Si è tenuto lo scorso fine settimana sul circuito del Mugello un evento che ha scaldato i cuori degli appassionati, ovvero il Gran Premio Storico d’Italia. Per la prima edizione di questa manifestazione l’organizzatore, ovvero HVM Racing, ha riproposto la formula che ha già testato con successo con il Gran Premio Storico di Francia e successivamente col Gran Premio Storico di Zandvoort. Ovviamente al Mugello, dato che il circuito è di proprietà Ferrari, le cose hanno preso una piega ben diversa dando connotati decisamente “rossi” a questa manifestazione. Ma andiamo per ordine, noi di Fuori Traiettoria eravamo tra i dolci saliscendi del tracciato toscano per raccontarvi questo evento nuovo ma decisamente gustoso! Inutile dirvi che abbiamo vissuto tre giorni di intensa libidine, conditi da incontri decisamente intriganti con piloti che hanno fatto la storia del motorsport.

Le categorie e le gare: quanta bellezza!
A caratterizzare il fine settimana è stata una netta divisione per categorie, che ha portato a vedere gare interessanti con vetture storicamente coerenti l’una con l’altra. E sia chiaro che abbiamo visto delle gare vere e proprie, non esibizioni! La conferma arriva dagli incidenti e dalle rotture che si sono verificate, di certo estranee alle parate visibili in altri contesti. Qui si viaggiava forte, ma forte davvero e se ne volete la riprova non vi resta che guardare i tempi sul giro! In pratica si è trattato di un crescendo rossiniano di potenze e stupore. Si partiva così dalle piccole Formula Junior pensate dal Conte Lurani, datate tra il 1958 e il 1963 per arrivare alle F3 1000 cc e Formula Ford prodotte tra il 1964 e il 1970. Lo step successivo prevedeva la F3 Classic Interseries, con vetture nate tra il 1971 e il 1984, le stesse che hanno visto debuttare fior di campioni nel corso degli anni. Seguiva la Categoria F2 Classic Interseries dedicata alle vetture nate tra il 1967 e il 1978, popolata da monoposto già velocissime e che, come dimostrato dalla storia, potevano divenire delle F1 con poche modifiche.

Il clou dell’evento era rappresentato, ovviamente, dalle F1 e dobbiamo dire che ne abbiamo viste in tutte le salse. Si partiva dalle “vecchie glorie” pre-1966, rigorosamente divise in monoposto a motore anteriore e posteriore e riunite nella HGPCA (Historic Gran Prix Car Association). Tra le più gettonate dal pubblico che ha superato gli “anta”, abbiamo apprezzato la Masters Racing Legends, ovvero le monoposto di F1 che hanno gareggiato tra il 1966 e il 1985.

All’apice prestazionale della manifestazione abbiamo trovato la BOSS GP, vecchia conoscenza dell’autodromo toscano che frequenta da anni. In pratica si tratta di un “calderone” magico dove ritroviamo monoposto di F1, Indycar e World Series dal 1990 al 2020. Insomma un tripudio di emozioni che ha visto protagonista anche una Williams Bmw FW 25 del 2003, protagonista di tante battaglie contro le Ferrari di Schumacher e Barrichello, oltre ad altre monoposto di spessore.

Per ultima ma non per pedigree, segnaliamo la categoria dedicata alle ruote coperte, ovvero la Masters Endurance Legends che raccoglieva le vetture endurance nate tra il 1995 e il 2019. Menzione d’onore per la stupenda Lola-Aston Martin B09/60 in livrea Gulf, decisamente iconica e in grado di accentrare le attenzioni sulla sua linea morbidamente aggressiva.
Scuderia Ferrari: Golden Age 1996 – 2006
Se tutto ciò che vi abbiamo scritto finora ha allietato l’appassionato medio, dobbiamo riconoscere che il vero motore di questa manifestazione è stata la celebrazione del decennio d’oro di Schumacher in Ferrari. Ferrari Corse Clienti ha portato una serie di monoposto che hanno allietato i presenti, spesso facendoli commuovere grazie ai ricordi bellissimi di quel decennio.

Le monoposto del cavallino rampante avevano una zona del paddock interamente dedicata, dove si potevano trovare trofei e i motori 046 e 046/2 nati all’inizio dell’epoca Schumacher. Ovviamente il cuore dell’esposizione erano le vetture, tutte magnifiche, che andavano dalla Ferrari 412 T2 del 1995, presente in quanto prima vettura guidata da Schumacher in un leggendario test a Fiorano, sino alla 248 F1 del 2006. Insomma un estratto cronologico di quel decennio, mancante solamente della F310B del 1997 e della F300 del 1998. E il pubblico non si è fatto pregare, affollando sempre lo stand Ferrari in attesa di un fire-up di qualche monoposto o di farsi un selfie con i piloti che hanno fatto la storia della scuderia di Maranello.

