Si è tenuta a Montecarlo un’asta decisamente intrigante per gli appassionati del vero DTM, quello andato in scena sino alla metà degli anni 90. In concomitanza con il Gran Prix Historique di Monaco le quattro vetture messe all’asta sono state vendute certificando l’amore mai sopito per le gare turismo.
Per gli appassionati della F1 di una volta, coloro che non si rassegnano alle discutibili emozioni della F1 di oggi, il Gran Prix Historique di Monaco rappresenta un evento segnato sempre in rosso sul calendario. L’edizione 2026 ha avuto luogo, nel patinatissimo contesto del Principato di Monaco, tra il 24 e il 26 Aprile. Ovviamente, con il richiamo di un evento simile, alcune case d’aste tra le più titolate al mondo ne hanno approfittato per stupire il pubblico nella speranza di avere delle alte percentuali di venduto. Dopo qualche incanto sottotono, Bonhams ha così decisamente rialzato l’asticella, portando una selezione veramente notevole in quel di Montecarlo. “The Monaco Sale”, così è stato battezzato l’incanto monegasco svoltosi il 24 Aprile, ha raccolto consensi grazie a un catalogo composto da 74 lotti, contraddistinto da una qualità veramente alta. Il nostro cuore ha saltato un battito alla vista di alcuni lotti decisamente succulenti per chi ha amato una categoria foriera di mito e battaglie epiche tra anni 80 e 90: il DTM! Sono state ben quattro le vetture provenienti dal DTM aggiudicate nell’occasione. A livello cronologico queste coprivano l’arco temporale dal 1989 al 1995, quello che più ha contribuito a creare la leggenda del turismo in salsa tedesca. Una selezione che ci ha permesso di vedere l’escalation prestazionale che ha avuto luogo in pochissimi anni. Purtroppo questa ha creato un mito indissolubile ma allo stesso tempo ha minato le fondamenta del campionato stesso, soffocato dai costi cresciuti in maniera esponenziale. Noi di Fuori Traiettoria, consci dell’importanza di tali vetture per tante generazioni di petrolhead non potevamo restare indifferenti. Preparate wurstel e crauti, magari anche una bella birra pilsner… Ne avrete bisogno!
Pinnone e DTM, connubio esaltante
La prima “belva” di cui vi parliamo è andata all’asta col lotto 127 e arriva dal 1989. Le fattezze sono quelle decisamente riconoscibili di una Ford Sierra RS500 Cosworth DTM, un mito generazionale che ha influenzato anche gli anni 90 con le sue scelte aerodinamiche decisamente estreme. Degna rappresentante dell’epopea Ford turbocompressa degli anni 80, ne rappresenta l’apice prestazionale in grado di coniugare prestazioni da urlo in rettilineo con una impressionante tenuta in curva ottenuta grazie alle dimensioni XXL dell’alettone posteriore. La Sierra all’asta arriva direttamente dall’ultimo anno di attività ufficiale della casa americana nel DTM, ovvero il 1989, anno in cui viene schierata con supporto ufficiale dal “Wolf Racing”. Il cambio regolamentare dell’anno successivo la taglia fuori dai giochi, senza però impedirle di diventare una leggenda. Il “pinnone” della RS500 si accoppia con piloti di alto livello, quali Armin Hahne.

Questi condivide con la RS500 un bruttissimo incidente, in grado di devastare la vettura, dopo un frontale con la Mercedes di Klaus Ludwig al Nürburgring. Mentre Hahne si trova a passare parecchio tempo fuori per le conseguenze dello schianto, la Sierra rinasce con una nuova carrozzeria e viene ceduta al team Eggenberger che la schiera con livrea nera Texaco, affidandola alle mani di Alain Ferté. La coppia formata dalla RS500 e da Hahne si riunisce al Nürburgring quasi cinque mesi dopo l’incidente, come se si trattasse di una terapia catartica voluta da uno psicologo. Nel 1991 la Sierra viene ceduta al team Charouz in Repubblica Ceca, diventando per due anni una star nelle cronoscalate europee del periodo. Charouz poi la espone nel suo museo privato, cedendola all’attuale proprietario inglese solamente nel 2015. Riportata nella sua livrea originale, non ci ha convinto appieno lo status meccanico della vettura, forse bisognosa di un po’ di lavori. E così a fronte di una stima prevista da Bonhams tra 275.000 e 375.000 €, la Sierra è stata venduta a 235.750 €. Però è sempre un bel vedere!

