Se volessimo trovare una parola per descrivere la gara di Leclerc, questa sarebbe certamente “quasi”. Sì, perché il monegasco è stato “quasi” perfetto. O almeno, lo è stato fino al penultimo giro quando, nel tentativo di difendere la posizione sul podio dagli attacchi di una McLaren in netta crescita rispetto alle prime gare, ha commesso una serie di errori che gli sono costati diverse posizioni e 20 secondi di penalità a fine gara. Ma oggi non siamo qui per accusare il monegasco, quanto piuttosto per capire la logica dietro quegli errori e dare un senso ai rischi presi dal #16.
Antefatto: la strategia
Tutto è iniziato al penultimo giro, sul rettilineo di ritorno, quando Piastri è riuscito a sorpassare la Ferrari di Leclerc con una certa facilità. Quella che poteva sembrare una resa in realtà era una strategia. Una strategia che con il senno di poi non è che sia andata proprio benissimo, ma che sul momento poteva anche avere un senso. I più attenti avranno infatti notato che l’ala posteriore della Ferrari si è chiusa a metà rettilineo. Quell’ala chiusa non era un problema tecnico della vettura, come molti di noi hanno inizialmente pensato, ma il segno che Leclerc aveva alzato il piede dall’acceleratore. Questo era stato fatto per agevolare il sorpasso di Piastri e avere l’overtake al giro successivo, come anche confermato dalle telemetrie e dalle dichiarazioni dello stesso monegasco nel dopogara.

L’idea di “lasciar andare” un pilota per avere il vantaggio del DRS o dell’overtake subito dopo non è certo nuova: ricordiamo le lotte tra Verstappen e Leclerc a Jeddah nel 2022, quelle tra lo stesso Verstappen e Hamilton sempre a Jeddah nel 2021 o addirittura un Alonso contro Hamilton in Canada nel 2013. I problemi però sono iniziati dopo.
L’errore di Leclerc nasce dalla necessità di non perdere troppo nel primo settore
Durante tutto il weekend abbiamo visto una McLaren molto forte nel primo settore del circuito di Miami. Per avere la possibilità di attaccare Piastri sul rettilineo che porta in curva 11, Leclerc era consapevole che sarebbe dovuto rimanere il più vicino possibile alla McLaren in un tratto di pista dove non solo la monoposto di Woking era superiore, ma anche dove la Ferrari ricaricava molto la batteria. Il tempo doveva essere quindi fatto in curva, cercando di portare quanta più velocità possibile nei veloci cambi di direzione del primo settore. Le gomme hard oramai usurate però non avevano il grip necessario per garantire la velocità cercata da Lerclerc, che è purtroppo finito in testacoda in curva 3. Il #16 è riuscito a non colpire con violenza le barriere, ma il tocco sul lato sinistro della monoposto ha comunque danneggiato le sospensioni della SF-26, che a quel punto è diventata quasi impossibile da guidare.
Leclerc ha iniziato a tagliare le curve, provando a non perdere troppo tempo nei confronti di Russell e Verstappen che arrivavano come due velociraptor alle spalle di una Ferrari #16 azzoppata. Il monegasco è quasi riuscito nell’impresa, ma all’ultima staccata Russell è stato abile a sopravanzarlo nonostante avesse anche lui una monoposto danneggiata. La Mercedes del #63 aveva infatti l’endplate destro dell’ala anteriore rotto in seguito a un contatto con Verstappen qualche giro prima. Tornando a Leclerc, il monegasco è arrivato lungo alla staccata di curva 17 e ha colpito la Mercedes del rivale, ma nonostante questo Russell è riuscito a rimanere davanti. Nell’ultima curva invece Verstappen è riuscito a sorpassare la Ferrari sfruttando il fatto che i danni alle sospensioni impedissero alla SF-26 di affrontare a dovere le curve veloci.
Gli strascichi dell’errore in curva 3 però non sono terminati con la bandiera a scacchi perché nel dopogara Leclerc è stato messo sotto investigazione per aver lasciato la pista più volte traendone un vantaggio, per aver causato la collisione con Russell e per aver guidato la monoposto in condizioni non sicure. Le investigazioni si sono concluse con un totale di 20 secondi di penalità inflitti per aver lasciato la pista più volte traendone un vantaggio, mentre le altre due possibili infrazioni si sono concluse con un “no further action“. Per quanto riguarda la guida in condizioni non sicure, i commissari hanno stabilito che i danni non erano così chiari ed evidenti da imporre uno stop immediato al pilota mentre l’incidente con Russell è stato giudicato di lieve entità.


