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59 punti. E’ questo il divario che, dopo un trittico asiatico da incubo per la Scuderia Ferrari, separa Lewis Hamilton da Sebastian Vettel nella classifica piloti. Il pilota inglese si è preso un’altra vittoria sull’asfalto di Suzuka, ma è stato lui il migliore in pista? O qualcuno è riuscito ad impressionare di più?

© Steve Etherington
© Steve Etherington

LEWIS HAMILTON – 9. Avrei voluto dargli un 10 pieno, perché pur correndo senza il proprio diretto rivale e su una pista che esalta le caratteristiche della sua W08 Hybrid non sbaglia assolutamente nulla, ma l’immagine del sacrificio sportivo di Bottas, costretto dalla squadra a fungergli da schermo sacrificando la propria corsa, secondo me dà quel “quid” in meno alla prestazione dell’inglese. Sia chiaro, non sto criticando l’ordine di scuderia: sto solo dicendo che forse, senza quella protezione, Verstappen avrebbe potuto mettergli più pressione in una fase molto delicata della corsa. Comunque, complice anche una Mercedes non perfettamente a proprio agio con le più alte temperature dell’asfalto, non domina come spesso gli abbiamo visto fare. Ma con in tasca ben 59 punti di vantaggio su Vettel sono sicuro che ad Hamilton gliene freghi molto poco, di non aver dominato.

MAX VERSTAPPEN – 10. E’ come se dal GP di Singapore fosse scattato qualcosa nella sua mente che lo ha reso la copia scintillante del pilota visto nella prima parte della stagione. Si qualifica dietro Ricciardo, ma si sbarazza dell’australiano – che in questo momento è uno dei piloti più in forma del Circus – nei primi 150 m di gara potendosi così lanciare in un inseguimento ad Hamilton che per poco, con le SuperSoft, non si concretizza nella seconda vittoria stagionale. Veloce, deciso, costante: quando corre così, è uno dei piloti migliori del mondo. Spero se ne renda conto anche lui.

DANIEL RICCIARDO – 7. Parte davanti a Verstappen e dal lato pulito della pista, eppure la prima RedBull che transita in Curva 1 è quella del compagno di squadra. Lasciato dal #33 anche in balia di Ocon, subisce il sorpasso della VJM10 riuscendo a restituire il favore al francese quando ormai il trenino dei primi è già troppo lontano. A quel punto si limita a tenere il proprio ritmo, riuscendo a non subire attacchi nel finale dal rientrante Bottas. Conquista il 9° podio stagionale, ma per la seconda volta consecutiva Verstappen gli è davanti.

VALTTERI BOTTAS – 7. La sostituzione improvvisa del cambio lo spedisce indietro sullo schieramento di partenza nonostante il suo 2° crono, ma il finlandese, pur non avendo il passo di Hamilton, imbastisce una buona rimonta che lo avrebbe portato dritto sul podio se non ci fosse stato da fare altro. I giri percorsi proteggendo Hamilton rovinano infatti la sua strategia, ed il tempo perso lì è tutto nel distacco minimo accusato da Ricciardo sotto la bandiera a scacchi. In Giappone ha corso bene, ma ormai è clamorosamente – e solamente – un numero 2.

KIMI RAIKKONEN – 5,5. Voto forse severo, ma l’errore nelle FP3 con cui sostanzialmente rovina il proprio weekend lo commette, oltre a lui, solamente una Sauber. Costretto a scendere in pista per le qualifiche con una SF70-H rammendata e munita di una penalità di 5 posizioni sulla griglia di partenza per via della sostituzione del cambio, Iceman si trova costretto a scattare da troppo indietro per sperare di non rimanere imbottigliato nel traffico dei primi giri, e per di più un fallito tentativo di sorpasso ai danni di Hulkenberg gli fa perdere ulteriori posizioni. Rimonta bene, ma la sua Ferrari al venerdì girava quasi 2″ a giro più veloce rispetto alle auto che lo precedevano al termine del primo giro. E questo ridimensiona non poco l’entità della sua rimonta.

ESTEBAN OCON – 8. Altra gara ottima del giovane francese. Scatta benissimo, insinuandosi addirittura in 3^ posizione nelle prime fasi della corsa, ed è intelligente nel preoccuparsi di mantenere il proprio ritmo invece di dare battaglia alle ben più veloci RedBull e Mercedes. Finisce davanti a Perez, ma come nel caso di Hamilton assegno un voto in meno perché la rimonta del messicano, più veloce nella fase finale della corsa, è stata frenata da ordini di scuderia.

SERGIO PEREZ – 7. Anche “Checo” se l’è cavata piuttosto bene tra i cordoli nipponici. Non ha stressato eccessivamente le gomme, è stato veloce e costante come suo solito ma, soprattutto, ha accettato senza lamentarsi gli ordini di scuderia che gli imponevano di non attaccare Ocon nonostante, in quella fase della corsa, l’#11 fosse più veloce del #31. Ma sono altri importantissimi punti portati a casa, e non può che esserne contento.

KEVIN MAGNUSSEN – 8. Quella sua guida aggressiva che i suoi colleghi tanto bistrattano è stata stavolta la sua più grande alleata, nella rimonta che lo ha portata dalla 13^ posizione di partenza ad uno splendido 8° posto. Il danese ha corso benissimo a Suzuka, con una Haas che è sembrata rinascere con le temperature dell’asfalto più alte, ed il sorpasso su Massa in Curva 1 è senza dubbio il migliore della gara. In più, finisce davanti a Grosjean sia in qualifica che in gara. E senza distruggere monoposto.

ROMAIN GROSJEAN – 6,5. Meriterebbe solamente mezzo voto in meno rispetto a Magnussen – in fondo gli parte dietro e gli arriva dietro al termine di una gara concreta -, ma l’errore nelle qualifiche gli va fatto pesare. Non tanto in termini di guida, perché capita a tutti di sbagliare, ma per via dell’atteggiamento che ha nei confronti della squadra. Non è possibile, Romain, che sia sempre colpa della macchina per tutto quello che ti succede. Forse, a volte, la causa sei anche – o solo – tu.

FELIPE MASSA – 5,5. Parte 8° ed arriva 10°, al termine di una gara discreta nella quale lamenta però continuamente problemi di consumo delle gomme che rallentano il ritmo della sua FW40. Entrambe le Haas, che partivano ben dietro, gli finiscono davanti, con quella di Magnussen che lo “infilza” senza pietà in Curva 1. Nel dopo gara dice di essere soddisfatto dal weekend visto che comunque si sono guadagnati punti sia su Toro Rosso che su Renault, ma sembra proprio un disperato tentativo di vedere il bicchiere mezzo pieno.

FERNANDO ALONSO – 6,5. Considerando che è partito dai cancelli d’ingresso del circuito per via delle innumerevoli posizioni di penalità da scontare in griglia, l’essere arrivato a ridosso dei punti con una MCL32 che pur non rompendo è sempre meno potente delle altre è sintomo di una buona gara, anche perché Vandoorne, che gli partiva ben davanti, gli è finito alle spalle. Meriterebbe forse un voto più alto, ma per la seconda volta consecutiva causa problemi durante le fasi di doppiaggio: i Commissari lo sanzionano con una reprimenda e due punti in meno sulla “patente” per aver ostacolato Hamilton, ma non è che si sia prodigato più di tanto per far passare anche Verstappen…

JOLYON PALMER – 5,5. Nell’ultima apparizione al volante della R.S. 17 il britannico porta a casa una gara da onesto mestierante, recuperando due posizioni rispetto alla sua piazzola di partenza per via dei ritiri altrui. Non commette errori, non crea problemi durante i doppiaggi, ma non esalta neppure per la velocità mostrata, uscendo ancora una volta sconfitto dal confronto con Hulkenberg. Difficile dire che la sua assenza si avvertirà in maniera insopportabile.

PIERRE GASLY – 4,5. E’ vero, la sua STR12 in Giappone non era proprio una forza della natura, ma gli 8 decimi presi nel confronto diretto con Sainz nel Q1 non possono non influire in qualche modo sul suo voto finale. In gara, dopo un errore nel corso del primo giro che gli costa qualche posizione di troppo, non riesce a risalire la china e rimane imbottigliato nel gruppone, accontentandosi di una poco esaltante 13^ posizione finale. Finora non sta esaltando, ma ha ancora tanto tempo per crescere.

