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Iron Manuela

Campionessa in carica della Coppa Shell del Ferrari Challenge Europe 2025, l’ex “Iron Dame” Manuela Gostner si racconta in questa intervista niente affatto banale. Per il 2026 la sfida del Ferrari Challenge UK e tanta tanta voglia di stupire… E tra pochi giorni Goodwood e il Festival of Speed!

6 Luglio 2026
12 min read

Le donne nel motorsport sono da sempre in numero minore rispetto agli uomini. Se poi ci concentriamo su quelle in grado di fare la differenza, il range si restringe ulteriormente. Una sparuta minoranza, in grado di lottare contro pregiudizi e idee preconfezionate in modo errato che vedevano trionfare il solito assunto: “Donne al volante, pericolo costante”. Una frase lentamente sgretolata dalle meravigliose guerriere del motorsport, da Maria Teresa De Filippis a Lella Lombardi in F1, passando per Giovanna Amati e Divina Galica. Nel mondo dei rally e dei raid abbiamo avuto la coppia d’oro formata da Michèle Mouton e Fabrizia Pons, per arrivare a Jutta Kleinschmidt, unica donna capace di vincere la Dakar nel 2001. Non dimentichiamo poi le ruote coperte, con la “nostra” Tamara Vidali in grado di fare a sportellate nel Superturismo e nell’STW tedesco, passando per le imprese oltreoceano di Danica Patrick e arrivando a quella bellissima favola in rosa che si chiama Iron Dames. Ecco, proprio da qui vogliamo partire per presentare una super mamma, una pilotessa con la “P” maiuscola, una che “Iron Dame” lo è stata davvero… E una volta che lo sei, lo rimani per sempre! Una donna arrivata tardi nel mondo del motorsport, che con abnegazione e tanta fame ha costruito un percorso fatto di vittorie e affermazioni, pur iniziando quando per molti inizia la parabola discendente. ELMS, WEC e 24h di Le Mans sono solo alcune delle tappe di una carriera in crescendo che l’ha vista trovare la sua dimensione ideale nel Ferrari Challenge, fino a vincerne la Coppa Shell 2025 dopo l’urlo strozzato in gola in un ingiusto 2024. La incontriamo mentre fervono i preparativi per la sua partecipazione al Festival of Speed di Goodwood 2026 dove, invitata da Ferrari UK, darà spettacolo al volante della sua Ferrari 296 Challenge nella cronoscalata a tempo, il Timed Shoot-out. Signore e signori, come avrete già capito, ecco a voi Manuela Gostner da Bolzano, la prima delle Iron Dames ( e scusate se è poco!) dimostratasi in grado di mettere in fila tanti driver gara dopo gara. Una pilotessa umile, determinata e gentile, il volto bello di un motorsport che sta lottando per diventare veramente inclusivo e togliersi di dosso certi atteggiamenti impregnati di un machismo decisamente fuori moda. Il tutto sempre col sorriso, non a caso il suo motto è “Racing with love”... Potevamo farcela sfuggire su Fuori Traiettoria?

Chi è Manuela Gostner? Come ti racconteresti a chi non ti conosce?

Mi ritengo una persona normale. Ho 42 anni e due figlie, Maja di 18 anni e Laura di 14. Loro giocano a pallavolo come, a suo tempo, abbiamo fatto anche io e il loro papà. Viviamo a Caldaro sulla Strada del Vino, in Alto Adige. Seguo l’azienda di famiglia e ho due cani. A 30 anni ho iniziato con le corse per puro caso, dando vita a un percorso bellissimo, caotico ma di certo sfidante.

A 30 anni ho iniziato con le corse per puro caso, dando vita a un percorso bellissimo, caotico ma di certo sfidante.

Come San Paolo sulla via di Damasco, hai avuto una folgorazione per il mondo delle corse. Chi dobbiamo ringraziare? C’è stato un evento scatenante?

