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Non se le aspettava nessuno – neanch’io, a dire la verità – eppure eccoci di nuovo qui. Lo so, è passato molto tempo dall’ultima volta che sono apparse su questo sito. Lo so, alcuni di voi non ne avranno neppure mai letta una. Eppure, delle Pagelle Rimappate, tutti ne sentivamo la mancanza. Quindi, ancora una volta, prendete e leggetene tutti, sapendo che ogni riferimento a cose o persone realmente esistenti è puramente voluto. 

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LEWIS HAMILTON – 31. Tralasciando il fatto che a causa delle dimensioni raggiunte dal suo fondoschiena lo si distingueva dalle ballerine brasiliane sul podio solamente per via della tuta, Luigino trascorre di nuovo 71 giri cercando di diventare testimonial della Blisterine. GP pregevole il suo, ma il vero gesto tecnico lo compie nelle qualifiche cercando di entrare in Curva 13 partendo da Copacabana e rischiando di rendere Sirotkin un cosplay della Soyuz. La sua sterzata sembra però avere una causa ben precisa: a detta di Hamilton, infatti, sarebbe stata una ventata proveniente da una delle zone povere del Brasile a far fare un effetto strano al cofano motore della sua W09. “FA VELAS” 

MAX VERSTAPPEN – 1° ROUND. Ad occhio e croce, alla fine del GP non erano i mulini a vento l’unica cosa olandese a soffrire di un vorticoso giramento di pale. Con una Red Bull che se si corresse il Mondiale al contrario probabilmente vincerebbe anche il torneo rionale di biliardino, l’Olandese Violento stava centrando la seconda vittoria stagionale, prima che qualcos’altro centrasse lui. Deprecabile il comportamento nella sala della pesa, dove non tenta neppure una volta di usare il casco per parlare con Ocon. Pare comunque che, a causa della sua indole rissaiola, qualcuno gli abbia proposto di cambiare nome all’anagrafe per renderlo più adatto a questa sua nuova passiona per le Mixed Martial Art. MMAX

KIMI RAIKKONEN – 4,5%. Dopo aver minacciato uno per uno tutti i Commissari addetti ai cancelli del circuito al suono di “Faac You!” ed aver adeguatamente controllato lo stato di ogni singolo metro d’asfalto facendo la Track Walk dall’elicottero, il weekend di Kimi si chiude sotto tono, senza Team Radio di rilievo o dichiarazioni rilasciate con la solita motivazione da paguro spiaggiato. Da segnalare però il suo atteggiamento sul podio, dato che mentre tutti ballavano lui è rimasto fermo come una statua, con un immobilismo che a tanti ha ricordato il Cristo Redentore. L’unica differenza starebbe nel nome del monte su cui si trova Raikkonen, che rispetto a “Corcovado” pare riuscisse a simboleggiare di più il suo stato d’animo. MENEVADO

DANIEL RICCIARDO – R8. Horner e Marko, a fine gara, si lamentavano per l’ennesimo problema avuto dalla RB14 del #3: questa volta, infatti, è addirittura riuscita a finire la gara. Parte da Acapulco, supera tutti con la stessa facilità con cui la Masolin fa alzare lo share di Sky ed approda ai piedi del podio, ma per Abu Dhabi è pessimista. In Brasile ha infatti pagato una posizione di penalità in più per aver consumato più boxer di quelli consentiti ad inizio anno: un qualcosa di fastidioso, questo è certo, ma quantomeno un qualcosa che è riuscito a fargli rinsaldare ulteriormente l’amicizia con Massa, diventato solidale con l’australiano dopo aver frainteso dove fosse il problema. IN TIMO

SEBASTIAN VETTEL – 25.000. Un problema ad un sensore prima del via causa un malfunzionamento del suo differenziale, non permettendogli di andare in testacoda nelle prime 3 curve come suo solito e rovinandogli conseguentemente la gara. Dopo le pene sofferte letteralmente in FP2, quando i controlli FIA durante le qualifiche gli fanno correre il rischio di partire di nuovo dalla vergognesima posizione gli sale tutto il Processo di Norimberga e nell’arco di 6″ netti causa più danni di un elefante in una vetreria di Murano. Sembra comunque che la notizia della multa l’abbia presa piuttosto bene: a fine weekend lo si sentiva infatti canticchiare un vecchio successo latino americano, adattato ovviamente in onore delle bilance della FIA. PESAME MUCHO

