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Formula 1

F1 2018 eSports Series, Last day: e noi italiani tutti a casa





La serata del lunedì sera ha consegnato alla storia il primo Pro Draft nella Storia della Formula 1. Tra gli ospiti eccezionali abbiamo avuto Max Verstappen, Pierre Gasly e sugli spalti nientemeno che il boss di questo sport, Chase Carey. Tutto strepitoso a vedere dallo streaming…ma magari fosse stato così strepitoso anche nella realtà.

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La serata che poteva essere la più importante della mia vita si è trasformata presto in un inferno, dati i risultati. Fin dal giorno dell’arrivo insieme a tutti gli altri italiani – e non solo loro a dire la verità – abbiamo discusso sui posti rimanenti tra le varie scuderie, visto che Force India e prima ancora Mercedes e McLaren avevano già selezionato i propri piloti (seppur in maniera non ufficiale) sia dentro che fuori il Pro Draft.

Una beffa. Sapevo benissimo sin dal mercoledì chi sarebbe stato scelto e chi no. A cominciare dai ragazzi della Haas e passando poi per Sauber, la cui partnership con la Veloce eSports – che aveva ben 4 piloti al Pro Draft, tutti ovviamente selezionati – è sbucata fuori all’improvviso. Dimentico volutamente altre 3 persone, già assegnate ad alcuni team. Dimentico che su 40 piloti di questo evento tutto il programma andato in onda si è concentrato sul turco Cem Bolukbasi, un ragazzo attaccato alle telecamere e che a quanto pare era l’immagine perfetta per questa F1 virtuale. Fin da quando ho messo piede a Milton Keynes e poi Silverstone sono sempre stato assalito dalle telecamere, perché mi vedevano pieno di vita, estroverso e disponibile con tutti, che faceva ridere chiunque.

No, non ho personalità, non sono apparso in alcuna breve intervista nella live – e non intervistavano chissà quanti ragazzi – e soprattutto, non sono uno dei più veloci, dicono. Aver stilato una classifica delle “preferenze”, secondo il noto ragazzo di WTF1, non ha fatto altro che accantonare tutti i ragazzi che non vi erano stati inseriti, senza motivo. Sapevamo della durata di due ore precise del Pro Draft, e ci saremmo per questo aspettati uno spazio per ciascuno di noi all’interno dello show, ed invece nulla di tutto ciò è accaduto. Ma questa, purtroppo, è solo la punta dell’Iceberg.

Immaginate di essere riusciti ad entrare tra i 40 piloti più veloci del mondo. E poi immaginate di sapere che, nel momento più importante della tua vita, su 27 posti potenzialmente disponibili ne sono rimasti concretamente a disposizione a malapena 6, da riempire peraltro rispettando pre accordi presi durante il Pro Draft e non. In molti hanno facce riposate, tranquille e senza pressioni, e poi ci siamo noi, ci sono io che ho passato l’inferno lo scorso anno nella semifinale, con prestazioni realistiche ed una Sauber tra le mani.

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Quando ci vuole ci vuole, e vi dirò di più: in passato avevo già tranquillamente battuto un pilota scelto da Renault e uno da Toro Rosso senza particolari problemi, e nelle semifinali del 2017 ho chiuso la gara davanti ad uno dei ragazzi scelti da Red Bull nonostante io guidassi, su pista bagnata, una Sauber in una gara le cui impostazioni erano settate su “Prestazioni realistiche”. E non credo di dovervi ricordare quali fossero le prestazioni realistiche della Sauber lo scorso anno, vero? Tanti sono a conoscenza di quel retroscena, e tutti sanno che non sono riuscito ad accedere alla finale per ben…0 punti. Venne scelto al mio posto un ragazzo che nel suo miglior passaggio abbassò di due decimi il mio giro più veloce in gara, ma che sotto alla bandiera a scacchi transitò dietro di me, che con la sovracitata Sauber sono riuscii comunque a chiudere 6° su 10. Quella fu la gara della mia vita e la disfatta più grande. O almeno, credevo che sarebbe rimasta per lungo tempo la mia disfatta più grande.

Alcuni potranno dire che sto rosicando pesantemente da casa mentre altri sono già in giro per il mondo e con una tabella di marcia da seguire. Può darsi.

Non essere scelto perché non si hanno agganci – alla faccia del “YouTuber raccomandato” – o perché non si è abbastanza veloci fa riflettere non poco: sembra che i team non si siano accorti che la selezione sia stata fatta tra oltre 66.000 partecipanti, che solamente in 40 l’hanno spuntata, e che tra il primo e l’ultimo c’è forse una differenza di 2-3 decimi, facilmente colmabili nel momento in cui sceglievi un pilota e li mettevi a provare tutto il tempo prima della finale. Aggiungiamo poi che è stato scelto un mio caro amico inglese qualificatosi con il Joypad, che con l’ala rotta durante il primo evento ho tenuto dietro un neo pilota Haas per 13 giri e terminiamo dicendo che la completezza di una persona non è stata mai valutata.

Non mi reputo il migliore, non sono strafottente, ma forse un briciolo forte lo sono. Non mi reputo uno sfortunato, sono LO sfortunato. Non mi reputo un signor nessuno, sono circondato da commenti e da persone che mi volevano in un team. Non sono i team che hanno perso me, sono io che ho perso loro per un motivo o per l’altro. La chat non era per qualcuno scelto, era per me, ma evidentemente non avevo questa “strong personality” che mi serviva per apparire in qualche spezzone.

Questa settimana è stata più un peso che altro, ad essere sinceri. Poteva ribaltarsi tutto con una scelta che con tutto il cuore mi sarei aspettato, invece niente, tutto ancora rimandato. L’anno prossimo andrà meglio mi dicono sempre, ma spero sinceramente di non dover sentire più questa frase. Perché, a quanto pare, al peggio non c’è mai fine.

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Lecchiamoci le ferite e l’anno prossimo andrà come andrà, senza speranze come quest’anno.

Grazie a chiunque abbia seguito questo mio percorso. Mi dispiace che non si sia potuto realizzare.





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Amos Laurito

The author Amos Laurito

Non puoi uccidere una passione.