In concomitanza col Gran Prix Historique di Monaco si è svolta la tradizionale asta organizzata da RMSotheby’s nel Principato. Tante vetture interessanti, ma soprattutto delle F1 blasonate. E poi dei lotti dedicati agli amanti delle eccellenze italiche, che si tratti di grandi nomi o di marchi mai dimenticati.
Come di consueto, dal 24 al 26 Aprile è tenuta l’edizione 2026 del Gran Prix Historique di Monaco, nel solito scenario “stellato” del Principato di Monaco. Oltre a essere un evento imperdibile per gli amanti delle F1 di una volta, il Gran Prix si segnala sempre per le aste che vengono organizzate in concomitanza con la gara. E RMSotheby’s, come da tradizione, non si fa cogliere impreparata, rispondendo colpo su colpo alla concorrente Bonhams. 77 lotti sono stati battuti Sabato 25 Aprile, puntando decisamente sulla qualità, con un valore medio dei lotti da capogiro. Ovviamente tanto spazio per l’automobilia e per degli oggetti decisamente singolari, quali ad esempio la Lotus usata in “007-La Spia che mi amava” per portare in scena la Esprit trasformata in un sottomarino, aggiudicata per una cifra monstre di 852.000€. Da segnalare anche molti oggetti messi all’asta dalla famiglia di Juan Manuel Fangio e a lui strettamente legati. Ma non siamo qui per parlarvi di questo, come ben sapete il nostro interesse è legato a ciò che ha quattro ruote e il catalogo per noi petrolhead è decisamente intrigante. Normalmente su Fuori Traiettoria ci occupiamo di ciò che gravita attorno al motorsport, ma stavolta abbiamo deciso di fare un’eccezione. Tranquilli, non ci snaturiamo ma vogliamo parlavi anche di lotti carichi di significato, decisamente in grado di andare oltre l’asta vera e propria. Intanto per tranquillizzarvi iniziamo con due F1 guidate da piloti che sono entrati nel mito, il resto lo scoprirete presto…
Semplicemente dei miti
Indubbiamente ci sono dei piloti che hanno dato un senso alla nostra “passionaccia” per i motori. Parliamo di fuoriclasse che hanno elevato la guida in pista a una vera e propria arte, in grado di cambiare la storia della massima categoria del motorsport e lasciando un segno indelebile nel cuore dei tifosi. Parliamo di Gilles Villeneuve e di Ayrton Senna, due assi che si sono solo sfiorati in pista, con la parabola di Gilles che si è interrotta proprio quando stava per iniziare quella di Ayrton. Ecco, RMSotheby’s riesce ad accontentare chi da sempre porta nel cuore questi due assi ormai scomparsi ma mai dimenticati. In questo contesto si inserisce anche un altro fuoriclasse “triste”, un gran signore del mondo dei motori che ci ha abbandonato pochi anni fa, ovvero Carlos Reutemann. Magari sarà stato meno titolato, ma ha messo il cuore in tutti i suoi anni in pista, lasciando un segno indelebile nei tifosi e in chi lo ha conosciuto, avendo la fortuna di vivere più a lungo degli altri. Abbiamo a che fare così con due monoposto che sono legate a doppio filo con questi tre campioni, accomunati da un destino che in ogni caso ha lasciato l’amaro in bocca.
“Lole” e Gilles: una 312 T3 legata ai due miti ferraristi
La prima delle due che vi vogliamo citare è una Ferrari 312 T3 del 1978, all’asta col lotto numero 143. Parliamo di una monoposto che debutta nella stagione successiva all’addio di Lauda alla scuderia di Maranello, annata che vede confermata la line-up formata da Carlos “Lole” Reutemann e Gilles Villeneuve. Si tratta di una delle 5 monoposto costruite da Ferrari per la stagione in oggetto, con telaio “036”, portato al debutto al Gran Premio di Svezia nel Giugno del 1978. Reutemann e Villeneuve lottano contro lo strapotere delle Lotus a effetto-suolo, innovazione tecnica della stagione. “Lole” fa coppia con la “036” in cinque appuntamenti della stagione, senza riuscire ad andare a podio. In compenso, con le vetture “gemelle”, Reutemann vince ben quattro gare, confermando un progetto ancora valido. Come ulteriore riprova di questo dato, la T3 vince anche a Watkins Glen, regalando la prima vittoria mondiale a Villeneuve, autore di una crescita notevole durante la sua prima stagione completa sulla rossa.

