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8 Ore di Suzuka: Rea cade drammaticamente a 2 minuti dalla fine causa olio in pista! Vince la Yamaha del trio Lowes, Van der Mark e Nakasuga.





Finale drammatico nella più famosa gara endurance motociclistica. Dopo 7 ore condotte in maniera magistrale, la Kawasaki ufficiale deve ancora una volta abdicare al sogno della vittoria: Jonathan Rea rimane vittima dell’olio in pista lasciato dalla Suzuki del team SERT di Etienne Masson. Il nord-irlandese cade proprio nel momento in cui viene esposta la bandiera rossa per le condizioni non ottimali del tracciato – reso impervio sia dall’olio presente sull’asfalto che dalla pioggia scesa durante l’ultima mezz’ora di gara – e non riesce a riportare ai box la Kawasaki #10 entro il tempo limite. La vittoria viene assegnata quindi alla Yamaha ufficiale, che per la 5° volta consecutiva vince – a sorpresa – la competizione.

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L’edizione 2019 della 8 Ore di Suzuka verrà ricordata come una delle più entusiasmanti e drammatiche degli ultimi anni. La gara sembra raggiungere il suo momento topico a circa 50 minuti dalla fine quando Leon Haslam lascia il posto a Jonathan Rea per l’ultimo stint. L’obiettivo del 4 volte campione del mondo e del team Kawasaki è quello di andare gradualmente a riprendere l’alfiere del team Honda Moriwaki HRC, il giapponese Yuki Takahashi. La rimonta avviene senza troppi problemi a circa 40 minuti dalla fine: Rea sorpassa Takahashi in fondo al rettilineo di arrivo e si lancia in una fuga solitaria che lascia poche speranze sia al team HRC che alla Yamaha ufficiale, staccata di quasi un giro. Rea sembra involarsi verso una vittoria certa quando gli uomini in verde sussultano nel box vedendo la moto del loro team clienti Dog House, guidata dal giapponese Samura, colpire in pieno un detrito rimasto in pista e cadere sfiorando la #10 di Jonathan Rea. Nemmeno la pioggia sembra potere fermare la cavalcata del trio Rea-Haslam-Razgatlioglu, che riesce a staccare sia la Honda di Takahashi-Bradl-Herfoss sia la Yamaha di Lowes-Van der Mark-Nakasuga.

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La vittoria della gara e del campionato mondiale vengono decise – indirettamente e direttamente – dalla rottura del motore della Suzuki del team SERT guidata da Etienne Masson. Il francese, in un disperato tentativo di rimanere in lizza per il titolo iridato, percorre gran parte del primo settore della pista con il motore fumante d’olio, rendendo l’asfalto estremamente pericoloso. Masson ferma infine si ferma a bordo pista spegnendo i sogni di gloria del team più vincente della storia del FIM Endurance, costretto ad abdicare alla vittoria del 16° titolo mondiale a 5 minuti dalla bandiera a scacchi. Tuttavia, la negligenza del pilota francese – rimasto in pista in maniera inspiegabile – è alla base della caduta di Jonathan Rea che durante l’ultimo giro di gara rimane vittima dell’olio lasciato in pista. Il nord-irlandese cade proprio nell’esatto momento in cui viene – tardivamente – esposta la bandiera rossa. Stando così le cose, Kawasaki sarebbe considerata vincitrice – trovandosi in 1° posizione nella classifica aggiornata al giro precedente all’interruzione della gara – se la proprio fosse riuscita a rientrare in pit lane entro 5 minuti dall’esposizione della bandiera. Sfortunatamente, Jonathan Rea non riesce a riportare la Kawasaki #10 in corsia dei box e la vittoria viene assegnata alla Yamaha ufficiale, che nel frattempo era riuscita nell’intento di sopravanzare la Honda HRC. Chiude il podio la Honda privata del team F.C.C. TSR. Non classificata la Kawasaki ufficiale che, come lo scorso anno, deve rinunciare alla vittoria per una caduta della sua prima guida. Tuttavia, la decisione della direzione gara di non esporre con tempestività la bandiera rossa porterà con sè strascichi e polemiche nel mondo delle due ruote. Certo è che la rottura del motore della Suzuki ha condizionato sia l’esito del campionato del mondo, vinto dalla Kawasaki privata del team SRC guidata dal trio Guarnoni-Checa-Derniere, sia l’esito della gara in sè.

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Luca Castoldi

The author Luca Castoldi

Brianzolo, classe 1996. Nato e cresciuto a 100 metri dall'Autodromo di Monza, non potevo non appassionarmi al mondo del motorsport.