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F1 1985: l’ultima volta di un italiano in lotta per il mondiale

Prima di Antonelli erano più di quarant’anni che un italiano non lottava per il mondiale di F1: l’ultimo era stato Michele Alboreto, che nel 1985 si giocò il campionato con la McLaren di Alain Prost.

11 Agosto 2026
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F1 1985

L’Italia della prima metà degli anni 80 è un Paese in cerca di allegria: la stagione degli Anni di Piombo, delle stragi e del terrorismo ha lasciato il posto al colorato periodo del consumismo sfrenato, della distensione della Guerra Fredda, dei paninari e della TV commerciale.

Il simbolo sportivo del decennio è la vittoria dei Mondiali di Calcio di Spagna del 1982, con la Nazionale maschile che interrompe un digiuno durato 44 anni. Ma anche nel motorsport la fa da padrone: nel 1980 e nel 1981 la Lancia vince il Mondiale Marche, mentre nel 1983 si impone nel Mondiale Rally. Nelle moto, sebbene dominino le marche giapponesi, nel 1981 e nel 1982 Marco Lucchinelli e Franco Uncini vincono i mondiali in classe regina.

È però ovviamente la Ferrari il marchio simbolo delle corse italiane: la squadra di Maranello, che da metà anni 70 si è dedicata solo alla Formula 1, ha vinto il mondiale piloti nel 1979 con Jody Scheckter e quelli costruttori nel 1982 e nel 1983, in un biennio seppur macchiato dalla tragica morte di Gilles Villeneuve e dal grave infortunio di Didier Pironi. Nel 1984 l’entusiasmo aumenta, poiché approda alla corte del Cavallino Rampante il pilota italiano più promettente del momento, Michele Alboreto, già vincitore di due GP con la modesta Tyrrell e chiamato a ripetere le gesta di Alberto Ascari, iridato oramai più di trent’anni prima. Nel primo GP, in Brasile, Alboreto parte secondo e si invola al comando per i primi giri, preannunciando una stagione gloriosa, ma si rivela essere un fuoco di paglia: ritiro a Jacarepaguà, una sola vittoria conquistata nel GP del Belgio, a Zolder (con doveroso omaggio a Villeneuve, scomparso due anni prima sulla stessa pista), e quarto posto finale dietro le imprendibili McLaren-Porsche di Niki Lauda e Alain Prost e alla Lotus di Elio De Angelis. Nel finale di stagione arrivano però dei buoni risultati, che aiutano la Ferrari a chiudere seconda tra i costruttori e che fanno ben sperare per il 1985.

Per la stagione successiva, mentre la McLaren presenta semplicemente una versione evoluta della vincente MP4/2 del 1984, la Ferrari stravolge completamente la vettura: la 156-85 si distacca dalle vetture precedenti per l’utilizzo della cosiddetta Coca Cola nella parte posteriore, copiando la filosofia McLaren, e per aerodinamica evoluta, risolvendo i problemi di efficienza aerodinamica che avevano afflitto la 126 C4 a causa della rimozione del fondo piatto e del divieto di usare le vetture ad effetto suolo.

F1 1985
La Ferrari 156-85 del 1985, con Alboreto alla guida | © Ferrari Media Centre

La stagione parte con il GP del Brasile, a Jacarepaguà, dove nei primi giri sembra ripetersi il copione dell’anno precedente: Alboreto va inizialmente in testa, ma viene poi raggiunto e superato da Prost dopo aver leggermente danneggiato la vettura in un contatto con Keke Rosberg al via. L’italiano riesce comunque a concludere al secondo posto, replicando il risultato anche due settimane dopo nel bagnatissimo GP del Portogallo, alle spalle di Ayrton Senna, alla sua prima vittoria. Siccome Prost si è ritirato all’Estoril, mentre il brasiliano si era fermato nel GP di casa, dopo due gare Alboreto comanda già la classifica con tre punti di vantaggio sui due rivali. È la prima volta che un pilota italiano si ritrova al comando del mondiale dal 1958, ed è la prima volta in carriera per il lombardo.

Si arriva così nella prima gara di casa, quella di Imola, con grandi aspettative, che vengono però rapidamente deluse: Alboreto è infatti costretto al ritiro dopo metà corsa per un problema elettrico. Per sua fortuna anche Senna e Prost non marcano punti: il primo termina la benzina a poche tornate dalla fine, mentre il secondo, dopo aver tagliato il traguardo da vincitore, viene squalificato per una vettura sottopeso. A vincere è quindi Elio De Angelis, che balza in testa al mondiale proprio davanti ad Alboreto: due piloti italiani non erano in testa al mondiale da più di 30 anni prima di allora, e la situazione perdura anche dopo il GP di Monaco, quando Alboreto (dopo una gran rimonta resa necessaria da una foratura) chiude secondo alle spalle di Prost, mentre De Angelis è terzo.

A inizio giugno sarebbe in programma il GP del Belgio a Spa Francorchamps, e nelle prove del venerdì la Ferrari di Alboreto conquista la pole, preannunciando quella che potrebbe essere la prima vittoria stagionale: ma le condizioni pietose dell’asfalto, che si sgretola al passaggio delle vetture, costringono gli organizzatori a rimandare la gara. Poco male: il milanese vince finalmente in Canada davanti al compagno di squadra Stefan Johansson, e i problemi di De Angelis, solo quinto, gli permettono di tornare in testa al mondiale, con cinque punti di vantaggio sul romano e su Prost, terzo. Il vantaggio aumenta dopo il GP di Detroit, gara in cui Alboreto è terzo, arrivando a toccare i sette punti su De Angelis. Sarà il margine più ampio in classifica per il milanese.

