Misano, l’Italia e il calendario
È uno Stephane Ratel molto allegro quello che ci riceve nell’hospitality di SRO nel caldo sabato di Misano. Il patron del campionato, reduce dal grande successo della 24 ore di Spa (“un festival di cinque giorni”, come l’ha definito), si è detto molto soddisfatto del round romagnolo: l’Italia, che come la Francia ospita due gare, è definita uno snodo fondamentale per il campionato.
“Siamo felici di essere qui, tutti amano correre in Italia – ha esordito Ratel – Siamo venuti qui a Misano diversi anni fa, prima che Valentino corresse nel nostro campionato, perché abbiamo avuto un incontro con il circuito e c’era stato chiesto se eravamo interessati a fare un evento anche come promozione per la MotoGP. Ci siamo detti, ‘la location è bella, andiamo a provarla!’. Abbiamo provato in diversi momenti dell’anno, per un po’ siamo venuti ad aprile ma non era il momento adatto, era necessario venire in estate quando la regione è piena di turisti, facendo diventare l’evento una sorta di festival. Quindi siamo passati a questo periodo dell’anno, e abbiamo iniziato ad avere più pubblico, e con l’arrivo di Valentino abbiamo aumentato la popolarità. E poi la zona è bellissima, a tutti piace venire qui, a Cattolica o nelle città vicine e uscire la sera”.

Misano è stata confermata anche nel calendario del prossimo anno: cambierà invece l’altra tappa italiana, con Imola che tornerà dopo quattro stagioni passate a Monza. “Nel nostro calendario abbiamo dieci eventi, nove o otto sono fissi, e Misano è tra questi. Continuando sempre negli stessi posti è più facile far crescere gli eventi nei luoghi in cui corriamo. Anche Monza è tra questi, ma il prossimo anno a causa dei lavori dovremo andare a Imola. Poi di solito abbiamo un evento che è itinerante, così da offrire ai team e piloti la possibilità di variare pista ogni anno: lo scorso anno era Valencia, quest’anno Portimao, mentre il prossimo anno andremo a Budapest”.
“Direi che dieci round, cinque endurance e cinque sprint, sia il numero perfetto. L’ultima cosa che vogliamo è aumentare i costi. Abbiamo una gara da 24 e una da sei ore, direi che è perfetto”
La concomitanza con il WEC
A proposito di Portimao: i rumor degli ultimi giorni vogliono che il Mondiale Endurance recuperi gli appuntamenti in medio oriente disputando due gare a Barcellona e a Monza. La gara di Barcellona dovrebbe disputarsi nel weekend del 16-18 ottobre, lo stesso della 3 ore di Portimao del GT World Challenge. Una concomitanza che non solo sarebbe seccante per gli spettatori, ma anche e soprattutto per gli addetti ai lavori, poiché ci sono diverse squadre (AF Corse, WRT e Garage 59) e svariati piloti (circa una quindicina, compresi nomi di rilievo come Raffaele Marciello, Nicklas Nielsen, Alessio Rovera e Mattia Drudi) impegnati in entrambe le serie (sebbene, da regolamento, nel WEC le gare da sei ore possono corrersi anche in due). Per evitare disagi, Ratel ha dichiarato di essere pronto a studiare un piano per modificare il programma della gara portoghese, che potrebbe essere spostata al sabato.
“Stiamo lavorando ad un nuovo programma, cercando di capire quando far svolgere le sessioni in pista. C’era anche la possibilità che il WEC facesse lo stesso, ma dovremmo riuscire ad anticipare la nostra gara al sabato sera, dunque ora si tratta di incastrare bene tutte le attività in pista. Il WEC è disponibile a dialogare con noi sull’argomento, ora stiamo attendendo le decisioni sull’organizzazione del loro programma in modo da capire come stilare il nostro”.
“Sinceramente non so ancora quali scelte potranno fare i piloti, ma la nostra idea è quella di consentirgli di essere in pista in entrambe le serie” ha detto alludendo al fatto che alcuni piloti potranno scegliere di disertare una o l’altra gara in base alla situazione in campionato.
Lo stato di salute del mondo GT e la riduzione dei costi
Il discorso si è poi gradualmente spostato su quello che è attualmente il successo del mondo GT3. I fattori sono certamente stati diversi. “C’è il simracing, con il grande successo di Assetto Corsa Competizione che è basato sui nostri campionati; poi ovviamente l’ingresso di Valentino, che è passato direttamente qui quando si è ritirato dalla MotoGP; e infine l’arrivo di Max Verstappen, che da grande appassionato di sim racing ha spinto molta gente ad interessarsi. Avere lui e Valentino il prossimo anno al Nurburgring sarebbe estremamente interessante!”.

