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Quello che si è corso la scorsa domenica sarà, molto probabilmente, l’ultimo GP di Spagna a Barcellona (per adesso almeno). Secondo rumors sempre più insistenti, infatti, dalla prossima stagione il circuito catalano sarà sostituito dal tracciato di Zandvoort, appena confermato, su cui si disputerà il GP d’Olanda, che manca in calendario dal 1985, quando allora si impose la McLaren di Niki Lauda. Il paese dei tulipani, infatti, è spinto dalla sempre maggiore popolarità di Max Verstappen e dallo sponsor Heineken, mentre la Spagna, perso Alonso, non ha forse più lo stesso sapore di prima. Per salutare Barcellona, riviviamo i dieci momenti più belli del circuito entrato in calendario nel 1991.

Il sorpasso infinito

La prima edizione del GP di Spagna a Barcellona fu quella del 1991, quando il Montmelò,  costruito in occasione delle Olimpiadi dell’anno successivo, sostituì Jerez de la Frontera. In prima fila si schierarono Berger e Mansell, mentre dietro vi erano i rispettivi compagni di squadra Senna e Patrese. In una gara condizionata da una leggera pioggerellina, sbagliarono in molti, compresi Berger, Senna e uno stupendo Schumacher, che alla quarta gara in F1 dimostrò di poter lottare con i grandi, e la vittoria andò al Leone inglese della Williams, davanti a Prost e Patrese. Tuttavia, il momento topico della corsa fu il sorpasso di Mansell a Senna, quando i due si lanciarono appaiati per tutto il rettilineo del traguardo lungo circa un chilometro e per le due curve successive, facendo a gara a chi tenesse giù il piede più a lungo. La spuntò Mansell, e quel sorpasso rimase per sempre nel cuore degli appassionati.

Un podio da quattordici mondiali

1993. A dominare sono le Williams-Renault di Prost e Hill, che infatti si prendono la prima fila anche di questo Gran Premio, davanti a Senna e Schumacher. La gara non è molto movimentata, e l’unico attimo di apprensione si ha al via, quando invece che la luce verde si accende quella gialla. Alla fine, la classifica vedrà vincere Prost, mentre Hill sarà costretto al ritiro per un problema meccanico. Scalano quindi di una posizione Senna e Schumacher, creando quindi, per l’unica volta della storia, un podio unico, comprendente (visto ovviamente a posteriori) 14 titoli mondiali e 183 vittorie, rendendolo il più vittorioso di sempre. Fu l’unica volta in cui i tre salirono insieme sul podio, e resta una delle fotografie più iconiche della storia dello sport.

La riforma della sicurezza

Il 1994 fu, come sappiamo, un anno tragico per la F1. Fino al GP di Spagna, quinta prova del Mondiale, si erano avuti terribili incidenti, come quello multiplo in Brasile, quello nei test di Monza di Alesi, quello di Barrichello a Imola in prova, quello di Wendlinger a Monaco e, ovviamente, quelli mortali di Senna e Ratzenberger. La situazione era tragica, e in prova a Barcellona successe un’altra volta, con la Simtek di Montermini (proprio la numero 32 che fu di Roland) che ebbe un terribile schianto durante le prove, provocandogli una frattura ad un piede. Fu proprio quello lo spartiacque tra la F1 eroica, certo, ma dannatamente pericolosa, di allora e quella supersicura e tecnologica di adesso. Da lì in avanti iniziò una vera e propria corsa all’adeguamento di tutti i tracciati: a Barcellona venne inserita una chicane di gomme sul rettilineo opposto ai box, a Spa venne modificata l’Eau Rouge, a Monza la seconda di Lesmo, ovunque venivano ridisegnate vie di fuga e barriere protettive. Il GP di Spagna 1994 può essere considerato come la vera scossa che portò al raggiungimento della sicurezza attuale, e se oggi vediamo i piloti uscire da terribili schianti con le proprie gambe, è anche grazie a quel giorno.