La “036” viene nuovamente schierata in Argentina nel 1979, questa volta con Gilles al volante, raccogliendo però un triste ritiro dopo un guasto al propulsore. La vettura partecipa anche al Gran Premio del Brasile, ma col ruolo di muletto, terminando così la sua carriera nel mondiale. Da allora la T3 in questione si mostra col contagocce, ottenendo la certificazione “Ferrari Classiche” nel Gennaio 2025, certificando così la propria originalità come la presenza di un propulsore e di un cambio corretti. Venduta col numero “12”, quello usato da Villeneuve in Argentina nel 1979, viene fornita di tre set di gomme slick e di gomme a sezione ridotta per agevolarne le manovre. La casa d’aste raccomanda una ispezione completa e un rinnovamento dei sistemi di sicurezza prima di riportarla in pista, il suo regno naturale. In base a questo la T3 ha ricevuto una stima compresa tra 4.500.000 e 5.500.000€, venendo venduta a 4.336.250€. Una vendita sotto la stima, per una vettura magari non così vincente come altre vetture “gemelle”, ma che comunque ne certifica l’immenso valore storico e collezionistico. Speriamo di rivederla presto in qualche competizione, magari proprio a Monaco il prossimo anno!

Il debutto di Ayrton
La seconda monoposto di cui vi parliamo ha invece un legame indissolubile con Ayrton Senna, essendo la vettura con la quale ha debuttato in F1. Infatti vi parliamo di una Toleman-Hart TG183B del 1983, contrassegnata dal telaio numero “TG183-B05” e all’incanto col lotto numero 150. Ayrton strabilia tutti vincendo i primi 9 round della combattutissima F3 britannica, guadagnandosi così la possibilità di testare varie F1. Nessuno però gli offre un contratto nell’immediato, spingendolo così a legarsi con la Toleman che lo fa debuttare nel Gran Premio del Brasile del 1984. La scuderia inglese corre con la vettura del 1983, progettata dal genio Rory Byrne insieme a John Gentry, aggiornata in attesa della nuova TG184. Autore di un sedicesimo posto in qualifica, davanti al compagno di squadra Cecotto, Senna viene tradito in gara dal turbo dopo appena otto giri. A conferma del talento del brasiliano, le successive due gare del mondiale lo vedono andare a punti, raccogliendo due sesti posti che gli valgono i primi due punti iridati.

L’ultima apparizione mondiale della vettura avviene a Imola, dove però il venerdì la scuderia annuncia la rottura con Pirelli a causa dei problemi rilevati agli pneumatici, costringendo i piloti a guardare gli altri dai box. Dal successivo gran premio debutta la TG184, con la “05” che viene conservata dalla factory di Enstone fino al 1992. Da allora la vettura vive tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, venendo completamente restaurata. L’attuale proprietario la compra nel 2017, facendole ricoprire il ruolo della protagonista nel documentario di Sky Sports intitolato “The story of Toleman”. In questo video del 2022 vediamo la nostra beniamina calcare l’asfalto di Brands Hatch insieme a Martin Brundle, tornando in pista per la prima volta. Nel 2024 al TG183B torna nuovamente sugli schermi, guidata stavolta da Pierre Gasly, per celebrare il quarantesimo anno dal debutto di Senna in F1 e il trentesimo anno dalla morte del brasiliano. La pista prescelta stavolta è quella di Silverstone, con Gasly entusiasta che descrive l’esperienza come una delle più memorabili della sua vita. Nello stesso tracciato ritroviamo la vettura in occasione del Silverstone Festival 2024, protagonista della mostra su Ayrton. Forte di un propulsore e di un cambio corretti e con ancora i dettagli originali legati all’asso brasiliano, è andata all’asta con una stima compresa tra 2.800.000 e 3.300.000€. Purtroppo per il venditore però le offerte si sono fermate prima, lasciando invenduta la Toleman e facendo capire che forse sarebbe il caso di smetterla di lucrare sulla leggenda di Ayrton. Se foste interessati, sappiate che la TG183B è adesso in vendita tramite RMSotheby’s alla modica cifra di 2.950.000€, non sappiamo se chiavi in mano e con messa su strada inclusa…

Le eccellenze italiane
Adesso vorrete sapere quali sono le vetture insolite di cui vogliamo parlarvi, ed ecco a voi la risposta. Abbiamo deciso di spostare il focus su due modelli legati all’eccellenza italiana, ognuno a modo suo.
La prima vettura è andata all’asta col lotto 123 ed è strettamente legata a un grande nome che ci ha lasciati negli scorsi mesi, ovvero Giorgio Armani. Si tratta di una Bentley Brooklands del 1996, acquistata dallo stilista e ritirata nel Marzo dello stesso anno. Nata per sostituire la Mulsanne S e la Eight, viene prodotta dal 1993 al 1997 in 1343 esemplari, con la vettura di Armani che rappresenta una delle 153 costruite nel 1996 con guida a sinistra. Dotata di telaio “57472”, rimane solo pochi mesi con “Re Giorgio” che la cede nel Settembre 1996. Le lascia in eredità le scelte cromatiche, ovvero carrozzeria in cromia “Royal Blue” con linea di cintura color pergamena.