Un successo che però è ovviamente dovuto alla grande presenza di costruttori: ben dieci corrono nel GT World Challenge, un campionato che vede quasi sessanta macchine iscritte alla serie Endurance e più di quaranta a quella Sprint. “Le vetture sono impressionanti. Ci sono 10 differenti costruttori, e sono le macchine migliori del mondo, sono popolari ovunque, basti pensare alla Ferrari 296, direi che tante persone aspirano ad avere una bella macchina come questa. E grazie al BoP le gare sono molto equilibrate e incerte. Penso che possiamo solo crescere, perché il prodotto è buono. Ci serve solo più promozione, ma la base di per sé è fantastica”.
E, a proposito, di auto da sogno, la speranza è anche quella di vedere in futuro la nuova uscita di casa Audi, la Nuvolari. “Sarebbe un sogno. Audi è stato un’azienda essenziale per la GT3, spero possano tornare, ma al momento non c’è niente di deciso”.

“Penso che la Nuvolari sia innanzitutto un esercizio di marketing per riportare un team sport in Audi dopo che sono andati completamente sull’elettrico, ricordando a tutti che sono prima di tutto un marchio sportivo. Almeno hanno la base per la GT3, che è una buona base; molte persone hanno detto di volere il ritorno di Audi, magari con la RS5, ma non hanno una GT al momento”.
“Ciò che io auspico che è che si torni ad avere delle vere e proprie vetture GT sport, e che la FIA scriva una nuova definizione chiara di cosa debba essere la GT3: credo che molte persone siano d’accordo con me su questo”.
A questo punto Ratel è quindi entrato nella parte calda del discorso: durante il weekend della 24 ore di Spa aveva dichiarato di come la sua paura più grande sia che il mondo GT3 possa crollare a causa dell’innalzamento dei costi. La GT3 era infatti nata come una categoria a poco prezzo per i privati, ma negli ultimi anni le vetture presentate dai costruttori sono state sempre più sofisticate, distaccandosi sempre di più dai corrispettivi prodotti di serie. “Ho creato la GT3 con la FIA; per la GT4 e la GT2 posso fare ciò che voglio, ma per la GT3 dobbiamo relazionarci con la Federazione, e parlerò alla commissione dedicata di ciò che penso. Credo che tutti i miei argomenti siano validi, e credo che debbano essere seguiti; se non dovessero farlo continueremo a correre con le GT3, ma è indubbio che ne avremo molte di meno perché saranno più costose. Non scompariranno del tutto, magari alcuni campionati smetteranno di usarle, come ad esempio il British GT o il GTWC Australia, ma avremo sempre 18 auto nel WEC, 20 a Le Mans, 20 in IMSA, forse anche 20 nel DTM e alla 24 ore di Spa. Ma a quel punto il rischio è che diventino com’erano prima le GT1, poche auto per le grandi gare ma che solo le grandi squadre possono permettersi, con sempre meno squadre, finché non rimarranno solo i costruttori ufficiali che a loro volta smetteranno di usarle perché troppo costose, e così via”.
“Prima che questo accada, la mia idea è quella di rimodellare la categoria GT3. Su questo penso che un grande esempio l’abbia dato l’ACO, che a Le Mans ha presentato il regolamento Hypercar per il 2030; hanno fatto la mossa giusta, perché questo permette loro di avere del tempo per prepararsi. La FIA dovrebbe fare lo stesso anche con le GT, presentando un regolamento 2030 che possa o essere unico per tutti, o addirittura presentandone due se qualche costruttore volesse sviluppare macchine speciali, avendo come una sorta di regolamento GT1 e uno GT3″.
“Si può fare come nel 1997 con l’allora regolamento GT1, stabilendo un numero necessario di auto da omologare per poter correre questa è la definizione hai una regolazione tecnica, prima costruisci un’auto e poi omologhi il numero di auto che hai bisogno. Tutte le case possono omologare 300 macchine. Se la FIA dovesse annunciare una nuova categoria GT1 non sarei contrario, credo che potrebbe produrre ottime auto e lo ha fatto, ma quanto costerebbero le vetture stradali? Guardate i prezzi, ad esempio, della Porsche GT1, della Mercedes CLK GTR o della MC12, sono tra le auto più costose del mondo oggi, anche se ovviamente sono bellissime”.