Le monoposto però non sono state esclusivamente statiche, ma hanno riempito di gioia gli astanti facendo delle esibizioni in pista nelle giornate di sabato e domenica. Un’occasione unica che ha visto il pubblico accorso stringersi in un grande abbraccio nei confronti di chi li ha resi così felici fino a due decenni fa. Bellissima poi vedere tutte le F1 schierate sul rettilineo di partenza, per delle foto di rito che sono destinate ad entrare nella storia e che hanno riempito la memoria di fior di smartphone presenti in loco.
I piloti: un’ondata di affetto incredibile
L’altro aspetto emozionale dell’evento ha riguardato la presenza dei piloti che hanno fatto la storia del cavallino rampante negli ultimi decenni. Al volante delle monoposto vi erano infatti delle vere e proprie leggende, oltre a piloti che non si trovavano sotto le luci della ribalta da anni. E così il pubblico del Mugello ha potuto riabbracciare i propri miti, applaudendo così: Luca Badoer, Andrea Bertolini, Nicola Larini, Stefan Johansson, Eddie Irvine, Mika Salo, René Arnoux, Giancarlo Fisichella e Gerhard Berger(solo nella giornata di domenica). A loro si sono aggiunti Antonio Giovinazzi, anche lui alla guida di una monoposto, e Antonello Coletta che ha rivissuto quegli anni dalla sua posizione attuale di leader delle attività endurance del marchio. Innegabilmente rivederli in pista è stata una grande emozione, anche per i piloti stessi come ci hanno confermato quando abbiamo avuto modo di intervistarli in sala stampa. Da un Irvine felicissimo a un Salo che non saliva in monoposto da due decenni, passando per un Badoer che si è raccontato felicissimo di rivivere gli anni più belli della sua vita: nessuno è rimasto scontento insomma.

Alla festa si sono aggiunti altri mostri sacri dell’automobilismo, quali Riccardo Patrese, Emanuele Pirro, Thierry Boutsen, Pierluigi Martini e altri ancora, che aggirandosi nel paddock hanno ricevuto il giusto tributo del pubblico, fatto di applausi e selfie, oltre agli immancabili autografi che ne hanno logorato i polsi. Menzione d’onore per un pilota delle due ruote che attualmente siede in cabina di commento: Mattia Pasini. Il “Paso” non solo ha ben figurato in questo evento, ha addirittura vinto la sua categoria con una Dallara GP2/11.

Un successo di pubblico e di emozioni
I numeri che ufficiali diffusi dall’organizzatore parlano di più di 25.000 spettatori accorsi nel primo fine settimana di Ottobre. Numeri niente affatto banali visto il periodo e i prezzi dei biglietti, non proprio regalati, oltre alla ancora poca notorietà dell’evento. Il meteo soleggiato e bellissimo ci ha di certo messo lo zampino, ma in fondo si sa che la fortuna aiuta gli audaci. Per essere la prima edizione non c’è di che lamentarsi, anche se molto è stato legato all’hype generato dalle monoposto dell’era Schumacher. L’evento è già stato rinnovato per la prossima stagione, ora bisognerà vedere cosa sarà fatto per confermare ciò che di bello abbiamo visto. E, attenzione, dopo un inizio simile non sarà facile confermarsi!

L’organizzazione è stata esemplare, con il pubblico a contatto con i propri idoli e con le monoposto preferite, senza che vi fossero problemi di alcun tipo. Oltre 200 vetture da corsa non sono numeri affatto banali, visto anche la qualità delle stesse. Alcune Ferrari, quali la 312 T3 del 1978 aggiudicata all’asta a Monaco da RMSotheby’s, hanno fatto commuovere i presenti nel ricordo di Gilles Villeneuve, così come la Ferrari 246 F1 del 1960, reduce dal tragico periodo della “Squadra primavera” Ferrari. Per chi ha i capelli bianchi l’occasione è stata propizia per un viaggio nei ricordi, magari approfittandone per crescere le nuove generazioni facendogli conoscere l’emozione di un V12 che urla.

Eh sì, perché volenti o nolenti, si ritorna sempre al solito discorso trito e ritrito: questa F1 sapeva emozionare in maniera diversa, più viscerale. Aggirandosi per il paddock era un continuo sentire lamentele dei tifosi sul motorsport odierno, tanto eco-friendly e perbenino da aver smarrito la strada che lo porta al cuore dei tifosi. Qui non c’erano djset, fan zone e discutibili gare di vetture costruite coi mattoncini. C’erano invece tanta passione e tanto bel rumore! E qualcuno in cima a Liberty Media farebbe bene a frequentare un evento simile, probabilmente imparerebbe cosa voglia dire emozionare davvero i tifosi, che alla fine sono il motore di tutto!

