Per gli appassionati di tutte le età l’Historic Minardi Day si conferma come un appuntamento imperdibile, capace di far riaffiorare sorrisi e ricordi indelebili in chi ha passato gli “anta” come di appassionare le nuove generazioni. L’edizione 2026 raggiunge nuovi record, festeggiando il decennale della creatura della famiglia Minardi, gloriosamente capeggiata dal patron Gian Carlo. Questi, reduce dal compleanno che lo ha visto festeggiare i 79 anni senza perdere un briciolo del suo entusiasmo e della sua forza gentile, ha presenziato ai due giorni della kermesse senza risparmiarsi, testimoniando un impegno nel trasmettere i sani valori del motorsport.

I quasi 5 km del tracciato posto sulle rive del Santerno, testimone silenzioso di tanti avvenimenti che hanno segnato il motorsport negli ultimi decenni, hanno ospitato così la manifestazione nel fine settimana del 19 e 20 settembre 2026. Il contesto ovviamente ha visto il solito andirivieni di auto bellissime e significative, intervallate dalle “vecchie glorie” dell’automobilismo mondiale, sempre pronte a dispensare sorrisi accompagnati da selfie e autografi. Per chi avesse voluto riposare le stanche membra, la sala stampa si è confermata foriera di incontri bellissimi e a volte inattesi durante i talk e le presentazioni di libri di varia natura. Ma andiamo con ordine, noi di Fuori Traiettoria eravamo lì per voi e non ci siamo fatti sfuggire niente!
Il cuore di tutto: 4.909m molto affollati!
L’attività in pista come sempre rappresenta il fulcro della due giorni imolese, permettendo all’appassionato di scendere in pista con la propria auto come in un track day mentre magari al turno successivo girano le Formula 1. Un’alternanza intrigante, dominata dalle vetture Formula 1 e da alcune “creature” decisamente rare e curiose.

Le danze si sono aperte con Gian Carlo Minardi che ha compiuto il giro inaugurale dell’evento con una Lotus Eleven del 1956, per poi lasciare spazio ai bolidi accorsi. Inutile dire che le Formula 1 abbiano fatto la parte del leone, attirando sguardi mentre sfrecciavano in pista e creando capannelli di appassionati non appena un propulsore veniva avviato nei box. Doveroso citare la nutrita schiera di F2, F3, Formula Junior, GP2, GT e anche LMP2 che hanno riempito i box, andando a coprire praticamente tutte le categorie del motorsport. Il pubblico seguiva estasiato ogni riscaldamento di un motore, facendo un sonoro applauso al termine del “fire-up” e testimoniando che anche l’aspetto sonoro, carente nella F1 odierna, ha la sua importanza. Inutile sottolineare come al centro della “magia” siano state le meravigliose maestranze di una volta, capaci di regolare il minimo a orecchio davanti a decine di spettatori estasiati. Un “saper fare” che rimane legato a doppio filo con questi avvenimenti e con le auto degli anni d’oro, una professionalità che sarebbe delittuoso perdere negli anni!

Come sempre molte le monoposto Ferrari, portate in pista da Modena Motorsport, specialista tedesco nell’accompagnare queste meraviglie in pista. Tra la 412 T1 del 1994 ex-Alesi, la 643 del 1991 ex-Prost, la 312 T5 ex-Gilles Villeneuve e tante altre, gli sguardi erano tutti per la 126 C4 del 1984. Quest’ultima, portata in pista originariamente dal compianto Michele Alboreto, era sempre circondata da tantissimi appassionati ansiosi di rendere omaggio allo scomparso campione italiano. Nata in quello che ha rappresentato l’anno del debutto ferrarista di Alboreto, ha fatto sfogare il suo propulsore V6 sovralimentato da oltre 700 cv.

Altra vettura ammiratissima è stata la Shadow DN1-Cosworth del 1973, guidata ai tempi dal compianto Graham Hill. Il suono del mitologico Cosworth DFV da 3 litri ha reso onore all’unico pilota al mondo ad aver conquistato la “Triple Crown”, indimenticato nei cuori degli appassionati. Ovviamente la livrea era quella del team Embassy Racing, ovvero la squadra fondata dal pilota inglese per correre dalla stagione 1973 con una Shadow privata.

