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Aussie Grit, il miracolo di Mark Webber e della Minardi





Torniamo alla gara inaugurale della stagione 2002, quando in terra di canguri l’esordiente Mark Webber e la piccola Minardi riuscirono a scrivere una delle più belle pagine della storia della gara oceanica.

Mai nessun pilota australiano è mai arrivato a podio nel GP di casa. Un’affermazione corretta dal punto di vista statistico, che presenta però due notevoli eccezioni: la prima risale al 2014, quando Ricciardo, alla prima gara in Red Bull, tagliò il traguardo in seconda posizione, venendo successivamente squalificato per un problema al flussometro. La seconda risale a ben dodici anni prima, quando il suo compatriota Webber (che lo stesso Ricciardo aveva sostituito alla corte dei bibitari) riuscì al salire sul palco delle premiazioni dopo una superba gara a bordo della sua Minardi.

Mark Webber (AUS) KL Minardi Asiatech PS02 finished his first F1 practice in a respectable 20th place. Australian Grand Prix Practice, Albert Park, Melbourne, 01 March 2002 DIGITAL IMAGE

Un momento, starete dicendo, come sarebbe a dire “La Minardi sul podio?”. Beh, sarà meglio iniziare questa storia dal principio. Siamo al 3 marzo 2002, a Melbourne, pronti per la prima prova della cinquantatreesima edizione del Campionato del Mondo di Formula 1. Favoriti per la vittoria della gara e del campionato sono ovviamente i due alfieri della Ferrari, Schumacher e Barrichello, con McLaren, orfana di Hakkinen, e Williams pronte a dar battaglia. Tra i vari comprimari spiccano alcuni esordienti: un team, la Toyota, per la prima volta nel circus, e quattro piloti, Felipe Massa su Sauber, Takuma Sato su Jordan, Allan McNish su Toyota e Mark Webber su Minardi. Quest’ultimo, un australiano di ventisei anni, è un pilota che prima della Formula 1 ha avuto modo di fare una gavetta nelle categorie più varie, spaziando dal motocross alle formule minori, fino ad arrivare a disputare due 24 Ore di Le Mans. Dopo un anno di apprendistato come collaudatore Benetton nel 2001, nel 2002 vede finalmente la possibilità di esordire in F1 grazie al connazionale Paul Stoddart, patron della Minardi nonché proprietario dell’European Arrows, team di F3000 per cui lo stesso Mark aveva corso le due stagioni precedenti. La possibilità per l’australiano è ghiotta, e sicuramente l’idea di cogliere un buon risultato davanti al pubblico di casa, che accorre in massa sul circuito dell’Albert Park, lo galvanizza. La Minardi, tuttavia, non è decisamente un team di prim’ordine. Anzi, la stagione precedente aveva chiuso all’ultimo posto, e non sembrava che la situazione sarebbe migliorata a breve.

Webber però non si demoralizza, e già in qualifica spreme al massimo il motore Asiatech della sua PS02. Riesce ad ottenere un ottimo diciottesimo tempo, piazzandosi alle spalle le ben più quotate Jaguar e, soprattutto, rifilando ben 1″4 al suo compagno di squadra, il non irresistibile ma certamente più esperto Alex Yoong. Davanti la pole la ottiene Barrichello, che si piazza accanto a Schumacher dimostrando la superiorità della Ferrari (che usa la vecchia F2001), facendo presagire una cavalcata trionfale delle due vetture del Cavallino. Per Webber, la possibilità di farsi notare sembra decisamente scarsa.

