Sean Gelael è un simpaticone! Il pilota indonesiano, raggiunto dai nostri microfoni, ha parlato a ruota libera partendo dalla sua carriera, fino a toccare temi più personali, come il cercare di rimanere sé stesso in una ambiente molto competitivo come quello delle corse o l’amicizia con Antonio Giovinazzi, nata nelle serie minori e arrivata fino a correre entrambi in AF Corse, sebbene in serie diverse.
Il passaggio da una vettura all’altra
AF Corse dove Gelael corre questo weekend, al volante della Ferrari #50. L’indonesiano negli ultimi anni è stato però uno dei piloti che più hanno cambiato marchi, da BMW, in cui corre quest’anno nel WEC in classe LMGT3, a McLaren e Audi, su cui ha gareggiato negli anni precedenti. Ed è proprio partendo dalle difficoltà di switchare da una GT3 all’altra che abbiamo iniziato la nostra chiacchierata: “Penso che l’elemento costante sia stato il fatto di guidare sempre la BMW; ad esempio, l’anno scorso ho guidato la BMW e la McLaren, e quest’anno è la stessa cosa con la Ferrari, passando dal motore centrale al motore anteriore. Inoltre il centro di gravità è piuttosto alto sulla BMW, quindi con una filosofia di base molto differente. Per fare un esempio, con la BMW devi concentrarti di più in uscita, devi fermare la macchina, mentre la Ferrari ha un’ottima aerodinamica e devi portare più velocità all’interno delle curve, quindi è un modo di guidare molto diverso”.
“Certo, a volte servono magari cinque giri nelle libere per adattarsi, ma a essere onesti non è un grosso problema. Almeno per ora spero di essere uno che si adatta rapidamente. Naturalmente ci sono dei dettagli da sistemare, ma finora non è stato un grande ostacolo. Penso che sia un po’ più difficile, ad esempio, correre a Le Mans, passare lì l’intera settimana con determinati pulsanti qui e là, e poi andare alla 24 ore di Spa con una macchina completamente diversa; credo che ci voglia più tempo per riabituarsi alle regolazioni e ai piccoli comandi che non allo stile di guida in sé”.
Gli obiettivi futuri e il suo ruolo nel team
Una carriera molto variegata, in cui ha mosso i primi passi nel 2011 nella Formula Pilota China e che l’ha visto arrivare alle soglie della Formula 1, con cinque FP1 disputate in Toro Rosso tra il 2017 e il 2018. Abbastanza per poter tirare i primi bilanci su quali possano essere i suoi obiettivi principali sul futuro della sua carriera. “Beh, per prima cosa ovviamente voglio vincere a Monza questo weekend, nella gara di casa. In realtà quest’anno ho corso per la prima volta a casa mia, in Indonesia (nel GT World Challenge Asia, a Mandalika, ndr), e sono stato super felice”.
“Però sì, per me penso che le due gare più importanti siano le 24 ore di Le Mans e Spa. A Le Mans sono arrivato secondo due volte, quindi voglio davvero fare l’ultimo passo che mi manca. Questo è il mio obiettivo principale, e ovviamente anche il campionato; ma se il campionato dovesse essere difficile, allora puntiamo alle 24 ore. Penso che le 24 Ore siano per certi versi più difficili, ma ovviamente se possiamo averli entrambi è meglio”.

Proprio questo suo status di pilota navigato lo rende un punto di riferimento all’interno del team: Gelael è infatti il più esperto rispetto ai suoi compagni, Arthur Leclerc e Lilou Wadoux, e questo può generare differenze di vedute che possono portare a massimizzare il risultato. “Penso che in squadre diverse e con piloti diversi non conti solo essere il più veloce o il più costante, ma dipenda anche da come puoi aiutare con l’esperienza. Ad esempio, capire in quale direzione andare con il set-up o durante un fine settimana, o cosa può essere d’aiuto nella strategia, non solo su quando fare il pit stop, ma nel come massimizzare la vettura con una determinata temperatura o in una determinata situazione. Quindi, ovviamente, in questo equilibrio generale, i ragazzi più giovani sono chiaramente molto veloci, hanno una prospettiva diversa, a volte legata al fatto di provenire dalle formule o da qualcos’altro. Di sicuro si può imparare da chiunque, poi si tratta solo di trovare il collante per unire il tutto, e penso che nel team ognuno di noi abbia ruoli diversi. Finora siamo un’ottima combinazione di persone”.
