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Formula 1, Formula 2, Formula E, Superformula, LMP2: sono ben pochi i piloti che hanno avuto la possibilità di guidare un tale numero di auto differenti in pista, tra loro c’è anche una donna e il suo nome è Tatiana Calderón. Abbiamo chiesto alla pilota colombiana di spiegarci differenze di guida, di allenamento e di ambiente attraverso la sua esperienza, ecco cosa ci ha raccontato.

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Credits: DPPI Images

Classe ’93 ed una vita fra le automobili, Tatiana Tata Calderón, ha sicuramente una grande esperienza in pista. Una delle poche ad aver guidato così tanti mezzi diversi, nonché l’ultima donna ad essere approdata in Formula 1; quest’anno la vediamo impegnata sia in Superformula in Giappone che nel WEC, con il primo equipaggio totalmente femminile alla guida di una LMP2.

FUORI TRAIETTORIA: Ciao Tatiana e grazie mille! Non è facile decidere da dove iniziare, visto che hai guidato così tante macchine diverse fra loro. Possiamo, però, dire che al momento sei l’unica donna in Formula 1, in quanto sei stata tester Alfa Romeo. Cosa hai provato la prima volta che sei salita su una F1?

TATIANA CALDERÓN: Ciao! È stata sicuramente l’esperienza più bella avuta fino ad ora. Un sogno, visto che ho lavorato tantissimo per essere lì in pista quel giorno. La velocità e i freni sono impressionanti… è stato come un sollievo provare a me stessa che fossi capace di guidare una Formula 1.

FT: Sei anche una pilota di Superformula, cosa puoi raccontarci di questa esperienza?

TC: Un’esperienza fantastica finora, l’auto è velocissima, a Suzuka il giro è solo 4 secondi più lento della F1. C’è un sacco di downforce, quindi la velocità in curva è altissima, mi piace molto. Non voglio mentire, non è stato semplice inizialmente perché la comunicazione è complicata, corro con una nuova squadra, non ho nessun compagno di squadra e tutto è da scoprire. L’anno scorso tutti i circuiti erano nuovi per me e mi sono ritrovata a gareggiare contro piloti che corrono nella stessa serie da sei anni. Però sono molto felice di gareggiare in questo ambiente, mi piace il modo di lavorare e come gli ingegneri rispettano i piloti.

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FT: Sappiamo che le Superformula sono le auto più veloci dopo la Formula 1: tecnicamente, quali sono le differenze fra queste e le Formula 2, visto che hai guidato anche quelle?

TC: La SF19 ha più downforce, quindi puoi andare molto più veloce in curva che con una F2. Penso, però, che una delle differenze maggiori sia nelle gomme, Yokohama in Superformula e Pirelli in Formula 2, che ti portano a guidare in maniera differente, basti pensare che le Pirelli sono più a V che le altre. Le gomme Yokohama sono diverse soprattutto da scaldare, nei primi giri è come guidare sul ghiaccio… ho visto un sacco di incidenti nell’outlap, è impegnativo.

FT: Formula 2 e Superformula, l’allenamento è diverso?

TC: Sì, in F2 non c’è servosterzo, quindi devi focalizzarti molto sulla forza nella parte superiore del corpo, invece in Superformula il collo soffre di più vista la maggior velocità in curva.

FT: Lo scorso anno hai corso la 24 Ore di Le Mans: ci puoi raccontare questa esperienza dal punto di vista di una pilota?

TC: Un’esperienza fantastica, ma anche una grande sfida, visto che l’anno scorso abbiamo avuto meno prove e pratica, ma ho amato ogni secondo. Guidi di notte, superi qualcunoad ogni giro e, visto che ci sono velocità diverse, ciò diventa una parte importante nell’intera performance. Le Mans è speciale, è uno dei miei circuiti preferiti e l’atmosfera è indescrivibile, è stata una settimana che non potrei mai dimenticare.

FT: Formula e Endurance sono molto differenti, ma cosa cambia per un pilota parlando sia di allenamento e mindset, ma anche riguardo l’intera esperienza di gara?

TC: Sì, sono molto diversi. Devi cambiare mindset perché devi pensare prima di tutto che nell’Endurance condividi l’auto con almeno altri due piloti e devi un po’ “scendere a compromessi”: non sei solo tu a decidere cosa vuoi dalla macchina, ma devi vedere anche cosa serve agli altri per sentirsi a posto con il mezzo, quindi il set-up è una grande sfida. Parlando di allenamento, anche qui ci sono differenze perché con le gare più lunghe bisogna concentrarsi sulla resistenza quando si fa cardio, mentre il collo e la parte superiore del collo non soffrono tanto quanto in Formula. In generale, devi essere un team player e, ovviamente, non tutti riescono a lavorare in questa maniera e quindi c’è dire che bisogna essere anche fortunati con i compagni di squadra che si trovano.

FT: Gli abitacoli delle LMP sono claustrofobici come qualche pilota dice?

TC: Non ho mai sentito questo commento! Siamo abituati a guidare in postazioni piccole perché l’atmosfera è simile a quella delle auto stradali, quindi per me non è mai stato un problema. In più, se ci pensi, è come guidare una normale auto in strada.

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Credits: DPPI Images

FT: Quest’anno correrai con Sophia Flörsch e Beitske Visser nel primo equipaggio totalmente femminile nel FIA WEC: quali sono le vostre aspettative e i vostri obiettivi?

