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WorldSBK: Jonathan Rea in esclusiva a Fuori Traiettoria





Alla vigilia dell’inizio della stagione 2021 WorldSBK, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con il re assoluto del campionato: Jonathan Rea.

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Sei titoli all’attivo, 101 gare vinte in Superbike, un pilota come Johnny non si era mai visto nel mondo delle derivate di serie. Ecco cosa ci ha raccontato, fra propositi per la stagione, opinioni tecniche ed una rivelazione finale che siamo sicuri nessuno di voi possa sapere!

FUORI TRAIETTORIA: Ciao Johnny e grazie mille! Non voglio chiederti quale sia l’obiettivo della stagione perché penso sia abbastanza scontato, piuttosto ti va di raccontarci com’è vincere sei Titoli? Le sensazioni sono le stesse per ogni vittoria?

JONATHAN REA: Ciao! Eh, bella domanda! Le emozioni sono le stesse ogni volta che tagli il traguardo e porti a casa la stagione, ma devo dire che lo scorso anno è stato un po’ diverso. Sono tornato a casa dopo la vittoria, ma il Regno Unito era in lockdown, quindi sono stato con mia moglie ed i bambini, ma non ho potuto vedere i miei genitori, la mia famiglia e gli amici per settimane. Sono stato fortunato a poter festeggiare un po’ con il mio team la domenica sera, poi sono stato una settimana in vacanza con la famiglia e tornato subito in pista per i test. Quindi direi che quest’anno voglio vincere per poter fare i festeggiamenti che sono mancati nel 2020.

FT: Sembra un’ottima ragione per vincere anche quest’anno! Ma quale pensi che sia la tua forza? Ciò che ti distingue dagli altri in pista?

JR: Penso di avere una buona mentalità di gara in ogni circostanza, che sia asciutto o bagnato, che la giornata stia andando bene o male, emotivamente e mentalmente posso gestire forse meglio degli avversari. Poi penso anche che, in confronto agli altri in griglia, io abbia un miglior team attorno a me, sia nella vita di tutti i giorni che in pista: sono un gruppo di persone molto professionali che lavorano per lo stesso obiettivo, non ci sono frizioni e guardiamo tutti nella stessa direzione, e questa è la chiave di tutto. E poi… sono il più veloce e direi che aiuta!

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FT: Parlando, invece, della nuova stagione, ti piace la nuova moto?

JR: Sì, molto, l’avevo provata la prima volta già a Jerez a novembre. In confronto alla moto del 2020 avevo notato che nel primo giorno di test ero più veloce, poi il feeling è cambiato un po’, ma lo sviluppo giorno dopo giorno è andato sempre meglio e mi ci trovo molto bene ora. Abbiamo molte componenti nuove e un motore più potente, abbiamo migliorato l’aerodinamica e l’elettronica. Abbiamo lavorato, come al solito, anche sul telaio e cercato di continuare con l’evoluzione del mezzo.

FT: Invece parlando dei tuoi rivali, chi ti spaventa di più per il 2021?

JR: Onestamente se avessi avuto una sterlina ogni volta che mi è stata fatta questa domanda sarei milionario ora: tutti vogliono un nome, ma io non posso avere un nome da dare! Lo scorso anno ci sono stati sette diversi vincitori, quindi sette persone che si sono dimostrate capaci di vincere almeno una gara. Quindi invece di focalizzarmi su chi o cosa potrebbe impensierirmi, preferisco focalizzarmi su me stesso. Dopo qualche gara potremo vedere chi è il più forte in pista e chi ho bisogno di tenere d’occhio, sfidare… Ma al momento sono open minded e preferisco pensare a me stesso.

FT: In una recente intervista, Tom Sykes ha dichiarato “Il mio corpo è pieno di sensori, quindi io sono il mio traction control”. Qual è, invece, il tuo rapporto con l’elettronica?

JR: Eh, è difficile… L’elettronica è utilizzata prima di tutto per la sicurezza, solo in secondo luogo per la performance. Per me è importante poter guidare il miglior mezzo possibile e penso senza l’elettronica si arrivi ad un punto in cui non si possa andare oltre con i miglioramenti. Anno dopo anno, per me è stato ed è molto motivante poter dare nuovi feedback agli ingegneri, soprattutto se i sistemi elettronici che noi proviamo e, di fatto, creiamo in pista vengono poi utilizzati nella produzione dei nuovi modelli in vendita. Quindi penso che l’elettronica sia assolutamente necessaria per correre e per la sicurezza, ma allo stesso tempo che Tom dica bene quando sottolinea la sensibilità del pilota.

