La Monterey Car Week è ormai alle porte, recando con sé il solito corredo di eventi patinati, glamour ed eleganza. Come per ogni edizione che si rispetti, RMSotheby’s ritorna alla carica proponendo il proprio incanto nei giorni della manifestazione, il ventinovesimo della propria storia. La proposta della casa d’aste inglese è decisamente “ingombrante”, richiedendo ben tre giorni per mettere all’incanto tutti i lotti previsti dal catalogo. Un catalogo che, come da tradizione, strizza l’occhio al pubblico americano proponendo molte vetture di gusto a stelle e strisce e prevedendo uno dei possibili top lot. E così dal 13 al 15 agosto vedremo lotte all’ultimo rilancio, star annunciata una bellissima McLaren F1 GTR del 1996, convertita stradale e accreditata di una valutazione che supera i 30.500.000 €. Ma noi abbiamo notato un’altra vettura del catalogo che ci ha rubato occhi e cuore, una Chevrolet Corvette con degli strani cavallini rampanti sulle fiancate… E una storia tutta da scoprire!
The Rebel Corvette
La nostra storia incomincia nei primi anni 70, quando Dana English, noto meccanico da corsa e preparatore del Sud degli States, acquista la Corvette del pilota Orlando Costanzo. Questi, deciso a ritirarsi, accetta di buon grado di vendere la Vette a English, aiutato anche dal padre Toye English, noto concessionario Chevy a Tampa, Florida. Questa Corvette è un modello alleggerito, dotato di propulsore L88 ufficiale, destinato a diventare la punta di diamante della neonata RED (Race Engineering & Development). Insieme ai piloti Dave Heinz e Robert “Marietta Bob” Johnson, i componenti del team RED schierano la Corvette con una livrea “Stars & bars”, quella della bandiera confederata risalente alla Guerra di Secessione. Questa livrea provocatoria le vale il nome di “Rebel Corvette“, col team che inizia a ottenere risultati di rilievo pur senza sponsor e con una vettura vecchia di due anni. Ma ormai il team RED ha un sogno clamoroso: partecipare alla 24h di Le Mans!

24h Le Mans: il sogno con lo zampino di Chinetti
I successi iniziano a portare sponsor importanti, quali la compagnia aerea TWA, Moët e il produttore di pneumatici Goodyear. L’iscrizione alla 24h viene sponsorizzata anche da un padrino d’eccezione: Zora Arkus-Duntov, ingegnere Chevrolet che ha dato i natali al modello. Eppure, nonostante le solide basi su cui poggia il progetto, la prima iscrizione viene rifiutata. La vettura è giudicata troppo potente, i piloti non sufficientemente conosciuti e la livrea inaccettabile e divisiva. E qui entra in gioco un escamotage che porterà la scuderia a La Sarthe, facendo pressione su Luigi Chinetti. Questi, ex pilota da corsa e importatore ufficiale Ferrari in Nord America, è il titolare della NART (North American Racing Team), scuderia che ha vinto la 24h di Le Mans del 1965. Il caso vuole che la NART abbia quattro iscrizioni per la 24h del 1972, facendogli così subire delle “velatissime” pressioni da parte del direttore delle attività sportive di Goodyear, sponsor anche della NART. E così Chinetti, non senza preoccupazioni, decide di cedere il suo posto di riserva alla RED con l’unica richiesta di dotare la Corvette della livrea ufficiale NART, loghi Ferrari compresi!