Come rimanere sempre sé stessi
Lasciando da parte per un attimo il pilota, ci siamo soffermati anche sul Gelael persona, un ragazzo molto alla mano e simpatico. Una qualità che cerca di non perdere neanche in un ambiente competitivo come quello delle corse: “Non posso parlare per gli altri, quello che posso dire per me stesso è che quando ero più giovane cercavo di essere qualcun altro. Sai, ai tempi della Formula 3 e della Formula 2, cercavo così tanto di fare le cose in quel determinato modo che alla fine andavo più piano, ero più frustrato e non riuscivo a sfruttare appieno il mio potenziale. Solo dopo un paio d’anni in LMP2, o comunque in altre categorie, ho imparato a sfruttare i miei punti di forza e a capire come il mio carattere potesse crescere non solo come persona, ma anche all’interno dell’abitacolo o in pista”.
“Onestamente questo è stato un grande salto di qualità per me; dal punto di vista mentale non direi di averlo superato, ma l’ho migliorato molto, e dopo di ciò penso che le prestazioni siano arrivate di conseguenza”.
La relazione con Antonio Giovinazzi
Molto importante nella storia personale di Gelael è anche il rapporto di Antonio Giovinazzi, nato all’epoca delle categorie minori quando il padre dell’indonesiano aiutò finanziariamente la carriera del pilota pugliese. Un rapporto che prosegue tutt’ora in cui entrambi corrono per AF Corse (Giovinazzi nel WEC), tanto che è proprio al matrimonio dell’italiano che Gelael è riuscito a trovare l’opportunità di correre per la squadra piacentina: “Questo è super divertente. Penso anche all’anno scorso, quando abbiamo fatto la pole insieme in Qatar alla prima gara: non abbiamo condiviso proprio lo stesso momento in pista, ma è stato bello farlo, dobbiamo ripeterlo quest’anno. Però penso che sia fantastico, le nostre famiglie sono molto unite e ci aiutiamo a vicenda. Speriamo un giorno di condividere la stessa macchina o almeno lo stesso assetto, ma facciamo un passo alla volta. Già essere in una squadra sola, un grande team, è un buon inizio e spero che, siccome la Ferrari è sempre molto fedele ai suoi piloti e i piloti lo sono alla Ferrari, di poter continuare a lavorare insieme per il futuro”.

Il futuro dell’Indonesia nel motorsport
Abbiamo chiesto a Gelael anche dei progressi dell’Indonesia nel mondo del motorsport: negli ultimi anni il Paese è riuscito ad avere un proprio pilota in Formula 1, Rio Haryanto, diversi protagonisti nei kart e nelle formule minori, così come nel Motomondiale, dopo da qualche anno si corre anche un Gran Premio sul circuito di Mandalika.
“Qualche anno fa c’eravamo io e Rio, e poi c’è stato un piccolo periodo di vuoto, ma adesso la c’è una nuova generazione all’orizzone. Ovviamente è stato un processo lungo, perché ora c’è una pista internazionale, in MotoGP c’è la Riders Academy, qui stiamo iniziando a ricostruire. Anche in Moto2 e Moto3 ci sono nuovi piloti che stanno facendo bene, credo che Veda (Pratama, ndr) sia quinto in campionato; e anche nei kart, sulle quattro ruote, ora abbiamo molti ragazzi che competono ad alto livello e salgono sul podio. Quindi spero che questa nuova generazione abbia l’opportunità di correre di più in casa e, come hai detto tu, di gareggiare in un contesto più grande sempre nel proprio paese”. E sulla possibilità di avere nei prossimi anni un Gran Premio di Formula 1 o una gara del WEC, ha detto di non sapere con certezza, “Perché Mandalika è un tracciato molto speciale e super bello, e magari con delle nuove omologazioni per le quattro ruote potrebbe succedere, ma non si sa mai”. E infine, alla domanda su quale circuito vorrebbe correre se potesse sceglierne uno solo per il resto della carriera: “Ora dovrei dire Mandalika, non posso non dirlo (ride, ndr). No, dai, se escludiamo quello di casa direi: se dovessi fare una sola gara, come circuito direi Imola, come singola gara dico Le Mans” ha concluso il pilota indonesiano.