CHARLES LECLERC – 7°? 8IMO!. Mentre in suo onore aumentano le firme raccolte per modificare Montecarlo in MonteCharles al grido di “Tanto non si noterebbe quasi”, il giovane monegasco con questo 7° posto raccoglie tanti punti iridati quanti punti Conad guadagnava la Kaltenborn con una spesa. Ci si chiede come sia riuscito a fare quel giro in Q2 dopo aver detto ai box che la pioggia era aumentata, ma quei tanti sottovalutano le strategie del monegasco: il #16 ha infatti dichiarato di aver promesso torture infinite e sofferenze indicibili a tutte le gocce che vedeva, rivelando dunque quale sia l’unico modo per convincerle a non cadere ulteriormente. “MINACCHARLES”

ESTEBAN OCON – 10 E L’ODIO. Con la sua manovra rischia di far invadere la Francia da parte dell’Olanda, di far chiedere agli indignati appassionati brasiliani che il fiume che attraversa Parigi venga chiamato Prost e non più Senna e di far vedere in lingua originale tutti i film a Verstappen per avergli ormai messo paura dei doppiaggi. Tenue comunque la sua giustificazione post gara, quando ha dichiarato di aver preso un abbaglio credendo che quella fosse una Toro Rosso e non una Red Bull: non si è ancora capito infatti se utilizzando quella frase si stesse riferendo al fatto di aver scambiato le due monoposto o se stesse candidamente dichiarando di essere ormai bruciato a livello mentale. “L’OCON FUSO”

FERNANDO ALONSO – 500. Indyspettito dal fatto che anche alla prossima 500 Miglia dovrà legare il proprio nome a McLaren, inizia a scaldarsi per la conquista della Tripla Corona bevendosene due casse intere al sabato sera. In gara si presenta dunque con un tasso alcolemico più alto del numero di scelte sbagliate nella sua carriera, ma pur credendo di girare a Jacarepaguà e prendendo quindi le curve totalmente a caso riesce a dar fastidio a Vandoorne. Depone le armi dopo essere stato ancora una volta abbandonato a se stesso dal proprio team, che però scegliendo quella colorazione sulla MCL32 aveva sin dall’inizio fatto capire a Nando cosa avrebbe dovuto fare per sopravvivere in quest’annata. ARANCIARSI

MARCUS ERICSSON – 9. Dopo una qualifica disastrosa la gara si incanala subito sui binari giusti, quelli che non fanno azzeccare più neanche mezza manovra. Dorme al via a causa della siesta posizione staccando la frizione nel primo giro ad Abu Dhabi, propone un restyling della Haas a suon di cinghiate, si difende benissimo su Magnussen riuscendo a perdere non una ma 3 posizioni, tenta di convincere Ferrari che entrambi i piloti dell’Alfa sono in grado di sostituire i suoi grazie ad un 360° degno del miglior Vettel e chiude il GP con un ritiro. Ecco perché, ispirati dalla musicalità della Curva “Do Sol”, pare che il suo team abbia sintetizzato la sua gara da incubo in un foglio con 5 righe ed una chiave di violino, ovviamente rinominato in maniera opportuna per l’occasione. PENTADRAMMA

TOTO WOLFF – 17° SECOLO. Il team principal della Mercedes cerca di allontanare le ipotesi di un complotto ordito per far vincere Verstappen, ma quell’ultima chiamata ad un numero memorizzato con “Non l’ocon osco” desta decisamente più di qualche perplessità. La sua abilità nell’estinguere sul nascere il fuoco della polemica con Helmut Marko pare comunque che gli sia valsa un nuovo soprannome nel Paddock, dato che in Sud America era dai tempi di un noto volatile senz’ali che non si vedeva qualcosa di così abile nell’estinzione. DODO WOLFF

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Tags : f1formula 1gp brasileinterlagospagelle rimappate
Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Classe '93, innamorato da una vita di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", addetto stampa di Tsunami RT nel Carrera Cup Italia, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam, sono partner di RedBull.com e accreditato F1. Ho fondato FuoriTraiettoria.com perché mi annoiavo a studiare giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.