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IndyCar: Newgarden vince il GP, ma Dixon vince il titolo!





Il GP di St. Pete si conclude con un’incredibile vittoria di Josef Newgarden. Ma il titolo 2020 va a Scott Dixon, terzo e sul podio dopo una rimonta perfezionata a sangue freddo. Tra i due contendenti c’è Pato O’Ward, l’unico sopravvissuto al mattatoio della Florida. Perché il season finale della IndyCar è stata una corsa adrenalinica, confusionaria, drammatica. Scandita da cinque diverse cautions.

Associated Press
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Diciamocelo: il suo titolo non era in discussione. Scott Dixon si laurea Campione IndyCar per la sesta volta in vita sua. Il Gran Premio di St. Petersburg cominciava già sotto i migliori auspici, visto che l’australiano si era presentato con un vantaggio di 32 lunghezze. L’avversario era senz’altro temibile: il due volte Campione Josef Newgarden. Ma era troppo anche per lui. Il #9 si è limitato a non prendersi rischi inutili e a ricorrere alle riserve di sangue freddo. E con la 3^ posizione ha portato a casa la pagnotta, grazie anche a una splendida rimonta dalla 11^ casella in griglia.

Sarà dura da accettare per il giovane Newgarden. Certo, l’impresa era ardua. Ma se il sabato avesse arriso allo statunitense, anziché relegarlo all’ottava piazza in griglia… Se a Road America o a Mid-Ohio le gare fossero andate diversamente… Ma la Storia non si fa con se e con i ma. Il pilota a stelle e strisce può essere contento della sua bella gara, conclusa brillantemente primo dopo una bella rimonta. Le occasioni non gli mancheranno: il suo talento cristallino gli disegnerà un luminoso avvenire.

Il Gran Premio di St. Petersburg è stata una gara difficile, martoriata dalle pace car, piena d’incidenti e di drastici colpi di scena. Cominciata in sordina e proseguita col cuore in gola, l’ultima corsa della IndyCar lascia stampati nel cuore degli spettatori i tanti duelli, la lenta rimonta dei due contendenti, il continuo avvicendarsi dei leader provvisori. Forse era scritto nel destino. Sono caduti tutti, uno dopo l’altro, sotto la mannaia della pista floridiana, stretta nella morsa dei due interminabili muretti d’asfalto bianco. Ed è finita nel modo più poetico. L’inseguitore che dà il massimo e vince a sorpresa dopo una cavalcata interminabile. Il campione designato che lo controlla a distanza, dietro pochi secondi, ma senza mai incrociarlo. In mezzo al loro, la promessa del futuro, spettatore di un duello nel quale ha fatto solo da terzo incomodo. Vediamo insieme com’è andata, minuto per minuto.

Ancora una volta la partenza è ordinata: Will Power mantiene la leadership. Poco più indietro, Josef Newgarden inizia un duello con Bourdais. Ma dopo qualche giro sonnecchioso, primo colpo di scena: Will Power ha un problema al cambio e sprofonda in quarta posizione. La testa della gara passa ad Alexander Rossi, inseguito da Colton Herta e James Hinchcliffe.

Dopodiché la gara resta tranquilla per diversi giri, interrotta solo da qualche pit-stop di chi opta per la strategia a tre soste (VeeKay e Bourdais su tutti). Il gruppo si sgrana, con Rossi ed Herta in duello davanti a tutti, Hinchcliffe che galleggia in terza piazza e Power a capo di un lungo trenino che arriva fino a Dixon. Ed è proprio il #9 a inaugurare il valzer delle soste al giro 30. Quando la gara riprende, Newgarden è 5° su mescola morbida e guida un gruppetto serrato il cui fanalino di coda è Scott Dixon su mescola dura (11°). Il podio non è cambiato (Rossi, Herta e Hinchcliffe su gomma tenera) ma la medaglia di legno virtuale appartiene a VeeKay su gomma dura e strategia diversa.