Risolto il problema dell’iscrizione, ci si rende però conto che la “Rebel Corvette” richiederebbe delle modifiche radicali per partecipare alla gara, col regolamento che prevede vetture molto più “originali” di quanto lo sia la fuoriserie americana. Si opta così per una scelta estrema, ovvero costruire da zero una nuova vettura. Toye English recupera così una Corvette Roadster del 1968 incidentata, scartando la maggior parte di carrozzeria, telaio e motore. Arrivano così un nuovo telaio, saldato lungo le giunture per irrigidirlo, sospensioni, freni, cambio M22 “Rock Crusher”, differenziale e assi da corsa. Si dice che tutto questo ben di Dio arrivi direttamente da Chevrolet grazie all’aiuto di Arkus-Duntov. Al posto del propulsore 327 ci di serie arriva un gigantesco 427 ci L88, preparato per le corse e depotenziato per resistere meglio in una gara di durata. La vettura viene completata in appena otto settimane, giusto in tempo per volare in Francia e debuttare in quel di Le Mans.

Le Mans 1972: un debutto col botto
Arrivati in Francia, i meccanici si rendono conto, poco prima delle verifiche tecniche previste dalla FIA, che il regolamento prevede la presenza della ruota di scorta. Per ovviare a questa mancanza la si preleva da una Peugeot noleggiata dal team in Francia, riuscendo così nell’intento di partecipare alle prime sessioni in pista. Nelle fasi finali delle prove avviene il patatrac: Johnson sbanda su uno striscione di plastica finito in pista e si schianta a 160 km/h. Il driver ne esce illeso, mentre la Vette ne esce col frontale distrutto. I meccanici decidono così di rimuovere la vetroresina e sostituirla con dei fogli di alluminio rivettati, utilizzando dei puntoni di supporto ottenuti smontando una cassa d’imballaggio in legno. Il tutto viene coperto usando del nastro adesivo telato, con i commissari FIA che storcono il naso sostenendo che il tutto non regga le sollecitazioni di gara. La risposta? Un meccanico inizia a saltare sul muso, dimostrandone la robustezza in maniera quantomeno singolare.

La Corvette RED/NART numero “4” partecipa così alle qualifiche, ottenendo un cinquantunesimo posto assoluto. TWA però non vede di buon occhio l’incidente e opta per ritirare la sponsorizzazione, prontamente sostituita da BP. Pensate che i nuovi adesivi, per mancanza di tempo, vengono attaccati direttamente sopra quelli TWA, che rimangono visibili sotto. La gara vede la nostra beniamina recuperare posizioni, subendo però le conseguenze dell’incidente in qualifica. Un fastidioso problema al tubo di sfiato del serbatoio costringe infatti il team a raddoppiare i rifornimenti, con la Corvette che si distingue comunque per aver raggiunto, a detta dei piloti, i 341 km/h a Mulsanne.

Durante la gara non mancano gli inconvenienti, quali un testacoda a 320 km/h dovuto all’arrivo della pioggia in notturna e uno stop in pista causato da un principio di incendio all’impianto di accensione. E alla luce di questo il risultato finale si dimostra ancora più incredibile: quindicesimo posto assoluto e vittoria di classe Gruppo 4, quello delle GT Special con motore oltre i 5 litri.
Il felice ritorno a casa
Il rientro in patria della Corvette RED la vede riprendere la livrea “Stars & Bars”, affiancando la “Rebel Corvette” originale sino a metà del 1972, quando quest’ultima viene venduta. Il nuovo ruolo di vedette della scuderia le calza a pennello, con la vettura pronta per la stagione 1973. Il primo appuntamento di prestigio è la 24h di Daytona che la vede finire al terzo posto assoluto e secondo di classe, appena dietro alla Ferrari 365 GTB/4 della NART… I casi della vita! Nel marzo 1973 la Vette partecipa alla 12h di Sebring, dovendosi però ritirare dopo 110 giri.

