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No, nonostante siano ormai trascorse diverse ore dalla conclusione della famigerata Stage 1B della Dakar 2022 non sembra si sia ancora del tutto placato il turbinio di polemiche ad essa legato. Per certi versi era prevedibile: i 334 km cronometrati della speciale ad anello andata in scena nella zona settentrionale della città di Ha’il hanno messo in seria difficoltà – o addirittura fuori gioco – moltissimi (e illustri) protagonisti, ed era dunque impensabile che nessuno di loro alzasse la voce.

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© Frederic Le Floc’h

Secondo alcuni equipaggi il problema, come sempre più spesso accade alla Dakar, sarebbe da ricercare nel roadbook. A detta di coloro che hanno perso moltissimo tempo tra il Waypoint 6 e il Waypoint 7, le indicazioni contenute nel documento che viene consegnato poco prima del via della Stage a tutti gli equipaggi sarebbero state – senza troppi giri di parole – sbagliate.

Il primo ad attaccare l’organizzazione della corsa era stato, subito dopo aver concluso la Speciale, Carlos Sainz. “El Matador”, che nel dedalo di dune aveva perso oltre due ore, aveva fatto notare come fosse improbabile che un numero così elevato di piloti potesse improvvisamente essere diventato incapace di leggere le note contenute nel roadbook. Se lo stesso identico errore, nella stessa identica area, è stato commesso da decine di equipaggi e piloti – concludeva Sainz – probabilmente la causa è da ricercare nel documento che dovrebbe indirizzare tutti verso il giusto percorso di gara.

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© Flavien Duhamel

Lo spagnolo di Audi, una volta giunto al traguardo della Stage 2 (conclusa peraltro in 3^ posizione) ha ulteriormente rimarcato il concetto. “Ora siamo costretti ad affrontare questa Dakar giorno per giorno, cercando solamente di divertirci il più possibile” – ha dichiarato – “Non c’è molto altro da dire, da fare o da pensare. Mi fido di Lucas (Cruz, il suo navigatore, ndr), mi ha spiegato cos’è successo nell’altra Stage. Io non mi occupo di navigazione, ma è stato molto chiaro nel descrivere l’accaduto. Anche Alex Bravo (navigatore di Nani Roma, ndr) è d’accordo: tutti hanno detto che il roadbook era sbagliato, quindi è davvero un peccato ciò che è successo”.

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Sainz è parso particolarmente contrariato per l’accaduto – al punto da far pensare che Audi potesse presentare ad ASO un reclamo formale –, ma non è stato di certo l’unico. Nani Roma, che ha affermato di avere evitato l’impatto con la RS Q e-tron dello spagnolo per poche manciate di centimetri nel momento in cui erano moltissimi i veicoli presenti nella stessa zona, ha lasciato che a parlare per lui fosse quell’Alex Bravo appena citato. “Abbiamo cercato di seguire la pista principale come da indicazioni del roadbook” – ha spiegato il navigatore dello spagnolo – “Avevamo commesso un errore seguendo un’auto che avevamo visto alla nostra destra, ma poi seguendo la direzione 10° le cose sembravano andare meglio. C’era però un punto in cui era impossibile capire quale fosse la pista principale di cui parlava il roadbook, perché era pieno di linee. Il problema è che qui ogni pista è nel bel mezzo del deserto: quando la squadra di ricognizione transita lentamente non fa fatica ad individuare una ben precisa sede stradale, ma una volta che si è in gara con il transito e le tracce degli altri veicoli la situazione cambia radicalmente. Era un punto davvero confuso”. Il roadbook, secondo quanto riportato da Motorsport.com, dopo un bivio presente al km 257,6 mostrava una biforcazione a 42° per poi specificare che, di lì a 200 metri, il percorso sarebbe cambiato: per seguirlo si sarebbe dovuta tenere una rotta media di 10° a sinistra per poi seguire la pista principale. Quella che, secondo Bravo e molti altri, era ben presto diventata impossibile da individuare.

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© Charly Lopez

“Già nel 2021 avevo parlato con gli organizzatori” – prosegue il navigatore di Nani Roma – Non si può dare una pista come riferimento, in una gara come questa e con un numero così elevato di veicoli iscritti”. “Accettiamo le eventuali difficoltà di navigazione, ma quando si danno delle informazioni devono essere perfette. A me sta bene che non ci siano cartografi o aiuti esterni, ma in tal caso il roadbook dev’essere impeccabile. Quando si perdono così tanti equipaggi, invece, vuol dire che c’è qualcosa che non va”, ha infine concluso Bravo.

Guarda gli highlights della Stage 2 della Dakar

Se da un lato erano dunque prevedibili simili critiche da parte dei piloti incappati nell’errore prima e in mastodontiche perdite di tempo poi, dall’altro era ipotizzabile che il roadbook venisse difeso a spada tratta tanto da chi lo ha scritto quanto da chi lo ha interpretato correttamente.

“Quella che ha causato problemi era in realtà una nota molto semplice – ha esordito infatti David Castera, interrogato sulla questione da Motorsport.com – “Tutto stava nel seguire l’indicazione ‘seguire la pista principale’. In molti hanno sbagliato perché questa pista ha poi svoltato in direzioni diverse: è stato questo a generare confusione. Accade tutti i giorni che ci sia qualcuno che si lamenta di una nota complicata, ma questa in realtà era una nota chiara che valeva per tutti. Semplicemente, alcuni l’hanno interpretata nel modo giusto e altri no”. Come scritto nel recap della Speciale, il fatto che degli equipaggi abbiano trovato in fretta il giusto percorso dà all’organizzazione della corsa la possibilità di “scagionarsi”: è stata una questione di errata lettura del roadbook, dicono loro, non di errata stesura dello stesso. “Al-Attiyah, ad esempio, non ha commesso alcun errore. Questo fa capire come, seguendo le indicazioni, fosse possibile trovare la strada – ha aggiunto infatti Castera – “La nota non era sbagliata. Al massimo, non era abbastanza chiara”.

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© Flavien Duhamel

A fare eco alle parole del Direttore di Gara della Dakar ha poi provveduto Matthieu Baumel, navigatore del poco più sopra citato Nasser Al-Attiyah. “Non avremmo potuto affrontare quella Stage in maniera migliore” – ha dichiarato il nativo di Andorra – “Tutti coloro che partivano davanti a noi si sono persi, mentre noi ci siamo limitati a seguire il roadbook. C’erano piste dappertutto ed era difficile seguire la strada, ma non abbiamo fatto cose folli al di fuori di quella che era la principale”. “La chiave era semplicemente questa: seguire la pista”, ha infine concluso Baumel. Che forse, quest’anno, non sarà inserito nella lista dei migliori amici da parte di Lucas Cruz e Alex Bravo.





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Stefano Nicoli

The author Stefano Nicoli

Innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con un'Audi R18", sono Editor e Contributor di RedBull.com, voce nel podcast "Terruzzi racconta la F1", Social Media Editor dell'Autodromo Nazionale Monza e collaboro con Tsunami RT nel Porsche Carrera Cup Italia. Ho collaborato con Motorsport.com, sono stato addetto stampa di EF Racing, di Honda HRC nei GP di Misano '16 e Mugello '17 e di Force India nel GP di Monza '15 dopo aver vinto il 1° #JoinTheTeam e sono accreditato F1, WEC, WRC e FE. Ho fondato FuoriTraiettoria.com mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow