Da Monza a Spa
Lilou Wadoux è certamente uno dei volti più interessanti tra i giovani impegnati nel GT World Challenge. La pilota francese, classe 2001, torna infatti nella principale serie GT continentale dopo un anno di assenza, questa volta in un equipaggio Pro insieme ad Arthur Leclerc e a Sean Gelael sulla Ferrari #50 di AF Corse. Vista la giovane età è ancora nel pieno del suo percorso di crescita, ed è proprio partendo da questo che si è aperta l’intervista con lei.
“Ho ancora molte cose da imparare – ha esordito Wadoux – in particolare la qualifica, perché negli ultimi 4-5 anni non ho avuto buone qualifiche, o agli pneumatici Pirelli, perché è tutto molto diverso da ciò che faccio solitamente. Il livello del campionato è ovviamente molto alto, e per questo non è facile stare nelle prime posizioni. Qui a Monza soprattutto la qualifica è molto importante perché non è facile superare, e sarà questa la chiave per stare davanti. Però sembra che possiamo essere competitivi”.
Il round di Monza, oltre che i punti per il campionato, offre anche un’importante occasione di test per la 24 ore di Spa in programma per fine giugno, l’appuntamento più importante del calendario. Per Wadoux sarà la terza esperienza nella endurance belga, ma per la prima volta sarà impegnata in classe Pro. La pista di Spa è però molto importante nella sua carriera: qui nel 2023 colse la sua prima vittoria nel Mondiale Endurance al volante della Ferrari di Richard Mille in classe LMGTE Am, diventando la prima donna della storia a vincere una gara in questo campionato. Un rapporto importante, cementato anche dalla vicinanza con casa sua in Francia.

“È un posto speciale, ho molti buoni ricordi, ed è anche vicino a dove vivono i miei genitori, quindi è una sorta di gara di casa. È uno dei miei tracciati preferiti: mi piace essere lì, mi piace la gara, con settanta macchine tutte in pista, e mi piace l’atmosfera generale dell’evento. È davvero bello. Lo aspetto molto, e spero di fare chiaramente un buon risultato”.
I tanti impegni in pista
Prima di Spa ci sarà però un’altra 24 ore, quella di Le Mans, che Wadoux correrà con la 296 GT3 Evo di Richard Mille AF Corse. Una sfida difficile per lei e per gli altri che faranno questa doppietta, essendo le due gare a due settimane di distanza. “Sarà un mese molto complicato, perché ci saranno quattro gare di seguito di cui due da 24 ore (compresa la 4 ore di Imola dell’European Le Mans Series a inizio luglio, ndr), ed è una sfida sia fisica che mentale. Devo cercare di riposare il più possibile lontano dalle gare, o di evitare di stare troppo tempo fuori con queste alte temperature, è questa la chiave per essere al meglio”.
Un mese molto impegnativo, quindi. Ma in generale è un 2026 che per Wadoux è stato bello pieno, avendo lei iniziato la stagione già con le due gare dell’IMSA, la 24 ore di Daytona e la 12 ore di Sebring, e correndo lei anche nell’European Le Mans Series, sempre con Ferrari. Lei è però contenta di poter avere così tante opportunità di correre, soprattutto in serie così prestigiose: “Sono davvero felice per il mio programma di gare, sto facendo tre campionati e partecipo alle tre gare da 24 ore più importanti al mondo. Ovviamente però in macchina cambia tutto: cambiano le gomme (Pirelli nel GTWC, Michelin nell’IMSA e Good Year a Le Mans e nell’ELMS, ndr), anche la macchina, sebbene sia la stessa, cambia un po’ da serie a serie, senza contare che cambiano anche i compagni di squadra, i meccanici e gli ingegneri. Bisogna adattarsi a quello che si ha a disposizione e imparare il più possibile. Però sono davvero contenta di non fermarmi mai”.

La parentesi giapponese
Nella variegata carriera di Wadoux c’è anche l’esperienza nel SuperGT giapponese, dove la francese ha corso nelle ultime due stagioni sempre con Ferrari. Un campionato molto diverso da quelli “occidentali” europei e americani a cui gran parte dei piloti di questa serie è abituata: ci siamo fatti spiegare perché: “Ad esempio, allo stesso modo in cui in Europa e in America cambiano le procedure di Full Course Yellow e di Safety Car, anche in Giappone è completamente diverso, e già questo cambia il modo di correre. Poi nel SuperGT ci sono due categorie differenti, la GT500 e la GT300, e non c’è il monogomma, i fornitori sono a scelta, quindi c’è anche molto lavoro da fare per lo sviluppo degli pneumatici tra una gara e l’altra che chiaramente qui non c’è. Poi anche i tracciati sono molto differenti, si corre su circa sette piste e sono tutte vecchia scuola, sono molto divertenti. È stata una bellissima esperienza, sia come pilota che come persona, perché poi ovviamente anche fuori dalla pista è tutto molto diverso”.
L’orgoglio di correre per Ferrari
Molta crescita personale quindi per Wadoux, che le è valsa la conferma come pilota ufficiale in Ferrari con un contratto pluriennale. Un percorso iniziato nel 2023, quando a soli 21 anni divenne la prima donna della storia a rivestire questo ruolo. Già di per sé questo sarebbe eccezionale, ma per la transalpina è ancora più speciale, non avendo lei fatto un percorso “convenzionale” tipico di gran parte dei piloti: la sua storia parte infatti nel 2017 con i campionati monomarca Peugeot francesi, e da qui ha dovuto costruirsi passo dopo passo la carriera fino ad arrivare in Ferrari, dopo essere passata per il team di Richard Mille nel WEC in classe LMP2.
“La mia storia è molto diversa da quella degli altri piloti, però so che posso fare bene qui. Non è stato un percorso facile perché ho avuto tantissime cose da imparare in poco tempo, ma sono davvero felice perché Ferrari per me è come una famiglia e negli ultimi quattro anni mi sono trovata benissimo. Rappresentare Ferrari è un sogno che si avvera!”

