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F1, GP di Singapore: ecco le pagelle di tutti i protagonisti





E’ stata la Scuderia Ferrari, nell’anno in cui meno prevedibile pareva essere un suo successo a Singapore, il primo team nella storia della F1 a centrare una doppietta nel dedalo delle stradine di Marina Bay. Sebastian Vettel e Charles Leclerc, forti di una SF90 rinvigorita dal pacchetto di aggiornamenti approntato in quel di Maranello, hanno regolato la concorrenza di Max Verstappen e Lewis Hamilton centrando così un risultato totalmente insperato alla vigilia. Saranno quindi stati i due alfieri del Cavallino Rampante i migliori in pista? Oppure qualcuno dei loro colleghi avrà fatto meglio di loro?

© Steven Tee / LAT Images / Pirelli F1 Press Area
© Steven Tee / LAT Images / Pirelli F1 Press Area

SEBASTIAN VETTEL – 9. Sprazzi del vecchio Sebastian. Al netto della strategia rivelatasi favorevole, è stato tanto fulmineo nel suo out lap quanto eccezionale nel liberarsi meglio di chiunque altro delle auto più lente davanti a lui, riuscendo in quella fase a scavare un solco di quasi 6″ su Leclerc. Impeccabile non appena è tornato a guidare nel suo habitat naturale, umanamente parlando avrebbe meritato un 10. Tuttavia, quella pole sfumata al sabato (che rischiava di lasciarlo nuovamente all’ombra del monegasco) per me, nel computo del weekend, pesa.

CHARLES LECLERC – 8. Sublime nel giro con cui strappa la pole dalle mani di Hamilton e Vettel, perfetto nella gestione della prima parte di gara, si smarrisce un po’ non appena finisce alle spalle del compagno di team per via di una strategia che sicuramente avrà poi compreso. Bisticcia forse un po’ troppo con il muretto – cosa che comunque non influisce sul voto – e non ne ha per attaccare il #5 nonostante i diversi giri trascorsi nella sua scia. Corre molto bene, a livello di velocità pura è anche superiore al compagno, ma fatto sta che a Singapore Charles parte davanti e finisce dietro. E quindi, per questa volta, il mezzo voto in meno va a lui.

MAX VERSTAPPEN – 7,5. E’ sul podio, è vero, ma date le aspettative della vigilia è forse proprio l’olandese il protagonista mancato di questo GP di Singapore: ce lo si aspettava lì, in prima fila ed a giocarsi la vittoria, ed invece il #33 è sembrato correre con le polveri bagnate. Chiude 3°, sfruttando al meglio una strategia efficace e tutto ciò che la RB15 ha da offrirgli. Mezzo voto in più per come, nelle fasi finali di gara, non sbagli nulla nonostante si ritrovi alle spalle un mastino ringhiante come Hamilton.

LEWIS HAMILTON – 6,5. In balìa di una strategia non proprio ottimale (volendo utilizzare un gentile eufemismo), il #44 si ritrova giù dal podio in un GP che, almeno sulla carta, si aspettava di poter vincere. L’inglese fa come sempre il suo, tanto in qualifica quanto in gara, ma il suo rendimento nel toboga di Singapore è più altalenante del solito. E lo si vede non tanto nel mai tentato attacco ai danni di Verstappen – perché complicarsi la vita in ottica Mondiale, dopotutto -, quanto nella differenza di ritmo con Bottas.

VALTTERI BOTTAS – 7. Se le gerarchie intestine in Casa Mercedes non fossero così ben delineate, il #77 a Singapore avrebbe quasi potuto lottare per il podio. Più veloce di Hamilton nonostante le gomme Hard più usurate, il finnico viene gentilmente invitato ad alzare il piede per far sì che sia il #44 a giocarsi la posizione con Verstappen e non lui. Per un pilota che ad inizio anno pareva avere velleità battagliere questo non è mai un bel segnale, neanche in un GP in cui la prestazione è, tutto sommato, buona.

ALEXANDER ALBON – 7,5. Il leitmotiv di questo 2019, per chi guida la RB15 che non appartiene a Max Verstappen, sembra essere sempre lo stesso: se l’olandese è normalmente in gara, gli si finisce alle spalle. Senza se e senza ma. Nonostante il primo confronto reale con il compagno di team lo veda uscire sconfitto, il #23 ha però il non banale merito di ben figurare rispetto ai primi della classe su una pista in cui non aveva mai girato prima d’ora.

LANDO NORRIS – 8. Altro weekend estremamente positivo per il #4, anche lui alle prese con il proprio esordio assoluto tra i cordoli di Marina Bay. Tiene botta nel confronto con il più esperto Sainz, non sbaglia una virgola durante tutto il fine settimana e alla fine chiude 7°, ovvero primo degli “altri”. Per un classe ’99 direi che non è niente male.

PIERRE GASLY – 8. Prestazione estremamente positiva, la sua. Bravo nel tenere in vita le gomme Hard fino al 32° giro nonostante il pieno di benzina ed il traffico, risale la classifica dopo la sosta sfruttando un treno di Soft che, nelle fasi di ripartenza da SC, lo favoriscono nei duelli con gli altri piloti. Si temeva potesse definitivamente spegnersi dopo la retrocessione in Toro Rosso, ma il #10 sta dimostrando di che pasta è fatto.

NICO HULKENBERG – 7,5. A Singapore è stata buona anche la prestazione del tuttora appiedato Nico. Alle spalle di Ricciardo in qualifica, non si perde d’animo dopo il contatto con Sainz al 1° giro (per il quale, a proposito, forse qualche responsabilità ce l’ha) e, sostituendo subito le Soft con le Hard, è bravo nell’imbastire una rimonta dalle retrovie sfruttando anche le neutralizzazioni dovute alla SC. Peccato che, finora, nessuno lo voglia comunque.