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Al giro 37 c’è la prima caution: la mette in pista Will Power. Il povero australiano è andato a muro ed è costretto al ritiro. Alla ripartenza Josef Newgarden espropria il 4° posto a Rinus VeeKay. Ma la bandiera verde dura un terzo di giro: Santino Ferrucci va a sbattere e la pace car rientra in gara. E qui si infrangono le speranze di VeeKay, costretto al pit-stop in regime di full course yellow e quindi condannato alle retrovie. Come se non bastasse, McLaughlin si scontra con Andretti e colpisce proprio il #21. È la seconda ripartenza di fila che dura trenta secondi in tutto. In tutto questo, Newgarden è 4° e Dixon è 8°. Il titolo, virtualmente, è ancora dell’australiano.

Quando finalmente si riparte, si riparte alla grande. Scott Dixon infila due sorpassi agghiaccianti su Rahal e Harvey (ed è 6°). Dietro di lui assistiamo alla riscossa di Marco Andretti, risalito arrembante fino alla 7^ piazza nel giro di due tornate. Ma davanti a tutti la lotta per la vittoria è in freezer: Felix Rosenqvist, doppiato controvoglia, rifiuta di rassegnarsi e insiste a marcare a uomo Alexander Rossi. Herta va lungo e Hinchcliffe gli sottrae la piazza d’onore.

È al giro 65 che Josef Newgarden apre il secondo balletto in pit-lane. E proprio quando Herta si riprende l’argento su Hinchcliffe grazie a un ottimo overcut, Rossi va contro il muro. Siamo alla quarta caution in meno di quaranta giri. Anche stavolta la ripartenza del giro 75 resta effimera: Hinchcliffe tenta un attacco a Herta, Herta si difende, Palou si scalda, il gruppo scorre… Andretti va a muro. Sventolano ancora bandiere gialle, mentre pure Hinchcliffe perde posizioni: il canadese va in testacoda al tornantino finale e nel rientrare in pista è centrato in pieno da Harvey. Per non farci mancare niente, al giro 78 comincia a piovigginare.

Ma solo al giro dopo avviene il finimondo. Bandiera verde, ripartenza. Josef Newgarden salta due piloti in un colpo solo e s’impossessa della leadership della gara! Dietro di lui Scott Dixon risponde immediatamente e scatta in terza posizione. Tra i due litiganti resta Colton Herta, in seconda piazza. Sembrava una ripartenza straordinaria. Ma Askew va a muro. E siamo di nuovo in regime di caution. Ma anche la pace car finisce la benzina e le macchine devono vedersela da sole. Ennesimo momento thriller di un GP scritto e diretto dal ragionier Fantozzi.

Giro 85. Ripartiamo? Ci proviamo. O’Ward è in palla e sorpassa prima Dixon e poi Herta. Il messicano arriva sul traguardo negli scarichi di Josef Newgarden. Resta dietro, ma non molla. Herta va lungo e perde il podio. Ma la tensione è tutta sulla prima posizione: O’Ward continua a marcare Newgarden. Dietro di loro Dixon è in gestione, ancora terzo davanti a Bourdais e Palou, prudente, tranquillo, con un confortevole secondo di distacco.

E così finisce il Gran Premio di St. Petersburg. Vince la gara Josef Newgarden, campione 2019 e vicecampione 2020, dopo una rimonta in cui si è reso protagonista fin dai primi giri. Vince il campionato Scott Dixon, che chiude il podio dopo una gran gara all’insegna della prudenza e dei nervi saldi. Pato O’Ward è secondo, a un soffio dalla prima vittoria in carriera. Ai piedi del podio c’è Sebastien Bourdais, che ha corso in Florida con una strategia a tre soste. Lo seguono Hunter-Reay, Pagenaud ed Ericsson: anche lo svedese ha firmato la Top10 con un pit-stop in più. Chiudono i primi 10 Kimball, Rahal e Sato.

Class St Pete




Tags : indycarJosef NewgardenScott Dixon
Marco Di Geronimo

The author Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo della IndyCar.