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E invece no. Già nel giro di formazione le Arrows di Frentzen e Bernoldi rompono, facendo scalare il pilota australiano di due posizioni. Al via Ralf Schumacher, partito terzo, nel tentativo di ribaltare te gerarchie familiari brucia il fratello al via e prova ad affiancarsi al poleman Barrichello. Quest’ultimo però lo chiude di scatto, con una manovra che causa il decollo di Ralf sulla Ferrari numero 2. La Williams del tedesco finisce rovinosamente nella via di fuga, mentre Michael e Raikkonen, nel tentativo di evitare il botto, finiscono fuori pista alla prima curva con il finlandese che addirittura prende un detrito che lo costringerà ai box. A centro gruppo, intanto, un altra carambola elimina sei vetture, mentre Salo sulla debuttante Toyota è costretto a riparazioni straordinarie ai box. Ad approfittarne è David Coulthard, che è riuscito ad issarsi al comando davanti a Trulli e Montoya, mentre incredibilmente Webber alla fine del primo giro, grazie ad una partenza pulita con cui riesce ad evitare i guai, è già ottavo. Per permettere ai commissari di percorso di pulire la pista, entra la Safety Car per quattro giri, e alla ripartenza le quattordici vetture superstiti riprendono le ostilità sportive. Davanti Coulthard prova a fare il vuoto, mentre dietro di lui un sorprendente Trulli sta cercando di portare sul podio la sua Renault, al ritorno in F1 dopo diciassette anni, difendendosi dagli attacchi di Montoya e Schumacher (l’unico rimasto dei due). Il pilota abruzzese crolla però dopo pochi giri, finendo la sua gara con un testacoda alla nona tornata. Rientra di nuovo la Safety Car in pista, e quando questa, dopo due passaggi, ritorna nella corsia box, Coulthard accusa un problema al cambio, sprofondando in classifica. In quella che sempre di più sembra una gara ad eliminazione ad emergere è proprio Webber che, sospinto dalle urla dei tifosi, si fa sempre più strada tra le altre macchine, entrando in zona punti nel corso del diciottesimo passaggio. Pochi giri dopo sia lui che Yoong sopravanzano il sempre più in difficoltà Coulthard, portando miracolosamente entrambe le Minardi in top 6. La tensione nel box della casa di Faenza è palpabile, anche perché da dietro Salo, sopravvisuto alla carambola del primo giro, sta andando a riprendere le due vetture nere del team di Giancarlo Minardi.

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Il pilota finlandese è velocissimo e negli ultimi giri, dopo aver sopravanzato il pilota malese, va a caccia del padrone di casa, che inizia ad accusare problemi al differenziale. Con le prime posizioni congelate, quella per la quinta posizione diventa la lotta più interessante in pista, con l’australiano costretto a stringere i denti per cercare di resistere alla ben più veloce vettura nipponica. Tuttavia, la Dea Bendata decise di sorridere un ultima volta al pilota di Queanbeyan, mandando Salo in testacoda a due giri dal termine quando oramai il sorpasso sembrava inevitabile. Davanti vince Schumacher, ma questo passa quasi in secondo piano dato che tutta l’attenzione del pubblico si concentra su un idolo di casa capace di chiudere al quinto posto, staccato di due giri, la miglior gara d’esordio che un pilota potrebbe immaginare. La gioia nel box Minardi è incontenibile, anche perché l’ultima volta che la squadra italiana era andata a punti era stata più di due anni fa, nel celebre GP di Europa 1999 (quello della gomma scomparsa d’Irvine, per intenderci), quando, al termine di una gara altrettanto caotica, Marc Genè era riuscito ad ottenere una strabiliante sesta posizione. Una gioia talmente incontenibile, dicevo, che nel dopogara, dopo la tradizionale cerimonia del podio con la premiazione del trio Schumacher-Montoya-Raikkonen (al primo rostro in carriera), i due australiani, Stoddart e Webber, decisero di godersi il bagno di folla, salendo sul podio davanti ai tifosi osannanti che li acclamavano come rock star. Un esordio da sogno per Mark, autore forse di una delle più belle prestazioni in carriera, e una foto da cartolina per la F1, quella dei due uomini che sorreggono la propria bandiera tenendo alto l’onore di una scuderia povera sì di soldi, ma fucina di grandi talenti, in quello che può essere ricordato come uno dei più bei GP d’Australia di sempre.





Tags : f1formula 1gp australiamark webberscuderia minardi
Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E e, occasionalmente, la Formula 2 e la Formula 3