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Dalla Thailandia al Brasile: il mondiale che verrà

MotoGP 2026: lasciata la Thailandia, è il turno del Brasile. Márquez resta il riferimento, Bezzecchi e Acosta lanciano il guanto di sfida.

19 Marzo 2026
4 min read
Marc Marquez e Marco Bezzecchi: nasce la sfida 2026?

La stagione 2026 della MotoGP è appena scattata e, ancor prima che i semafori si spengano e l’aria si riempia dell’aroma acre di copertoni ridotti alle tele, l’antifona sembra già intonata: trovare l’anti-Marquez. Facili chiacchiere da bar o c’è già chi ha intravisto qualcosa che agli altri è sfuggito?  

Il GP di Thailandia, copertina della stagione al via, promette un racconto che continua ben oltre la prima pagina. Una fessura lasciata all’appassionato per sbirciare dentro un campionato che – con buona pace dei suoi detrattori – lascerà ancora una volta alla pista il compito di decidere i suoi protagonisti.

thailandia motogp
Gold & Goose / Red Bull Content Pool

Indubbiamente Marc Marquez, forte del titolo iridato, rimane il pilota di riferimento. Nessuno degli altri 21 centauri appare, però, rassegnato a restare in scia. Non bisogna infatti dimenticare che l’inverno di Marquez non è stato dei più semplici. L’infortunio alla spalla destra rimediato a Mandalika lo scorso anno lo ha costretto a saltare i test di fine stagione e a rimandare il ritorno in sella ai test di Sepang di febbraio, quando ormai mancava meno di un mese dall’inizio del campionato. È vero che il talento – marchio di fabbrica del pilota di Cervera al punto da valergli l’appellativo di “marziano” – è sempre riuscito a mascherare le sue difficoltà, ma l’assoluto dominatore della passata stagione dovrà fare i conti con una griglia che non ha alcuna intenzione di restare sullo sfondo di una storia ancora tutta da scrivere.

Marc Marquez
© Ducati Media House

Una rondine non fa primavera per l’Aprilia e un fulmine non basta a scatenare la tempesta in casa Ducati. Certo, sull’asfalto thailandese a lasciare il segno è stato Marco Bezzecchi. Solo un incespico nella Sprint del sabato ha macchiato il weekend, altrimenti perfetto, del pilota riminese, che nella gara della domenica si è imposto dominando dal primo all’ultimo giro e tagliando il traguardo con oltre cinque secondi di vantaggio sul primo inseguitore. Destino opposto, invece, al campione in carica Marc Marquez, costretto al ritiro per colpa di un cordolo poco clemente che ha provocato una foratura al posteriore della sua Rossa a poche tornate dalla fine, proprio quando sembrava pronto a inserirsi nella lotta per il podio. Nessuno scricchiolio di carene, insomma, tra i due – almeno per ora. Eppure, sembra quasi di sentirlo già il Bez scherzare nel box col suo spiccato accento romagnolo: “Oh, scommettiamo che vado più veloce io?”. Giocosa provocazione che rivela lo spirito tipico della sua terra, fatto di sfide prese di petto e una naturale inclinazione a mettersi alla prova. Adesso, però, al Burdél – come direbbero a casa sua – tocca crescere. Gli uomini di Aprilia lo chiamano alla “prova del nove”: dimostrare di avere davvero la stoffa dei campioni. Per ora la sfida sembra non intimidirlo e intanto, con piglio sbarazzino, a Buriram ha già alzato la prima linea di difesa contro la cavalcata del #93 verso la doppia cifra iridata.

C’è poi Pedro Acosta, in sella a una KTM che, risultati alla mano, non si può certo definire rivoluzionata, considerando i piazzamenti tra centro e fondo gruppo dei compagni di marca. Eppure, Acosta sembra deciso a riscattare l’attributo di El Niño Maravilla e lo fa lasciando la Thailandia da leader della classifica iridata, dopo aver conquistato una vittoria, non priva di polemiche, nella Sprint e il secondo posto nella gara lunga. Da tenere d’occhio anche il connazionale Raúl Fernandez. Le sue scintille avevano già illuminato il finale del 2025, ora il 2026 può diventare l’occasione definitiva per accendere i riflettori su di lui.

podio Thailandia
© Michelin

Il prossimo weekend la MotoGP approderà in Brasile nel circuito di Goiânia, ora intitolato ad Ayrton Senna. Non un esordio, bensì un ritorno in calendario che riporta il Brasile nel Motomondiale dopo ben 22 anni. Pochi, però, ricorderanno il tracciato. Per l’ultimo Gran Premio disputato sul circuito di Goiânia bisogna infatti risalire al lontano 1989. Al tempo era Alex Barros in 250 l’unico portacolori verdeoro, oggi saranno, invece, due i piloti di casa: il rookie Diogo Moreira e l’italo-brasiliano Franco Morbidelli. Entrambi non hanno mai mancato di mostrare il loro legame con il Brasile, portandone la bandiera sul casco e ricordandone i colori nei numeri di gara. A distinguerli, invece, il momento della carriera in cui si trovano con Franco in cerca del riscatto tra i sapori di casa, mentre Diogo la chance per misurare la propria classe al piano superiore.

Brasile
© Pertamina Enduro VR46 Racing Team

Ed è proprio guardando quei colori, così vividi sui caschi dei due piloti, che, da imolese cresciuta all’ombra del memoriale di Ayrton Senna e testimone del moltiplicarsi quotidiano di bandiere che rendono omaggio al suo mito, non posso fare a meno di immaginare la terra sudamericana come una samba di colori, magnetica e ipnotica. Ora resta solo da scoprire quale livrea vincente saprà catturarne il riflesso sulla linea del traguardo.

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Vittoria Galassi

Classe ’01, orgogliosamente imolese. Il motociclismo è entrato nella mia vita da una domanda rimasta in sospeso: «Babbo, ma Simoncelli diventerà mai forte come Rossi?». Da lì, la mia penna ha iniziato a scorrere sul foglio come una traiettoria in piega, senza più smettere di inseguire pensieri e velocità. Oggi scrivo di MotoGP, ma all’occorrenza faccio il Marshal e, a breve, anche il medico.

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