico, con le GT invece questo problema non c’è. O comunque si avverte molto meno. 

FT: Dal punto di vista agonistico invece, tu che parte di gara preferisci affrontare? La prima o la seconda ? E perché?

JC: Se devo essere sincero una parte preferita della gara non ce l’ho. Le due sezioni di gara sono parecchio diverse l’una dall’altro: nella prima hai la partenza, che è un momento molto critico, molto difficile e molto rischioso. Si parte con gomme nuove, quindi hai la macchina che offre molto grip e che va veramente forte. Giri, giri e poi arriva il momento del cambio pilota, con l’ingresso in Pit Lane che spesso viene sottovalutato ma che non è proprio semplicissimo. Si cerca di entrare il più forte possibile per perdere meno tempo, ma bisogna stare attenti a non superare neppure in ingresso i 50 km/h di velocità imposti come limite dal regolamento. In più, durante la sosta devi anche avviare il timer che dà inizio al countdown per la sosta, visto che si deve rispettare un tempo minimo durante il cambio pilota. Nella seconda parte invece non è facile tirare da subito: non conosci le condizioni della pista, se è variato per qualche motivo il bilanciamento della macchina…In più c’è da considerare che la seconda parte è quella che ti porta alla fine, e questo aggiunge sempre un po’ di pressione perché le gare si vincono passando sotto la bandiera a scacchi! Io ho fatto la seconda parte della gara mentre eravamo in testa a Silverstone ed al Paul Ricard, gare in cui abbiamo vinto, e gli ultimi giri sono stati i più difficili. Le gomme iniziavano a calare, i tempi si alzavano e i doppiati sembravano moltiplicarsi!

FT: Quando ci siamo incontrati, a Monza, ho visto da vicino il mondo del SuperTrofeo e del Blancpain. C’è qualche aspetto – sportivo, della comunicazione… – che miglioreresti nel mondo del Turismo?

JC: La cosa che attualmente mi piace di più del mondo GT è la presenza di tante Case automobilistiche. Lamborghini, Audi, Ferrari, BMW, Porsche…: un qualcosa che nel mondo delle monoposto non si vede spesso, fatta eccezione per la Formula E dei tempi recenti. Questa varietà di marchi comporta tanto lavoro: un pilota può non solo correre in pista, ma per esempio fare anche da istruttore, da ambasciatore del brand…Rimanendo nell’ambito delle gare poi secondo me è bello vedere tante macchine diverse in pista nello stesso momento, anche se questo comporta la presenza del vero elemento negativo del mondo GT: il BOP. E’ una misura necessaria per via delle grandi differenze tra le vetture, ma non si riesce mai a controllarlo del tutto. Per esempio, a volte è meglio non tirare troppo in qualifica perché altrimenti vieni penalizzato in gara. Oppure vinci una gara con ampio margine e nell’appuntamento successivo sei penalizzato. Purtroppo questo aspetto porta con sé anche un po’ di “politica”, ma d’altronde credo sia inevitabile: fa parte del gioco!

FT: Parlando invece del tuo futuro, a partire da quest’anno sei stato inserito nel Lamborghini Youngster Program. Oltre a continuare nel SuperTrofeo, punti al Blancpain nei prossimi anni? O magari stai pensando anche ad altre categorie?

JC: Io mi trovo benissimo dove sono ora. Faccio parte di un gruppo di giovani veloci con cui poter crescere e migliorarmi, e sono circondato da persone molto in gamba di Lamborghini che possono insegnarmi molto. Credo di potermi sviluppare ancora parecchio come pilota lì dentro. I programmi dei prossimi anni ancora non li so, però dico senza problemi che vorrei continuare a far parte della famiglia Lamborghini.

FT: Cosa che ti auguriamo anche noi Jonathan! Avanti con il resto della stagione allora, e grazie mille per la disponibilità!

JC: Grazie a voi! E un saluto ai fan della pagina!

Gentilissimo Jonathan, gentilissimo. E chissà che non ci si risenta molto presto…

Si ringraziano i ragazzi di ASPhotography per le foto scattate durante il round di Monza del Lamborghini SuperTrofeo.





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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", addetto stampa di Tsunami RT nel Carrera Cup Italia, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam, sono partner di RedBull.com e accreditato F1. Ho fondato FuoriTraiettoria.com perché mi annoiavo a studiare giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.