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GP Brasile: la crepa nel copione





Un Brasile rivelatosi, ancora una volta, terra di contraddizioni ha ospitato il secondo round del motomondiale. Nel GP di Brasile, il calore dei tifosi sudamericani non è certo mancato, ma non è bastato ad asciugare né l’acqua filtrata in pista, né la pioggia di critiche sul circuito intitolato ad Ayrton Senna. D’altronde, la sicurezza non è un’opinione e i sassi scagliati come proiettili verso il corpo dei piloti saranno lividi che non si cancelleranno facilmente dalla loro memoria. E allora la domanda sorge spontanea: qual è il prezzo da pagare per uno spettacolo che nemmeno dovrebbe andare in scena?

Marc Marquez, Fabio Di Giannantonio GP Brasile
© Michelin

Sono le Ducati di Marquez e Di Giannantonio a danzare nel ritmo caotico, dettato da ritardi e rattoppi, del sabato. La gara Sprint rapidamente si trasforma in un passo a due, che nel finale lascia però spazio all’assolo dello spagnolo.

Domenica cambia la musica. Marquez si ritrova a domare una GP26 nervosa e indisciplinata, che spezza il tempo, invece di seguirlo. Marc resta aggrappato alla coreografia finché può, ma i rimbalzi della sua rossa non si assestano, finendo per scacciarlo fuori dal podio. In agguato c’è sempre Di Giannantonio “The Wolf of MotoGP” che, rimasto digiuno della vittoria nella Sprint, non perdona alcun momento di debolezza alla “preda” Marquez, affondando a quattro giri dal termine il colpo che gli vale il podio. Nelle interviste post gara il romano dichiarerà: “Ieri ha vinto Marc il confronto, vincendo la gara, oggi l’ho vinto io facendo podio. Non è la stessa cosa, è molto meglio vincere la gara“, ma concludere la caccia nel refrigerio del retropodio e col gusto dolce delle bollicine sembra poi non dispiacere al “lupo” Diggia. Chissà che non diventi un’abitudine…

I colori del Brasile non bastano a Ducati per non veder nero, e la colpa non è solo delle livree di casa Aprilia che sembrano stagliarsi su un orizzonte sempre più lontano. Già in Thailandia nessuna moto della casa di Borgo Panigale era salita sul podio, interrompendo una striscia di ben 88 gare consecutive. A Goiania, dove la Ducati era chiamata a dimostrare che Buriram fosse solo un’eccezione alla regola, la Rossa ha, invece, visto sgretolarsi le proprie certezze insieme all’asfalto del tracciato. Domenica la Desmosedici sembrava un’ombra della Ducati di sempre, instabile in frenata e impotente di fronte al tentativo del #93 di bissare la vittoria del sabato.

Ducati
© Ducati Media House

Continua poi a piovere sul bagnato nel lato box Bagnaia – e no, qui non c’entra nessun malfunzionamento del circuito brasiliano. I passi del pilota torinese arrancano sin dal venerdì, culminando nella caduta in gara lunga: Bagnaia perde l’anteriore in ingresso di curva uno e scivola via insieme alla sua Rossa, inghiottito nel gialloverde della via di fuga. Un episodio che suona come l’ennesima virgola storta negli ultimi capitoli della sua avventura in Rosso. A Pecco serve un punto e a capo per tornare a essere l’io narrante della propria storia e si vocifera lo abbia trovato in Aprilia, con cui sarebbe pronto a firmare un contratto quadriennale. La speranza è che nel nero di Noale il centauro piemontese possa esaltare nuovamente i propri colori.

Intanto, a far risuonare la Samba do Brasil nella veneta Noale ci pensano i suoi piloti. Dopo un venerdì in chiaroscuro, specchio delle condizioni instabili di meteo e pista, il sole inizia a far capolino già nelle qualifiche del sabato, illuminate dal 2° posto di Bezzecchi e il 5° di Martin con i primi raggi a scaldare il terzo gradino occupato dall’#89 nella Sprint, ma è nella domenica che il sole prende quota e arroventa animi e carene dei Men in Black, trascinandoli a una storica doppietta Aprilia.

Doppietta Aprilia GP Brasile
© Aprilia Racing

Merito di un Bez in versione “buco nero” che distorce lo spaziotempo brasiliano. Trova il momento perfetto in mezzo ai contrattempi del fine settimana e trasforma le insidie della pista in una liscia passerella verso il suo quarto trionfo consecutivo in classe regina.

E mentre Bezzecchi annienta i colori degli avversari, qualcuno riesce comunque a scorgere un bagliore. “C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce”, cantava Leonard Cohen. Parole che Jorge Martin, nel GP del Brasile, sembra aver fatto sue. Dopo un anno tra il gelo di letti d’ospedale e ferri chirurgici, per il campione del mondo 2024 è finalmente arrivato il momento di rifiorire. La primavera, per lui, sembra essere iniziata davvero: il doppio sorpasso in curva 6, highlight indiscusso del weekend, è il segnale più chiaro di una rinascita tanto attesa. Ora non resta che aspettare che questo ritorno dia i suoi frutti.

© Aprilia Racing

L’attesa è breve. La MotoGP è già atterrata ad Austin. Un circuito in cui il rapporto tra curve a destra e a sinistra si inverte, per la gioia di Marc Marquez – The King of COTA – pronto a danzare nel serpentone a stelle e strisce. “Non abbiamo perso la grinta” recita l’adesivo attaccato da Gigi Dall’Igna nei box brasiliani. Una frase, pronunciata a Buriram dallo stesso Marquez, che ora suona più necessaria che mai. La Ducati è ancora a secco di vittorie e un buco – nell’acqua – non è questa volta concesso. A complicare la faccenda ci saranno però i cowboy in nero di Aprilia. Il primo gradino del podio è piccolo e in terra texana c’è posto per un solo sceriffo… ehm ehm…pilota.





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Vittoria Galassi

The author Vittoria Galassi