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Formula 1

Intervista a Michele Merlino, il Mago delle Statistiche





Abbiamo intervistato Michele Merlino, il “Mago delle statistiche”, l’uomo che da anni, con la Rai prima e con Sky adesso, ci fornisce tutti i numeri utili alla comprensione dei Gran Premi di Formula 1, MotoGP e Superbike.

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Ciao Michele. Innanzitutto volevo dirti che sono molto contento di intervistarti in quanto sono un grande ammiratore del tuo lavoro. Per cominciare inizierei chiedendoti “Chi è Michele Merlino?”. Come ti sei formato, come sei arrivato al motorsport, a fare questo lavoro?

Ho sempre avuto la passione per il motorsport. Ho un piacevole ricordo di mio papà che purtroppo non c’è più. Lui non guardava tutti i GP, ma solo quello del Giappone. Ed era particolare, perché eravamo negli anni ’70 e ci svegliavamo alle cinque per vedere questo Gran Premio. Mio papà non sapeva nulla di motori, però mi è cominciata la passione dei motori da allora. Ho continuato a coltivarla, e mi sono sempre piaciute le cose che vanno forte (moto, macchine, ecc). Ho cominciato a seguire la Formula 1 da appassionato a dieci anni circa, e ricordo i primi modellini statici della 312 T4 (1979 ndr). All’inizio però non pensavo potesse diventare un lavoro questo. Io ho studiato ragioneria, e sono stato assunto in un’azienda in cui facevo l’amministratore di sistema, occupandomi perciò dei computer e del database aziendale. Imparando l’utilizzo dei database da autodidatta ho imparato a conoscere il linguaggio SQL, quello con cui interrogavi i database all’epoca. Piano piano poi ho iniziato ad usare i computer “commerciali” che funzionano con le interfacce grafiche. Nel frattempo, continuavo a seguire la Formula 1, e c’è stato un momento cruciale nella mia vita.

Quale?

È stato quando l’ho vista dal vivo la prima volta, le qualifiche di Monza del 1996. Ricordo che arrivammo tardi, perdendo le libere. All’epoca nelle qualifiche non succedeva niente per la prima mezz’ora, e dopo trenta minuti ricordo lo speaker annunciare l’uscita dai box della Tyrrell di Ukyo Katayama. Noi eravamo all’Ascari, e ricordo che appena cominciò a spalancare l’urlo del motore Yamaha era tale che mi si rizzarono i peli delle braccia. Poi la sentiamo fare tutto il giro, la vediamo arrivare dal rettifilo dove c’era il ponte, arriva, frena, scala e riparte come una scheggia, e non la vediamo più. E lì mi sono definitivamente innamorato. Da lì ho cominciato a seguirla più assiduamente, mentre prima era un po’ sporadica, per il lavoro, lo studio, la ragazza, ecc, e usando i database e i fogli di calcolo ho iniziato ad archiviare i dati e a fare mie analisi personali. Finché nel 1997 o 1998, sono andato a Imola a seguire delle prove libere, e arrivò una piccola delegazione di Autosprint con il direttore di allora, Guido Schittone, alla staccata della Variante Bassa. Io mi sono presentato a lui, gli ho detto quello che facevo e mi ha risposto di passare a trovarlo ad Autosprint. Piccolo problema, essendo io di Udine sono 250 km. Però ho iniziato ad andare, a mostrargli un paio di cose, finché ad un certo punto non se ne andò il vecchio statistico e mi chiamò Franco Nugnes e mi disse “Guarda, se n’è andato il vecchio statistico e avremmo bisogno di un pezzo di statistiche per domenica di mille caratteri”, che era quello che andava in colonna. E tu che fai? Accetti. Le ho sbagliate quasi tutte e ho beccato la sfuriata. Però da lì ho continuato per Autosprint e visto che sempre se n’era andato il vecchio statistico avevano bisogno di qualcuno che facesse il tabellone, con tutte le classifiche e i dati del weekend. E ho cominciato nel 2001 con il tabellone di Autosprint e da allora lo sto facendo. E questo è un discreto traguardo, perché ne ho fatti più di 350, un terzo della storia della F1.

E poi?

E poi da lì la cosa si è allargata, ho iniziato a scrivere anche articoli di storie o statistici, e ho cominciato a costruire il mio primo database, finché non c’è stato il contatto con Gianfranco Mazzoni, che all’epoca era uno dei pionieri di internet, parliamo di fine anni 90/inizio anni 2000. E lui già nel 1997/98 si era affacciato nei newsgroup, i gruppi di discussione. E lui ha scritto lì di essere Gianfranco Mazzoni, ci siamo incontrati con un gruppo di amici e ha iniziato a chiedermi del mio lavoro. Lui cercò di farmi entrare subito in Rai, ma per una serie di vicissitudini entrai solo nel 2008 ufficialmente.

