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I dieci momenti che avete dimenticato del GP del Portogallo





Dopo ventiquattro, lunghissimi anni, questo fine settimana la Formula 1 tornerà finalmente in Portogallo per correre un GP di Formula 1. Non saranno né il circuito dell’Estoril, teatro della gara dal 1984 al 1996, ad ospitare le venti monoposto, e neanche quelli di Boavista, palcoscenico delle gare del 1958 e del 1960, e di Monsanto (1959), ma il bellissimo circuito di Portimao, situato nella regione dell’Algarve. Nonostante le sole sedici edizioni, tuttavia, la gara iberica vanta una lunghissima serie di episodi degni di nota, che con questo articolo andremo a raccontarvi per prepararvi al meglio alla gara di domenica.

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1. La sportività di Moss

Il primo Gran Premio del Portogallo valido per la classifica iridata si disputò nel 1958, sul circuito di Boavista, nella città di Porto. Nona e terzultima tappa del campionato, la pista era un cittadino lungo 7500 metri, con tanto di binari del tram ad attraversarla. La classifica fino a quel momento vedeva un duello tra Mike Hawthorn a 30 lunghezze e Stirling Moss a 24, mentre sul fronte del neonato Campionato Costruttori la Ferrari comandava sulla Vanwall con 37 punti contro 33. La gara, caratterizzata da un tempo mutevole, fu contraddistinta per i primi giri da un lungo duello tra i contendenti al titolo e Behra sulla BRM, prima che alcuni problemi tecnici dei rivali fecero involare verso una tranquilla vittoria Moss, lasciando Hawthorn e Behra attardati. Il momento clou del GP si consumò tuttavia negli ultimi giri, a gara già praticamente conclusa: dopo un testacoda Hawthorn percorse alcuni metri contromano, e ciò portò i giudici di gara a squalificarlo, togliendogli il secondo posto conquistato. Per Moss sarebbe stato perfetto, perché questo gli avrebbe permesso di scavalcare il rivale a due gare dalla fine (ricordiamo che all’epoca una vittoria valeva otto punti). Tuttavia, il Re senza Corona, che aveva visto la manovra del ferrarista, non ci stette, e andò lui stesso a protestare dai commissari, sostenendo che i metri contromano li avesse fatti sul marciapiede, quindi fuori dalla pista, non infrangendo nessuna regola. Ai giudici evidentemente la spiegazione bastò, perché Hawthorn venne riammesso in classifica e potè tenersi i sette punti conquistati (sei più quello del giro veloce). Sette punti che a fine anno sarebbero stati fondamentali, perché con due secondi posti in Italia e in Marocco Hawthorn riuscì a spuntarla di una sola lunghezza proprio su Moss. Un gesto che probabilmente nessun altro avrebbe fatto, e che ci ricorda ancora una volta la grandezza di questo grandissimo uomo che fu Stirling Moss, il Re senza Corona.

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2. La seconda corona di Brabham

Due anni dopo si tornò a correre a Porto, dopo una parentesi a Monsanto nel 1959. Ottava tappa di dieci, la stagione fino a quel momento era stata monopolizzata dalle velocissime Cooper a motore posteriore (soluzione che già dall’anno prima si era dimostrata vincente) che quell’anno avevano vinto cinque delle sette gare fino a quel momento disputate, una con Bruce McLaren e quattro con Jack Brabham. Proprio l’australiano, Campione del Mondo in carica, si presentò all’appuntamento iberico con la possibilità di poter vincere il suo secondo titolo iridato con due gare d’anticipo. Partito terzo, Blackjack approfittò dei problemi accusati nel corso della gara da Gurney, Moss e Surtees, issandosi in testa a venti giri dalla fine e ottenendo la sua settima vittoria in carriera. Il secondo posto non bastò a McLaren per continuare a sperare nel titolo, e l’australiano potè fregiarsi del secondo titolo. Terzo fu invece Jim Clark, al primo podio in carriera. Questa fu la prima volta in cui il titolo fu assegnato in Portogallo, un avvenimento che accadde solo altre due volte, nel 1984 e nel 1993.

