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Verrebbe da definirla una vittoria di spessore, quella di Lewis Hamilton in quel del Montmelò. Per la prestazione messa in mostra dal #44, è ovvio, ma anche per quel battistrada assottigliato da Pirelli che manda in confusione metà schieramento della F1, ristabilendo gerarchie e generando qualche dubbio di troppo. Se quindi Hamilton è stato bravissimo nel gestire in maniera perfetta la situazione, chi sarà stato a fallire in terra catalana?

© Scuderia Ferrari Press
© Scuderia Ferrari Press

LEWIS HAMILTON – 10. Un dominio totale, come non gli si vedeva fare dalla scorsa stagione. Lascia a Bottas solamente le FP1, dopodiché si accende e non ce n’è più per nessuno. Ritrova una W09 più stabile e torna il cannibale che i suoi avversari, loro malgrado, hanno imparato a conoscere: parte bene, impone un ritmo forsennato e vince in scioltezza. La vera cartina al tornasole dello stato di forma suo e della Mercedes sarà il ritorno alle “vecchie” Pirelli: solo allora potremo dire che sia davvero tornato il duo che ha monopolizzato 3 delle ultime 4 stagioni di F1.

VALTTERI BOTTAS – 7. Di poco dietro ad Hamilton in qualifica, beffato in partenza e tenuto a bada da Vettel in gara. Si conferma in netta crescita, ma non ne aveva per stare con il #44 e, nonostante una macchina più performante sull’asfalto del Montmelò, neppure per superare in pista la Ferrari del tedesco. Il podio era suo di diritto, la seconda posizione gli capita tra le mani dopo una strana strategia della Ferrari: lui ringrazia e incamera dei punti pesanti che dopo l’amaro epilogo di Baku fanno morale.

MAX VERSTAPPEN – 7,5. Contro la posteriore sinistra di Lance Stroll stava per combinare l’ennesimo disastro del suo finora difficile 2018, ma il destino stavolta lo grazia e invece dei punti decide di fargli perdere solamente una bandella dell’ala anteriore. Davanti a Ricciardo per tutto il weekend, gestisce bene le Soft nel primo stint e mantiene un buon ritmo con le Medium ed una RB14 un po’ acciaccata, terminando a podio dopo il pit di Vettel. Finalmente una prestazione dignitosa.

SEBASTIAN VETTEL – 8. Soffre quei 0,4 mm in meno sulle sue Pirelli in maniera indicibile, ed il fatto che decida di qualificarsi con le gialle in un mondo ormai abituato a Q3 popolati di rosso e fucsia la dice lunga di come si trovi con le nuove gomme. Cerca di metter pezze dove può e come può, ma Loria è in Spagna è bizzosa e le Frecce sono acuminate. Vede sfumare il suo secondo post per un pit aggiuntivo che lui giustifica ma che qualche dubbio sulla sua sensatezza lo lascia, e chiude 4° ai piedi del podio un weekend difficile. Meno male che a Monaco si tornerà ai vecchi spessori, va là.

DANIEL RICCIARDO – 4. Tremendamente sottotono, ed il 5° posto finale non aiuta a risollevare il voto. Dietro a Verstappen in qualifica, un errore in Curva 9 che lo allontana dal gruppetto dei primi non fa che accentuare il fatto che non abbia ritmo sull’asfalto del Montmelò. L’australiano è parso però assente mentalmente: come spiegare altrimenti il grottesco testacoda in uscita di Curva 10 sotto regime di VSC? Forse con il fatto che a Monaco si è soliti definire a parole gli accordi che verranno formalizzati a settembre, chissà…

KEVIN MAGNUSSEN – 7,5. Primo degli “altri”, porta a casa un 6° posto e punti importanti mentre il suo compagno di team – che aveva peraltro battuto anche in qualifica – è impegnato in un altro Demolition Derby dei suoi. Corre bene e non fa sbavature, ma deve smetterla di esibirsi in manovra senza senso come la chiusura in pieno rettilineo su Leclerc nel corso delle FP1: a fare danni per la Haas ci pensa già Grosjean, lui può astenersi senza temere sensi di colpa.

CARLOS SAINZ – 7,5. Approfitta del secondo weekend nero consecutivo di Hulkenberg e si esibisce in un’altra buona prestazione. Corre bene, si tiene lontano dai guai e guadagna due posizioni rispetto alla casella di partenza. Non sarà inarrestabile e non lotterà per la vittoria, ma una gara da onesto mestierante la si dovrà pur premiare, per diana.

FERNANDO ALONSO – 7. In partenza l’errore di Sainz porta a spasso per la via di fuga anche lui, ed il #14 un po’ di terreno lo perde. Quella però è la sua unica sbavatura: prima svernicia Ocon all’esterno di Curva 3 con una manovra che sa tanto di GP del 2013, poi riesce a far durare le infingarde SuperSoft per gli stessi giri delle Soft ed infine uccella l’innocente Leclerc alla ripartenza dopo la VSC. Peccato che Sainz gli parta alle spalle e gli finisca davanti, altrimenti il suo voto sarebbe stato identico a quello del connazionale.

SERGIO PEREZ – 6,5. Sulla VJM11 arrivano gli aggiornamenti, ma nessun bargeboard riesce ad allontanare dalla Force India l’impressione di essere scivolata un po’ più indietro nello schieramento rispetto al recente passato. Delle qualifiche difficili costringono il messicano ad una gara in rimonta – e con due soste – che lo porta in una 9^ posizione che ben poco ha da spartire con la prestazione ed il podio di Baku, considerando anche il fatto che Ocon probabilmente gli sarebbe finito davanti.