La responsabilità è di mio padre, anche se il vero appassionato è sempre stato mio fratello David, che fin da piccolo era sempre a giro sui kart. Siccome aveva il desiderio di fare qualcosa col figlio, pur senza avere la passione di David, ha deciso di iniziare a correre con lui nel Ferrari Challenge. A quei tempi si correva con le Ferrari 458 Challenge, ma non sono mai andata neppure a vederli perché pensavo di non averci niente a che fare. Un giorno papà mi ha invitato ad andare con loro a Cremona e a provare la Ferrari 458, così mi sono sfidata. Lui è sempre un seguace della filosofia di fare il primo passo senza pensare alle conseguenze, per poi vedere come va a finire. I primi giri, con una vettura da 600 cv, per una persona totalmente a digiuno, sono stati surreali. Menomale c’era Giorgio (NdR:Sernagiotto) con noi, così lui e mio fratello mi hanno portato in giro facendomi vedere quale potesse essere lo stato dell’arte nella guida. Vederli tirare fuori il massimo da quella vettura mi ha aiutato tantissimo, anche se lottare contro l’imprinting che ti viene dalla guida su strada rappresenta un ostacolo. Osservando mio fratello guidare a questo livello ho deciso che dovevo farcela anche io, dovevo diventare la miglior pilotessa che potevo!

Osservando mio fratello guidare a questo livello ho deciso che dovevo farcela anche io, dovevo diventare la miglior pilotessa che potevo!

Questo perché ovviamente non sono affatto competitiva, no? Da lì insieme a Giorgio abbiamo impostato un programma di allenamento che ha portato alla mia prima gara nel Giugno 2014. Venivo da sole due giornate di prove, pensa che mio padre prima della gara mi ha detto di non preoccuparmi perché tanto sarei arrivata ultima… E invece sono arrivata penultima! Nel mio debutto si può quindi parlare di un pizzico di improvvisazione mixato con tanto realismo. Poi è iniziata una crescita continua e nel 2018 ho fatto la prima pole position e conquistato la prima vittoria. Da lì l’ingaggio delle “Iron Dames”, il WEC e due volte la 24h di Le Mans. E il Ferrari Challenge con la Coppa Shell che ho vinto lo scorso anno. Nel 2026 continuo la mia bellissima avventura nel Ferrari Challenge UK, confrontandomi con piste che arrivano direttamente dal mito del motorsport britannico.

Corinna e Manuela Gostner al via del Ferrari Challenge 2015
Corinna e Manuela Gostner al via del Ferrari Challenge 2015 – Immagine altoadige.it

Qualcuno ti chiede se ti senti una madre poco responsabile? Come viene visto il tuo correre in auto?

Anche gli uomini spesso sono genitori, sono poco responsabili anche loro? L’affermarmi in quello che faccio è per me una ulteriore forma di educazione da trasmettere alle mie figlie. L’insegnamento che voglio passar loro è di seguire le proprie passioni dando sempre il massimo!

L’affermarmi in quello che faccio è per me una ulteriore forma di educazione da trasmettere alle mie figlie

Oggi i percorsi di crescita nel motorsport iniziano fin da piccoli coi kart, per poi sfociare nelle formule minori e concretizzarsi nelle categorie maggiori. Il fatto di essere arrivata in ritardo rispetto agli altri, senza un percorso prestabilito, è stato un limite o una motivazione ulteriore?

In realtà il mio obiettivo non è mai stato quello di raggiungere gli stessi traguardi di chi inizia da piccolo, facendo un percorso di crescita ben delineato. Se dicessi che posso essere veloce come un professionista non sarei realistica. Il mio essere una pilotessa “Bronze”, seppur molto veloce, mi fa rendere conto della differenza tra me e un “Silver” o un “Gold”. Il mio livello è altro rispetto al loro. Quando ho corso nel WEC e nell’ELMS l’ho fatto venendo ingaggiata come pilota “Bronze”. Sarei sciocca se dicessi che posso raggiungere gli stessi risultati di una persona che fa questo da quando andava ancora a scuola!

Le statistiche ci raccontano di ben 7 stagioni nel Ferrari Challenge. Cosa lo ha reso il tuo terreno di caccia preferito? Se l’inizio è stato legato a tuo padre, avresti benissimo potuto scegliere altre categorie per continuare, invece sei rimasta. Come mai?

All’inizio la scelta è stata legata a mio padre e mi ci sono ritrovata dentro, non avendo una cultura dell’ampio ventaglio di categorie esistenti. Col passare degli anni mi sono resa conto che in realtà il Ferrari Challenge è una meravigliosa “palestra” per imparare tutti i fondamenti del motorsport e condividere la pista con piloti di svariate carature, da quelli del tuo livello sino a professionisti straordinari come Felix Hirsinger.