Proseguendo tra le monoposto più ammirate non possiamo non citare l’Alfa Romeo 179 del 1979, portata in pista anche dall’immenso Arturo Merzario sul tracciato imolese. Una vettura tanto sfortunata quanto carente in affidabilità ai tempi, in grado di prendersi la sua rivincita durante questa manifestazione che l’ha vista ricevere foto e affetto dai tifosi. Il tempo cura sempre le ferite, no? Menzione d’onore per il team svizzero Master Class Motors che ha coccolato le due vetture, oltre ad altre F1, rendendo onore alla storia che le contraddistingue.

Passando poi alle monoposto più recenti abbiamo potuto ammirare anche delle new entry di questa edizione, tra le quali spiccava la Toro Rosso STR8 del 2013, ex Vergne, spinta dal V8 Ferrari allora in dotazione alla scuderia faentina. In un momento storico in cui in molti invocano il ritorno a simili propulsori, questo ha rappresentato indubbiamente un ottimo promemoria di cosa ci siamo persi con l’epoca turbo-ibrida iniziata nel 2014.

Molto nutrita la rappresentanza di vetture da corsa di varie categorie, oltre che di vetture stradali di spessore elevatissimo. Pur senza il clamore dei prototipi visti nelle scorse edizioni, le vetture presenti hanno lasciato tutti col fiato sospeso. Non capita tutti i giorni di vedere sfrecciare un pista una Lancia Flaminia Sport Zagato, stretta parente di quella andata all’asta con Aguttes pochi mesi fa! Una vera e propria “Signora”, in grado di ben figurare anche in un ambiente che poco le si addice per ciò che riguarda charme e bon ton.

Nutritissima anche la schiera di Alfa Romeo, tra le quali vogliamo menzionare una bellissima Alfasud Trofeo. Testimone di un’epoca nella quale fior di piloti hanno debuttato grazie al monomarca della casa del Biscione, si presentava in condizioni strepitose e veramente aggressiva, con i 126 cv del suo 1.5 boxer che hanno fatto da colonna sonora alle sue scorribande in pista.

Il premio simpatia però va indubbiamente ai ragazzi di AWSM, che con la loro piccola Citroën C1 hanno girato orgogliosamente in pista facendo conoscere a tutti il loro sogno: correre una 24h con la piccola francesina! Per ora hanno iniziato un percorso di avvicinamento correndo una 10h a Varano de’ Melegari, noi facciamo il tifo per loro!
Piloti e personaggi del motorsport: una festa per tutti
Uno dei punti forti dell’Historic Minardi Day risiede, da sempre, nella possibilità di passeggiare per il paddock incrociando dei veri e propri miti del motorsport. Sempre disponibilissimi e pronti ad assecondare la voglia di selfie e autografi dei tifosi, compreso chi scrive, hanno reso la giornata indimenticabile per i tanti che hanno potuto vedere dal vivo i propri idoli di un tempo.

Ci siamo ritrovati ad assistere a qualcosa di unico, specialmente nel momento in cui abbiamo vissuto una scena memorabile. La bravissima Maria Leitner, volto storico di TG2 Motori e ancor prima del paddock del Superturismo italiano su TMC, ha riunito in una sola intervista Gabriele Tarquini e Ezio Zermiani. Il volto storico della redazione Motori di Rai Sport ha dialogato con il “Cinghio” creando un siparietto di altri tempi e regalando momenti irripetibili agli astanti.

Immenso Arturo Merzario: diciamo che nel paddock tutti lo tenevano d’occhio visto l’alto rischio di ritrovarselo nell’abitacolo di una delle F1 e non solo, dato che la sua voglia di correre non passa mai di moda! Abbiamo visto girare anche Riccardo Patrese, che per l’occasione ha rispolverato la tuta della stagione 1992 che lo ha visto Vice-Campione del mondo F1 con la Williams Renault. Nell’occasione lo abbiamo ritrovato anche in sala stampa, intento a presentare il suo nuovo libro “Da Niki a Kimi: coraggio tecnica e passione nella F1 di ieri e di oggi”.