La Lotus, seppur velocissima sul giro secco, è tremendamente inaffidabile, e De Angelis, che non otterrà più neanche un podio fino a fine anno, deve pian piano dire addio alla lotta iridata, anche per via dell’incrinarsi dei rapporti con la squadra. Il mondiale resta quindi un affare tra Alboreto e Prost: il campione del mondo in carica Niki Lauda sembra smarrito, il giovane Senna è anch’esso vittima dei problemi di affidabilità della Lotus, mentre Williams e Brabham, nonostante qualche sprazzo di competitività, non sembrano reggere il passo.

Il francese rosicchia qualche punto chiudendo terzo nella gara di casa al Paul Ricard mentre Alboreto è costretto al ritiro per un guasto al motore, e vince poi a Silverstone doppiando l’italiano, secondo. La Ferrari si rifà vincendo al Nurburgring grazie a un testacoda di Prost e riporta il vantaggio in classifica sulle cinque lunghezze, ma è chiaro che la McLaren ha risolto i piccoli problemi che l’affliggevano a inizio anno cambiando il carburante utilizzato. Ferrari, d’altro canto, sembra essere rimasta indietro sul fronte degli aggiornamenti, pagando soprattutto in qualifica, con Alboreto e Johansson spesso costretti a partire fuori dalle prime due file, e sul fronte dell’affidabilità, con la 156-85 che inizia ad accusare frequenti problemi alle turbine.

In Austria Prost domina la corsa, mentre Alboreto, vittima di diversi problemi tecnici durante le prove e costretto a correre con il muletto dopo un incidente alla prima partenza, è terzo, cosa che permette al francese di salire a pari punti con l’italiano. A Zandvoort un problema al pit stop costa poi al pilota McLaren la vittoria, ma il secondo posto alle spalle di Lauda (all’ultimo successo in carriera) gli permette comunque di superare Alboreto in classifica, solo quarto a quasi 50 secondi dalle vetture di Woking.

F1 1985
Alain Prost, campione del mondo 1985 di F1

A cinque gare dalla fine l’inerzia sembra essere favorevole alla McLaren, e Enzo Ferrari prova la carta della disperazione, cambiando fornitore di turbine: il dubbio è che la tedesca KKK, che equipaggia anche la McLaren, fornisca alla Ferrari pezzi di qualità inferiore rispetto ai rivali (che d’altronde erano motorizzati Porsche), e per questo si decide di passare all’americana Garrett. Giusti o sbagliati che siano i timori di Ferrari, la scelta si rivela un disastro: dal GP d’Italia in poi Alboreto non vedrà più la bandiera a scacchi, mentre Prost, con una vittoria e due terzi posti, vince il suo primo titolo mondiale nel GP d’Europa a Brands Hatch, con due gare d’anticipo. Lo specchio della stagione resta il GP del Belgio, spostato a settembre: se tre mesi prima la Ferrari era stata la grande favorita nelle prove, stavolta sia Alboreto che Johansson devono ritirarsi in gara per problemi tecnici.

A fine anno Alboreto chiude il mondiale al secondo posto, staccato di venti punti da Prost, che in merito a quell’anno dirà “Ho capito che avrei vinto quando le Ferrari hanno iniziato a rompersi”. Nei successivi tre anni passati a Maranello Alboreto non riuscirà più a vincere neanche una gara, prima che le strade si separino alla fine del 1988. Per i successivi quarant’anni nessun italiano riuscirà a lottare per il mondiale: nel 1992 Riccardo Patrese chiuderà il mondiale al secondo posto, ma senza mai veramente insidiare il compagno di squadra Nigel Mansell, prima guida designata all’interno della Williams. Vent’anni dopo il tentativo di Alboreto l’Italia vivrà un breve attimo di illusione con Giancarlo Fisichella, vincitore del primo GP stagionale nel 2005 in Australia: si rivelerà però un fuoco di paglia, con il romano schiacciato dalla concorrenza interna di Fernando Alonso in Renault, campione del mondo nei successivi due anni. Ora finalmente è il turno di Andrea Kimi Antonelli, che ha riportato il tricolore in lotta per il titolo in F1: la speranza è che questa possa essere la volta buona.

Alboreto, dal canto suo, rimarrà in Formula 1 fino al 1994 in scuderie di seconda fascia, senza poter mai più ambire alla possibilità di lottare per la vittoria, prima di passare alle corse di durata. Nel 1997 si toglierà la soddisfazione più grande della carriera, vincendo la 24 ore di Le Mans con Porsche, prima di perire nel 2001 sul circuito del Lausitzring testando l’Audi R8. Enzo Ferrari dopo il mondiale 1985 disse “A Michele gli dobbiamo un mondiale”. Purtroppo, non riuscì più a rispettare la promessa.

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Alfredo Cirelli

Classe 1999, scrivo su Fuori Traiettoria dal 2019 e non ho ancora imparato se si scrive tutto attaccato o meno. Su questo sito ho trattato di tutto, dalla F1 alla F4 cinese, ma mi occupo principalmente di formule minori, Formula E e GT. Sono accreditato FIA, SRO, ACO e ACI, e considero la mia domenica ideale andare in pista o guardare le corse in televisione

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