Non ci saremmo mai aspettati di uscire da una conferenza stampa arricchiti di concetti e insegnamenti validi così concretamente anche al di fuori del motorsport. E invece, dopo aver ascoltato Jacky Ickx a Imola, la sensazione è stata proprio quella di aver ricevuto una svegliata.
Jacky Ickx, anni 81, leggenda – trasversale – delle corse e oggi Brand Ambassador di Genesis, è silenziosamente seduto a un tavolo, circondato da giornalisti, all’interno dell’accattivante hospitality del team Magma Racing.
Al suo fianco c’è Cyril Abiteboul, 48 anni, Team Principal del progetto Hypercar della sudcoreana Hyundai. È venerdì pomeriggio, si sono appena concluse le FP2 e si devono ancora svolgere qualifiche e gara. Né il belga né il francese sanno ancora che la prima uscita ufficiale della LMDh GMR-001, in occasione della 6 Ore di Imola 2026, sarebbe stata solida e incoraggiante.
Per loro, al vertice della catena di comando e rappresentanti di Genesis a livello planetario, l’approccio al primo weekend di gara nel WEC non può che rappresentare la cartina tornasole del lavoro svolto lungo i precedenti 499 giorni, ossia quelli trascorsi dall’annuncio ufficiale dell’entrata nel World Endurance Championship (avvenuto il 4/12/2024 durante un evento a Dubai) a questo momento. Giorni nei quali, da un foglio bianco, è stata costruita un’intera organizzazione, a partire dalla base operativa strategicamente eretta a Le Castellet (vicino al fornitore Oreca) e arrivando ovviamente al motore G8MR 3.2l Turbo V8 realizzato in Germania a Fechenheim.
Al tavolo, le curiosità dei giornalisti vertono sugli aspetti tecnici e sportivi relativi a vettura, piloti e pista. Abiteboul risponde – in maniera lucida e puntuale – snocciolando dati e facendo il punto sull’intenso lavoro svolto per mettere in pista le due Hypercar.
Ed è in questo momento che quella che pareva un’ordinaria conferenza stampa compie la sua metamorfosi. Silenzioso e quasi in secondo piano fino ad ora, Jacky Ickx porta leggermente il busto in avanti per avvicinarsi a noi Media, appostati dall’altro lato del tavolo. Fa un semplice gesto con la mano, e improvvisamente catalizza l’attenzione di tutti.
“In primo luogo, non commettete l’errore di paragonare la mia epoca a questa” tiene a subito a precisare il belga, per dare contesto alle sue successive parole. “Bisogna vivere il presente, e il mondo delle corse automobilistiche oggi è estremamente difficile. Il livello di competizione è decisamente molto, molto più alto”, sottolinea per fornire il giusto peso ai temi che desidera affrontare.
“Bisogna ricordare che qui siamo partiti da zero e, ne parlo spesso con Cyril, la ‘solitudine del leader’ non è uno scherzo, ma qualcosa di rilevante. Perché, alla fine, in quanto leader ti trovi solo con te stesso”
È proprio qui che Monsieur Le Mans, in Genesis già dal febbraio 2024, con poche parole cariche di significato sposta il focus della conferenza dal lato tecnico a quello umano.
“In questo lungo periodo sono stato un osservatore. L’aspetto umano è la chiave del successo. È questo che si impara nelle corse: non c’è errore peggiore che credere di essere soli. Bisogna ricordare che c’è un gruppo di persone che lavora con passione e competenza comuni. Quello che ho visto ad oggi è che queste persone hanno il DNA per farcela. E francamente, considerando che si tratta di mettere insieme un grande gruppo di persone, quello che stiamo facendo è già un successo. Il modo in cui è stato fatto è superbo”
In un elogio al lavoro svolto da Abiteboul, Jacky Ickx riesce dunque – oltre che a promuovere il brand di cui è Ambassador – a incastonare alcuni specifici elementi di primaria importanza nell’ambito delle organizzazioni lavorative. La ‘solitudine del leader’, determinata dalla pressione delle decisioni, dalla responsabilità esclusiva e dall’isolamento fisico e/o mentale, è un’insidia tanto radicata quanto complessa da comunicare e gestire sia nel mondo delle corse automobilistiche (“oggi estremamente difficile”) sia nelle realtà più piccole e contenute con le quali la maggior parte della popolazione lavoratrice ha a che fare quotidianamente.
Mai dare per scontato, dunque, che al vertice sia sempre più facile; soprattutto in aziende di nuova costituzione, quando la visione e la direzione devono essere per forza di cose condivise tra tutti i membri del team, a prescindere dall’organigramma. Dicendo poi “non c’è errore peggiore che credere di essere soli”, il Classe ‘45 spiega come il leader, in questo caso, sia stato consapevole di poter contare su una base umana coesa e competente per portare avanti il proprio incarico decisionale sventando il rischio di solitudine.