ANTONIO GIOVINAZZI – 8,5. Non tanto per i 4 giri trascorsi in testa alla corsa – primo italiano a guidare un GP dal 2009 ed unico pilota non Mercedes-Ferrari-Red Bull a riuscirci in questa stagione -, ma per come si getti nella mischia con il coltello tra i denti dopo che un’inspiegabile strategia lo aveva fatto piombare nei bassifondi della classifica, superando un po’ ovunque e non sbagliando nulla. Il suo punto iridato, questa volta, vale molto di più.

ROMAIN GROSJEAN – 5. Giudicato innocente nel contatto che lo vede coinvolto con George Russell, il #8 pecca forse una volta di più nella lettura delle situazioni in gara: la Haas – soprattutto tra le mani di Magnussen – non era un totale paracarro in quel di Singapore, e dunque per avere la meglio sull’inglese della Williams Grosjean avrebbe sicuramente avuto più di un’occasione. Si fa invece prendere dalla foga, si complica la vita con una sosta in più non necessaria e vede sfumare dei punti che sarebbero stati alla portata della Haas.

CARLOS SAINZ – 7,5. Qualche pagella fa consigliavo al #55 una gita nei paraggi di Lourdes: beh, il mio consiglio resta invariato. Per la terza volta di fila si ritrova alle prese con una gara rovinata non per causa sua, e per la terza volta di fila aveva tra le mani il potenziale per far bene e marcare punti pesanti. Si rituffa nella mischia a vita persa non appena la SC gli consente di sdoppiarsi, ma a quel punto era davvero troppo tardi per ambire alla Top Ten.

LANCE STROLL – 6,5. Invischiato in un numero inverosimile di duelli, il giovane canadese ha la sfortuna di incappare in una foratura proprio nel momento in cui era necessario mantenere il contatto con il gruppetto che lottava per la zona punti. E quelli, purtroppo per lui, sono trenini che non aspettano chi si presenta in ritardo alla stazione.

DANIEL RICCIARDO – 6. Nella prima parte di gara è una furia: forse sospinto dalla rabbia nei confronti della Direzione Gara che lo spedisce in fondo allo schieramento al termine delle qualifiche, il #3 mette a segno una serie di sorpassi che gli sarebbero valsi una clamorosa rimonta. Il tempo perso per via del contatto con Giovinazzi e la mancata prontezza del box Renault nel copiare la doppia sosta del #99, tuttavia, gli tagliano le gambe e lo costringono a remare mentre occupa posizioni di rincalzo. Un brusco risveglio dopo il sogno di Monza.

DANIIL KVYAT – 5. Un altro che decollerà da Singapore con qualche rimpianto di troppo, soprattutto considerando il risultato portato a casa dal proprio compagno di team. Il russo si lamenta del traffico e di una strana “nebbia” negli specchietti che a suo dire lo costringe a lasciare più spazio del dovuto in fase difensiva, ma l’incidente – evitabile – con Raikkonen è la cartina al tornasole di una gara troppo nervosa. Meglio volare verso casa, suvvia.

ROBERT KUBICA – 5. Nel weekend in cui ha annunciato la separazione dalla Williams al termine di questa stagione, il polacco fatica dall’inizio alla fine. Sempre dietro – e di parecchio – rispetto a George Russell, in preda alla FW42 si limita a gironzolare tra i cordoli di Singapore in attesa della bandiera a scacchi. In assoluto non corre male, ma la differenza velocistica con il #63 c’è. Ed è tanta.

KEVIN MAGNUSSEN – 7. Veder svanire un potenziale piazzamento in top ten per via di una busta di plastica che decide di attorcigliarsi alla tua ala anteriore non dev’essere proprio un’esperienza piacevole, diciamocelo. Il danese in gara se la stava cavando piuttosto bene al volante di una sempre claudicante VF-19, ma quella sosta in più ne castra le speranze in una maniera che stavolta non meritava.

KIMI RAIKKONEN – 5. Alle spalle di Giovinazzi nei momenti in cui classifica e tempi contano davvero, il #7 lascia Marina Bay dopo una prestazione piuttosto opaca. Iceman lamenta un eccessivo raffreddamento delle gomme nel secondo restart dalla SC – quello in cui perde svariate posizioni -, ma è poi sincero nell’ammettere che a mancare era proprio il ritmo. L’incidente con Kvyat, infine, è la ciliegina sulla torta di un weekend non proprio da incorniciare.

SERGIO PEREZ – 7. Se la fortuna è cieca, in quel di Singapore verrebbe da dire che la sfortuna è Checo. Il messicano stava correndo bene, tenendosi ben saldo alla top ten e non commettendo errori nei duelli, quando dal box gli arriva l’affrettata comunicazione di dover parcheggiare l’auto a bordo pista. Fine dei giochi.

GEORGE RUSSELL – 6. Considerato innocente anche lui nel contatto con Grosjean – il classico caso in cui nessuno ha colpe perché entrambi le hanno – il giovane inglese ha dimostrato di digerire piuttosto bene i muretti e le stradine di Singapore. Sempre più veloce di Kubica, durante il weekend si è anche tolto lo sfizio di mettersi alle spalle vetture sulla carta più rapide della FW42. Però che diamine: poteva tenersi un po’ più all’interno in uscita di curva, perdindirindina.

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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", addetto stampa di Tsunami RT ed Enrico Fulgenzi nel Carrera Cup Italia, di Enrico Fulgenzi Racing nel Porsche Sports Cup Suisse, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam, scrivo per RedBull.com e sono accreditato F1, FE e WRC. Ho fondato FuoriTraiettoria.com perché mi annoiavo a studiare giurisprudenza e su Instagram mi chiamo @natalishow