Il Ferrari Challenge è una meravigliosa “palestra” per imparare tutti i fondamenti del motorsport, una piattaforma perfetta per potersi esprimere ad alto livello

Si tratta di una piattaforma perfetta per potersi esprimere ad alto livello, una scuola ideale se si presenta la possibilità di competere in un campionato più blasonato. Impari tutti i fondamenti delle gare sprint: la partenza, trovare il giusto setup della vettura e soprattutto capisci cosa voglia dire lottare per le posizioni. Quando sono passata alla Ferrari 488 GTE mi sono resa conto di quanto fosse stato fondamentale correre nel Ferrari Challenge, arrivandoci con delle ottime basi.

Dopo tante stagioni nel Ferrari Challenge europeo sei passata al Ferrari Challenge UK. Oltre alle piste magari sconosciute, che differenze hai trovato? Come ti sta accogliendo questa nuova avventura?

Manuela Gostner impegnata a Oulton Park nel Ferrari Challenge UK
Manuela Gostner impegnata a Oulton Park nel Ferrari Challenge UK

Sinceramente sta andando molto bene. La prima gara è stata a Le Castellet, dove avevo già corso quindi mi sentivo a casa. Poi siamo andati a Snetterton e lì ho visto il vero mondo inglese… Sei vicino a Norfolk, in mezzo alla campagna del Nord. Le piste sono diversissime, c’è una cultura incredibile e le strutture sono quelle storiche degli anni trenta. Si tratta di circuiti strettissimi, spesso due auto affiancate non ci stanno! Sei circondato da prato, zero vie di fuga o ghiaia. Se sbagli vai direttamente a trovare il contadino nel campo accanto! L’ultima gara è stata a Oulton Park, secondo me la pista più pericolosa e difficile.

Nel Ferrari Challenge UK corri in circuiti strettissimi, spesso due auto affiancate non ci stanno! Sei circondato da prato, zero vie di fuga o ghiaia. Se sbagli vai direttamente a trovare il contadino nel campo accanto!

Sei sempre in quinta e sesta marcia in mezzo al verde ed è pieno di curve cieche! Spaventosissimo, in pratica si tratta della versione british del Nordschleife! Ecco, tutto questo ha un fascino davvero specialeNon puoi sbagliare, non è come a Le Castellet che se freni un metro dopo puoi contare su di una via di fuga lunghissima. Si tratta di una sfida interiore che ti fa capire quanto pelo sullo stomaco hai.

Come ti stai preparando alle gare? Oltre ai test in pista usi un simulatore?

Abbiamo il simulatore a casa di mio fratello ma lo uso il minimo, faccio appena qualche giro per imparare le curve. In realtà lo uso poco perché sono ancora “vecchio stile”, analogica. I ragazzini usano tantissimo il simulatore, così quando arrivano in pista sono preparatissimi. Io preferisco sempre una prova in più direttamente sul posto.

Una carriera in crescendo, con la Coppa Shell 2024 persa all’ultima gara e poi, finalmente, conquistata nel 2025. Pensi di essere all’apice o hai altri sogni e traguardi da raggiungere?

Non si arriva mai, non penso di essere all’apice della mia carriera. Nel motorsport ogni volta che scendi in pista non parti dalle tue certezze, ma da quelli che pensi siano i tuoi limiti. Il tuo focus è sempre e solo su quello che devi migliorare per essere più veloce, non sei mai rilassato.

Nel motorsport ogni volta che scendi in pista non parti dalle tue certezze, ma da quelli che pensi siano i tuoi limiti

Non hai un potenziale certo! Io voglio tenere sempre alta l’asticella con qualcosa di nuovo, come in questa esperienza del Ferrari Challenge UK contro piloti che corrono su quelle piste da almeno cinque anni. Arrivare terza a Silverstone è stata una soddisfazione immensa, sono determinata e carica per batterli. Tra i sogni nel cassetto vi sarebbero anche correre delle gare negli Stati Uniti, correre a Suzuka, Sebring, Laguna Seca e piste altrettanto belle a giro per il mondo. Non è la fine, ho tanta fame!

Una raggiante Manuela Gostner festeggia il suo primo podio "inglese" a Silverstone 2026.
Una raggiante Manuela Gostner festeggia il suo primo podio “inglese” a Silverstone 2026.