A primo avviso può sembrare un concetto banale, ma è distante anni luce dai vari “innanzitutto bisogna fare i complimenti ai ragazzi” e simili; è un’analisi maturata in decenni di esperienze nei ruoli più disparati, e puntuale su una figura – quella del leader – spesso vista come entità a sé stante scollegata dal resto dell’organizzazione lavorativa.
Va specificato che Jacky Ickx non è un fantoccio piazzato per marketing, ma ricopre veramente un ruolo importante per la squadra. È ben inserito nella gestione operativa, e assolutamente consapevole di ciò che viene deciso o che accade. Lo stesso Abiteboul, durante un discorso precedente, gli ha chiesto conferme sul numero totale di addetti in Genesis (più di 100 addetti, rappresentanti più di 15 diverse nazionalità) o sul numero di chilometri percorsi nei test.

Ickx torna per un momento sul concreto, spiegando che “La macchina funziona. Sì, abbiamo qualche problema tecnico, ma pensando a ciò che è stato fatto in questi mesi va onestamente bene”. Ma è solo un espediente per far passare nuovamente il messaggio centrale del suo discorso. “Non abbiamo ancora cercato la prestazione pura o il tempo sul giro. Forse domani sarà leggermente diverso, ma non è importante. La coesione del team resta per me il punto numero uno, e oggi questo è il nostro successo. Ricordatevi che l’aspetto umano è la chiave di tutto. Abbiamo tutti un ego, ma un unico obiettivo. E l’obiettivo è far scalare alla Genesis Magma la montagna (un vulcano? n.d.r) che abbiamo deciso di affrontare, passo dopo passo”
SDENG. Questa ha risuonato proprio come una campana a due centimetri dall’orecchio. Come “sveglia, siete superficiali, non state pensando a cosa è realmente importante”. Chi vi scrive si sente quasi in colpa, e allo stesso tempo arricchito; la mente va subito ad applicare tali concetti in ogni azienda conosciuta.
Non c’è presente che non abbia lo sguardo puntato sul viso solcato del 6 volte vincitore della 24 Ore di Le Mans che, a 81 anni, pare avere le idee molto più chiare di più giovani imprenditori cui del capitale umano interessa meno di zero. La creazione di un ambiente di lavoro sano non è secondaria rispetto al risultato tecnico (ed economico), e anzi questo ne è conseguenza diretta. Sarà anche un concetto ideale…sarà. Ma Genesis Magma Racing ne è, finora, una prova concreta.
“Vedo che i ragazzi, dopo tutti questi mesi di sviluppo, sono sul pezzo; sono molto orgoglioso di loro. Questo è l’importante. Amo l’aspetto umano, perché senza le persone non si può fare nulla. Nessun successo è possibile senza di loro”
Parole che potrebbero esser state pronunciate da un saggio nonno seduto in poltrona davanti a un caminetto in una sera d’inverno. E che invece abbiamo avuto l’onore di sentire pronunciare da una leggenda del motorsport, seduto su una sedia di plastica in una moderna hospitality, durante un caldo pomeriggio di aprile.
Terminato il monologo sul benessere nelle organizzazioni aziendali, Jacky Ickx non esita a fornirci anche la sua visione generale riguardo lo stato del motorsport (e della Formula 1 nello specifico) al giorno d’oggi. Anche in questo caso, neanche a dirlo, le opinioni sono tutt’altro che leggere.
“Ancora una volta, non commettete l’errore di fare paragoni tra ieri e oggi”, ha esordito sul tema. “La nostra opinione non è importante. Il coinvolgimento del pubblico è la chiave di tutto. Se chi segue il motorsport mantiene alti i livelli di audience, spettatori e ascolti TV, per me va bene. Condividiamo tutti la stessa passione. Se il pubblico viene — e senza il pubblico non si fa nulla — per me va bene”
Sorprendentemente, a fare l’avvocato del diavolo si mette proprio Abiteboul che, sorridendo furbescamente, gli domanda: “Quindi i piloti devono stare zitti?”
“Sì!”, è la risposta di Ickx. “Voglio dire, siamo lontani dai tempi in cui avevamo solo quattro strumenti: contagiri, temperatura olio, pressione olio, temperatura acqua e una spia per l’alternatore. E il cambio manuale. Un altro pianeta. Ma è il pubblico la chiave del successo per il motorsport. E se ami il motorsport, devi seguire la loro opinione. Penso che non gli interessi molto cosa c’è ‘sotto’; cercano la competizione, la lotta. Se la lotta è buona e la sfida è alta, ci sarà un grande pubblico. Proprio come in passato”
Non ci resta che uscire dall’hospitality e tornare in sala stampa, mossi dentro come se ci avessero acceso un V8 biturbo davanti al petto.

