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La IndyCar è soddisfatta, Scott Dixon promuove l’aeroscreen: “Nessuna distorsione”

Promosso. Il windscreen passa a pieni voti il primo test in pista, con Scott Dixon dietro il volante. Vi avevamo anticipato che la IndyCar avrebbe collaudato questo nuovo dispositivo a Phoenix: e i risultati sembrano accontentare la serie americana. «Non ci sono distorsioni» ha ammesso il pluricampione IndyCar. I produttori della PPG hanno tirato un…

9 Febbraio 2018
3 min read

Promosso. Il windscreen passa a pieni voti il primo test in pista, con Scott Dixon dietro il volante. Vi avevamo anticipato che la IndyCar avrebbe collaudato questo nuovo dispositivo a Phoenix: e i risultati sembrano accontentare la serie americana.

La IndyCar è soddisfatta, Scott Dixon promuove l'aeroscreen: "Nessuna distorsione"

«Non ci sono distorsioni» ha ammesso il pluricampione IndyCar. I produttori della PPG hanno tirato un sospiro di sollievo. La più importante delle obiezioni era proprio la possibilità che il “vetro”, alle alte velocità di percorrenza sugli ovali, avrebbe disturbato la vista dei piloti.

«La visuale era migliore di sera» ha aggiunto Dixon. L’altro grande punto interrogativo riguardava proprio le interferenze luminose tra lo schermo e le luci artificiali. «Nello stint precedente, c’era la transizione peggiore sullo stesso giro, dalla luminosità estrema al buio al di là delle tribune. Ma l’ultimo run è stato il più semplice in quanto a visuale, e c’era la stessa luce dappertutto».

Il prodotto PPG non soffre nemmeno di difetti di costruzione collaterali. «Non ho avuto alcun problema in visuale periferica». E non solo. «I riflessi di luce sono molto buoni». E ancora: pare che l’aeroscreen riesca a tamponare i rumori, dando l’impressione di star guidando «un’auto di lusso». Ma ha un difetto.

«Il problema invece è il raffreddamento!». Nulla di grave: dovrebbe essere semplice risolvere quest’affare. Sostanzialmente, il parabrezza riduce l’afflusso di aria nell’abitacolo (Lapalisse non avrebbe nulla da ridire). Bisogna quindi trovare il modo di ridare ossigeno ai piloti. Anche gli ufficiali della IndyCar concordano sull’argomento.

La notizia è che forse non sarà possibile impiantarlo già nel 2018: l’aeroscreen potrebbe trasformarsi perciò in un progetto per la stagione 2019. Dixon stesso ha affermato che ogni pilota dovrebbe aver modo di testarlo prima di implementarlo. «Non è un problema: si tratta di abituarcisi». I piloti potrebbero avere reazioni diversi tra loro a primo impatto. Ma come Scott stesso ha dichiarato: «Più giravo, più mi ci adattavo. Era così tranquillo che non sembrava nemmeno di andare veloce, perché l’aria non frusciava addosso com’ero abituato».

L’aeroscreen è stato realizzato dalla PPG in Opticor, un materiale trasparente da tecnologia avanzata e assomiglia ai cupolini dei jet che la stessa PPG equipaggia. È molto spesso (0,4 pollici, cioè poco più di un centimetro) ma non dà problemi di sorta. Realizzato con la stessa tecnologia dei cupolini aerei, è concepito per garantire un’elevatissima resistenza. Il responsabile del progetto, Jeff Horton, è stato anch’egli entusiasta dei risultati del collaudo.

La soluzione è esteticamente migliore dell’HALO ma ha ricevuto ugualmente critiche da parte di appassionati e addetti ai lavori. «Molte persone dicevano che un’IndyCar non dovrebbe apparire così, dovrebbe avere un abitacolo aperto in onore del suo passato» ha riassunto Dixon. «Ma io credo che qualsiasi cosa possa aumentare il livello di sicurezza sia molto importante».

Le tre prove si sono svolte la prima sotto il sole a picco del tardo pomeriggio, la seconda durante il tramonto, e la terza con la pista di Phoenix artificialmente illuminata dalle luci dell’ovale corto. Adesso si tratta di attendere le ultime news in materia dall’Oltreatlantico. Vedremo se anche la FIA deciderà di convertirsi a questo sistema (che permette di deviare anche i micro-frammenti che l’HALO viceversa non scongiura) o insisterà con i propri dispositivi.

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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