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Ferrari Settanta, Atto Primo: la storia dei simboli

1947-2017. Settant’anni di storia. Molto probabilmente una delle storie più belle e affascinanti al mondo. Sinceramente a parlare e narrare della storia della Ferrari ci si sente inadatti, dubbiosi, mai con la completa sicurezza di avere la piena cognizione di causa. Perchè la Ferrari è speciale per un italiano, è amore – e quando si parla…

13 Luglio 2017
4 min read

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1947-2017. Settant’anni di storia. Molto probabilmente una delle storie più belle e affascinanti al mondo. Sinceramente a parlare e narrare della storia della Ferrari ci si sente inadatti, dubbiosi, mai con la completa sicurezza di avere la piena cognizione di causa. Perchè la Ferrari è speciale per un italiano, è amore – e quando si parla di amore è difficile essere obiettivi -, è uno dei simboli del nostro paese. Quel “l’Italia il paese delle belle auto”, frase tanto gettonata per descrivere motoristicamente la nostra penisola, ha avuto certamente il contributo della Ferrari ed è ad oggi uno dei nostri motivi di vanto nel mondo. La Ferrari però è un simbolo, che risiede anche nei sinonimi – come la Rossa o il Cavallino -, un identikit unico che è la base del marchio, quel marchio che nel 2014 è stato riconosciuto – in una speciale classifica – come il più riconosciuto al mondo. Ed appunto basandomi su questo che ho deciso di partire dalle basi per celebrare i 70 anni della casa di Maranello, da quei simboli che l’hanno resa unica e che hanno contribuito a fare la storia. Ed è così che inizia il primo episodio del #tbt dedicato ai settant’anni del Cavallino: dal principio.

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La Rossa. Il colore, Rosso – Rosso Corsa a voler essere precisi o Rosso Ferrari volgarmente parlando – forse è il tratto più distintivo che abbiamo nella storia della casa e della scuderia di Maranello. La Ferrari ha come colore originale il giallo, colore della città di Modena, ma il rosso per gli amanti delle corse ha un significato speciale. La sua origine è ravvisabile in un regolamento dell’antenata della odierna FIA, che imponeva alle vetture italiane di correre in competizioni internazionali con il colore rosso, assegnando alle scuderie in base al proprio paese di origine un colore distintivo: per le francesi, ad esempio, il colore designato era il blu. Inizialmente il rosso che abbracciava le vetture da competizione era di tonalità scura, denominato Rosso Alfa. Poi, con lo scorrere degli anni, è divenuto sempre più acceso diventando il famoso Rosso Corsa. L’importanza del rosso per Ferrari però la si ha negli anni ’60. Con l’avvento degli sponsor infatti alcune scuderie cambiarono completamente la loro livrea in funzione degli accordi con le aziende. La Ferrari, invece, no. E ad oggi quel fantastico rosso – seppur più o meno vivo durante la storia – ancora persiste. Ed è bellissimo.

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Il Cavallino Rampante. Se il rosso ha delle origini dovute al regolamento, il Cavallino Rampante ha una natura totalmente opposta a regolamenti e universo automobilistico. Dobbiamo tornare indietro fino alla Prima Guerra Mondiale, e parlarvi del mitico Maggiore Francesco Baracca, asso dell’aviazione che riuscì a divenire il terrore dei cieli per gli avversari Austro-Ungarici. Deceduto in battaglia, il Maggiore era solito dipingere sulle fiancate dei suoi velivoli un Cavallino Rampante – simbolo di coraggio e temerarietà – che all’inizio pare fosse di colore rosso, ma che poi divenne nero in ragione della sua morte, portando quella colorazione come simbolo di lutto. In occasione del Gran Premio del Savio – nel 1923 -, il Drake Enzo Ferrari conobbe la madre di Baracca, la Contessa Paolina, che insistette per utilizzare il simbolo caro al figlio sostenendo che portasse fortuna. Dobbiamo però attendere il 1932 per vederlo stampato su una vettura del Drake – un’Alfa Romeo – durante la 24 Ore di SPA. Una competizione che, manco a dirlo, la macchina di Ferrari vinse. Ed è qui che il sodalizio con questo simbolo si fonde a doppio filo con Ferrari, tanto che nel 1945 il Drake lo fece completamente ridisegnare con delle differenze notevoli rispetto all’originale. Innanzitutto lo sfondo giallo, il colore di Modena; poi la coda, che doveva essere alta, come se il cavallo fosse in sospensione, quasi in volo – guarda caso; ed infine la testa doveva guardare a sinistra e la forma dello stemma rettangolare, per differenziarsi dalle auto prodotte da Ettore Bugatti.

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Così narra la storia del simbolismo del marchio automobilistico più famoso al mondo. Queste sono le basi che nel 1947 – dopo che ebbe fine il patto di non concorrenza tra Alfa Romeo e Enzo Ferrari – ed anche negli anni a seguire, diedero alla luce la prima Ferrari (la 125S) e poi un infinito numero di capolavori che ancora oggi non smettono di emozionare gli appassionati e non solo…

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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