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3. Il mezzo punto della discordia

Ed è proprio l’edizione del 1984 che vi andiamo a raccontare adesso. Dopo ben ventiquattro anni d’attesa il Portogallo ospitò di nuovo una gara iridata, questa volta nel circuito permanente di Estoril. Ultima gara del campionato, si arrivava con una classifica ancora aperta per quanto riguardava i piloti, con Lauda davanti a Prost di tre punti e mezzo. Distacco insolito e influenzato dalla gara di Monaco, vinta da Prost ma sospesa prima del raggiungimento del 75% della corsa, e che quindi assegnò solo mezzo punteggio. In qualifica il francese si piazzò terzo dietro Rosberg e Mansell, mentre l’austriaco rimase attardato solo in undicesima posizione. Nelle prime fasi di gara Prost fu abile a sbarazzarsi subito dei due, involandosi al comando, mentre dietro Lauda recuperò posizioni su posizioni, trovandosi a venti tornate dalla fine terzo: un risultato che, però, favoriva il compagno di squadra di un punto e mezzo. Il colpo di scena avvenne a venti giri dalla fine, quando Mansell, saldamente in seconda posizione e con un comodo vantaggio su Lauda, fu costretto a parcheggiare la sua Lotus per un problema ai freni. L’austriaco balzò quindi in seconda posizione, agguantando così il terzo titolo iridato per solo mezzo punto, il distacco più risicato della storia della Formula 1.

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4. La prima di Senna

La stagione seguente la gara portoghese venne spostata da ottobre ad aprile, ospitando la seconda gara stagionale. Il cambiamento più rilevante fu il passaggio di Ayrton Senna dalla Toleman (con la quale era stato ottimo terzo nella precedente edizione) alla ben più performante Lotus, e il brasiliano non tradì le aspettative: al sabato il paulista ottenne la prima pole position in carriera, mentre in gara, sotto un incredibile diluvio, fu autore di una gara magistrale, dominando dall’inizio alla fine e realizzando anche il giro più veloce, in quello che fu il suo primo Grand Chelem. Dietro, degli altri otto piloti che videro la bandiera a scacchi, ben sette furono doppiati, e a salvarsi fu solo Alboreto, secondo, che prese però ben un minuto di distacco. Fu il primo di quarantuno successi in carriera per Senna, ma stranamente sul tracciato portoghese non fu mai più in grado di ripetersi, lasciando che quella meravigliosa prestazione rimanesse l’unica conquistata all’Estoril.

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5. Il divorzio tra Arnoux e la Ferrari

Rimaniamo sempre nell’edizione del 1985, ma cambiamo box, passando da quello della Lotus a quello della Ferrari. Il Gran Premio del Portogallo fu l’esordio al volante della vettura del Cavallino dello svedese Stefan Johansson, in sostituzione del francese René Arnoux. Il transalpino, quarto nel primo appuntamento stagionale in Brasile, venne inaspettatamente licenziato nella pausa tra le due corse, ufficialmente per un problema fisico, ma in verità per un motivo ancora oggi sconosciuto se non ai protagonisti. Negli anni seguenti né la Ferrari e né Arnoux svelarono mai il motivo di quel licenziamento, e ancora oggi resta uno dei misteri più oscuri della storia della Formula 1.

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6. Prost supera il record di vittorie di Stewart

La stagione 1987 fu un’annata difficile per Prost e la McLaren. Mai seriamente in grado di difendere il titolo conquistato l’anno precedente, il francese ottenne solo tre vittorie nell’arco della stagione, chiudendo al quarto posto in classifica. La terza di queste vittorie, quella in Portogallo, fu però un successo storico: con la ventottesima affermazione in carriera, infatti, Prost scavalcò Jackie Stewart in testa alla classifica dei piloti più vincenti di sempre, infrangendo un record che durava da quattordici anni. Il francese, partito terzo, sfruttò i problemi di Senna, Piquet e Mansell, passando il leader Berger a soli tre giri dalla fine e andando ad ottenere quella che fu l’ultima vittoria della storia per i motori Tag-Porsche. Il record di Prost (capace di arrivare a fine carriera a 51 successi) durò per altri quattordici anni, fino a quando, nel Gran Premio del Belgio 2001, Michael Schumacher non lo superò ottenendo la cinquantaduesima vittoria personale.

