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The real Gianni Morandi

Gianni Morandi: un nome per due anime diverse accomunate solo da un semplice caso di omonimia. Da una parte un cantante famosissimo, dall’altra un imprenditore toscano col pallino dei motori. Potevamo farci sfuggire colui che dei due ha imbastito un viaggio da Poggibonsi a Capo Nord con una OM costruita quasi cento anni fa?

29 Maggio 2026
21 min read
Una immagine di Gianni Morandi alla guida della sua OM 665 Superba alla Mille Miglia del 2018.

Non capita tutti i giorni di imbattersi in un personaggio così poliedrico che faccia parte del mondo dei motori. Collezionista, driver, commissario ASI, appassionato di motori a 360°… Insomma un mix che già da solo garantisce una bella quantità di storie da raccontare. Come se non bastasse ci si aggiungono un carattere esplosivo, verace, accoppiato a un cuore grande e al gusto per le imprese folli. Di chi stiamo parlando? Di Gianni Morandi, “quello vero” come dice lui, toscano verace e salito agli onori della cronaca nel 2024 per aver compiuto un’impresa incredibile, quale andare e tornare da Poggibonsi a Capo Nord con una OM 665 Superba del 1929! Lasciando stare l’omonimia con il famosissimo cantante di Monghidoro che in realtà si chiama Gian Luigi, il nome di Gianni in realtà è arcinoto nel mondo delle auto d’epoca, vantando nel suo palmarès numerose partecipazioni alla Mille Miglia ed essendo stato uno dei primi collezionisti di auto d’epoca in Italia. Insomma non sono poi molti a poter vantare una storia simile, accompagnata da un entusiasmo genuino che lo proietta sempre verso nuove avventure.

Gianni Morandi durante una prova del Circuito di Avezzano
Gianni Morandi con la sua Mercedes Benz 260 SSK al Circuito di Avezzano – Immagine officialph.com

Lo incontriamo in un pomeriggio di tarda primavera, nel suo garage che potremmo paragonare alla Bat-Caverna. Lo troviamo intento a cambiare le candele alla sua Mercedes Benz 260 SSK del 1929, per poi farle prendere vita rombando con una grinta e un ardore notevoli, specialmente per una Signora di quasi cento anni. Sullo sfondo la mitica OM 665 Superba, pronta a partire per la Mille Miglia 2026 che la vedrà aggiungere una nuova impresa al suo già incredibile carniere. Come perdere l’occasione di sviscerare una passione così sanguigna, verace e radicata? Ne nasce una bellissima chiacchierata, un excursus sul mondo delle auto d’epoca e del collezionismo, passando anche per la situazione attuale delle “classiche”. Senza dimenticare, ovviamente, le sue imprese su quattro ruote! Siete pronti?

Da cosa origina una passione così totalizzante? Ricordi un momento in particolare dove hai capito che non saresti più tornato indietro?

Da ragazzino adoravo andare a giro in motorino, in comitiva, ma la vera passione erano i disfacimenti, gli sfasciacarrozze. Non potevo permettermi niente ma ero sempre a cercare vecchie auto e oggetti particolari. Poi gli amici di mio padre mi fecero appassionare al fuoristrada e così, senza neppure avere la patente, ho dato il via alla mia carriera. Per cominciare abbiamo comprato una Fiat Campagnola AR59 nel 1986 e ho affrontato il primo raduno, un trial amatoriale, solo col foglio rosa. Da allora ho seguito un percorso di crescita partito dalle gare regionali, passato dai campionati italiani ed europei per poi arrivare a due partecipazioni alla Parigi-Dakar, quella vera. Nel frattempo la mia vita professionale mi ha portato in Mediaset, lavorando come guardia del corpo e portando avanti la mia carriera come pilota di fuoristrada.

“Il mio percorso nelle gare fuoristrada è iniziato con le gare regionali per poi arrivare alla Parigi – Dakar, quella vera!”

Ho affrontato vari campionati con delle Jeep, partendo da una CJ, passando per una Renegade e formando una bella accoppiata con una 5000 3 marce. Sono così arrivato al punto in cui i miei amici, che mi sponsorizzavano, compravano direttamente le vetture per farmi gareggiare. Ho così cominciato con i prototipi, come uno preparato dai Fratelli Guida, per poi arrivare al Mitsubishi Pajero. Nel frattempo, grazie al mio lavoro di guardia del corpo, guadagnavo delle cifre interessanti, considerando che allo stesso tempo collaboravo anche in azienda con mio padre. E così ho finalmente dato sfogo alla passione per i “ferrivecchi”, concretizzandola quando mio padre mi disse che avrebbe voluto ritrovare la Fiat 1400 che noleggiava da ragazzo, per andare a Firenze con i suoi amici. Alla fine l’ho ritrovata a Como ed è stata la prima di una lunga serie. La seconda macchina è stata una Opel GT 1900 comprata a Bari, protagonista di un recupero decisamente singolare…

Gianni Morandi con la sua Fiat 1400 A all'Abruzzo Winter Race 2022
Gianni Morandi con la sua Fiat 1400 A, vittoriosi al concorso di eleganza dell’Abruzzo Winter Race 2022.