Sei stata tra le prime selezionate per far parte delle “Iron Dames” con Kessel Racing. Un titolo che ti si addice tantissimo, non è banale essere una donna d’acciaio nel mondo dei motori. Che cosa ti ha lasciato questo progetto?

Devo dire che quando sono stata chiamata a Le Castellet per il provino con le altre ragazze ero molto emozionata. Quando poi si è concretizzato l’ingaggio insieme a Rahel Frey e Michelle Gatting è stata una cosa pazzesca, era veramente come se iniziasse un percorso per mostrare quali traguardi possono raggiungere le donne nel motorsport. Sentivo tanto la responsabilità per le generazioni future, come secondo il progetto di Deborah Mayer che mi ha voluta. L’importanza sta nel fatto che le ragazze a casa vedano una pilotessa, una meccanica o una donna ingegnere di pista e dicano: “ Ma allora posso farlo anche io!”. Noi abbiamo rappresentato la possibilità per tante ragazze di credere nei loro sogni, tanti genitori mi scrivono che siamo un esempio bellissimo per le proprie figlie e sono felici che possiamo dare un messaggio positivo. Vuol dire che abbiamo lasciato il segno, ne vado molto orgogliosa!

Noi abbiamo rappresentato la possibilità per tante ragazze di credere nei loro sogni, tanti genitori mi scrivono che siamo un esempio bellissimo per le proprie figlie e sono felici che possiamo dare un messaggio positivo

MIchelle Gatting, Rahel Frey e Manuela Gostner alla Drivers Parade della 24h di Le Mans 2019
Michelle Gatting, Rahel Frey e Manuela Gostner alla Drivers Parade della 24h di Le Mans 2019 – Immagine 24h-lemans.com

Hai un ruolo ispirazionale e motivazionale per le nuove leve. C’è un personaggio del mondo del motorsport che ha avuto la stessa importanza per te?

Adesso ci sono più possibilità ed è più accettato dalla cultura della vita vedere una donna che corre. Le donne che correvano negli anni 50 e 60 erano realmente delle pioniere. Loro erano veramente dei miti ma tra tutte il mio faro sarà sempre Michèle Mouton. Negli anni 80 ha guidato un carro armato da centinaia di cavalli a giro per il mondo, raggiungendo un livello altissimo e sfiorando un titolo mondiale. Per non parlare di quanto sia riuscita a realizzare nel mondo del motorsport grazie al suo impegno con la FIA. Lei è il mio idolo!

Hai fatto la 24h di Le Mans 2019 e 2020. Ci vuoi tornare? Hai un momento particolare che ti è rimasto impresso?

Ci tornerei subito, la rifarei duecento volte! Il problema è che oggi è diventato quasi impossibile partecipare, per ogni costruttore ci sono solo 2 o 3 sedili disponibili e per averli devi fare un percorso di molte stagioni tra ELMS e WEC. Ad oggi non è nei miei programmi, quindi sono molto orgogliosa di averla fatta. Inoltre due volte su due abbiamo visto il traguardo, sempre in nona posizione, in mezzo a 23 equipaggi maschili!

… Ricordo il primo giro nelle prime libere come un momento pazzesco. Ero talmente nervosa che mi veniva da vomitare! Ero sotto shock, poi arrivata alle curve Porsche mi ha passato una LMP1…

Era tutto surreale e bellissimo, mi ricordo il primo giro nelle prime libere come un momento pazzesco. Ero talmente nervosa che mi veniva da vomitare! Ero sotto shock, poi arrivata alle curve Porsche mi ha passato una LMP1… Un’esplosione, era Alonso con la Toyota che superandomi mi ha dato l’input giusto in quel momento. Mi sono ripresa e allo stesso tempo è uscita bandiera rossa, quindi ho avuto il tempo di rientrare ai box e focalizzarmi su quello che stavo facendo!

Manuela Gostner e le "Iron Dames" alla 24h di Le Mans 2019
Manuela Gostner e le “Iron Dames” alla 24h di Le Mans 2019

Riguardando i tuoi trascorsi ti sei dimostrata velocissima e a tuo agio sia nelle gare sprint, come il Ferrari Challenge, che nell’endurance avendo fatto ELMS, WEC e 24h di Le Mans. Chi butteresti giù dalla torre?