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7. Mansell fa l’arbitro del Mondiale (parte 1)

Il 1989 visse del dualismo tra i due piloti della McLaren, Ayrton Senna e Alain Prost. Al Gran Premio del Portogallo, tredicesimo di sedici appuntamenti, la classifica registrava un netto vantaggio del pilota francese nei confronti del brasiliano, con 71 lunghezze contro le 51 del compagno di squadra. Con un sistema di punteggio che assegnava solo nove punti al vincitore, il Campione del Mondo in carica era chiamato a non commettere errori in terra iberica, e ciò fece già in qualifica, quando piazzò la pole davanti alle Ferrari di Berger e Mansell, con Prost solo quarto. Al via Berger, al volante della veloce ma fragile 640 F1 con cambio al volante, scavalcò Senna, che fu costretto a difendersi nei primi giri da un arrembante Mansell. Proprio l’inglese fu il protagonista, in negativo purtroppo, della corsa: al quarantesimo passaggio il ferrarista entrò ai box per il cambio gomme, ma sbagliò la manovra e mancò la piazzola. Senza aspettare che i meccanici venissero a riprenderlo, inserì la retromarcia, tornò indietro, eseguì il pit stop e ripartì. I commissari non ci misero molto a giudicare la manovra irregolare, e immediatamente venne esposta la bandiera nera, simbolo della squalifica. Mansell tuttavia, continuò la sua corsa, ignorando sia la bandiera (a fine gara si giustificò dicendo che il sole gli aveva impedito di vederla) che i messaggi in radio da parte di Cesare Fiorio al muretto, e riagganciò Senna, che aveva approfittato del lungo pit stop per scavare un solco con la Ferrari. Al 48esimo giro, però, l’inglese tentò un sorpasso azzardato nei confronti del brasiliano in fondo alla prima curva, tamponandolo e spedendo entrambi nella ghiaia. Gara finita per Senna, quindi, e speranze di titolo ridotte a questo punto al lumicino, anche grazie al secondo posto di Prost, giunto dietro Berger. Dopo il contatto Ron Dennis si recò arrabbiatissimo da Cesare Fiorio, che non potè far altro che dargli ragione, e Mansell ottenne una squalifica per la gara successiva in Spagna, una punizione forse troppo lieve per quanto commesso dall’inglese.

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8. Mansell fa l’arbitro del Mondiale (parte 2)

Dodici mesi dopo i protagonisti non cambiano. Se il mondiale era ancora un affare tra Senna e Prost (passato nel frattempo alla Ferrari), questa volta la situazione in classifica era opposta, con il francese costretto ad inseguire con sedici punti di ritardo dal brasiliano. Questa volta però la Ferrari è cresciuta, e i pronostici danno per favorita la casa di Maranello sulla McLaren per quanto riguarda il finale di stagione. Infatti, nel GP dell’Estoril la prima fila è tutta rossa, con Mansell a precedere il compagno di squadra e con Senna in terza posizione. In un circuito in cui sorpassare non è semplicissimo si prospetta già una doppietta Ferrari, ma ecco che al via succede quello che può essere forse ricordato come il peggiore “incidente diplomatico” tra due piloti di Maranello: Mansell ha un pessimo spunto, ma invece di fare gioco di squadra facendo sfilare Prost, decide di buttarsi tutto a destra, chiudendo la porta e facendo passare le McLaren di Senna e Berger. L’inglese finisce terzo, il francese addirittura quinto, scavalcato anche da Piquet. Nella prima fase di gara i primi tre andarono in fuga, mentre Prost venne bloccato dalla Benetton del brasiliano,  riuscendo a superarlo solo al tredicesimo passaggio. Mansell riuscì a scavalcare le due McLaren grazie al gioco dei pit stop, mentre il compagno di squadra, sbarazzatosi del carioca, iniziò a girare velocissimo, riprendendo e superando Berger per issarsi in terza posizione. A tredici giri dalla fine Prost arrivò negli scarichi di Senna, con ancora la possibilità di vincere e guadagnare qualche punto, ma nelle retrovie Caffi e Suzuki provocarono un incidente, costringendo i commissari a mettere una bandiera rossa e a terminare la gara. Vinse quindi Mansell davanti a Senna e ad un furibondo Prost, costretto a cedere al rivale altri due punti in una corsa al titolo che a fine anno avrebbe visto prevalere proprio il pilota della McLaren, anche (ma non solo) per quell’episodio al via.