Come mai? Cosa è successo?

Dovevo andarla a prendere col Chrysler Voyager di mio padre. Parto da Poggibonsi e prima di Roma il patatrac: rottura del cambio! Chiunque avrebbe rinunciato rimandando il viaggio, io invece riesco a ripartire e decido di andare a Bari comunque. Un viaggio epico, considera checercavo le aree di servizio con la partenza in discesa, in modo da riuscire a ripartire mettendo le marce alte che entravano bene. Insomma, alla fine la GT 1900 è arrivata a Poggibonsi e abbiamo rifatto il cambio del povero Voyager, mai domo!

Il garage di Gianni Morandi
Una vista della “Bat-caverna” di Gianni Morandi, un luogo dove la passione prende forma

Come si è sviluppata nel tempo la tua collezione?

Dopo la Fiat 1400 e la Opel GT 1900 sono arrivate una Fiat 501 e altre auto. Avendo una buona, ma non eccessiva, disponibilità economica ed essendo allergico alle classiche auto d’epoca che hanno sempre spopolato, ho iniziato a comprare le vetture che ad altri non interessavano. Ho avuto così una Fiat 1500 Garavini ex- Ferragamo pagandola 8 milioni di lire, mentre per un’Alfa Romeo Giulietta ce ne volevano 25! A seconda della vettura iniziavo il restauro, me la godevo oppure la mettevo solamente in collezione. Quando siamo arrivati a 73 auto, mio padre mi ha detto che forse era il caso di smetterla. Ho iniziato così a venderle un po’ per volta e con quello che guadagnavo restauravo le vetture che veramente mi appassionavano.

“Quando siamo arrivati a 73 auto mio padre mi disse che forse era il caso di smetterla…”

Cosa deve avere una vettura per entrare nella tua collezione?

Quando osservo una vettura riesco a visualizzarla finita, restaurata e al massimo del suo splendore. Questo mi porta a scovare il potenziale in quelli che per altri sono solo dei rottami. Ovviamente anche la disponibilità economica ha ricoperto un ruolo importante, quindi la scelta di certe auto non dico sia stata obbligata ma quasi… Avendole comprate bene però sono riuscito a barattarle quando hanno preso valore. Così ho potuto comprare auto di maggior pregio o pagare i restauri di altre in mio possesso.

“Non potendo restaurare tutte le vetture in mio possesso sono stato obbligato a scegliere. Così ho optato per quelle che mi emozionavano nel profondo”

Quindi hai scoperto il confine tra l’essere accumulatore e collezionista?

La verità è che per me è una droga, però la realtà mi ha obbligato a fare una scelta. Non potendole restaurare tutte, ho valorizzato quelle che mi emozionavano nel profondo. Per comprare la Mercedes 260 SSK, ad esempio, ho permutato 6 vetture e una moto. Desiderandola in collezione ho barattato la quantità con la qualità, favorito dalla visione che avevo delle vetture finite, vedendo sempre il vero valore delle vetture che volevo acquistare.

Gianni Morandi con Lewis Hamilton alla parata dei piloti del Gran Premio d'Italia 2022
Gianni Morandi con Lewis Hamilton e la Mercedes Benz 260 SSK alla parata dei piloti del Gran Premio d’Italia 2022

Da cosa deriva questa sensibilità particolare che hai sviluppato col tempo?

Ti rispondo parlandoti di pittura e il paragone che faccio è questo: bisogna capire se si vuole un Picasso o un quadro di un pittore minore! L’avere tante opere di pittori minori mi ha dato la possibilità di prendere i Picasso.

“Bisogna capire se si vuole un Picasso o un quadro di un pittore minore… Io con tanti quadri di pittori meno considerati mi sono preso alcuni Picasso!”

Ad esempio l’ultimo scambio mi ha portato a dare via alcune vetture per prendere una Fiat 1400 Panoramica Zagato, uno dei quattro esemplari esistenti. Dopo un restauro pessimo l’ho riportata alla vita, come fosse nuova! E a chi mi dice che però non vale tanto, io ripeto la stessa domanda, ovvero: meglio un Picasso o un’opera di un pittore sconosciuto? Meglio una 1400 B normalissima o una panoramica Zagato, quasi unica al mondo? Posso dire che averla in collezione insieme a una 1400 Cabriolet Vignale, due soli esemplari esistenti, mi riempie di orgoglio.

Fiat 1400 Panoramica Zagato
Fiat 1400 Panoramica Zagato, l’ultimo gioello entrato nella collezione di Morandi – Immagine C.Raspanti

Mi pare evidente che per te l’auto d’epoca non sia solo un investimento, giusto?

Da commissario tecnico ASI ricevo spesso domande simili. Io suggerisco sempre di comprare quello che piace, perché alla lunga è quello che fa la differenza! Lo so che un domani la mia collezione potrebbe non durare, dato che le auto di una volta, come la SCAT che ho venduto a Corrado Lopresto, saranno sempre più un qualcosa di difficile da mantenere.

“Dietro un’auto d’epoca c’è una meccanica viva che ti parla! Io con le mie auto ci parlo, se vedi le foto mentre guido ho sempre una mano che accarezza la portiera”

E questo perché il mondo cambia e le generazioni si susseguono. Per qualcuno sono un bene rifugio, ma dietro a un’auto d’epoca c’è altro… C’è una meccanica viva, che ti parla! Se vedi le mie foto alla guida, ho sempre una mano che accarezza la portiera, perché io con le mie auto ci parlo! Per questo quando compro un’auto lo faccio perché mi emoziona, non perché ci vedo una fonte di guadagno.

E sono capace di saltare la colazione una settimana se mi permette di trovare la vite originale che serve per un restauro! Pensa che sono talmente maniaco del particolare che stavo per comprare una Rolls Royce 20/25 HP, solo per l’autoradio da mettere sulla 1400 Zagato!

“Sono talmente maniaco del particolare che, pur di avere l’autoradio corretta per la mia 1400 Panoramica Zagato, stavo per comprare una Rolls Royce 20/25 HP!”

Come vedi il mercato dell’auto d’epoca?

Osservando il mercato e le sue tendenze stiamo andando verso una grande contrazione della passione per le auto dagli anni 30 ai 50, fatta eccezione per le vetture candidabili alla Mille Miglia. Tante auto che hanno fatto la storia di tutti i giorni, tipo la 1100 “Musone” o le varie declinazioni della Balilla, sono destinate ad avere una contrazione brusca. Ad esempio un termometro importante per la differenza tra investimento e passione potrebbe essere la Lancia Aurelia B24, che dopo aver superato il milione di euro adesso viene via con un quarto del valore. Il mercato sta riprendendo una dimensione più “umana”, rimettendo al centro l’appassionato vero piuttosto che il businessman. Altro esempio: Fiat 1100 S “Gobbone”, eleggibile per la Mille Miglia. Prima veniva bruciata sul mercato in pochi minuti, adesso non suscita interesse!

Facendo parte della commissione ASI, pensi che l’interesse per le youngtimer sia solo economico o c’è ancora spazio per la passione?

Purtroppo i veri appassionati sono il 20%, animati dal sacro fuoco dell’amore per le youngtimer. La passione la riconosci subito, perché svelata dalla cura del dettaglio. Tanta gente si presenta con la macchina sporca, battuta e non curata e vorrebbe convicerti che si tratti di un conservato… Il problema è che è conservato male!

“Non si va a una cena di gala in jeans e t-shirt. Accettare l’equivalente di questo per le auto d’epoca equivarrebbe a far diventare questo mondo un regno di cialtroni!”

A queste persone faccio sempre notare che se vanno a una cena di gala, non possono presentarsi in jeans e t-shirt! Accettare l’equivalente di questo per le auto d’epoca equivarrebbe a consegnare tutto ai cialtroni. Chi si presenta con una macchina tenuta male e usata tutti i giorni lo fa per risparmiare, ma con me non ha vita facile. Gli unici che capisco sono quelli che hanno il superbollo da pagare e col CRS riescono a non mandare all’estero auto bellissime.

Il mercato sembra essere orientato verso un cambiamento radicale. Cosa pensi del terremoto che ne sta minando le basi dopo la vendita della 250 GTO “Bianco Speciale”, avvenuta molto al di sotto della stima prevista?

Ferrari 250 GTO "Bianco Speciale"
Ferrari 250 GTO “Bianco Speciale” – Immagine Mecum.com

Siamo in mezzo a un cambio generazionale tra chi vuole il business e chi ha passione. La 250 GTO in questione aveva diverse caratteristiche che hanno influenzato l’asta. Bianco è un colore insolito per una Ferrari, aggiungi la guida a destra, il fatto che non fosse mai stata restaurata e non fosse matching numbers e la frittata è fatta. Inoltre non aveva un passato “racing” di alto livello come altri esemplari, pur avendo corso. Ma la cosa più importante che la gente sottovaluta è che, quando si tratta di un asta, ci deve essere la congiunzione astrale che porta alla vendita di un oggetto che qualcuno vuole a tutti i costi.

“Il successo di un’asta dipende dalla congiunzione astrale. Se ci sono più acquirenti veramente interessati a fine incanto ci sarà un venditore felice!”

Se vi sono più acquirenti interessati si può generare una corsa al rilancio che rende felice il venditore! Ma bisogna mettere in conto che possa non accadere, come secondo me è avvenuto per la “Bianco Speciale”. All’asta di Gooding Christie’s a Rétromobile ci sono vetture che sono state quasi regalate, in mancanza dell’acquirente giusto, mentre altre sono state vendute fuori mercato perché si è scatenata la corsa al rilancio. Per assurdo una “spiaggina” di cui sono stato proprietario è stata venduta a una persona che non l’aveva voluta da me qualche mese fa, per poi pagarla molto di più all’asta. Se poi si analizza il confronto tra passione e investimento, deve far riflettere il fatto che i più grandi collezionisti italiani si siano allontanati da questo mondo negli ultimi 30 anni.

Per ciò che riguarda la vita di un club di auto d’epoca, siamo in una fase crepuscolare oppure pensi che vi sia un ricambio generazionale?

I ragazzi interessati ci sono, ma anche qui stiamo andando verso un forte cambiamento. Si tratta di un rinnovamento anche per quello che riguarda i gusti, dato che le nuove leve preferiscono auto prodotte fino ai primi anni 90. Molti le amano per passione trasmessa dai genitori o perché magari rappresentano l’ultima vera esperienza analogica. Però se li porti su una vettura degli anni 20 rimangono sbalorditi, quindi non è detto che sia veramente la fine per un certo tipo di vetture. Magari per quelle auto un futuro c’è, dipende fortemente da come la mia generazione riuscirà a farli appassionare.

Relativamente alla storicità dei mezzi con età compresa tra i 20 e i 30 anni, quale approccio preferisci? Ti ritrovi maggiormente nella filosofia ASI che non nega la storicità a nessun mezzo o quella di ACI Storico che si affida a una lista di salvaguardia?

Se si osserva la lista di salvaguardia di ACI Storico si nota che mancano moltissimi modelli. Io credo che se una vettura è bella e rispetta i canoni per la certificazione, debba avere la possibilità di ottenere un riconoscimento, rendendola meritevole di essere collezionata. Per me se una persona tiene bene una vettura per anni, deve essere premiato con la storicità. Purtroppo anche qui la situazione si sta ingarbugliando per la presenza di troppi “burocrati”.

Adesso apriamo il file relativo alle tue avventure: cosa significa per te partecipare alla Mille Miglia?

Inizio dicendo che in questo 2026 credevo di non partecipare, invece con una sorpresa dell’ultimo momento sarò sulla linea di partenza il 9 Giugno con la mia OM. La “Freccia Rossa” rappresenta il sogno di ogni collezionista, nel mio caso si aggiunge anche il fatto che la prima edizione venne vinta da Minoia/Morandi nel 1927 su di una OM 665 Superba.

“La prima edizione della Mille Miglia venne vinta da Morandi/Minoia su OM 665 Superba. Potevo esimermi dal riportare in gara una simile accoppiata?”

Potevo esimermi dal fare questa esperienza riportando in auge un’accoppiata così iconica? In realtà si creano anche dei rapporti umani bellissimi, quali quello con Marco Morosinotto con cui abbiamo condiviso alcune edizioni. Siamo talmente legati che lo scorso anno ha deciso di venire con me anche a Capo Nord!

Gianni Morandi su OM 665 Superba al traguardo della Mille Miglia 2018
Gianni Morandi su OM 665 Superba al traguardo della Mille Miglia 2018 – Immagine officialph.com

La tua prima Mille Miglia è stata all’insegna dei malintesi per l’omonimia?

In realtà sì, dato che leggendo la lista dei partecipanti molti si immaginavano di veder spuntare fuori il cantante. Pensa che tanti amici volevano mi fermassi mettendo anche dei cartelli, ma io pensavo fossero per il cantante e non mi sono fermato! Nel corso degli anni ho imparato a prenderla sul ridere, considera che le ultime volte avevamo anche la chitarra e il latte, come in ” Fatti mandare dalla mamma”!

“L’omonimia è un problema che mi porto dietro dai tempi del fuoristrada, quando addirittura ero navigato da A.Baldi. Si aspettavano tutti Gianni Morandi navigato da Aleandro Baldi!”

Ma è una cosa che mi porto dietro dai tempi del fuoristrada, considera che ai tempi ero navigato da Alessandro Baldi. Abbreviato A.Baldi, come il cantante Aleandro Baldi, non vedente e famoso negli anni 90. La gente si aspettava Gianni Morandi navigato da Aleandro Baldi!

Come sei arrivato alla tua OM?

Il desiderio mio e di mio padre era di trovare una OM 665 per partecipare, sino a quando Alberto Procopio me ne ha proposta una carrozzata Garavini. Alberto è un grande collezionista e un secondo padre, tanto che quando devo fare acquisti o prendere decisioni importanti lo consulto sempre. Un mio amico carrozziere mi disse che Alberto voleva separarsi dalla sua 665, girandomi delle foto e facendo scattare subito il colpo di fulmine. Il problema è che non potevo permettermela, un’agonia durata sino a quando il carrozziere mi chiama per dirmi che era stata venduta. Immaginate la delusione… Così chiamo Alberto e scopro che in realtà ha deciso di venderla a me! Lui e la famiglia avevano deciso di passare la vettura a una persona che la valorizzasse e le desse l’amore di cui aveva bisogno. Il sogno era partecipare alla Mille Miglia del 2017 e ce l’abbiamo fatta! Una sofferenza, perché abbiamo gareggiato rompendo quasi subito la testa del motore e ogni metro è stato sudato e guadagnato.

Che emozioni hai vissuto?

“Il calore e l’energia che ti regalano gli occhi dei bambini quando passi con la Mille Miglia sono semplicemente incredibili!”

Gianni Morandi e una foto della sua Mille Miglia 2018
Una foto che esemplifica il modo di vivere la Mille Miglia per Gianni Morandi – Immagine officialph.com

Io la Mille Miglia la vivo di cuore, di passione, senza guardare il cronometro e i tempi imposti. Perché il calore e l’energia che ti regalano gli occhi dei bambini quando passi sono semplicemente incredibili. Pensa che ho una foto del 2018 in cui allungo la mano destra e tocco la mano di un bambino, pubblicata dicendo “Il vecchio che saluta il nuovo”. Ecco, per me quella è uno degli scatti più belli della mia vita! Amo poter dare emozioni alle persone che mi incrociano. Come ho fatto a Natale 2025…

Adesso ce lo devi raccontare!

Dopo un periodo difficile, data la perdita dei miei genitori, avevo bisogno di qualcosa di bello da fare. L’idea è nata guardando uno dei classici film di Natale e così ho addobbato la mia Lancia 20/30 HP del 1912 come se fosse la slitta di Babbo Natale. L’ho “truccata” da renna e ho messo le lucine, poi sono andato a chiedere il permesso alla Polizia Municipale di Poggibonsi. I Vigili erano entusiasti della mia idea, dando per scontato che avrei fatto qualcosa di inusuale. Abbiamo aspettato il buio e abbiamo fatto il giro del paese con la macchina così addobbata, vestiti da Babbo e Mamma Natale. La reazione della gente è stata impareggiabile, dallo stupore dei bambini sino alla gioia portata alla coppia di anziani che passeggiavano in paese! Vedere l’emozione che riesci a dare alle persone è bellissimo! Sarà un fatto di segno zodiacale, magari essendo Bilancia voglio sempre far gioire gli altri. Poi magari ho tremila pensieri e debolezze, ma questo mi fa stare bene.

La Lancia 20/30 HP trasformata in slitta di Babbo Natale da Gianni Morandi
La Lancia 20/30 HP trasformata in slitta di Babbo Natale da Gianni Morandi – immagine valdelsa.net

La maggior parte delle auto che hai in collezione testimonia un tempo in cui la mobilità non era scontata, con pazienza e manualità che erano fondamentali. Una visione “slow” che riporta a una vita diversa, non trovi?

Verissimo, pensa che quando avevo la SCAT e ci partecipavo ai concorsi di eleganza, mi piaceva avviarla a manovella pur in presenza dello starter. Questo perché c’è un legame con la vettura che affascina, il vedere la preparazione della candela e l’avviamento attira il pubblico che filma e gli lascia un ricordo emozionante. Oggi siamo abituati a un’esperienza di guida ovattata, sali in auto e accendi la radio senza sentire più il motore o quello che ti circonda. Con le auto d’epoca senti anche l’uccellino che canta! Ti puoi invece gustare suoni, emozioni, sensazioni che si sono perse nel tempo, dando nuova linfa alla connessione tra uomo e strada che si sublima nell’unione col veicolo.

” Con le auto d’epoca ti puoi ri-appropriare di suoni, emozioni e sensazioni che si sono perse nel tempo, dando nuova linfa alla connessione tra uomo e strada che si sublima nell’unione col veicolo”

E poi regali emozioni uniche all’eventuale passeggero che ti porti appresso. Pensa che qualche anno fa, partecipando con la SCAT al “Trofeo Biondetti” che si svolgeva dalla Versilia a Lucca, mi ritrovai come passeggero l’amministratore delegato di Lamborghini. Ovviamente io lo avvertii che le velocità, specialmente in salita, sarebbero state basse e che l’esperienza del viaggio sarebbe stata molto particolare. Dopo esserci anche fermati per chiudere la capote per la pioggia siamo arrivati a Lucca e lui mi ha detto di aver provato delle emozioni che, pur viaggiando sempre su vetture da centinaia di cavalli, non aveva mai provato. Si era riconnesso con tutto il mondo esterno, sentendo la strada e il mondo intorno a lui.

Tre OM 665 in parata alla partenza della Mille Miglia 2021, al centro Morandi
Tre OM 665 in parata alla partenza della Mille Miglia 2021, al centro Morandi

Una soddisfazione immensa, immagino…

Questo mi ha ripagato dei tanti sacrifici fatti, perché io non nasco ricco e ho dovuto sudare per arrivare a quello che ho costruito qui. Se penso a tanti miei coetanei mi rendo conto che in parecchi si sono “bevuti” un patrimonio che a me invece ha portato tante emozioni. Adesso sto iniziando anche a lavorare da solo sulla meccanica ed è terapeutico. Io credo che il viaggio in auto d’epoca oggi sia un gesto di ribellione nei confronti di un mondo che ci vuole sempre di corsa, sempre iperconnessi e isolati allo stesso tempo. Alla fine rallenti e ti godi il panorama, tutto quello che la società odierna scoraggia, mentre l’auto ti “parla”.

“Il viaggio in auto d’epoca al giorno d’oggi rappresenta un gesto di ribellione nei confronti di un mondo che ci vuole sempre di corsa, sempre iperconnessi e isolati allo stesso tempo”

Questo ci porta al tuo straordinario viaggio da Poggibonsi a Capo Nord, a questo punto dobbiamo parlarne assolutamente…

L’idea nasce mentre stavo accompagnando mia figlia a Berlino per una vacanza studio. Chiunque avrebbe preso l’aereo, io ho voluto farmi 14 ore di viaggio in auto! D’altronde sono così, qualcuno direbbe folle! Dopo averla lasciata nella casa dove avrebbe soggiornato ho iniziato il viaggio di ritorno con un imprevisto che ha cambiato la mia storia. Il navigatore mi ha fatto passare attraverso la Foresta Nera a causa di un ingorgo presente sulla Autobahn che avrei dovuto percorrere. Mi sono ritrovato immerso in questo luogo stupendo e dal richiamo ancestrale! Mi ha colpito talmente tanto che ho rifatto la tratta avanti e indietro due volte, come in trance. C’era un’energia strana, come se la foresta mi guardasse… La sera, cercando notizie sulla Foresta Nera su Google, mi sono imbattuto per caso in qualcuno che ha fatto un viaggio a Capo Nord in moto… Principianti, io ci vado con l’OM!

“Cercando notizie sulla Foresta Nera su Google, mi sono imbattuto per caso in qualcuno che ha fatto un viaggio a Capo Nord in moto… Principianti, io ci vado con l’OM! “

Locandina pubblicitaria del viaggio da Poggibonsi a Capo Nord
Locandina pubblicitaria del viaggio da Poggibonsi a Capo Nord

Da allora il tarlo ha iniziato a scavare alacremente nella mia testa, tanto che il giorno dopo avevo già un programma di massima e la bozza della locandina. Segni particolari? Zero autostrade, solo strade extraurbane per vivere veramente il viaggio! Il primo pensiero è stato per le gomme, così ho mandato un messaggio al responsabile Pirelli chiedendogli se con le “Stella Bianca” sarebbe stato possibile. Alla fine gli avevo fatto da tester alla Mille Miglia ma nessuno si era mai spinto su percorrenze simili a quelle che prevedevo di affrontare. Subito dopo ho chiamato Marco Morosinotto che mi ha chiesto se poteva farmi compagnia. Pensa che sarei voluto partire da solo! La follia sta nel fatto che non conosco una parola di inglese

“La cosa incredibile è che per paura di guasti ci siamo portati dietro il carro attrezzi… Alla fine l’OM ha retto, si è rotto il carro attrezzi! “

Un’idea nata all’improvviso, pianificata per essere compiuta in 35 giorni e che si è realizzata in 28. Le uniche tappe certe erano quelle concordate con Pirelli nelle loro sedi. Eccetto queste quattro giornate sponsorizzate da Pirelli, il resto era strada percorsa con entusiasmo e prenotazioni online fatte all’ultimo quando decidevamo di sostare in qualche posto. Si è aggregato anche un mio amico, Massimo di Santo, col mio carro attrezzi e la cosa clamorosa è stata il guasto di questo mezzo, mentre tutti davano me e la OM per spacciati! Quando sono arrivato a Capo Nord mi bruciava il telefono, ho risentito gente che non si faceva viva da 20 anni! Quello che però ripetevo a tutti era che per me il viaggio era solo al giro di boa. Mentre tutti pensavano che Capo Nord fosse il punto di arrivo per me era soltanto la metà del viaggio.

Gianni Morandi e Marco Morosinotto all'arrivo all'Arctic Circle Center in Norvegia
Gianni Morandi e Marco Morosinotto all’Arctic Circle Center in Norvegia. Protagonista assoluta l’OM665

Possiamo quindi parlare di un amore per il viaggio degno di Kerouac?

Sono stato folle e ci ho creduto, desiderando un viaggio interiore, qualcosa di catartico. Il fulcro di tutto per me è sempre stato il viaggio, non la meta! Mia madre, prima di lasciare questo mondo, mi ha sempre spronato a buttarmi in questa avventura e durante il tragitto lei e mio padre erano sempre con me, avevo con me la loro foto e quella di mia figlia che mi davano la forza per affrontare tutto. Su 28 giorni ho trovato 20 giorni di sole, penso che sia stato un miracolo anche questo, considerato il clima dei paesi che abbiamo attraversato.

L'OM 665 Superba di Gianni Morandi a Capo Nord
L’OM 665 Superba di Gianni Morandi a Capo Nord

Per farti capire la follia che mi anima sappi che ho fatto il rodaggio facendo il Passo dello Spluga!”

Oltretutto il motore era appena stato rifatto, giusto quattro giorni prima di partire… Per farti capire la follia che mi anima sappi che ho fatto il rodaggio facendo il Passo dello Spluga. Abbiamo fatto tutte strade normali e sullo Spluga ho dovuto contrattare coi giornalisti. Siamo saliti del nostro passo mentre i giornalisti ci sorpassavano, ma la scena più bella è stata vedere i volti dei motociclisti quando abbiamo scollinato in cima al passo. Non si aspettavano certamente di veder spuntare fuori una veterana come la mia OM!

Altra immagine dell'OM 665 Superba di Morandi a Capo Nord
Altra immagine dell’OM 665 Superba di Morandi a Capo Nord

C’è stato un momento più emozionante del viaggio?

In realtà non c’è stato un momento più bello, tutto il viaggio è stato emozionante metro dopo metro. Semmai ti posso dire che uno dei più intensi è stato l’incontro con la prima alce del nostro viaggio. Mi sono svegliato la mattina sentendomi che sarebbe stato il giorno giusto per questo grande incontro, mentre tutti mi dicevano che era ancora presto e non sarebbe accaduto. Io ero convinto… Alle 17 iniziavo a scoraggiarmi e stavamo percorrendo una strada rettilinea con la foresta dalle parti e dei prati pieni di fiori gialli a fare da “cuscinetto”. Ed ecco all’improvviso che Marco mi fa vedere questa alce anziana, gigantesca, maestosa. Incredibile, dato che è rarissimo incrociarle di giorno secondo gli svedesi. Rallento e mi accosto, l’alce ci guarda e inizia a camminare mentre io la affianco per un tratto di strada. Ad un certo punto l’alce mi attraversa davanti e sparisce. Restiamo stupiti e Marco mi fa notare come l’alce non schiacciasse neppure i fiori al suo passaggio, una cosa incredibile, quasi onirica. Sembrava che stesse fluttuando sui fiori! E sia chiaro che ho i video che dimostrano non sia stato un sogno.

Gli ultimi, epici, 19 km prima di Capo Nord
Gli ultimi, epici, 19 km prima di Capo Nord. Co-protagonista la nebbia!

Un altro momento decisamente unico sono stati gli ultimi 30 km prima di Capo Nord, percorsi in mezzo a una nebbia fittissima da me e Marco rigorosamente a capote abbassata. Penso che chi ci ha incrociati ci abbia presi per pazzi! E considera che era il 29 Luglio, per loro è primavera ma essendo lì non lo avresti mai detto! In realtà saremmo dovuti arrivare il 2 Agosto, secondo il programma iniziale, ma siamo arrivati prima… Il problema è che mi hanno detto che il 2 Agosto c’era il sole! Per me però era solo una tappa, in quanto era solo metà del viaggio… Però i giornalisti tedeschi di Auto Bild erano lì che ci attendevano e hanno dato lustro alla nostra impresa!

Relativamente al ritorno mediatico della tua impresa ho notato come questa abbia avuto molto risalto all’estero mentre in Italia se ne trovano poche sparute tracce. Abbiamo un problema di cultura dei motori? Come te lo spieghi?

L’Amministratore delegato di Pirelli mi ha fatto notare come nello stesso periodo in cui io andavo verso Capo Nord la casa milanese era impegnata a sponsorizzare anche le imprese di Luna Rossa nel mondo velico. Dai loro dati risulta che il ritorno di immagine portato dal mio viaggio sia stato mille volte maggiore rispetto a quello della pur bellissima e famosissima imbarcazione italiana.

“L’amministratore delegato di Pirelli mi ha detto che abbiamo avuto un ritorno di immagine mille volte maggiore di quello generato dalla sponsorizzazione di Luna Rossa!”

Nei due mesi successivi al ritorno siamo finiti su 63 testate giornalistiche mondiali, qualche mese fa Pirelli Svezia ha pubblicato un servizio di 10 pagine sul mio viaggio, ovviamente partendo dalle gomme. Qui siamo usciti su due riviste, ma solo perché Antonello Biscini, segretario del CAMET ovvero il mio club, ha diffuso una nota stampa. Credo si tratti di un problema culturale italiano, che non so spiegare. Per me è già stata una vittoria il fatto che il sindaco uscente di Poggibonsi mi abbia dato i permessi per mettere il gazebo alla partenza e che la sindaca neoeletta abbia voluto presenziare con la fascia tricolore. Probabilmente in un’altra nazione avrebbero festeggiato anche il ritorno, qui abbiamo fatto scalpore solo all’andata. Eppure il viaggio prevedeva anche il ritorno! Magari la gente non si rende conto che se con una macchina simile rimani fermo per strada i ricambi non li trovi, non so se mi spiego!

E adesso? Dopo un successo simile cosa dobbiamo aspettarci?

In realtà sì, due progettini ce li avrei. Uno riguarda la Lancia 20/30 HP del 1912 con cui vorrei fare il giro della penisola italiana, idea nata prima della partenza per Capo Nord. L’altra idea riguarderebbe gli Stati Uniti, ma non la Route 66 che oramai è diventata troppo turistica. Io farei la Route 80, la strada più a Nord e la più lunga ad attraversare la nazione. La chiamano “Highway to Heaven”, io ti dico solo che arriva fino a 4500 m di altezza e sono già andato a sistemare la carburazione per le alte quote. Attualmente mancano le finanze, ma se qualcuno vuol contribuire non chiedo di meglio! Io sono dell’idea che la vita vada vissuta, non sai mai quando potresti arrivare a fine viaggio. Quindi tanto vale viversela in pieno, facendo esperienze belle e che lascino un segno! E se ti dicono che il problema è il tempo, sappiamo tutti che possiamo prendercelo se solo vogliamo…

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Claudio Raspanti

Fiorentino doc classe 1985, inizio da subito a mostrare una passione monstre per i motori. Le mie prime parole sono state nomi di auto e ho trascorso gli anni in un crescendo di Superturismo e F1. Dopo un diploma di perito industriale sono finito a fare il macchinista di treni merci, lavoro che adoro al pari della mia altra passione. Già, perché da qualche anno scrivo in maniera compulsiva di motori e così ho iniziato a collaborare prima con un blog e poi con una importante testata italiana.
Dopo essere stato tra i fondatori del Knight Rider Italia, fan club italiano della serie Supercar, sono divenuto assiduo frequentatore della 24h di Le Mans e dei suoi campeggi. Essendo anche motociclista vi avverto che potreste trovarmi sui passi dell'Appennino Tosco-Emiliano!

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