Schumacher come Senna

Restiamo sempre al 1994. Archiviato il botto di Montermini, la gara sembrava avviarsi verso la quinta vittoria consecutiva di Schumacher su Benetton, lanciatissimo verso il primo titolo iridato. Tuttavia, dopo un terzo di corsa, il tedesco ebbe un problema al cambio, perdendo tutte le marce ad eccezione della quinta. Con una pulizia di guida notevole, il futuro Kaiser iniziò ad attuare traiettorie diverse, cercando di affrontare tutte le curve senza far spegnere la macchina, e riuscì anche ad effettuare il pit stop, in cui la Benetton, sfruttando il fatto che la macchina in quinta marcia consumasse molto di meno, imbarcò meno carburante di quanto programmato. La gara si concluse con il secondo posto per Schumacher, e in quel momento la gente capì che forse avrebbe potuto anche sostituire Senna nel ruolo di più grande in pista.

La prima di Schumi con la Rossa

Due anni dopo l’impresa con la Benetton, il tedesco ne fece un’altra, stavolta al volante della Ferrari. Scattato dalla terza piazza sotto un diluvio universale, al via il Ferrarista scivolò fino all’undicesima posizione. Con una dimostrazione di forza disumana, tuttavia, rimontò fino a riprendere la testa della corsa, iniziando a girare anche dieci secondi più veloce dei piloti in pista, e infliggendo al traguardo più di cinquanta secondi a Alesi e Villeneuve, secondo e terzo e unici non doppiati. Fu la prima di 72 vittorie con la Rossa, e fu l’inizio della storia d’amore tra Michael e i Tifosi.

Schumacher Barcellona

La sfiga di Mika

Il 2001 sembra iniziato con i migliori auspici per la Rossa. Rotto il digiuno di titoli l’anno precedente, l’armata di Maranello aveva vinto le prime due gare della stagione, e Schumacher era abbondantemente avanti in classifica. A Barcellona la musica cambia, e Hakkinen, beffato in qualifica di soli 85 millesimi, sfrutta un problema ad una gomma del rivale per involarsi al comando, transitando all’ultimo passaggio con un vantaggio di circa quaranta secondi sul tedesco. Sembra fatta, ma il sogno per il finlandese si tramuta in un incubo, poiché a poche curve dal traguardo il propulsore Mercedes cede, e Mika deve incredibilmente parcheggiare la macchina a bordo pista, davanti a un attonito Schumacher, che si vede cadere in mano un’inaspettata vittoria. Nel parco chiuso, Michael abbracciò Mika, dicendogli che avrebbe meritato la vittoria, ma nonostante ciò Hakkinen quel giorno prese la decisione di ritirarsi a fine anno, non prima di concedersi un’ultima vittoria ad Indianapolis. Questo ci ricorda che in questo sport nulla è finito fino alla bandiera a scacchi. Anzi, a volte neanche dopo.

La prima di Alonso

Fino al 2001, anno dell’esordio in F1 di Fernando Alonso, la Spagna non aveva avuto piloti di rilievo. Tuttavia, il giovane asturiano era forte per davvero, e dopo la pole del 2003 e il podio del 2005, il popolo iberico si aspettava da lui una vittoria nel 2006, galvanizzati dall’esaltante avvio di stagione suo e della Renault e dal mondiale dell’anno prima. Nando non deluse il suo pubblico, e partito dal palo dominò tutta la corsa, finendo davanti a Schumacher e Fisichella su un podio in cui a premiarlo era presente il Re Juan Carlos, davanti a un pubblico delirante. Lo spagnolo, che quell’anno vinse il titolo, si ripeterà a casa sua anche nel 2013 con la Ferrari, a cui si aggiunge la vittoria del 2012 a Valencia, durante il GP d’Europa.