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9. La gioia di Patrese e gli ennesimi problemi ai box di Mansell

Ancora Gran Premio del Portogallo, ancora Nigel Mansell. Un anno dopo la partenza disastrosa del 1990 è ancora l’inglese (nel frattempo passato alla Williams) il protagonista, in negativo, della gara portoghese. Dopo un avvio di stagione non entusiasmante, il team di Grove, alle prese con le sofisticate sospensioni attive, acquistò sempre più competitività, e all’Estoril Mansell aveva ancora la possibilità di vincere il primo titolo in carriera contro Senna. In qualifica ottenne la seconda posizione dietro il compagno Patrese, che scavalcò dopo pochi giri, e in gara iniziò ad involarsi verso un meritato successo, fino al 31esimo passaggio, quando la Williams numero 5 imboccò la corsia dei box per il cambio gomme. Il pit stop fu disastroso, perché alla ripartenza la posteriore destra, fissata male, si sganciò dalla vettura, lasciando Mansell fermo in mezzo alla corsia. Disperatamente, i meccanici raggiunsero la vettura, cercando di sollevarla e di fissare la gomma, svolgendo l’operazione in mezzo alla pitlane, riuscendo a rimettere in gara l’inglese, attardato però diciassettesima posizione. Mansell cercò furiosamente di recuperare, portandosi fino alla sesta piazza, ma, come due anni prima, anche stavolta i commissari di gara giudicarono il pit stop irregolare, e anche stavolta venne squalificato (e almeno stavolta si fermò subito). Fuori gioco Mansell, fu Patrese ad avere via libera, con l’italiano che controllò agevolmente Senna per andare a conquistare la sua quinta vittoria in carriera, la numero 50 della storia della Williams.

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10. Il quarto titolo di Prost e l’annuncio del ritiro

E concludiamo questo viaggio con l’ultima volta che il titolo venne assegnato in Portogallo, nel 1993. Se nove anni prima Alain Prost si era visto sfumare l’iride a vantaggio di Lauda per solo mezzo punto, questa volta ebbe la sua vendetta, aggiungendo al suo palmares la quarta corona iridata. In qualifica la pole fu conquistata da Damon Hill a precedere il francese, mentre dietro Mika Hakkinen, chiamato a sostituire Michael Andretti in McLaren, mostrò subito la sua classe, mettendosi davanti a Senna in seconda fila. Al via però è Alesi, quinto, ad avere lo spunto migliore, issandosi subito al comando davanti a Senna ed Hakkinen, ma la situazione dura fino al diciannovesimo passaggio, quando il motore Ford del brasiliano esplode e il francese e il finlandese entrano ai box per cambiare le gomme. Vanno a quel punto davanti Prost e Schumacher, con il tedesco che scavalcherà ai box il francese qualche giro dopo. Consapevole comunque del fatto che con il ritiro di Senna il secondo posto gli è sufficiente per archiviare la pratica iridata, Prost alza il piede, e Michael Schumacher può così festeggiare il secondo successo della carriera. Il francese vince però il titolo, e a fine stagione confermerà quanto aveva annunciato nella conferenza stampa del venerdì: il suo ritiro dalle competizioni.

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Ed ecco, questi sono i dieci momenti che abbiamo scelto per il GP del Portogallo. Sicuramente ce ne sarebbero altri, ma menzionarli tutti sarebbe stato troppo difficile. Speriamo solo che la gara di domenica sarà altrettanto storica quando le precedenti.





Tags : estorilf1formula 1GP PortogalloGran Premio del Portogalloportimao
Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E e, occasionalmente, la Formula 2.