close
4 RuoteFormula 1Su pista

Le Qualifiche peggiori di sempre?





Le prove ufficiali del sabato sono il momento che mette maggiormente a nudo tutti gli attuali limiti del nuovo regolamento tecnico della Formula 1.

qualifiche
© Florent Gooden / DPPI

La F1 del 2026 ha un problema con le qualifiche. Lo dico con la consapevolezza e con la speranza che le cose possano cambiare nel prossimo futuro, lo dico con alle spalle tre fine settimana di gara di un Mondiale costretto a fare i conti con un regolamento tecnico che rende felici pochi e delude molti. Soprattutto, lo dico con non poca tristezza, pensando a ciò che il giro secco ha rappresentato per anni in questo sport.

Non pare affatto assurdo che per molti fosse proprio il decisivo tentativo nelle qualifiche il momento migliore dell’intero fine settimana di gara: mai come nell’ultimo giro del Q3 il binomio uomo-macchina raggiungeva la sua sublimazione. Piloti e monoposto, liberati per pochi giri in sequenza da tutte le incombenze legate alla gestione del passo gara, solo nei 60 minuti delle prove ufficiali erano in grado di ricercare il limite assoluto il più intensamente possibile e con ogni mezzo a loro disposizione. Per gli amanti della velocità, assistere a un giro da qualifica concluso da un pilota e da un’auto che hanno combattuto il tempo, l’hanno sconfitto e hanno centrato la pole è un’esperienza che motoristicamente parlando ha pochi eguali su questa Terra.

Fa soffrire, dunque, vedere ciò in cui si sono trasformati quelli che un tempo erano i giri più rapidi di un’intera stagione di corse. Rovinati dall’invasività dei metodi di ricarica della batteria, tutti i tentativi messi a segno durante le qualifiche vedono la loro epica sbiadita da velocità comuni, innaturali scalate in rettilineo e piedi destri sollevati volontariamente negli stessi punti in cui non troppi anni fa mollare – e soprattutto non mollare – il gas serviva a creare categorie. Le frasi pronunciate da Leclerc in Cina, così come le dichiarazioni rilasciate dallo stesso monegasco e da Hamilton a Suzuka, sono solo alcuni esempi di come i piloti si stiano vedendo sottrarre la possibilità di esprimere nella maniera più compiuta e completa il loro talento.

Il #16, che del giro da funambolo nelle qualifiche ha fatto uno dei suoi marchi di fabbrica, a Shanghai sosteneva che fosse “meglio essere sempre sotto il limite ma fare sempre la stessa cosa che arrivare in Q3 e provare qualcosa di diverso. A Suzuka, in radio, Leclerc sbottando ha definito “una fottuta farsa” le nuove regole in qualifica, lamentandosi di essere stato più veloce in curva, di avere accelerato in anticipo ma di essersi plafonato in rettilineo ritrovandosi così a perdere tutto il tempo guadagnato grazie al suo talento. Hamilton, sempre a Suzuka, ha dichiarato di essersi ritrovato alle prese con un software finito nel pallone per via di un improvviso sovrasterzo che il #44 era riuscito a controllare: l’inglese, in vantaggio nei confronti di Leclerc in quel momento, per via di una manovra che l’algoritmo ha recepito come un errore, come un’anomalia, ha dovuto chiudere il proprio giro potendo contare su un’erogazione diversa, parziale e dunque sbagliata dell’energia elettrica.

Il guizzo, l’azzardo, con questo nuovo regolamento tecnico non paga. Il software, programmato per ottimizzare al massimo le fasi di recupero e deployment dell’energia, non tollera variazioni sul copione. Scalare una marcia in meno ed entrare in curva a una velocità maggiore può voler dire fare meno harvesting, che a propria volta si traduce in una batteria meno carica nell’allungo successivo. Accelerare più a lungo impedisce di ricaricare tramite Lift & Coast e scarica con più rapidità la batteria, a quel punto verosimilmente non in grado di garantire la giusta spinta sul rettilineo più vicino. Tutto ciò che introduce variabili all’interno dell’equazione già risolta sulla carta dall’algoritmo genera un effetto domino negativo inarrestabile, che costringe anche gli ultimi irriducibili ai più miti consigli.  

Una costante e noiosa ripetitività semplificativa rischia dunque di oscurare la scintilla del talento. L’insaziabile sete di MJ delle attuali MGU-K, mai così potenti prima d’ora, sta rapidamente prosciugando le emozioni che si nascondevano tra le curve e le staccate dei giri da qualifica. “La sfida di guidare a Suzuka con queste auto è sparita”, ha detto Fernando Alonso al termine delle qualifiche. E se il giro secco finisce per perdere di senso e di fascino persino su uno dei circuiti più tecnici del mondo, cosa resta alla Formula 1? Questo sport è diventato ciò che è ora grazie a milioni di appassionati folgorati dal coraggio, dall’estro, dal cuore e dall’animo dei piloti, tutti elementi che nel giro singolo vengono celebrati più che altrove: sarà bene che qualcuno, nelle stanze dei bottoni in cui ci si riunirà nelle prossime settimane per valutare dei correttivi a questo nuovo regolamento tecnico, se ne ricordi.





Tags : f1f1 2026formula 1gp giappone
Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.