Quindi Mazzoni ti aveva notato già a fine anni 90?

Sì, ma all’epoca ero ancora a metà tra l’appassionato e il lavoro. Poi quando ho iniziato a scrivere per Autosprint i vari dati lui si alimentava di quei dati e li usava in cronaca. Nel frattempo nel 2004 ho contattato il campionato Superbike e l’anno dopo sono diventato statistico ufficiale del Mondiale Superbike, cosa che continuo ad essere. E quindi nel 2008 entrai in Rai e la collaborazione continuò fino a quando hanno perso i diritti nel 2017. Alla fine del 2017 grazie ad un contatto che avevo in Ferrari ho contattato Carlo Vanzini, gli ho presentato il mio materiale e lui, insieme a tutta la squadra, hanno deciso di inserirmi nel team di Sky, occupandomi anche della MotoGP.

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Ecco, proprio su questo dualismo tra F1 e MotoGP volevo porti un’altra domanda. Tu ti occupi di F1, MotoGP, Superbike e anche ciclismo. È un sacco di roba, come fai a gestire tutto?

Io sono un progettista di database. Io riesco ad organizzare una marea di dati creando una mia app, in cui tutti i vari dati sono distanti un solo click. Come faccio a gestire tante cose? In effetti sono un’anomalia nel campo degli statistici, perché magari trovi lo statistico classico che è una specie di Rain Man, che sa tutto a memoria di un solo sport. Io invece sono il contrario, perché non so niente a memoria di tanti sport, però ho le intuizioni e le idee. Esempio, se tu mi chiedi quante vittorie hanno Rea, Marquez o Vettel io non le so. Però ho tutta la storia della F1 o della MotoGP nel cervello, ho tutti i trend per come si è sviluppata la storia dal punto di vista tecnico, dei piloti, ecc. Applicando questo principio di tenere la mente aperta alle idee e non ai dati io riesco a gestire più di uno sport. A fine gara svuoto la mente e la riempio per la prossima gara, ed è una cosa che in questo periodo, per le varie sovrapposizioni, devo fare abbastanza velocemente. Andare a memoria non lo trovo corretto perché se vai a memoria magari tu tendi a focalizzarti sul periodo di Schumacher o di Senna magari tu ti concentri solo su di loro e alla tua mente sfugge un dato su altri piloti. Il problema principale tuttavia rimane proprio quando devi dare un dato in diretta, e a chiedertelo sono i telecronisti della MotoGP o della F1 e tu devi dare quel dato in un minuto, e in quel minuto milioni di spettatori sapranno se quel dato è sbagliato o meno. E lì la pressione è tanta.

E a questo proposito, come ti prepari per una gara? Ti metti da parte i vari dati, i poleman, le vittorie, o vai “a braccio”?

Non mi preparo niente, è tutto sulla mia app, tutto deve uscire da lì. Io interrogo su Hamilton e mi escono i suoi risultati in un GP, la sua carriera, da quanto non succede qualcosa, o magari la Ferrari o il Gran Premio stesso. È un’estensione della mia testa, io penso in un certo modo e progetto la mia app in modo che mi dia le risposte.

Quindi niente collaboratori, sei solo tu con i membri del team di Sky?

Esatto, ho le mie chat con loro e comunico tutto in queste. Anzi, non ho nessuno che mi aiuta perché ho imparato che in questo lavoro puoi fidarti solo di te stesso, mentre con un altro devi ricontrollarlo e perdi tempo. E a questo punto fai prima a fare da solo. Piuttosto è vero il contrario, cioè che io collaboro con gli statistici ufficiali della MotoGP e della Formula 1, che mi chiedono i dati per le varie preview dei Gran Premi, insieme alla Superbike di cui sono referente unico.

Dev’essere sicuramente un vanto per te. Cambiando un po’ argomento, mi sorprende spesso la tua velocità nel fornire i dati. Un esempio, Monza, che è stata vinta in maniera totalmente inaspettata da Gasly. Immagino che fino alla bandiera rossa, quando in testa c’era Hamilton, tu avessi già tutto pronto su di lui, come l’hai gestita la situazione nel momento in cui hai capito che avrebbe potuto vincere un pilota insolito come Gasly, com’è successo, o come Sainz o Stroll? In generale, come reagisci a queste gare pazze?

