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Le 10 cose che nessuno vi ha mai detto sul GP di Turchia





Se l’Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l’Arcivescovo di Costantinopoli? Può essere, ma prima di rispondere leggetevi le 10 cose che nessuno vi ha mai detto sul GP di Turchia per imparare tutto il necessario sul Gran Premio in ritorno nel calendario iridato da cui mancava dal 2011.

FP3
© Scuderia Ferrari Press Office

Primo match point per Lewis Hamilton che, dopo il trionfo di Imola, si trova nella posizione di netto favorito per la conquista del settimo Titolo iridato già ad Istanbul. È per questo motivo che l’Inglese è stato accusato dai nostalgici tifosi della Ferrari e di Michael Schumacher (che non accettano di vedere eguagliato primato del loro beniamino) di fare cose turche.

Le condizioni però non sembrano delle migliori, avendo i piloti trovato all’Istanbul Park un asfalto viscido e trasudante olio che non permette loro di spingere al massimo. La difficoltà nel tenere in pista le vetture con un livello di grip così basso porta i drivers a cimentarsi in una serie di sbandate e derapate che, alla lunga, potrebbe però portare a sviluppare una nota malattia: la drifterite.

La Formula 1 dunque affronta un weekend non particolarmente facile; a renderlo più facile almeno per voi lettori, però, ci pensiamo noi. Come sempre accade prima di un Gran Premio, trovate qua sotto una serie di 10 cose che nessuno vi ha mai detto sul GP di Turchia per impararne i dettagli e scoprirne tutti i segreti. Buona lettura!

  1. A causa dei cambi di pendenza è molto facile per i piloti arrivare al bloccaggio della gomma anteriore sinistra, che quindi fuma come un turco;
  2. È importante ribadire il ruolo delle batterie per ottenere un giro perfetto sul circuito della ex capitale bizantina. Alla domanda “serve essere costanti per realizzare un buon tempo sul giro? Se no, cosa serve?” un pilota ha risposto “Costanti no; poli”;
  3. È un trattamento dolceamaro quello riservato a Sebastian Vettel: dopo aver mostrato al mondo il casco recante un importante messaggio di uguaglianza e fraternità, il tedesco è stato al contempo apostrofato in malo modo e candidato come Capo dello Stato: insomma, lo inSultano;
  4. Si tiene nella terra nativa di quell’antico popolo passato alla storia per aver regalato al mondo i meccanici più efficienti nei pit-stop: gli ottomani;
  5. Si dice che la città ospitante sorga sulle rovine dell’antica città di Troia. A chi ha chiesto se non fosse offensivo tenere una manifestazione sportiva in un luogo così carico di storia, Carey ha risposto citando Agamennone: “Di simili questioni Menelao le mani”;
  6. Il nome della nazione ospitante, in origine, era Tur. Solo a seguito l’ingresso come main sponsor di una nota casa automobilistica coreana è stata ribattezzata TurKia;
  7. Sarebbe stato sicuramente più figo se il circuito si fosse chiamato Pistanbul;
  8. La pista è turca, ma contro ogni aspettativa non è circondata da maiolica;
  9. Ai piloti che faranno scemenze in gara viene garantito in premio un piatto tipico della zona, pensato per premiare coloro che commettono errori sciocchi: il Ke babbi;
  10. Quello avvenuto sabato, quando l’umidità si è attestata al 100% e le vetture hanno fatto fatica a scendere in pista, è stato un vero e proprio bagno turco. A dispetto della definizione, quindi, non ha affatto apportato benefici alla circolazione.




Tags : 10 cosef1f1 2020formula 1gp turchiaistanbul
Lorenzo Mangano

The author Lorenzo Mangano

Nato nel '97, sono fanatico di motorsport ed umorismo almeno dal '96. Tento di vivere, raccontare e trasmettere la mia passione in una chiave diversa dal solito.