CHARLES LECLERC – 9. Veloce, corretto, concreto: ce ne fossero di piloti giovani come lui. Accede in Q2 rifilando 8 decimi ad Ericsson, si tiene alla larga dai deliri altrui e si difende bene su Alonso finché la maggiore esperienza dell’asturiano non l’ha vinta sulla sua PU Ferrari, che bene gli stava consentendo di reggere l’urto del #14 fino a quel momento. Conquista un altro punticino iridato, e soprattutto sta già facendo venir voglia di vederlo su una monoposto più veloce dell’Alfa Romeo Sauber.

LANCE STROLL – 6. Per l’impegno, suvvia. Con un’undicesima posizione che lo proietta quasi nei punti per poco non gli riesce l’impresa di raddrizzare un weekend nato storto con delle FP disastrose e le dichiarazioni di Kubica a corollario e proseguito capovolto dopo il crash nel Q1. E’ vero, davanti a lui si ritirano in 6, ma poteva fare molto di peggio con quello che ha tra le mani (qualsiasi riferimento a Sergey Sirotkin è puramente voluto).

BRENDON HARTLEY – 5,5. Una gara corsa nelle retrovie, senza infamia e senza lode. Nelle FP3 ha il merito davvero poco invidiabile di demolire una monoposto di Formula 1 come poche volte abbiamo visto fare, ed il poco feeling con il Montmelò svanisce forse in quell’attimo. Si tiene dietro una Sauber ed una Williams, ma è davvero troppo poco per essere soddisfatti.

MARCUS ERICSSON – 6. Il distacco che gli rifila Leclerc in qualifica è di quelli monumentali, ma in gara lo svedese bisogna ammettere che se l’è cavata piuttosto bene. Pecora nera della griglia vista la sua partenza sulle bianche, allunga a dismisura il primo stint cercando di resistere con una bella difesa – vero Sainz? – a chi aveva già effettuato il primo pit. Con le Soft però soffre tantissimo, e a quel punto deve accontentarsi di un ruolo da comprimario.

SERGEY SIROTKIN – 4,5. Mezzo voto in più di Ricciardo solamente perché a lui il testacoda in regime di VSC non riesce del tutto. Ma il fatto che sia quello l’unico momento in cui viene considerato dalle telecamere lascia ben intendere quanto poco esaltante sia stata la sua prestazione spagnola.

STOFFEL VANDOORNE – 5. In questo inizio di 2018 non ci sta capendo nulla. Anche in Spagna si prende oltre 6 decimi da Alonso in qualifica, non riesce ad incidere in gara mentre il #14 un modo per metterci una pezza lo trova sempre e, come ciliegina sulla torta, la sua McLaren lo lascia a piedi anzitempo non permettendogli neppure di sperare nei punti. Cosa gli sta succedendo?

ESTEBAN OCON – 6,5. Stesso voto di Perez perché gli era davanti sia in qualifica che in gara, con la PU Mercedes che decide di salutarlo anzitempo togliendogli la gioia dei punti. Cavalleresco nel lasciare tutto lo spazio possibile a Nando nel sorpasso all’esterno in Curva 3, era riuscito a far funzionare la VJM11 in maniera migliore di quanto non fosse riuscito a fare Perez. Peccato, perché qualche punticino non sarebbe stato un qualcosa da buttare via.

KIMI RAIKKONEN – 6. Sentirsi dire “Stop the car” una volta è sintomo di un weekend difficile, sentirselo dire per due volte a distanza di due giorni è riprova di un weekend del ciufolo. E’ dietro a Vettel sia in qualifica che in gara, e pur non commettendo errori marchiani in nessuna delle due circostanza non dà mai l’impressione di poter reggere il passo del compagno di squadra e di Bottas. Anche lui lamenta un comportamento anomalo della SF71-H, ma il compagno di squadra con la stessa macchina ha fatto meglio: giustificato a metà.

ROMAIN GROSJEAN – 2. Credevo che con Baku gli avessimo visto raschiare il fondo del barile, ma mi sbagliavo di grosso: la manovra di cui si rende infelice protagonista, stavolta, non solo è assurda ma è anche pericolosa. E dire che in Australia sembrava avviato verso la stagione della maturità definitiva. Certo. Come no.

PIERRE GASLY – S.V. Pronti, partenza, Grosjean. La sua gara, come quella di Hulkenberg, dura 3 Curve prima di infrangersi contro il fumo ed il carbonio della Haas #8. C’è da dire comunque che non era scattato benissimo al via, dato che il #27 – partitogli ben dietro – incappa nella VF-18 prima di lui.

NICO HULKENBERG – S.V. Cos’altro sarebbe potuto accadergli in questo weekend? Tradito da un problema al sistema di pescaggio della benzina in qualifica, frombolato da un Grosjean impazzito dopo 3 curve in gara, il #27 non riesce a dire la sua in nessun momento topico del weekend. Sperava di rifarsi dopo la delusione di Baku, ma non credo che il fine settimana sia andato esattamente come lo aveva pianificato.
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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", ho creato FuoriTraiettoria per dirvi la mia sul mondo dei motori in totale indipendenza. Addetto Stampa per la Force India nel GP di Monza 2015 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam ed Addetto Stampa per Honda HRC nel GP di Misano 2016 e nel GP del Mugello 2017.