L’impegno con la scuderia RED prosegue in IMSA anche nel campionato 1974, con la Corvette che viene ceduta nel 1976 al pilota SCCA Rick Thompkins. Questi la tiene sino al 1981, dando il via a una serie di passaggi di proprietà che si susseguono negli anni. Nel 1991 la vettura arriva a Jack Boxstrom, pilota di auto d’epoca da corsa e noto collezionista. Questi intraprende un restauro di due anni per poterla riportare in pista, cosa che avviene nel febbraio 1994 quando la Corvette partecipa al Rolex Legends della 24h di Daytona. Inizia così una seconda giovinezza per l’auto, che partecipa nel 1995 alle gare del circuito SVRA, segnando anche il primo posto assoluto alla 12h di Sebring. Alla fine di agosto dello stesso anno la Corvette viene venduta a Mike Yager, che la affida a Kevin Mackay e agli esperti di Corvette Repair a Valley Stream, nello stato di New York. L’obiettivo? Riportarla in configurazione Le Mans 1972! Avvengono così delle scoperte incredibili sull’assemblaggio della vettura, rivelando la pompa dei freni presa da una Chevy Nova, il volante da una Chevy Vega GT, le luci di cortesia di una Triumph, un raccordo dell’olio recuperato da uno spalaneve e interruttori di tipo nautico.

Il restauro è così accurato che si ricrea anche il cambio di sponsorizzazione dell’ultimo momento, con i loghi BP sovrapposti malamente a quelli TWA. E, ciliegina sulla torta, sul cofano anteriore spuntano gli autografi dei superstiti del team RED! Yager, noto proprietario di una catena di autoricambi in Nord America, la usa così per scopi promozionali mostrandola in molti eventi prima di venderla nel 2017. Da allora la vettura partecipa addirittura al concorso di Eleganza di Amelia Island 2018, unica vettura non Ferrari nella sezione NART, dove vince il trofeo Grand Sport. Nel 2023 la Corvette in questione torna ad Amelia Island e partecipa anche alla Monterey Motorsport Reunion per festeggiare i 70 anni del modello. E, dulcis in fundo, dal marzo 2025 viene esposta al National Corvette Museum a Bowling Green, in Kentucky.

Dove, quando e soprattutto… Quanto?
L’asta denominata “The Monterey Auction 2026” si terrà nella consueta location del Monterey Conference Center. L’incanto si svolgerà in tre distinte giornate, dal 13 al 15 agosto. Nella giornata di mercoledì 13 agosto avrà luogo l’assegnazione dei primi lotti, con inizio alle 18:00 PDT, le 3:00 di mattina del 14 agosto in Italia. Il 14 agosto l’incanto proseguirà dalle 17:30 PDT, le 2:30 del 15 agosto in Italia. L’ultima giornata avrà luogo sabato 15 agosto e in tale occasione il programma vedrà l’incanto riprendere alle 17:30 PDT, le 2:30 del mattino del 16 agosto in Italia. Vi sarà un corposo programma di anteprime dei lotti, che vedrà il via nella giornata di mercoledì 12 agosto dalle 10:00 alle 18:00, con ingresso chiuso a partire dalle 17:00 per un evento privato. Dal 13 al 15 agosto la preview proseguirà puntualmente dalle 10:00 alle 16:00. RMSotheby’s ha previsto un biglietto dal costo di 60 $ per poter entrare e partecipare all’evento.

La Corvette RED/NART verrà messa all’asta da RMSotheby’s col lotto 350. Per questo lotto il martelletto del banditore avrà il suo bel lavoro nella giornata di sabato 15 agosto, l’ultimo dei tre previsti per l’incanto. La vettura verrà messa all’asta con una stima compresa tra 800.000 e 950.000 €, un valore a nostro giudizio corretto per una vettura che racconta una storia unica. Una storia che ha visto mixare improvvisazione, artigianalità e politica per ottenere dei risultati decisamente importanti, specialmente se si pensa che sono stati ottenuti da persone che nella vita facevano altro, lavorando al progetto nei ritagli di tempo. Insomma un gioiello sicuramente intrigante, specialmente per i collezionisti americani, da sempre sensibili al mito della Corvette! E questa qui ne fa parte di diritto, con la sua storia assurda fatta di ruote di scorta Peugeot (presente davvero!) e di meccanici che saltano sul cofano per dimostrarne la resistenza!

