close
2 RuoteMotoGPSu pista

MotoGP, Road to Misano: i segreti del tracciato





Partirà da Misano, sede del  Gran Premio motociclistico di San Marino e della Riviera di Rimini, l’ultimo e decisivo terzo di campionato. Scopriamo allora il circuito, situato nel bel mezzo della terra dei motori.

Patrocinato da Enzo Ferrari, i lavori per il tracciato di Misano iniziarono nel 1970 e il 4 agosto 1972 venne collaudato, con un disegno che non raggiungeva i 3 chilometri e mezzo. Nel 1993, dopo l’abbandono del Motomondiale, il layout dell’allora tratto conclusivo venne modificato: il curvone conclusivo Brutapela venne by-passato, vennero inserite due varianti -Variante Arena e Variante del Parco– con un nuovo curvone che si interponeva tra le due, la Curva del Rio. Il circuito così superò i 4 chilimetri, ma la mitica Brutapela non venne smantellata ma modificata: erano così disponibili sia un circuito ‘corto’ che un circuito ‘lungo’ a seconda delle esigenze.

misano-1993

Alla fine del 2006 il tracciato venne chiuso, ed in tempo record -5 mesi- venne rivoluzionato per tornare ad ospitare il Motomondiale: innanzitutto venne invertito il senso di marcia, in quanto le spese da sostenere per renderlo a norma in fatto di sicurezza sarebbero state inferiori, divenendo un circuito a senso orario; le curve Quercia e Tramonto vennero rese più lente e la sezione che si interpone tra Carro e Curvone resa più lineare; la variante del Parco diventa più guidata invece la variante Arena viene eliminata, vista la nuova -e più lenta- veste della curva Rio. Si arriva così agli attuali 4’226 metri. Le curve sono 16, 6 a sinistra e 10 a destra, ed il rettilineo più lungo misura 530 metri. I piloti della MotoGP dovranno affrontarlo 28 volte, 25 giri invece per la Moto2 e solamente 23 per la Moto3.

misano-oggi

Alla prima curva le MotoGP arrivano a circa 270 km/h, staccata forte al cartello dei 200 metri, si tolgono 4 marce e si entra in seconda a circa 110-120 km/h. Si cerca di stare molto larghi in ingresso per poter uscire molto vicini al cordolo in previsione del cambio di direzione: la 2 è molto stretta ed è importante “portarci” la massima velocità e non piantarsi. Usciti dalla 2 si riprende in mano il gas per la lunga 3 a sinistra da percorrere in terza marcia a circa 150 km/h, concludendo così la Variante del Parco. Un breve allungo snocciolando quarta e quinta porta alle curve 4 e 5, dette Rio, da percorrere in prima a 70 km/h. Ci sono due modi di percorrerle: spigolando, frenando forte e raddrizzando la moto nel mezzo, o entrando più piano e percorrerle come un unica curva, con la massima fluidità. Il primo metodo si addice meglio alle moderne Michelin. Si riprende in mano il gas e si prepara il cambio di direzione per la 6, da percorrere in seconda a 120 km/h: qui i piloti non frenano, pelano il gas e si fiondano verso l’apice. Importantissimo farla bene: a seguire un allungo deciso che porta alla Quercia, in cui i piloti della Top Class superano i 290 km/h. Dopo 250 metri col freno in mano, togliendo nuovamente quattro marce, i piloti percorrono questa lunga curva in discesa a circa 85 km/h.

Si esce rialzando il prima possibile la moto, si arriva in quinta ad oltre 235 km/h e ci si trova in quello che forse è il punto più difficile del tracciato: le curve 9 e 10, il Tramonto. Si inizia a frenare a moto già piegata, tornando in prima ad una velocità nuovamente di 70 km/h. Ed ora si rovescia il polso destro per il tratto più veloce del circuito: si snocciolano tutte le marce alla velocità della luce, sfiorando i 300 all’ora e si chiude il gas, pizzicando i freni, per la curva 11, il mitico Curvone. Non si fa in tempo a riaprire le farfalle che arriva nuovamente una veloce piega verso destra. Appena ci si raddrizza è il momento di ricorrere nuovamente a San Brembo per la staccata della curva 13, da dove i piloti escono in terza a oltre 150 km/h. Pochi metri ed arriva un punto molto importante, la curva del Carro: ancora una volta prima marcia a meno di 70 km/h, il punto più lento del tracciato romagnolo. Quindi si passa in seconda e poi in terza, superando i 160 km/h e si pela il gas per la 15, curva importante tanto quanto la 6: il breve allungo che ne segue porta all’ultima curva, la Misano. La Misano è una secca piega a sinistra di 90 gradi, da percorrere in seconda. Gas a martello, stando attenti agli avvallamenti in traiettoria, e ci si fionda nuovamente nella Variante del Parco.

circuito_misano-alto

Vediamo di essere più analitici, grazie ai dati forniti da Brembo. L’estrema tortuosità della pista impedisce di raggiungere quindi, anche solo in un punto, i 300 km/h: il record appartiene ad Andrea Dovizioso: 299,5 km/h nel 2015. Essendo però presenti 5 curve da affrontare a meno di 90 km/h le decelerazioni sono comunque significative. In tutto si ricorre ai freni per 9 volte in un giro, per un totale di 30 secondi e 42 kg di sforzo sulla leva per ciascuna tornata. Sono 29 invece i secondi che spende frenando qui la Superbike, complice la non necessità di ricorrere all’impianto frenante per la Curva 11. La media delle decelerazioni massime della MotoGP su questa pista è di 1,19 g a fronte degli 1,06 g della Superbike.

A detta dei tecnici Brembo, solo una frenata è considerata altamente impegnativa per i freni mentre 4 sono di media difficoltà e le restanti 4 sono “light”. La più difficile è la Quercia, dove le MotoGP frenano da 294 km/h a 79 km/h in 4,8 secondi durante i quali percorrono 222 metri. Alle Superbike, pur arrivando con 24 km/h in meno servono invece un paio di metri in più e 4,9 secondi. La decelerazione massima è di 1,5 g (1,3 per le SBK) mentre lo sforzo sulla leva è di 6 kg.
Anche alla prima curva dopo il traguardo la frenata è superiore ai 200 metri: la velocità persa è di 156 km/h –da 271 a 115 km/h- in quattro secondi. Per le Superbike il delta di velocità è più basso (140 km/h), ma l’uso dei dischi in acciaio si traduce in uno spazio di frenata notevolmente più alto, addirittura 251 metri.

Il tracciato di Misano, ora Misano World Circuit Marco Simoncelli, è stato tappa del Motomondiale dal 1980 al 1993 ospitando prima il Gran Premio delle Nazioni e poi il Gran Premio d’Italia, alternandosi con Monza, Imola ed il Mugello. Dal 1985 al 1987 è stato sede del GP di San Marino. Il circuito romagnolo è tornato ad essere tappa fissa del Motomondiale dal 2007, divenendo terra fertile per il  Gran Premio motociclistico di San Marino e della Riviera di Rimini.

 

 





Tags : GP San Marino & Riviera di RiminiMisanomotogpmotomondiale
Filippo Gardin

The author Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.