Mi piacciono entrambe. Le gare sprint sono cattivissime e la qualifica è fondamentale, così come la partenza col rischio di finire nella ghiaia. In mezz’ora ti giochi tutto e la responsabilità è esclusivamente tua, se sbagli non hai compagni a cui dare la colpa! Mi piace molto ma alla fine il mio cuore batte per l’endurance… Ha tantissime sfaccettature che devono funzionare per arrivare a un risultato importante: il feeling con le due compagne di scuderia, la strategia di gara, il cambio pilota, gestire il traffico, non avere incidenti o danni alla vettura. Gli stint durano 1h e mezzo e ne fai 2-3 di seguito, rendendo l’esperienza in pista veramente faticosissima. Quando poi arrivi sul podio o vinci è una gioia immensa!

Adesso andiamo sul personale… Una figura fondamentale per te è Giorgio Sernagiotto, da coach a marito. Direi che è andata bene, no?

E’ stato il mio primo coach, dai primissimi passi fino ad oggi. Mi ha insegnato tutto accompagnandomi e sostenendomi in ogni avventura che ho intrapreso. Giorgio ha una sensibilità speciale, ha la capacità a mettersi nei panni dei suoi allievi, raggiungendo così un livello altissimo. Col tempo siamo diventati una coppia e, il 30 Agosto 2025, ci siamo sposati!

L'abbraccio più bello: Giorgio Sernagiotto abbraccia Manuela Gostner dopo la vittoria della Coppa Shell 2025 al Mugello
L’abbraccio più bello: Giorgio Sernagiotto abbraccia Manuela Gostner dopo la vittoria della Coppa Shell 2025 al Mugello

Avete in programma di fare qualche gara insieme?

No, altrimenti litighiamo! Meglio ognuno per conto proprio!

Visto che una volta l’anno partecipi alla 12h del Golfo con la tua famiglia al completo, ti ritrovi a sostituire la tua amata Ferrari 296 Challenge con una Mercedes AMG GT3. Che differenze ci sono tra le due vetture?

In realtà non si possono confrontare perché appartengono a categorie diverse. La 296 Challenge è una macchina cup, molto vicina all’auto stradale. Abbiamo tantissima potenza e velocità ma l’aerodinamica è molto basica. La GT3 invece ha 150-200cv in meno ma compensa con un’aerodinamica e una frenata incredibili, così quello che perdi in velocità lo riprendi in percorrenza curva.

Sei una donna in un mondo ancora prettamente maschile. Come ti trovi? Come si comportano con te? Quanto scoccia a qualcuno che una donna lo batta in gara?

Credo che in alcuni casi sia una reazione quasi inconscia dei piloti uomini, quando sono in lotta con una pilota donna. Sembrano avere più difficoltà a metabolizzare il sorpasso e finiscono per essere più aggressivi del normale.
Io non mi sento differente da chi ho intorno a me in pista o nel paddock, alla fine siamo tutti lì per lo stesso obiettivo: andare forte!

Non mi sento differente da chi ho intorno a me in pista o nel paddock, alla fine siamo tutti lì per lo stesso obiettivo: andare forte!

Valencia 2023: una vittoria nella Coppa Shell va festeggiata a dovere!
Valencia 2023: una vittoria nella Coppa Shell va festeggiata a dovere!

Se dovessi consigliare una ragazza che volesse approcciare questo mondo, cosa le diresti?

Le direi di non aver paura di sbagliare, di ascoltare i propri istinti!

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Claudio Raspanti

Fiorentino doc classe 1985, inizio da subito a mostrare una passione monstre per i motori. Le mie prime parole sono state nomi di auto e ho trascorso gli anni in un crescendo di Superturismo e F1. Dopo un diploma di perito industriale sono finito a fare il macchinista di treni merci, lavoro che adoro al pari della mia altra passione. Già, perché da qualche anno scrivo in maniera compulsiva di motori e così ho iniziato a collaborare prima con un blog e poi con una importante testata italiana.
Dopo essere stato tra i fondatori del Knight Rider Italia, fan club italiano della serie Supercar, sono divenuto assiduo frequentatore della 24h di Le Mans e dei suoi campeggi. Essendo anche motociclista vi avverto che potreste trovarmi sui passi dell'Appennino Tosco-Emiliano!

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