Mercedes 190 Evolution II DTM : gli steroidi AMG
Il secondo lotto che vogliamo portare alla vostra attenzione riguarda una delle rappresentanti più facili da associare al mito del DTM in quegli anni. Stiamo parlando infatti di una Mercedes Benz 190E 2.5-16 Evolution II AMG del 1990, l’arma definitiva della casa di Stoccarda per competere nelle gare turismo dei primi anni 90. Derivata dalla Evolution I, ne rappresenta un affinamento e un potenziamento, volto a mantenere la competitività del modello ad alti livelli. Costruita in 502 esemplari stradali, necessari per l’omologazione, vanta una potenza di 235cv che superano facilmente i 350 nella versione studiata per la pista. E se per la versione stradale il propulsore viene curato da Cosworth, per la belva da pista si passa direttamente alle sapienti mani dei meccanici AMG. L’esemplare in questione, chassis “AMG2018924”, è una delle due sole vetture ufficiali Mercedes per la stagione 1990, le prime ad affrontare l’addio alla sovralimentazione voluto dal cambio regolamentare.

Conservata in una collezione dal 2015, secondo l’attuale proprietario risulterebbe aver disputato la stagione 1990 insieme a Klaus Ludwig. In realtà la casa d’aste specifica come non sia possibile appurarlo, dato che gli unici testimoni di questo siano i registri interni alla fabbrica AMG. AMG vendeva le vetture ufficiali solamente dopo quattro o cinque anni dal debutto in pista e così avviene anche per la 190 in questione, che nel 1994 viene comprata e portata in gara da Norbert Brenner, leggenda delle cronoscalate tedesche. Questi la usa solo per un anno e poi la cede a un certo Signor Bohn che la usa per correre facendole subire un grave incidente nel 1997. Nel 2005 il figlio di Brenner, Nico, la ricompra e la ricostruisce da zero con tutta la componentistica originale AMG, introvabile sulle vetture di serie. In realtà la 190 riceve anche qualche aggiornamento AMG relativo alle versioni successive, partecipando alle cronoscalate per la sola stagione 2006. Il proprietario attuale la compra nel 2007, usandola solo in poche occasioni, per poi cederla ad un suo amico. Questi in realtà non la usa molto e così il venditore la ricompra un mese fa sottoponendola a un tagliando completo, che la rende pronta all’uso. All’asta col lotto 129, è stata venduta per 391.000 €, a fronte di una stima compresa tra 375.000 e 550.000€. Forse non ha convinto appieno la presenza di aggiornamenti degli anni successivi, però si tratta comunque di un bel risultato.

L’ultimo acuto BMW nel DTM
La storia della Bmw M3 ci racconta come un mito nato per la pista possa creare una leggenda che rimane attuale ancora oggi. Qui abbiamo a che fare con un esemplare del 1992, dotato di chassis “WBA121307”, schierato dal team Bigazzi. Per chi non lo sapesse stiamo parlando del team designato come ufficiale dalla casa madre, insieme a AC Schnitzer. Al via della stagione 1992, la M3 E30 in questione viene affidata a Steve Soper, noto pilota britannico specializzato nelle gare turismo e da sempre legato alla casa di Monaco di Baviera. Soper termina la stagione al nono posto, vincendo le gare di Avus e Norisring e confermando la bontà di un progetto che si stava avviando alla sua fase crepuscolare. La M3 in questione risulta essere l’ultima Bmw ad aver vinto una gara nel DTM, il che le conferisce un alone quasi mistico agli occhi dei “bimmers”.

Rappresenta inoltre l’ultimo atto della M3 E30 con propulsore S14 da 2,5 litri in grado di sviluppare oltre 350cv, brutalmente analogica ma incredibilmente affilata se guidata nel modo giusto. Dopo la stagione 1992 la M3 all’asta viene ceduta a Jens Venc, pilota della Repubblica Ceca che la schiera nella stagione 1993 del DTM con livrea “Kaucuk”, oltre a farle correre alcune gare del campionato turismo ceco nella stagione 1994. Da allora si susseguono il ritiro e, dal 1998, l’esposizione in un museo. Poi la svolta, con l’acquisizione da parte dell’attuale proprietario che la ricostruisce completamente e, al termine del restauro, la riunisce con Steve Soper e il team Bigazzi. Ne scaturisce una operazione nostalgia degna di nota, che culmina con una marea di autografi che ancora oggi impreziosiscono la vettura. All’asta col lotto 128, la M3 vantava una stima che oscilla tra 325.000 e 425.000€. Inutile dire che il successo sia stato clamoroso, con una vendita avvenuta a 483.000€, a testimonianza del valore storico ed emotivo di tale vettura.