Quelle sono le gare peggiori, perché la F1 in alcuni casi ti consente di sapere chi vince già al quinto/sesto giro. Io a Monza avevo già pronte tutte le statistiche su Hamilton e la Mercedes, era già tutto scritto per fare copia e incolla sulla chat con Sky. E poi succede il disastro, perché Hamilton prende la penalità e lì non ho potuto preparare più nulla fino agli ultimi cinque/sei giri, perché magari Gasly rompeva o Sainz lo passava. E lì è sempre questione di concetti, perché devi sapere che Gasly è francese e da quando non vince la Francia (Monaco 1996 con Panis ndr), che l’Alpha Tauri deriva da Toro Rosso, e quindi pensi alla vittoria di Vettel nel 2008, e da lì a cascata, vai a vedere quanti hanno vinto dalla decima posizione in griglia, e quanti l’hanno fatto a Monza (solo lui!), quanti francesi hanno vinto, ecc. E tra l’altro, Gasly è partito decimo ma ha fatto un solo sorpasso, quello su Stroll alla ripartenza, mentre tutte le altre posizioni le ha guadagnate grazie al pit stop “sbagliato”. Ma anche al Mugello, per dire, andarsi a cercare l’ultima gara con due bandiere rosse. Io a memoria ricordavo Austria 1987, perché l’avevo vista con i miei amici al mare (tre partenze per due incidenti al primo giro ndr), poi mi è venuto in mente anche Belgio 1990 (sempre tre partenze per incidente al primo giro ndr). A questo punto ho controllato per evitare errori sul database, in cui oltre ai risultati ho anche la cronaca di tutti i Gran Premi scritta da me (che ho anche trasposto in tre libri), e con queste ho confermato che erano solo queste due, e l’ho riportato in diretta. Oppure, facendo un esempio con la MotoGP, a Misano ci sono stati quattro nuovi vincitori. Anche lì, vai a vedere l’ultima volta che è successo in tempo per comunicarlo ai cronisti. Non hai mai tantissimo tempo a disposizione durante la gara.

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Adesso vorrei farti una domanda più “personale”, volendo. Viviamo nel periodo storico in cui Hamilton si sta avvicinando alle vittorie di Schumacher (quando l’intervista è stata registrata era a novanta vittorie), e quindi tu negli ultimi tempi hai dovuto generalmente occuparti sempre di lui, con i conti alla rovescia, analizzando tutti i record. Avendolo visto così “da vicino”, che opinione ti sei fatto di lui?

Beh su Hamilton bisogna solo alzare le mani. Secondo me è tanto dovuto alla macchina, ma non tutto, perché comunque i compagni di squadra li ha sempre battuti. Anzi, a me dispiace che si vada a dire che abbia perso il titolo 2016, perché il guasto della Malesia fu decisivo, e inoltre, a mio parere, ci fu un trattamento preferenziale nei confronti di Rosberg, quindi secondo me quello del 2016 è un argomento usato solo da chi vorrebbe sminuirlo. Però è anche vero che ha una macchina che potrebbe vincere anche con il secondo.

Però Bottas non vince.

No, però se togli Hamilton dall’equazione Bottas potrebbe tranquillamente vincere contro i vari Verstappen o Leclerc, così come avrebbe vinto negli ultimi anni. Per cui la macchina è sia la forza che il limite di Hamilton, perché da un lato gli permette di fare i numeri grossi, ma dall’altro magari lo sminuisce agli occhi del pubblico perché il secondo è sempre Bottas. Alla fine è un po’ come con i titoli di Schumacher del 2002 o del 2004, sono sempre titoli, vanno più alla macchina che al pilota. La sua forza va cercata in annate come il 2009 o il 2008, quest’ultima soprattutto perché fu bersagliato dalla FIA ad ogni gara o quasi.

Quindi per te Hamilton è un grande pilota, ma c’è un “Però”?

Sì. E visto che siamo in tema, ho sempre nutrito grandi dubbi sul talento di Vettel. Quando vinse i titoli in Red Bull io non pensai mai “Ah questo è un grande campione”. E infatti poi si è visto. Perché prima ha sofferto subito con Ricciardo, e poi in Ferrari ha fatto disastri inguardabili anche per uno che ha vinto una sola gara. E nel 2018 ho capito che per me è un campione per caso. Onestamente, io credo che se quell’anno si fosse limitato ad arrivare secondo quando doveva arrivare secondo avrebbe vinto tranquillamente. Invece, quando ha iniziato a fare errori, Hamilton si è messo tranquillo e ha detto “Aspettiamo il prossimo errore di Vettel”. E così ha vinto in scioltezza. Intendiamoci, lui secondo me è un pilota velocissimo: se lo metti su una macchina da terzo posto in griglia lui fa la pole e va a vincere. Quello che gli manca è la gestione in gara, ed è questo che lo porta a commettere errori quando le cose non vanno al meglio. E un’altra cosa in cui secondo me Vettel pecca è che non ricordo una sua vera impresa. Di Hamilton ad esempio ne ricordo diverse, come Hockenheim o Silverstone 2008. Di Vettel ricordo solo gli errori.