Un gradito ritorno in pista è stato quello di un vero mito femminile degli anni 90: Tamara Vidali. Dalle sportellate nel Superturismo italiano e nell’STW tedesco a quelle nella Superstars Series, l’abbiamo vista portare in pista le supercar del Team Gallo per il progetto Wheels & Heels, tutto al femminile. E possiamo dire che lo spirito è sempre quello, come ci ha confermato Tamara stessa dicendoci che le avevano detto di andare piano… Peccato che non le riesca!
Tra gli altri volti noti segnaliamo Luca Badoer, storico collaudatore Ferrari e prima ancora portacolori dei team Minardi e Forti Corse. E poi i fedelissimi della manifestazione: Beppe Gabbiani, Thierry Boutsen, Gianluca De Lorenzi, Siegfried Stohr, Giovanna Amati, Pierluigi Martini, Luis Perez Sala e tanti altri legati a doppio filo al tracciato imolese e al team Minardi.
In tutte le salse e per tutti i gusti: la sala stampa
La novità del 2026 risiedeva nel cambio di location dalla tradizionale sala stampa al Museo Checco Costa, per l’occasione agghindato a festa con delle monoposto Minardi. In un contesto simile si sono svolte tantissime presentazioni di libri, da sempre interessanti anche per la presenza di piloti o volti noti del mondo del motorsport. Diego Alverà, Mario Donnini, Andrea Cordovani, Bruno Giacomelli, Riccardo Patrese: sono solo alcuni dei nomi che hanno riempito la sala di spettatori pronti ad ascoltare aneddoti e belle storie, magari andando a caccia di autografi alla fine degli incontri.

Il bello di queste presentazioni è rappresentato dal “brivido” dell’imprevisto, dato che accadono cose meravigliose e uniche. Ad esempio durante la presentazione del libro “Bruno Giacomelli. Continuavano a chiamarmi Jack O’Malley” un tifoso si è presentato in sala con una ruota dell’indimenticata Life F1 del 1990, famosa per il propulsore W12 e per non essere mai riuscita a passare le pre-qualifiche. Bruno Giacomelli non si è sottratto a questo rendez vous, autografando lo pneumatico e consegnando questo momento alla storia.

Il momento più toccante è stato, come da quattro anni a questa parte, la consegna del “Premio Michele Alboreto”, promosso dal “Le Mans Model Fan Club”. Questo è stato consegnato, in questa ventunesima edizione, a un felicissimo Luca Drudi. Pilota capace di vincere la 24h di Le Mans e di Daytona, grazie alla sua attività di scouting ha fatto debuttare ben 320 piloti in pista nel corso degli anni, oltre a deliziare i tifosi con le sue analisi relative al motorsport sui social.
Un evento in salute
Tirando le somme di questa decima edizione possiamo constatare che l’Historic Minardi Day gode di ottima salute. Col passare degli anni si sta avvicinando a diventare il Goodwood italiano, magari involontariamente, dato che non è mai stato questo il desiderio degli organizzatori. 20000 spettatori non si raggiungono per caso, come anche le quasi 700 vetture tra F1 e non solo, contando anche le classiche del raduno “Terre di Romagna” di Aci Storico. Se il numero di auto e di monoposto è rimasto stabile, possiamo dire che, rispetto agli scorsi anni, abbiamo visto quasi tutte le monoposto che erano state annunciate. I piloti e i volti noti del motorsport rappresentano da sempre un piacevole “plus” della manifestazione, col pubblico che si diletta passando dal paddock alla tribuna e godendosi uno spettacolo ogni volta diverso e unico.

Tra le uniche pecche rimane la scarsità di vetture e piloti della domenica pomeriggio, quando molte scuderie caricano i bilici e abbandonano il tracciato prima di fine evento. Questo porta ad una perdita di interesse per la seconda giornata dell’evento, quando sarebbe bello mantenere lo stesso coinvolgimento. Probabilmente da parte degli organizzatori sarebbe il caso di mettere dei paletti, magari facendo lasciare il circuito soltanto dopo una certa ora. Una causa può essere ricercata anche nell’età non più giovanissima dei piloti, ma siamo sicuri che si possa trovare una soluzione. In fondo, la famiglia Minardi ci ha abituato benissimo… Sono dieci anni che ci viziano!