Alfa Romeo 155: l’Italia che sapeva vincere
Se vogliamo parlare di una vettura che ha legato la sua storia a doppio filo con quella del DTM, non possiamo che parlare dell’Alfa Romeo 155. Pur non avendo fatto breccia nel cuore degli orfani della 75, ultima trazione posteriore del marchio prima dell’odierna Giulia, è innegabile come la 155 abbia fatto la storia degli ultimi anni del “vero” DTM. Il gruppo Fiat allora la scelse per competere ad altissimo livello, riscrivendo le regole e bastonando le avversarie tedesche a casa loro. Uno smacco incredibile che ha lasciato il segno anche negli anni successivi, sempre contrassegnati da competitività e titoli sfuggiti all’ultimo per manovre dubbie, vedi Nannini-Asch a Singen 1994. Qui abbiamo a che fare infatti con una 155 V6 TI DTM schierata nella stagione 1995 dalla casa italiana e portata in pista da uno dei piloti che più hanno legato il proprio nome alle fortune della berlina del biscione: Alessandro Nannini. Questa vettura nasce grazie a un travaso incredibile di tecnologia dalla F1, oltre che dalla volontà di sfruttare il regolamento sino all’ultima virgola. Infatti il propulsore non è il mitico V6 Busso bensì, sfruttando le sinergie del gruppo, il V6 PRV che al tempo trovava posto sotto il cofano della Lancia Thema. Nasce così un V6 a 90° accreditato di 490 cv, in grado di andare da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi spingendo la 155 a oltre 300km/h.

La 155 all’asta, con telaio “SE062-004”, viene costruita per la stagione 1995 e affidata a Nannini, come da documento interno Alfa Romeo del 9 Gennaio dello stesso anno. La vettura scende in gara con numero “7” ma la stagione è avara di soddisfazioni, segnalandosi per ottime prestazioni accoppiate a problemi di affidabilità. Gli unici acuti rimangono due terzi posti sui circuiti di Avus e Norisring, con molti altri piazzamenti tra i primi cinque. Inutile sottolineare come la 155 del periodo sia divenuta una leggenda anche per la sua livrea “Martini Racing”, in grado di regalarle un appeal immortale. L’Alfa qui presente entra nella collezione oggi in vendita a partire dal 2014, quando viene acquistata dall’ex proprietario che la usava regolarmente per correre in pista. Si tratta di un esemplare unico per le condizioni, decisamente eccellenti, e corredato di tutte le parti originali della vettura, quali ad esempio le rarissime centraline. Sfoggiata a Goodwood nel 2019, si presenta oggi pronta a scendere in pista senza alcun problema. All’incanto col lotto 130, è stata aggiudicata per 552.000€, rispettando la stima della casa d’aste, compresa tra 500.000 e 600.000€. Pur non essendo un esemplare con un palmarès clamoroso, hanno convinto le condizioni della vettura e la presenza di tante parti oggi irreperibili che rendono inutilizzabili molte delle gemelle del periodo.

Le nostre considerazioni
Il mercato ha dato a Bonhams le risposte attese, tramite queste quattro vetture. Il fascino del DTM di una volta ha sicuramente avuto una parte importante nel sancire il successo di questi lotti, unito al fatto che stiamo vivendo un momento d’oro per ciò che riguarda le youngtimer. Come confermato, però, le youngtimer vengono maggiormente apprezzate se in condizioni quasi “illibate” e qui abbiamo visto come siano state premiate le vetture che più si mostravano in condizioni di originalità. I risultati più clamorosi hanno premiato la 155 V6 TI del 1995, venduta rispettando la stima della casa d’aste, e la BMW M3 E30 Competition del 1992. Quest’ultima ha letteralmente sbancato, finendo per raggiungere un prezzo che ha superato del 14% la stima massima della casa d’aste, che sicuramente ha accolto l’evento sfregandosi le mani. Si trattava chiaramente di una vettura perfetta, oltreché di un simbolo della casa bavarese, ma il risultato è stato sorprendente. In compenso ha un po’ deluso la Sierra RS500 Cosworth, venduta sì, ma sotto le stime di Bonhams, a testimonianza del fatto che in un mondo dove tante offerte arrivano per telefono o per via telematica, la descrizione dei lotti possa fare la differenza. E dato che il catalogo non era esaustivo, probabilmente qualcuno non si è fidato, anche per l’incidente importante che ha visto protagonista la vettura nel 1989. Comunque ottimo risultato per Bonhams, speriamo soltanto che si decida di confermare questo trend con aste interessanti, evitando cataloghi senza “effetto wow”.

