Durante il weekend di Imola abbiamo avuto una lunga e interessantissima chiacchierata con Cyril Abiteboul, team principal dell’ambizioso progetto Hypercar di Genesis, marchio sportivo di lusso di Hyundai.
Siete delusi dai risultati di oggi? [ultimi in FP2]
No, non siamo affatto delusi. Francamente molto, molto felici, innanzitutto di essere qui, e poi finalmente di partire perché un racing team senza corse è solo un team. Quindi a un certo punto dovevamo iniziare, avere quell’atmosfera. Il Prologo è andato bene, ottimo numero di giri e di nuovo bene questa mattina e oggi pomeriggio, siamo tra i primi come numero di giri. Esattamente quello che volevamo. Sapete, per guadagnare un po’ di familiarità, monitorare i tempi e seguire le nostre procedure per aumentare l’affidabilità. Sappiamo che ci mancano chilometri percorsi in Qatar, quindi stiamo lavorando per recuperare. Onestamente non stiamo dando troppa attenzione ai tempi, in questo momento si tratta di affidabilità e buona esecuzione, e per ora è andata molto bene. Quindi dobbiamo solo tenere la testa bassa, rimanere molto umili e continuare a lavorare.
Avete assunto i membri del team da altri competitors, dal vostro team di rally o da altri ambiti?
Dunque, tutti loro hanno esperienza, in differenti campionati. Direi che la maggior parte viene dall’endurance, WEC e IMSA, ma c’è anche gente che viene da altri campionati, in particolare dalla Formula E direi, che è un campionato molto basato sul software, sui sistemi. Credo che i migliori ingegneri in questo campo vengano dalla Formula E al giorno d’oggi. E anche per quanto riguarda i piloti abbiamo voluto prenderli da diversi tipi di team, sia piccoli team indipendenti che alcune squadre ufficiali dei costruttori. Alcuni di loro hanno già lavorato con Oreca in precedenza, quindi sì direi che è un buon mix. Arrivano tutti con la loro esperienza, e in questo momento direi che il lavoro collettivo sta procedendo alla grande.
Quanti impiegati avete in tutto?
Siamo qui questo fine settimana con un numero che sfiora le 100 persone. Le operational people sono 50 come sapete [limiti di regolamento]. Siamo qua con tutta l’infrastruttura GMR, con un nuovo brand che occupa una sessantina di persone, poi c’è una parte di personale in Germania, per il powertrain, 50 circa. Quindi in totale abbiamo 120-130 persone coinvolte in questo programma.
Preparazione e test condotti a un livello molto professionale, ma quali sono le cose che non si possono simulare e testare, ciò che la gente impara solo in pista?
La pressione direi. È davvero una condizione che non puoi replicare, questo stress di confrontarti con situazioni sconosciute. Perché nei test puoi simulare tutto quello che vuoi ma c’è sempre la situazione in cui puoi essere clemente con te stesso, tornare in pitlane e cambiare qualcosa. Qua in gara non lo puoi fare. Quindi ciò che ha abbiamo fatto finora era ancora facile, in confronto a ciò che ci aspetta domenica, e poi in quella successiva, e poi in particolare a Le Mans. Non c’è comparazione con la pressione, e quando devi veramente fare la prestazione.
Alla fine avete deciso di usare tre piloti per macchina, in futuro pensate di passare a due?
Sì potremmo farlo, ma non prima di Le Mans. Chiaramente prima di Le Mans dobbiamo dare il massimo tempo in pista a tutti, per la familiarizzazione del pilota con tutto. Ovviamente tutti guideranno a Le Mans quindi dobbiamo portarli nelle migliore condizione possibile. E poi per le gare successive, che poi dobbiamo vedere perché il calendario è un po’ sottosopra al momento, vedremo cosa fare, potrebbe essere [l’uso di due piloti] qualcosa che succederà più avanti nella stagione.
Jacky Ickx, cosa ti ha convinto ad unirti a Genesis due anni fa?
Su questa domanda, dove la Leggenda ci ha deliziati con un monologo clamoroso, ci torneremo con un editoriale a parte nei prossimi giorni
Quante nazionalità avete in squadra?
Non ho il numero, ma sicuramente abbiamo un po’ di francesi [ride], che sono un bel po’ nell’endurance racing. Comunque sì il 40% è francese, il resto sono molti italiani, poi portoghesi, inglesi, tedeschi, abbiamo ovviamente dei coreani, abbiamo un bel mix di nazionalità, siamo un brand globale, che è molto importante.

Domanda a medio lungo termine: Hyundai, la vostra casa madre, potrebbe volere una gara in Korea in un qualche momento nel futuro?
Questo è l’inizio del viaggio, la cosa bella nell’endurance racing è che puoi esplorare tante direzioni, hai diversi set di regolamenti, diversi campionati come WEC e IMSA, diversi tipi di macchine tra GT e altro, quindi sì a un certo punto avremo un impatto sul movimento, per portare l’esaltazione del WEC o di qualsiasi altro campionato in Korea, è sicuramente qualcosa a cui stiamo pensando. Ma tutto deve arrivare al momento giusto. È un viaggio molto lungo.