Benissimo. E visto che parliamo di pareri sui piloti, quale o quali considereresti i tuoi preferiti, sia attualmente in pista sia in senso globale?

La prima gara che ricordo di aver visto veramente fu Spagna ’81, quando Villeneuve tenne dietro quattro macchine per metà corsa. Quella gara mi è rimasta talmente impressa che ricordo ancora un dettaglio, cioè che all’epoca le vetture avevano i sollevatori idraulici che si azionavano solo ai box per i controlli, mentre in pista le vetture erano schiacciate. E Villeneuve in quella gara rischiò la squalifica perché arrivò alla fine senza abbastanza energia per attivare i sollevatori, quindi vinse per miracolo. Tu pensa quanto mi è rimasta impressa per ricordare questo dettaglio. Tornando alla domanda, il pilota che più mi è rimasto impresso non l’ho visto dal vivo, ed è Jim Clark. Perché fu l’inventore di uno stile di guida, quello di tenere un po’ di gas quando freni per evitare che la vettura beccheggi troppo, per come ha vinto, per tutta una serie di fattori insomma. Tolto Clark tendo a seguire il motorsport nel suo complesso, senza tifare uno specifico team o una specifica scuderia. Stessa cosa per la MotoGP e la Superbike, ammiro molto Jonathan Rea ad esempio e lo reputo un pilota formidabile, ma non direi che lo tifo. Anche in MotoGP, mi piacciono gente come Marquez e Stoner, due che vincevano mentre il compagno di team arriva a metà schieramento. Guarda adesso la Honda dov’è senza di lui, un disastro.

Quindi Jim Clark. E basta.

Esatto. Così lo releghiamo al passato e posso guardare le gare senza essere influenzato dal tifo. Io della Formula 1 amo tutto, poi che ci sia un pilota o l’altro non mi interessa.

Ultima domanda. Visto che per lavoro analizzi a storia della Formula 1, tutti i trend, come hai detto, cosa ne pensi di quella degli ultimi 5-10 anni? Sei un nostalgico o ti appassiona ancora?

Credo si sia presa una direzione sbagliata. Io ricordo l’era Ecclestone-Mosley. Se ne dissero di ogni su di loro, che non davano spazio ai team, che erano “dittatori”, ecc. Alla fine si è andati in una situazione peggiore. Perché secondo me adesso con una situazione in cui i team fanno quello che vogliono senza una figura autoritaria la Formula 1 è rimasta ingabbiata in una serie di regole e pregiudizi che la porta a poterci offrire solo questo menù. Ad esempio, prendi il 2004. Ecclestone e Mosley una mattina si svegliano e dicono “La Ferrari vince troppo, qui dobbiamo cambiare qualcosa”. E visto che il loro punto di forza erano le gomme hanno deciso che queste non si cambiassero più in gara. E han cambiato la storia. Giusto o sbagliato? Non si sa, ma comunque han dato una boccata d’aria alla F1, perché poi sono emerse figure come Alonso e Raikkonen, creando un ricambio generazionale a Schumacher. E questo nella F1 attuale non può succedere, perché è impossibile avere un ricambio generazionale a livello di piloti. Anche se ci sono eh, ma non hanno la possibilità. Prendi Verstappen, è arrivato per essere il più giovane campione del mondo di sempre, ma se continua così diventerà il recordman di terzi posti. Oppure la Ferrari. Si dice tanto che non si può avere una Ferrari così, ma che possibilità ha di recuperare se lo sviluppo è così ingabbiato? Tutti stiamo aspettando questo cambio regolamentare del 2022, ma finché ci sarà questa pressione dei team così poco propensi a cambiare io la vedo dura per un cambiamento. Che poi, per me non è noiosa, ma capisco che lo spettatore medio voglia vedere più varietà. Adesso invece la Mercedes ha un vantaggio acquisito giustamente ma che con questo regolamento si porterà avanti ancora a lungo, e nessuno potrà recuperarlo.

Ok, perfetto. Grazie mille per la tua disponibilità Michele e buon lavoro.

Grazie a te.

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Tags : formula 1Michele MerlinomotogpSuperbike
Alfredo Cirelli

The author Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E e, occasionalmente, la Formula 2.