“SRO non è la FIA, se la Federazione creasse una categoria GT1 sarebbe per i costruttori che abbiano interessi diversi da quello di correre in GT3, ad esempio Koenigsegg, Pagani con la Huayra, Aston Martin con la Valhalla o la Genesis con qualunque auto vogliano correre, ma a quel punto sarebbero i promoter a scegliere con quali auto correre. Alla 24 ore di Spa sarebbero bellissime da vedere, ma poi dovremmo tornare ad avere due categorie differenti, la GT1 e la GT3; o magari il GT World Challenge avrebbe le GT3 e l’Intercontinental le GT1, non lo so. Quel che so è che al momento la situazione è rischiosa: governare vuol dire prevedere, è necessario decidere in anticipo, perché se attendiamo l’ultimo accade come nel DTM, che da un giorno all’altro si sono ritrovati in difficoltà. Non voglio correre la 24 ore di Spa con le GT4!”.
Ma se tutte queste limitazioni dovessero portare alcuni costruttori a defilarsi dal mondo GT3? Ratel ha la risposta pronta: “Nessun problema!” esclama. “Comandare vuol dire anche saper dire di no. La GT3 è rimasta in vita per tanti anni perché ho detto di no tante volte. All’epoca controllavamo l’80% del mercato, quindi i costruttori venivano con un progetto, e io rispondevo ‘Nessun problema, omologa la tua auto tramite la FIA, puoi correre a Macao, ma poi non verrà accettata in nessun campionato SRO’. Alcuni si sono innervositi, ma io sono stato fermo sulle mie idee, e questo c’ha permesso di salvare la categoria per diversi anni. Adesso purtroppo rappresentiamo solo il 50% del mercato, quindi chiaramente non abbiamo lo stesso potere di dire di no”.

“Non so chi ci sarà nel campionato nei prossimi anni: può aggiungersi Toyota, e se tornasse Audi avremmo undici costruttori. Ma non abbiamo bisogno di undici marchi, se ce ne fossero sette o otto sarebbe lo stesso, perché le squadre avrebbero più, ad esempio, Ferrari o Lamborghini. Non è quella la cosa importante, guardate il DTM: per tanti anni hanno vissuto benissimo con soli tre marchi, quindi a noi non ne servono undici, ne bastano sette o otto che seguano i nostri stessi obiettivi che undici che ci mettano in difficoltà. L’obiettivo è mantenere lo stesso numero di squadre, e quello dipende dall’attrattività del campionato. E l’attrattività non riguarda solo il mondo GT, ma tutto il mondo delle vetture sport: quando la Ferrari è entrata in Hypercar è stato un beneficio per tutto il movimento dalla GT4 in su; perché se sei un pilota di sedici anni è normale che sogni la Formula 1, ma grazie alla Ferrari adesso è più facile che guardi anche al mondo delle ruote coperte. E questo per noi è estremamente importante” ha concluso Ratel.