FT: Facendo un salto indietro nel passato, visto che hai guidato anche una MotoGP, vorrei chiederti le differenze con le Superbike ed il motivo per cui hai scelto di continuare la tua carriera nelle derivate di serie.

JR: Direi che la differenza maggiore è nelle gomme, la costruzione di quelle della MotoGP è più rigida e per me un po’ più difficile da interpretare. Per quanto riguarda la potenza delle moto, invece, al giorno d’oggi non è così marcata, quando hanno testato qui ad Aragon il gap sul rettilineo è stato di circa 25 km/h. Ma tutto sommato direi che la differenza maggiore è proprio nelle gomme, la potenza del motore non è così diversa e l’elettronica rende tutto fluido.
Per quanto riguarda la scelta del campionato, semplicemente non ho avuto l’opportunità per andare in MotoGP, nel 2012 l’unica possibilità che avevo era di rimanere con la mia squadra nel WorldSBK, dopo qualche anno sono passato in Kawasaki, ho trovato una grande famiglia qui ed il resto è storia.

FT: Parlando del futuro, ti abbiamo visto nella veste di mentore per la pilota di Supersport300 Ana Carrasco. Cosa ci puoi raccontare di questa relazione?

JR: Non direi proprio mentore, ma lei sa che ci sono sempre in caso avesse bisogno. Ho un debole, professionalmente parlando, per lei, è una grande persona ed è in casa Kawasaki, quindi ho avuto modo di “tenerla d’occhio” da quanto è entrata nel progetto Provec. È stato bello seguirla da vicino nel 2018, quando ha vinto il Titolo, ma anche nelle ultime due stagioni, in cui ha dovuto affrontare sfide difficili. Ora è tornata, siamo nello stesso team e abbiamo le stesse persone che ci seguono a livello manageriale, quindi siamo molto vicini. E sono un suo fan senza dubbio!

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FT: Sei nordirlandese, hai vissuto sull’Isola di Man… non è che in futuro avremo la possibilità di vederti a qualche road race?

JR: No, no! A molti connazionali piacerebbe partecipare a questo tipo di gare, ma io non ho nessun interesse a riguardo. Mi piace molto guardarle, sono qualcosa di diverso, dei festival direi. La mia concezione di competizione è in circuito e in campionato, quando mi fermerò mi concentrerò sulla famiglia, sui miei bimbi, magari su qualche progetto diverso, ma sicuramente non le road races.

FT: …forse il motocross?

JR: Forse! Quando ho visto Dovizioso ci ho pensato, è difficile fermarsi quando sei in uno sport così competitivo… Ad esempio, se dovessi vedere un nuovo pilota testare la “mia” moto una volta ritirato, sarei davvero incazzato! Quindi sì, il motocross è un ottimo sport per un post-ritiro, però forse sono troppo vecchio… è uno sport tosto, il mio fisico mi farebbe sentire un sessantenne dopo una gara!

FT: Domande di rito, moto preferita?

JR: Eeeh, difficile! Direi che la mia moto preferita è la Kawasaki ZX-10R del 2017, mi sentivo invincibile.

FT: Circuito preferito?

JR: Portimao o Phillip Island.

FT: E la vittoria che ha un significato speciale per te?

JR: La mia prima vittoria in Superbike, Misano 2009. Ma anche Qatar 2019, ho vinto le tre gare del weekend battendo Davies e Bautista sulle Ducati ed è stato speciale.

FT: Ultimissima domanda, c’è qualcosa che avresti sempre voluto dire in un’intervista, ma non ti è stata mai chiesta?

JR: Ah! Mi sono state chieste tantissime cose quindi proprio non saprei. Non sono una persona che parla tanto a dire il vero, ma forse c’è qualcosa che nessuno sa di me. Giocavo a badminton e sono stato campione irlandese all’età di 10 anni… ecco, forse questa è una cosa che i tifosi non sapevano!





Tags : Jonathan ReareaSBKSuperbikeworldsbk
Maria Grazia Spinelli

The author Maria Grazia Spinelli

Classe 1994, molisana. Da piccola vedevo mio padre seguire la Formula 1 e mi chiedevo cosa lo appassionasse così tanto, poi ho avuto un colpo di fulmine con le due ruote in un pomeriggio d'estate ed ho capito. Qui vi racconto il Mondiale Superbike.