Molto presto per pensare ad auto clienti, ma guardate all’Asian Le Mans Series? [Hypercar private con i Bronze al volante]
Sì, assolutamente. Dobbiamo vedere, è qualcosa di nuovo, al momento il nostro numero di telai è molto limitato, ma assolutamente credo che sia una grande opportunità, anche per ragioni di ritorno dell’investimento. Personalmente credo che 8 gare all’anno siano il numero minimo, diamo il benvenuto a qualsiasi forma che estenda il numero delle nostre gare.
Ovviamente non state guardando i tempi sul giro al momento. Ma quanto siete incoraggiati da quello che avete visto finora questo fine settimana?
Francamente direi molto incoraggiante, ovviamente voi vedete i tempi, i passi medi su short run e long run e vi siete già fatti un’idea. Voglio restare estremamente umile e concentrato, questi ovviamente non sono i tempi che speriamo di fare, ma quello che conta per me, e sono d’accordo con Jacky [Ickx] in questo, è vedere come il team lavora insieme, e vedo una vibe veramente buona. Le persone sono felici di essere qua, di lavorare insieme, e vi assicuro che i tempi arriveranno. Non domani, arriveranno, sappiamo che la nostra macchina è una buona macchina, c’è una ottima baseline, progetto molto sano. I piloti sono molto felici dell’auto, ve ne parleranno, hanno un buon feeling, è una macchina molto buona. Ottengono ciò che vogliono, possono fare ciò che vogliono con quest’auto, reagisce bene, risponde ai cambi di setup scelti, la performance arriverà. Ci lavoreremo, a un certo punto pagherà dividendi, è solo questione di tempo e lavoro.
Quanti chilometri di test avete fatto? Quanti sul bagnato? E dove avete in programma di provare prossimamente?
Abbiamo fatto 25.000 km di test, sul bagnato non saprei dire, l’unico test bagnato l’abbiamo avuto a Magny Cours, direi un 2000 km circa. Abbiamo trovato bagnato anche al Prologo e ci siamo assicurati di mettere insieme dei buoni giri, nonostante le condizioni fossero diverse da quelle che poi abbiamo in questo weekend. Potrebbe essere però una situazione che troveremo a Spa, o a Le Mans. In generale sappiamo che il bagnato sarà una grande sfida per noi, a causa di tutto il lavoro lato software e sistemi di gestione, che viene spinto al massimo in queste condizioni come a Le Mans. È una parte del pacchetto dove sappiamo al momento di non essere molto competitivi in confronto agli altri, semplicemente perché richiede un sacco di tempo. Tanto tempo e tantissimi dati, devi avere chilometraggio. un buon data set che al momento non hai. È importante mettere insieme diverse buone run, anche in condizioni bagnate.
Dato che sei stato in Formula 1 per tanto tempo, qual è la tua opinione sull’attuale malumore intorno alle auto?
No no non voglio parteciparvi. L’unica cosa che voglio dire è che è importante che ogni categoria abbia il suo spazio chiaro. Ciò che mi interessa ora è l’endurance racing, abbiamo bisogno del nostro spazio, che deve essere ben differente dalla F1. Sono interessato a partecipare alle discussioni sul futuro regolamento, ma dell’endurance, che arriverà nel 2030, che è praticamente domani. Siamo molto interessati a partecipare a queste discussioni, e spero di poter contribuire ai processi di ragionamento su questi nuovi regolamenti. Discussioni che comunque non sono come quelle che stanno avvenendo adesso in Formula 1.
Quali sono i fattori che vi hanno fatto scegliere la vostra line-up di piloti?
Il ragionamento dietro i piloti include sempre una combinazione di fattori. Passo gara, esperienza. L’esperienza è sempre molto importante per noi, non avendo noi un background, è stato importante acquisire esperienza dagli individui, ingegneri ma anche piloti. Drivers che hanno lavorato con i costruttori, grandi marchi, e anche piloti che siano stati abituati a iniziare progetti da zero. E abbiamo trovato anche chi sa esprimersi oltre il puro racing, come le nostre due ancore, così li chiamo, i due piloti [Derani e Lotterer] che hanno iniziato con noi prestissimo in questo processo, partner fondatori della squadra. Ci hanno insegnato cosa è importante per una macchina da gara, ma anche nella prospettiva di un team. Li abbiamo ascoltati tantissimo, e siamo veramente molto grati a loro, questo team è anche una dichiarazione di chi sono loro e dell’impatto che hanno avuto. E da loro ci sono stati vari meeting, discussioni, opportunità. E poi un po’ di serendipità, quando incontri persone che non ti aspetti di incontrare: con Mathys [Jaubert] è andata così, non lo stavamo necessariamente cercando, ma si è creata la possibilità di lavorare insieme [arriva da IDEC Sport]. Ed è stato subito chiaro che meriti la posizione nel team. Poi per me è stato anche importante prendere campioni a livello mondiale da varie categorie, Mathieu Jaminet ha esperienza in IMSA e con Porsche nel WEC, un profilo di altissimo livello. E poi Paul-Loup Chatin, che è molto interessante perché ha guidato per Alpine, e ha pure preso parte al loro processo di sviluppo con Oreca, quindi per noi è stata una chance per velocizzare tante decisioni che abbiamo dovuto prendere. Siamo stati molto attenti al timing, come non bruciare le tappe ma magari tagliare qualche curva, scegliendo chi includere nel nostro progetto.