L’interno riprende le scelte estetiche esterne, con interni in pelle color pergamena, radica di noce e tappetini color “Portland Stone”. E se non bastasse la classe sfoggiata, Armani sceglie di mettere la firma anche sulla targa, “AG138SE”. Tutta questa opulenza, accoppiata al buon gusto di uno stilista leggendario, è sempre rimasta in Italia, ovviamente prima di andare all’asta a Monaco. A fronte di una stima compresa tra 45.000 e 90.000 €, la Brooklands è stata aggiudicata per 63.250€ che rappresentano comunque una valutazione molto più alta del valore di mercato. Ovviamente il primo intestatario ha fatto la differenza, ma speriamo che chi se la godrà nei prossimi anni possa salvare la targa originale… Al resto ci penserà il poderoso e vellutato motore da 6,75 litri, per gli amici 6¾!

L’altra vettura di cui vi vogliamo parlare è una Bugatti EB112 del 1999, testimonianza di come in Italia sappiamo metterci i bastoni tra le ruote da soli. All’asta con il lotto 151, rappresenta il sogno di Romano Artioli di costruire una berlina ad alte prestazioni, giusto con ventisei anni di anticipo sull’idea “rivoluzionaria” avuta dalla Porsche con la Panamera. Presentata al Salone di Ginevra del 1993, è riuscita a attirare le attenzioni del pubblico facendo sognare un futuro che invece è stato travolto dalla burrascosa fine della Bugatti “italiana”, con sede nella meravigliosa “Fabbrica Blu” di Campogalliano. E intorno alla fine di questa avventura imprenditoriale rimangono dei dubbi, come Artioli stesso ha sempre detto… Insomma nessuno ci ha mai visto chiaro! Alla bellissima carrozzeria, disegnata da Giorgetto Giugiaro, fa eco una meccanica derivata dalla “sorella” EB110. Troviamo così un V12 da 6 litri aspirato da 460cv, derivato dal 3.5 turbocompresso della EB110, accoppiato a un telaio in fibra di carbonio e carrozzeria in alluminio. Il propulsore si trova all’anteriore, mentre la potenza viene scaricata a terra da una trazione integrale studiata ad hoc. Secondo la volontà di Artioli, la EB112 doveva andare in produzione nel 1995 al ritmo di 300 vetture all’anno.

Purtroppo la chiusura della Bugatti ha interrotto questo sogno sul più bello, lasciandoci solamente un prototipo e altre due vetture. Queste sono state completate dall’imprenditore Gildo Pallanca Pastor( vi dice nulla il nome Venturi?) dopo la chiusura di Bugatti, come testimonia il fatto che l’esemplare all’asta risulti immatricolato nel 1999. Potremmo stare ore a descrivere le raffinatezze interiori e le scelte di stile retrò all’esterno, non riuscendo comunque a rendere merito a un capolavoro che ha avuto un destino beffardo. Pastor, che correva con una EB110 SC sotto le insegne del Principato di Monaco, compra la EB112 insieme a dei ricambi per la sua vettura da corsa. Decide così di completarla, tenendola sino al 2015, quando decide di venderla all’attuale proprietario. Questi la usa col contagocce, basti pensare al chilometraggio contenuto in soli 388km, spendendo però oltre 37.000€ in manutenzione. Alla fine la EB112, a fronte di una stima compresa tra 1.500.000 e 2.000.000€, è stata venduta per 1.692.500€. Rispettate quindi le aspettative, a testimonianza del fatto che il bello trova sempre spazio nelle collezioni degli intenditori.

Tiriamo le somme
Decisamente un’asta di successo per la casa d’aste britannica, in grado di registrare dei record mondiali e dei risultati inattesi. Basti pensare al record mondiale di vendita per una Ferrari 250 GT SWB California Spider del 1961, aggiudicata per 16.655.000€. Parlando di risultati inattesi, sconvolgente pensare che qualcuno abbia deciso di spendere 132.000€ per dei pantaloni usati da Juan Manuel Fangio per correre il Gran Premio di Monaco del 1956, incredibile se si pensa che la stima andava dai 5.500 agli 8.000€! Speriamo che almeno fosse compreso il servizio lavanderia…
Per il resto ottimi risultati per molti lotti, con delle delusioni, anche solo parziali, per delle monoposto che hanno dimostrato che a volte non basta solo un nome “di grido” per aggiudicare una vettura. E così la Toleman di Ayrton Senna è stata giudicata troppo cara per essere venduta, col proprietario che insiste su cifre molto alte, mentre la Ferrari 312 T3 non ha portato quel ritorno economico che si sperava facendo leva sul nome di Villeneuve. Curioso infatti, che il grosso della carriera la vettura l’avesse fatto con Reutemann, ritenuto però meno “di grido” per influenzare gli acquirenti. Insomma, non sempre certi giochetti pagano!

