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Non dite che Dennis Foggia non avrebbe meritato il Mondiale





Partiamo da un presupposto, che potrebbe sembrare banale ma che è forse bene sottolineare. Pedro Acosta, classe 2004 e talento cristallino, ha meritato di vincere il Mondiale della Moto3. All’esordio nella categoria, autore di prestazioni semplicemente mostruose – l’asfalto di Losail ne è testimone, giusto per citare una sua impresa –, lo spagnolo del team Ajo centrando l’Iride al primo tentativo utile non ha rubato nulla a nessuno. Su questo, semplicemente, non ci piove.

Foggia
© MotoGP

Detto questo, sostenere che Dennis Foggia non avrebbe meritato di vincere il Mondiale (o quantomeno di arrivare a giocarselo all’ultima gara) è quantomeno fazioso. Il romano ha di certo pagato una prima metà di stagione non eccezionale, ma dalla vittoria del Mugello in avanti in pochissimi sono riusciti a tenerne il passo. L’alfiere del team Leopard ha infatti vinto anche ad Assen, ad Aragon e in entrambe le gare corse a Misano, conquistando un secondo posto al CoTA e chiudendo sul gradino più basso del podio al Sachsenring, al Red Bull Ring e a Silverstone. Solamente il ritiro al Montmelò e il 22° posto nel GP di Stiria hanno macchiato un ruolino di marcia invidiabile che – a questo punto evidentemente con merito – aveva consentito a Foggia di rimettere nel mirino un Pedro Acosta che invece, dal canto suo, stava un po’ claudicando dopo un inizio di stagione formidabile.

Minimizzare quindi quanto combinato da Darryn Binder nel corso del Gran Premio dell’Algarve, sostenendo (come letto su diversi social) che il pilota sudafricano abbia solo “consegnato il Titolo nelle mani del pilota che lo meritava”, vuol dire sminuire ingiustamente quanto fatto dal pilota del team Leopard nel corso dell’anno. È vero, per età e anni di militanza nella categoria Pedro Acosta avrebbe – e anzi, ha – meritato di chiudere nel migliore dei modi una stagione incredibile, ma il 2021 di Dennis Foggia è stato tutto tranne che poco esaltante.

Non deve stupire dunque che il romano, classe 2001, si sia presentato visibilmente deluso davanti ai microfoni che lo attendevano al termine del secondo round in terra portoghese: atterrato nel corso dell’ultimo giro – mentre era in lotta proprio con Acosta – da un pilota privo di pretese iridate e autore peraltro di una manovra sconsiderata alla quale non è nuovo, Foggia ha visto sfumare le proprie speranze nell’arco di una staccata (altrui) sbagliata. “Vorrei parlare della stagione, di cui sono abbastanza contento – ha cercato di glissare il pilota del team Leopard – “Non sono partito bene, ma nella seconda metà so di essere stato il più costante e spesso il più veloce. È un peccato che sia andata così perché in questa gara sapevo di avere un ottimo passo e di potere andare via, ma come negli scorsi GP chiudere in testa non sarebbe bastato nel caso in cui Pedro avesse chiuso 2° o 3°. A quel punto ho preferito rimanere nel gruppo, così sarebbe risalito anche lui e ce la saremmo giocata in bagarre”.

Con il senno di poi è stata proprio la bagarre a giocare un pessimo scherzo al #7, centrato dal recidivo Binder quando mancavano pochi km al traguardo del GP dell’Algarve. A quel punto, parlare del sudafricano è stato semplicemente inevitabile. “Binder mi aveva già colpito una volta, e quando mi ha toccato la seconda volta non sono riuscito a tenere la moto in piedi” – ha proseguito Foggia – “Mi stupisce questo comportamento, soprattutto perché lui l’anno prossimo sarà in MotoGP. Non è la prima volta che si verifica una simile situazione, per di più sempre con lui. Il fatto è che io mi stavo giocando il Mondiale, e avevo in mente dove attaccare Pedro: sapevo in che punti del circuito ero più veloce, ma non glielo avevo fatto capire perché sapevo che era alle mie spalle e dunque non volevo suggerirgli dove perdesse”.

“Magari Pedro alla fine mi avrebbe battuto lo stesso, ma per come si erano messe le cose in Algarve lui avrebbe potuto vincere già qui solamente in caso di una mia caduta” – ha aggiunto il pilota del team Leopard – Avremmo lottato fino alla fine e sicuramente avrei cercato di passarlo di nuovo, a costo di tentare l’impossibile perché sapevo che avrei potuto farcela”. Invece, per cause di forza maggiore, Dennis Foggia non ce l’ha fatta. E la squalifica a Darryn Binder per “guida irresponsabile”, purtroppo, non lenisce in alcun modo questa amarezza.





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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", sono Editor e Contributor di RedBull.com, voce nel podcast "Terruzzi racconta la F1", Social Media Editor dell'Autodromo Nazionale Monza e collaboro con Tsunami RT nel Porsche Carrera Cup Italia. Ho collaborato con Motorsport.com, sono stato addetto stampa di EF Racing, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam e sono accreditato F1, WEC, WRC e FE. Ho fondato FuoriTraiettoria.com mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow