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Gooding Christie’s Pebble Beach 2026: la rivoluzione di “Furia”

Ben 169 lotti per l’asta di Gooding Christie’s legata al concorso di eleganza di Pebble Beach. Un catalogo pieno di lotti incredibili che vede come star assoluta la Ferrari 250 P, progenitrice di una fortunata stirpe.

30 Luglio 2026
7 min read

Con il mese di Agosto torna alla ribalta quello che forse è il concorso di eleganza per auto d’epoca più famoso al mondo, ovvero Pebble Beach. Il 16 Agosto avrà luogo questo evento mondano e attesissimo da appassionati ed insider, data la sua capacità di influenzare i trend del mercato e generare aloni di mito intorno a certe auto. Contemporaneamente al Concorso di Eleganza di Pebble Beach ritornano anche le aste associate a tale evento, che confermano l’escalation di “effetto wow” che caratterizza i cataloghi dei top player. Nello specifico l’asta di Gooding Christie’s, storicamente l‘incanto ufficiale della manifestazione, presenta un catalogo decisamente “arrogante”. In pratica la volontà di stupire va a braccetto con la necessità di rispondere alle case d’aste concorrenti colpo su colpo. E così ci ritroviamo a guardare un catalogo semplicemente immenso, composto da 169 lotti e popolato di auto decisamente intriganti, ma contraddistinto da quello che rappresenta il top lot assoluto dell’incanto e forse dell’intera tornata di aste: una splendida Ferrari 250 P del 1961.

Vista di 3/4 anteriore della Ferrari 250 P con chassis "810"
Vista di 3/4 anteriore della Ferrari 250 P con chassis “810” – Immagine goodingco.com

Il carro davanti ai buoi

Verso la fine degli anni 50 in Ferrari si comincia a dubitare dell’efficacia dello schema tanto caro al Drake, ovvero quello che vuole il motore all’anteriore come da tradizione. Iniziano così le sperimentazioni sotto la guida di “Furia” Mauro Forghieri, dal 1961 Responsabile del Reparto Tecnico per le vetture da corsa. Nasce così la 250 P, dove “P” sta per Prototipo, una vettura destinata a rivoluzionare l’impostazione tecnica delle auto da corsa del cavallino rampante. La Dino 246 SP introduce i tecnici di Maranello alle problematiche derivanti dall’installazione di un motore in posizione centrale, fungendo anche da laboratorio per installare il 12 cilindri, mentre la “156” porta alla vittoria questo schema in F1.

Ferrari 156 F1, la prima monoposto di Maranello con motore posteriore
Ferrari 156 F1, la prima monoposto di Maranello con motore posteriore – Immagine wikipedia.org

Per le vetture dedicate all’endurance Forghieri si scontra contro le resistenze residue, riuscendo a batterle con l’evidenza dei fatti e con un alleato importante, ovvero John Surtees che si dedica allo sviluppo della vettura. Il peso viene spostato così al 55% sull’asse posteriore, con Surtees che sviluppa la vettura a cavallo tra il 1962 e il 1963. La linea è opera di Pininfarina, che rende bello ciò che nasce per esigenze tecniche, mentre la carrozzeria in alluminio viene costruita dalla Carrozzeria Fantuzzi. Il V12 Testa Rossa con lubrificazione a carter secco viene ospitato da un leggero telaio tubolare, venendo montato longitudinalmente. Il transaxle la fa da padrone, col cambio in blocco al retrotreno, sospensioni indipendenti e freni a disco posteriori “inboard”. L’aerodinamica viene curata tantissimo, tanto che Forghieri viene autorizzato a fare delle sessioni in galleria del vento all’Università di Stoccarda. Da questi studi nascono così il parabrezza avvolgente e l’alettone posteriore, due tratti distintivi del modello.

Vista frontale della Ferrari 250 P con chassis "810"
Vista frontale della Ferrari 250 P con chassis “810” – Immagine goodingco.com

I risultati non si fanno attendere, con Surtees in grado di polverizzare il precedente record della pista durante i test a Modena. Ma è solo l’inizio… Il 1963 vedrà la stagione dominata dalla vettura del cavallino, in grado di aggiudicarsi tutte le gare del mondiale ad esclusione della Targa Florio, dimostrando una superiorità tecnica impressionante. Per scoprire le gesta di questo modello introduciamo la protagonista di questo servizio, ovvero la Ferrari 250 P dotata di telaio “810”.

Ferrari 250 P “810”: una storia di successo

La “810” rappresenta il risultato di tutte le sperimentazioni condotte da Surtees e da Forghieri, venendo definita nei dettagli soltanto all’ultimo, dato il ritardo della FIA nel diffondere le specifiche regolamentari per la stagione 1963. La 250 P viene presentata alla stampa il 4 Marzo 1963, volando quasi subito a Sebring. Qui, appena tre settimane dopo, la “810” debutta facendo parte della perentoria doppietta ottenuta dalle 250 P al debutto. Sapientemente condotta da Bandini, Vaccarella e Mairesse, dimostra da subito l’efficacia di tutte le sue soluzioni e manca la vittoria per pochi secondi. Alla Targa Florio, affidata a Scarfiotti e Mairesse, la 250 P in questione non vede il traguardo a causa di un incidente di gara. La stessa dinamica si ripete due settimane dopo alla 1000km del Nurburgring, stavolta con Scarfiotti e Parkes a formare l’equipaggio. Questa parentesi sfortunata non la ferma, dato che a Giugno la ritroviamo sul terzo gradino del podio nel banco di prova più impegnativo di tutti: la 24h di Le Mans. La classica de La Sarthe vede la “810” affidata a Parkes e Maglioli, protagonisti di una gara all’insegna della costanza che li porta dritti sul podio.

Vista posteriore della Ferrari 250 P con chassis "810"
Vista posteriore della Ferrari 250 P con chassis “810” – Immagine goodingco.com

Ferrari ovviamente non si accontenta dei successi della 250 P, mettendo in cantiere per il 1964 la sua evoluzione, ovvero la 275 P. Questo comporta la fine della carriera da “ufficiale” della “810” che viene ceduta alla NART di Luigi Chinetti. In Nord America la vettura si conferma terribilmente competitiva, raccogliendo vittorie e podi insieme a Pedro Rodriguez. Dopo aver ricevuto gli aggiornamenti a 275P prima e 330 P poi, la “810” continua la sua carriera alla 12h di Sebring e alla 24h di Le Mans 1964. Non le riescono gli exploit dell’anno precedente a causa di problemi di affidabilità, ma intanto l’alone di mito che la circonda continua a crescere.

Vista di 3/4 posteriore della Ferrari 250 P con chassis "810"
Vista di 3/4 posteriore della Ferrari 250 P con chassis “810” – Immagine goodingco.com

Al termine della stagione Chinetti vende l’auto ad uno dei suoi clienti migliori, l’industriale William McKelvy, titolare della scuderia Bear. Sotto i nuovi colori la 250 P corre così per la terza volta la 12h di Sebring, condotta dall’equipaggio Grossman-Hudson. La vettura continua a correre in SCCA con Grossman sino al 1966, anno in cui viene messa in vendita. E qui viene il bello, perché l’annuncio riporta solamente una richiesta di 12.000$, dato che la 250 P all’epoca rappresentava solamente una vecchia vettura da corsa.

Il posto guida della Ferrari 250 P
Il posto guida della Ferrari 250 P – Immagine goodingco.com

Viene così acquistata da Gordon Tatum che la ridipinge di blu scuro facendola competere sino al 1968, prima di iniziare una girandola di passaggi di proprietà tra collezionisti. Questi collezionisti della prima ora capiscono da subito il valore della “810”, conservandola e preservandola per gli anni a venire, salvando così un patrimonio inestimabile. Nel 1988 la nostra beniamina passa all’attuale proprietario, che la rende una delle pietre angolari di una collezione di Ferrari tra le più belle del continente americano. Nel corso degli anni la 250 P centellina le sue uscite pubbliche, come una vera diva. La vediamo così a Goodwood, al Ferrari Historic Challenge e soprattutto ai concorsi di eleganza di Amelia Island e al Monterey Historics.

Il meraviglioso 12 cilindri della Ferrari 250 P "810"
Il meraviglioso 12 cilindri Tipo 128 LM 63 della Ferrari 250 P “810” – Immagine goodingco.com

Ad oggi viene messa all’asta con un propulsore originale, Tipo 128 LM 63 (n°. interno 4) e cambio tipo 564/D (n°.3) che lo è altrettanto. Il tutto in condizioni di mantenimento eccellenti e completamente conformi alle specifiche del modello, contrariamente ad altre vetture sue coetanee che sono state rovinate con restauri improvvisati o modifiche irreversibili.

Dove, quando e soprattutto… Quanto?

L’asta organizzata da Gooding Christie’s si svolgerà nelle giornate di Venerdì 14 Agosto e Sabato 15 Agosto nella classica location del Parc du Concours di Pebble Beach, nella soleggiata California. La Ferrari 250 P con chassis “810” sarà battuta all’asta col lotto numero 26, previsto all’incanto nella prima giornata di vendite. La vettura andrà all’asta con una stima compresa tra 13.170.000 e 17.560.000 €, a testimonianza del valore storico e collezionistico che le viene riconosciuto. Ed è qui che assume dell’incredibile il balzo in avanti rispetto agli anni 60, quando sarebbe stato possibile portarsela a casa per soli 12.000 $! Vista l’esistenza di soli 4 esemplari, non vi sono precedenti per una vendita simile e il valore rispecchia la rarità della vettura in vendita. Non resta che aspettare che Charlie Ross, mitico banditore della casa d’aste statunitense, batta il martelletto per capire come andrà a finire!

Immagine da una edizione precedente dell'asta di Pebble Beach
Immagine da una edizione precedente dell’asta di Pebble Beach – Immagine goodingco.com

La vendita all’incanto inizierà alle 16 PDT(ora del Pacifico) del 14 Agosto, le 1 di notte di Ferragosto in Italia. La seconda giornata dell’asta inizierà alle 11 PDT del 15 Agosto, le 20 in Italia. Per chi si trovasse in loco e volesse toccare con mano i lotti prima della vendita, sarà possibile vederli esposti in loco. L’esposizione avrà luogo Mercoledì 12 Agosto dalle 10 alle 18, Giovedì 13 Agosto dalle 9 alle 18, Venerdì 14 Agosto dalle 9 alle 21 e Sabato 15 Agosto dalle 9 alle 17. Per chi volesse partecipare, l’ingresso in loco costa 50$… Ma in fondo, cosa volete che sia di fronte a tanta bellezza?

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Claudio Raspanti

Fiorentino doc classe 1985, inizio da subito a mostrare una passione monstre per i motori. Le mie prime parole sono state nomi di auto e ho trascorso gli anni in un crescendo di Superturismo e F1. Dopo un diploma di perito industriale sono finito a fare il macchinista di treni merci, lavoro che adoro al pari della mia altra passione. Già, perché da qualche anno scrivo in maniera compulsiva di motori e così ho iniziato a collaborare prima con un blog e poi con una importante testata italiana.
Dopo essere stato tra i fondatori del Knight Rider Italia, fan club italiano della serie Supercar, sono divenuto assiduo frequentatore della 24h di Le Mans e dei suoi campeggi. Essendo anche motociclista vi avverto che potreste trovarmi sui passi dell'Appennino Tosco-Emiliano!

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