TC: Beh, è molto difficile dirlo perché il WEC è un campionato estremamente competitivo, ci sono molti ex piloti di F1, piloti di Formula E ed altri piloti molto veloci e talentuosi con una formazione in monoposto. Dobbiamo imparare in fretta. In più, in confronto allo scorso anno le LMP2 sono cambiate molto: meno potenza, meno downforce, nuove gomme… quindi le squadre testano continuamente. Penso che essere costantemente in top 10 sia un buon risultato, ma come pilota ovviamente voglio vincere: lavoriamo il più duramente possibile per ottenere il massimo da questa fantastica esperienza offertaci da FIA Women in Motorsport e Richard Mille.

FT: Testando con DS Techeetach, hai guidato anche una Formula E! Cosa ci puoi dire di questa esperienza? È tanto diverso guidare un’auto completamente elettrica?

TC: Sì, penso sia molto diverso da qualunque altro tipo di auto, ed allo stesso è molto interessante perché puoi adattare la macchina come vuoi ad ogni curva. Devi essere super concentrato perché devi lavorare su molte cose allo stesso tempo e, credeteci o meno, ma l’auto è velocissima, soprattutto sui circuiti cittadini: ciò in cui hanno carenza è la velocità alla fine dei rettilinei e, ovviamente, un po’ di downforce e in generale il grip che si avrebbe con le gomme slick, ma l’accelerazione è impressionante. Mi sono davvero divertita a guidare una Formula E e lavorare con una squadra come DS Techeetah.

FT: In precedenti interviste hai detto che non sei mai stata interessata alla WSeries perché pensi che la visione per genere nel motorsport è inutile. Pensi, però, che possa essere una sorta di trampolino di lancio per ragazze molto giovani?

TC: Ho sempre voluto correre contro i migliori, a prescindere dal genere. È il motivo per cui non ho mai pensato che ci possa servire una serie femminile e penso che possiamo fare un buon lavoro quando ci vengono date le giuste opportunità. Per questi motivi, non penso che dividere i campionati sia la soluzione, ma allo stesso tempo sono felice di vedere che stanno supportando diverse ragazze mettendole sotto i riflettori, forse questo può generare una certa consapevolezza e alla fine fornire le opportunità che ancora mancano.

FT: Il programma FIA Girls on Track Rising Stars ha permesso alla vincitrice Maya Weug di entrare nella Ferrari Driver Academy e di correre in F4: secondo te, è un punto di svolta per le donne nella Formula 1?

TC: Lo è sicuramente e mi congratulo con chi offre queste possibilità, anche a me sarebbe piaciuto averle anni fa. Questo è ciò che ci serve, le opportunità, poi sta a noi fare la differenza e guadagnarci il posto che vogliamo. FIA Women in Motorsport sta facendo un lavoro fantastico e sono orgogliosa di lavorare con loro, cercando di cambiare la percezione che si ha delle donne nel mondo dei motori e creare un ambiente migliore per le future generazioni.

FT: Nel 2019 hai vissuto l’esperienza peggiore che possa capitare ad un pilota. Come squadra, in una situazione del genere, come avete trovato la forza di tornare in pista e continuare con la stagione in corso? (Tatiana era la compagna di squadra di Anthoine Hubert nel team Arden)

TC: Sì, è stato l’anno più difficile. È stato molto doloroso perderlo ed è stato difficile all’inizio tornare in pista, non perché fossi spaventata, ma perché i ricordi continuavano a tornare e non potevo che sentirmi impotente. Anche vedere la sofferenza della sua famiglia è stato straziante. Lo ricordo tutti i giorni e penso che avesse un messaggio da dare a tutti noi: a volte ci concentriamo così tanto su ciò che facciamo, dimenticandoci di godercelo. Da allora questo è il mio obiettivo, continuo a correre perché è ciò che mi piace fare di più.

Credits: M. Kamio
Credits: M. Kamio

FT: Dato che le fisicità di uomini e donne sono differenti, ci sono cambi da fare sull’auto o sul sedile?

TC: Sì, siamo diversi su molti aspetti, ad esempio io ho un 37 di scarpa invece di, che so, un 43, quindi ho dovuto mettere una pedana per alzare i miei piedi in ogni monoposto guidata in passato. Abbiamo anche diverse misure di braccia e gambe, quindi è sempre difficile sistemare da questo punto di vista, ma anche per quanto riguarda lo spessore del volante. Addirittura con la frequenza radio usata per le comunicazioni pilota-ingegnere. Penso che guidiamo e ci sentiamo in maniera diversa, quindi c’è bisogno di ingegneri di larghe vedute che ci aiutino a fare lo stesso giro guidando in maniera diversa, che mentre analizzano i dati siano pronti a nuove idee.

FT: Qualche domanda secca: auto preferita in pista?

TC: F1 e Superformula.

FT: Auto preferita in assoluto?

TC: Ce ne sono tante, ma non mi dispiacerebbe avere una Ferrari Dino246 GT.

FT: Circuito preferito?

TC: Le Mans e Macau.

FT: La gara che ha un significato speciale per te?

TC: Le Mans e Daytona.

FT: C’è qualcosa che avresti sempre voluto dire in un’intervista, ma nessuno ti ha mai chiesto?

TC: La mia bevanda preferita è il flat white! (ndr, una sorta di cappuccino con meno schiuma) Ad essere sincera, ho fatto così tante interviste e riposto a domande interessanti che non mi è rimasto altro da dire!





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Maria Grazia Spinelli

The author Maria Grazia Spinelli

Classe 1994, molisana. Da piccola vedevo mio padre seguire la Formula 1 e mi chiedevo cosa lo appassionasse così tanto, poi ho avuto un colpo di fulmine con le due ruote in un pomeriggio d'estate ed ho capito. Qui vi racconto il Mondiale Superbike.