In un Balaton Park che non ha potuto far altro che assegnare l’Oscar al miglior non protagonista della stagione – anche se a Marc Marquez questo ruolo è sempre stato stretto – c’è stato posto per la paura, le polemiche e i traguardi. E anche per qualche prova di convivenza con vista sul 2027…
Definire la Ducati e Marc Marquez i “non protagonisti” è certamente un azzardo. Del resto, è stato lo stesso pilota di Cervera a ribadire come la predominanza assoluta di curve a sinistra di Balaton gli abbia permesso di mascherare la debolezza al braccio destro: “In tre giorni non cambiano le condizioni fisiche”, ha spiegato lo spagnolo ai microfoni di Sky.
Su un tracciato sul quale sapeva di poter tornare a mostrare la sua natura da marziano, Marc non ha però tardato a calare il poker: pole position, giro veloce, Sprint e gara. Con Pedro Acosta in sella a KTM che gli ha dato filo da torcere in quest’ultima, in due giri di lotta serrata e senza esclusione di colpi. Una sfida che lascia intuire come il giovane Acosta, destinato a diventare compagno di squadra di Marquez nel team ufficiale Ducati nel 2027, non abbia alcuna intenzione di farsi intimidire dal nove volte campione del mondo. Al Mugello già si erano viste le prime avvisaglie, a Balaton è arrivato il duello. Nel 2027 inizierà la convivenza: e si sa, con due galli nello stesso pollaio…

Intanto, un Marc Marquez in versione Pacman sul tracciato di Balaton coglie l’occasione per celebrare in grande stile l’ennesimo comeback della sua carriera, raggiungendo Quota 100. E no, questa volta non c’entra nessuna pensione anticipata, anzi.

Un traguardo che per il pilota di Cervera rappresenta più un nuovo punto di partenza che un punto d’arrivo. Dopo aver portato in tripla cifra le proprie vittorie nel Motomondiale, Marquez sembra infatti aver rimesso nel mirino anche la classifica iridata: nel weekend ungherese ha recuperato 30 punti su Marco Bezzecchi, riducendo il distacco a 72 lunghezze e guardando con rinnovata fiducia alla seconda metà della stagione.
La centesima vittoria di Marquez assume un significato speciale anche per il team ufficiale Ducati, che proprio nell’anno del suo centenario conquista il successo numero 100 in MotoGP. Un traguardo la cui rincorsa è partita quel 15 giugno 2003, quando Loris Capirossi portò per la prima volta la Rossa sul gradino più alto del podio a Barcellona.

E spulciando tra le statistiche della Casa di Borgo Panigale emerge un dato interessante: ben 31 delle 100 vittorie in MotoGP portano la firma di Pecco Bagnaia, il pilota più vincente nella storia della Rossa. Un primato che il torinese ha ricordato anche a Balaton, salendo sul podio per la terza gara consecutiva a conferma di una ritrovata fiducia nella Desmosedici, dopo il travagliato rapporto che aveva segnato la passata stagione.
Ora resta da capire chi scriverà il capitolo successivo. La “Carica dei 101 (successi)” è dietro l’angolo e Bagnaia potrebbe vestirne i panni del regista, aggiungendo un ultimo tassello alla storia costruita insieme a Ducati prima del suo annunciato approdo in Aprilia nel 2027.

Nero Aprilia
E se a Balaton la luce si accende sulla Rossa Ducati, sembra invece spegnersi — almeno per un weekend — su Aprilia. Finora il nero era stato sinonimo di forza e autorità per la casa di Noale, ma nel round ungherese ha, invece, colorato la prima parentesi buia della stagione.

A compromettere il fine settimana è l’harakiri commesso da Jorge Martin alla prima curva, in un tentativo di staccata troppo ottimistico che ha subito messo fuori dai giochi anche le altre due Aprilia di Marco Bezzecchi e Raul Fernandez, oltre alle Ducati di Fermin Aldeguer e Fabio Di Giannantonio, con il pilota romano è poi riuscito a ripartire, chiudendo la gara in 12° posizione. Senza mezzi termini il commento dell’ad Aprilia Massimo Rivola, che ha definito la manovra “un errore non da iridato”.
L’incidente torna, inoltre, a far rimbombare il tema sicurezza all’interno del paddock MotoGP. Già a partire dal prossimo round di Brno, infatti, verrà testata l’idea della griglia a due, in stile Formula 1, per aumentare lo spazio tra i piloti.

Brno: “Qui comincia un’altra storia”
La frase fu pronunciata in tempi non sospetti da un diciassettenne Valentino Rossi, in procinto di conquistare la prima delle sue 115 vittorie che lo avrebbero consegnato alla leggenda, proprio sul tracciato di Brno il 18 agosto 1996. Trent’anni dopo lo scenario è completamente diverso, ma Brno si candida a diventare nuovamente una sliding door della classe regina del Motomondiale.
Sul circuito ceco, infatti, non solo verrà compiuto l’importante passo che potrebbe rivoluzionare il discusso tema della partenza, ma andrà in scena anche il primo test ufficiale con le nuove MotoGP 850.
A Brno il futuro sarà più presente che mai.