STOFFEL VANDOORNE – 5. Parte 10° e termina 14°, 3 posizioni più indietro rispetto al compagno di squadra che partiva ultimo: una cartina al tornasole fin troppo evidente della sua prestazione. Recrimina per un contatto in Curva 1 al 1° giro con Kimi Raikkonen, che gli avrebbe fatto perdere tante posizioni, ma la sua rimonta è comunque tutt’altro che incontenibile. Peccato, perché vista la gara di Alonso una partenza dalla 10^ piazzola avrebbe potuto far portare a casa qualche punticino.

PASCAL WEHRLEIN – 5,5. Unico pilota con due giri di ritardo dal leader, chiude 15° solo perché sono in 5 a ritirarsi. La zona punti da diverse gare non è altro che un miraggio, ed il tedesco vaga lungo il circuito stanto ben attento a spostarsi quando gli vengono esposte le bandiere blu. Certo, magari gli si chiederebbe di finire davanti al bistrattato Ericsson. E in qualifica, in Giappone, questo a Wehrlein non riesce.

LANCE STROLL – 6. In qualifica una Force India prima e una bandiera rossa poi lo relegano in 18^ posizione, dalla quale si era tirato fuori benissimo con una partenza fulminea che lo aveva proiettato addirittura in 11^ piazza. Poi un contatto con Magnussen lo ha costretto ad una prima sosta molto anticipata, e mentre cercava di recuperare tempo e posizioni una strana foratura dell’anteriore destra lo costringe al ritiro. Però non combina disastri ed appare sensibilmente più veloce rispetto a quanto visto ad inizio stagione. Sta migliorando davvero, e lo si nota anche in questi weekend non troppo positivi.

NICO HULKENBERG – 7,5. La R.S. 17 a Suzuka non era un fulmine di guerra, ma il #27 in qualifica e soprattutto in gara stava riuscendo a metterci una pezza. Allungando al massimo il primo stint con le Soft si era ritrovato, dopo la sosta, in lotta per l’8^ posizione: era pronto a dare battaglia, munito com’era di SuperSoft freschissime, ma una componente metallica del suo DRS ha deciso di cedere proprio nel momento sbagliato, rendendo l’ala mobile inutilizzabile e costringendo il tedesco al ritiro. E costringendomi, ancora una volta, a dire “Peccato”.

MARCUS ERICSSON – 4. Finisce davanti a Wehrlein in qualifica, ma l’errore in gara è marchiano. Troppo per permettermi di assegnargli un voto più alto.

SEBASTIAN VETTEL – S.V. Considerando che le W08 Hybrid a Suzuka erano nel loro habitat naturale, il 3° tempo in qualifica è il massimo che il tedesco potesse fare. Con il senno di poi, faceva benissimo a confidare nel maggior degrado delle gomme causato dalle temperature più elevate, ma le sue speranze di vittoria nipponica e di rimonta iridata si spengono, assieme alla sua candela, poco prima della partenza, quando si rende subito conto di guidare una Ferrari che va a 5 cilindri. E ora, più che guardare alla vetta della classifica, c’è da guardarsi le spalle dall’arrivo di Bottas.

CARLOS SAINZ – 3. Forse preso dall’ansia di strafare nel suo ultimo weekend a bordo della Toro Rosso, il giovane spagnolo commette errori gravi nel corso del weekend. Nelle FP distrugge la macchina contro le barriere, poi in gara finisce nella via di fuga in totale autonomia in balia probabilmente di un eccesso di foga. Si ritira dopo appena un giro, e non bisogna essere degli indovini per immaginare che la sua gara di commiato dal team di Faenza non è andata esattamente come avrebbe sperato.

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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", ho creato FuoriTraiettoria per dirvi la mia sul mondo dei motori in totale indipendenza. Addetto Stampa per la Force India nel GP di Monza 2015 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam ed Addetto Stampa per Honda HRC nel GP di Misano 2016 e nel GP del Mugello 2017.