Le partenze a fionda di Alonso

Sempre parlando del bicampione spagnolo, pensando a Barcellona ti vengono in mente due momenti: le partenze delle edizioni 2011 e 2013. Nel primo caso, Alonso aveva piazzato la sua poco competitiva F150 Italia in quarta posizione, dietro Webber, Vettel e Hamilton. Al via però, sospinto dal pubblico di casa, nonostante la partenza sul lato sporco, si lancia a vita persa verso la prima curva, usando tutto il KERS e infilando la McLaren e le Red Bull all’interno, transitando primo con il boato dei presenti. Due anni dopo invece Alonso partiva quinto, dietro le Mercedes di Rosberg e Hamilton, la Red Bull di Vettel e la Lotus di Raikkonen. Allo spegnimento dei semafori brucia Raikkonen, poi il colpo di genio: si fa sfilare dal finlandese alla prima curva, va tutto all’esterno in Curva 2 e con una manovra al limite dell’incredibile passa sia Raikkonen che Hamilton, infilato da Vettel nel frattempo. Le due gare ebbero risultati diversi: nel 2011 venne ripreso dal gruppo causa una pessima gestione delle gomme della sua Ferrari, mentre nel 2013 riuscì ad imporsi con una strategia a quattro soste. Una vittoria che, purtroppo, resta al momento l’ultima della sua carriera.

Il giorno di Pastor

Ci sono momenti, nella storia dello sport, in cui a prescindere dal tifo non puoi non sorridere a ripensare ad essi. Per la F1 uno di questi è ciò che accadde il 13 maggio 2012. Il giorno prima, la pole era stata ottenuta da Lewis Hamilton, ma venne retrocesso all’ultimo posto per mancanza di benzina nel serbatoio. Scalò quindi in prima posizione la sorprendente Williams di Pastor Maldonado. Nessuno però si aspettava che vincesse, poiché al suo fianco c’era Alonso, pronto a vender cara la pelle per assicurarsi la vittoria a casa sua, e perché la Williams non valeva la Ferrari. E invece, nonostante Alonso fregò il venezuelano al via, questo rimase sorprendentemente freddo, recuperando tranquillamente lo spagnolo e sopravanzandolo grazie alla strategia. La vittoria, una delle più inaspettate di sempre, fu la prima e l’unica della carriera dell’irruento sudamericano, che riportò al successo la squadra di Sir Frank quasi otto anni dopo dall’ultima volta, precedendo, oltre ad Alonso, anche Raikkonen, che lo portarono in trionfo sulle spalle. Maldonado oramai non è più in F1, la Williams da allora non ha più vinto ed anzi veleggia ormai nelle ultime posizioni, ma gli appassionati di F1 non hanno dimenticato quel pomeriggio di maggio in cui un aggressivo venezuelano era riuscito ad imporsi su piloti più quotati di lui.

Il più giovane di sempre

Chiudiamo il nostro viaggio con quanto accadde nell’edizione del 2016. In un mondiale fino a quel momento monopolizzato da Nico Rosberg, al via il leader del Mondiale si rende protagonista di un patatrac clamoroso con il compagno Hamilton. A questo punto Ferrari e Red Bull tengono vivo lo spettacolo, provando a diversificare le strategie, a tre soste per i capi squadra Vettel e Ricciardo, due per i gregari Raikkonen e Verstappen, alla prima gara nel team di Milton Keynes dopo lo scambio con Kvyat in Toro Rosso. Nonostante però nei piani di entrambi i team le tre soste fossero la scelta migliore, man mano che passano i giri ci si rende conto che il tedesco e l’australiano non riusciranno a colmare il gap, e che la sfida per la vittoria è un affare tra il giovane olandese e il vecchio finlandese, in un confronto generazionale paradossale, poiché Kimi all’epoca aveva il doppio degli anni di Max e aveva corso con suo padre. La Ferrari è più veloce sul dritto, ma nel settore finale è molto più lenta (potrebbe essere il resoconto della gara del 2019) e non riesce arrivare abbastanza vicino alla Red Bull all’uscita dell’ultima curva per sfruttare il DRS. Dopo 66 giri di tensione, Verstappen vince davanti ai Ferraristi, diventando il più giovane vincitore di sempre. Un record destinato ad essere imbattuto, visto il limite della maggiore età che adesso hanno i piloti per poter accedere alla F1.

E voi, avete qualche altro ricordo del GP di Spagna che avrebbe meritato di finire in questa lista? Fatecelo sapere nei commenti.





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Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999 (sono il più giovane e immaturo della squadra), sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1.